Una mise en espace delle nuove leve della Scuola Silvio D’Amico che promettono bene, dosata con accuratezza tra lettura e interpretazione in una successione di quadri espositivi legati da un filo conduttore come gli stralci di racconti che rimettono insieme. Il testo è scabro, con alcuni accenni poetici ed una grande ironia: il racconto amaro con la delicatezza, il disincanto, una punta di rabbia di una giovinezza mancata, quella di una generazione vissuta nel socialismo. Originale il punto di vista: dalla parte delle ragazze e soprattutto delle ‘cattive ragazze’.

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