Mattia c’est moi direbbe Flaubert, uscendo per un attimo dal suo bovarismo. Mattia c’est nous, replichiamo noi, bipedi arrancanti del ventunesimo secolo. L’attualità del testo pirandelliano è sotto gli occhi di chiunque abbia gli occhi per vedere. Fu Mattia Pascal - nel passato remoto - ma lo è ancora oggi e lo sarà anche in futuro. Il desiderio di scappare, di ricostruirsi una verginità sociale dandosi alla macchia è un impulso che, almeno una volta nella vita, abbiamo provato tutti: donne e uomini, ricchi e poveri, analfabeti e accademici della Crusca. Ora, un conto è sentire la necessità - fisiologica, oltre che mentale - di staccare definitivamente, un conto è saperla raccontare in uno spettacolo di 90 minuti, questa sensazione; essere in grado, con maestria, di mettere in scena gli spettri che si agitano nell’animo di chi vuol fare tabula rasa del passato. Ci voleva gente brava, per portare a buon fine questo compito niente affatto facile. Ci volevano, insomma, i Filodrammatici, che pure stavolta sono riusciti a stupirci.

Dal 13 febbraio al 9 marzo. Abbandonate la storia, non cercatene la trama ma lo spirito, l’ironia graffiante, il bisogno di saltare le convenzioni. E’ un vero d’après originale e arguto da Pirandello. Basta lasciarsi andare alla suggestione e lasciarsi guidare nei meandri di una storia come fosse la prima volta. E’ una struttura ben congegnata, articolata con guizzi. Interessante il punto di vista, come una ricostruzione tra il giornalistico e il giudiziario, che nulla toglie anzi rafforza la vivacità dell’interpretazione. Bravi gli attori che sembrano sinceramente divertiti nella maggior parte dei casi e di cui si conferma anche in questa circostanza il talento, già apprezzato in numerose altre produzioni.

Dal 28 maggio al 16 giugno. Fortunato il pescatore, che si sollazza all'ombra dell'ultimo sole. Noialtri, qui a Milano, si combatte invece con continui rovesci temporaleschi. Più che De Andrè, sembra il Battisti di Una giornata uggiosa. Però il teatro, per fortuna, è un'altra cosa: si evade per due ore dal contingente e ci si immerge nell'atmosfera rarefatta del palcoscenico. Tanto più in uno spettacolo dedicato al bardo di Genova. I luoghi che lo hanno ispirato sono una terra di mezzo tra stupore e ironia, tra disperazione e ebbrezza, tra il mare del capoluogo ligure e le montagne che la chiudono ad arco. Questo è De Andrè: colonna sonora delle nostre vite, menestrello che da oltre un decennio ha sì lasciato il soggiorno terreno, ma avendo cura che tutti i suoi fans (lui avrebbe preferito senz'altro il termine ammiratori) conservassero ciascuno, nell'intimo dei propri cuori, un ricordo bello delle sue poesie in musica. E quando i suoi seguaci si mettono di buzzo buono fanno le cose in grande. Lo dimostra la pièce in cartellone al Menotti in questi giorni, All'ombra dell'ultimo sole.

Domenica, 26 Maggio 2013 12:47

After the end - Spazio Tertulliano (Milano)

Dal 22 al 26 maggio. Gli attori - quelli bravi, si intende - sono persone fragili, insicure, tese a coltivare il dubbio (non) metodico. Questo lato nascosto si coglie con nitidezza frequentandoli un po' nel backstage. Rimarranno impressi nella memoria di chi scrive i 'timori e tremori' di Valeria Perdonò, la protagonista femminile di After the end: durante le prove si sentiva come sopraffatta dal clima claustrofobico del testo; una sorta di esitazione nell'accostarsi al personaggio le attraversava la pelle, forse la paura di rimanere intrappolata in un gorgo da cui, una volta entrati, non ne puoi più uscire. E in effetti, è andata proprio così: ora che le repliche volgono al termine ha ammesso che, per la prima volta nella sua carriera di attrice, questa Louise rimarrà incollata col mastice nella sua anima. C'è un aspetto importante, però, su cui Valeria forse non si sofferma: per un'attrice, convivere con un personaggio solido e pieno di affascinanti sfumature come Louise, è una vera benedizione. Fortunato chi, da interprete, incrocia nel suo percorso un testo come After the end. E fortunato chi, in questo infinito scorcio d'autunno milanese, si è recato allo Spazio Tertulliano con la deliberata volontà di condividere con gli attori l'atmosfera plumbea della pièce.

Dal 4 al 21 aprile. Rieccola la Germania, nel percorso artistico di Pasquale Marrazzo. Una ‘magnifica ossessione’ per il regista napoletano ormai naturalizzato milanese. E rieccoli gli angeli, creature mezzane tra cielo e terra, fonte di ispirazione per ogni suo lavoro. Ne La moglie del soldato (sua penultima regia al Litta) l’angelo era Dil: creatura controversa, spaventosa solo per chi non aveva occhi abbastanza puri per guardarla. L’angelo di Veronika Voss è Veronika Voss: perseguitata dai fantasmi di un passato fastoso, che mai più tornerà. E che mai più potrebbe vedere, perché il vortice della morte la attanaglia irresistibilmente, fino alla tragica fine.

Lunedì, 25 Marzo 2013 18:14

Pioniere - Tieffe Teatro Menotti (Milano)

Mao le definiva ‘l’altra metà del cielo’. E mai definizione fu più azzeccata, nella sua meravigliosa sintesi poetica. Se ancora ci fossero esitazioni, chiariamolo in via definitiva: il teatro è donna. Indubitabilmente donna. Quando capita, poi, di imbattersi in un cast tutto al femminile, la congiuntura astrale è davvero favorevole. Tanto più se le protagoniste sono dei talenti che, nella loro eterogeneità, rappresentano ciascuna a proprio modo il meglio della femminilità. Francesca Gemma, Silvia Giulia Mendola, Valeria Perdonò, Alessandra Salamida, Cinzia Spanò (il progetto ha coinvolto anche la bravissima Vanessa Korn, assente giustificata la sera della Prima): se il buongiorno si vede dal mattino, queste ragazze stanno partendo decisamente col piede teatrale giusto.

Dal 19 febbraio al 10 marzo. The crying game è il titolo originale del film La moglie del soldato, a cui si ispira lo spettacolo in questi giorni al Litta. Vero, il 'gioco' messo in piedi da Pasquale Marrazzo fa piangere. Ma sono lacrime di commozione, per l'intensità emotiva che gli attori riescono a far uscire dal corpo e trasmettere al pubblico. Emiliano Brioschi, Giulio Baraldi, Riccardo Buffonini e Valeria Perdonò: quattro giovani protagonisti, appena all'inizio di una straordinaria avventura che li porterà a calcare le ribalte migliori. Forte l'affiatamento tra di loro, e si sente.

Giovedì, 21 Febbraio 2013 20:01

La moglie del soldato - Teatro Litta (Milano)

Dal 19 febbraio al 10 marzo. Tre giovani in scena, giochi di tagli di luci verticali, diagonali e orizzontali molto attraenti firmati dalla lighting designer Marilisa Cometti. Ci sono due ragazzi e una bella ragazza di nome June, sembra che si divertano in un locale; la ragazza fa la sdolcinata e accalappia il ragazzone alto, escono assieme ma era un agguato. Nella scena seguente il giovane è legato e incappucciato: è un soldato inglese ed è stato rapito da esponenti dell’IRA, l’armata irlandese repubblicana che da sempre lotta contro l'egemonia britannica e vuole uno scambio di prigionieri. Il giovane inglese rifiuta il cibo, mette in difficoltà i suoi carcerieri, un giovane di nome Fergus che litiga con June, la ragazza, molto più dura e determinata sul modo di trattare il sequestrato. Fergus, appena solo, libera l’inglese dal cappuccio e resta a parlare con lui, quasi potessero diventare amici.

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