Un atteso ritorno apre la terza edizione di “Spazio del Racconto”, la rassegna che ha trasformato il raccolto ed avvolgente spazio del Teatro Brancaccino in una delle più vitali e ricercate culle capitoline per la drammaturgia contemporanea. Khora Teatro, dopo il ragguardevole consenso di pubblico e critica della scorsa stagione, presenta il delicato quanto struggente monologo “L’eternità dolcissima di Renato Cane” dell’autrice torinese Valentina Diana, con la regia nitida e incisiva di Vinicio Marchioni. Impeccabile protagonista di questo soliloquio a più voci è l’attore milanese Marco Vergani, che incarna con sensibilità ed ironia tutte le molteplici sfaccettature di quella che lui stesso ha definito “una storia di ragionata follia, ordinaria e straordinaria allo stesso tempo”.

“Spazio del Racconto”, la rassegna di drammaturgia contemporanea ospitata nella stagione 2017/2018 dal Teatro Brancaccino, nasce dall'idea di sviluppare un cantiere aperto di riflessione e pratica sulla scrittura, un punto di incontro tra drammaturghi - registi e attori - pubblico - in modo da rendere accessibile, fruibile, dinamico il rapporto scena/platea. Una rassegna dedicata alla drammaturgia contemporanea, che giunge alla sua terza edizione con la direzione artistica di Emanuela Rea.

Dal 12 al 17 aprile. "La palestra della felicità" è una tragicommedia nonsense alla ricerca di un senso: la ricerca della felicità di un’umanità in cammino. Che cerca l’amore per poi trovare la morte, perché la morte “buca”, lo schermo si sottintende. Teatro nel teatro al tempo dei videogiochi dove gli esseri umani diventano marionette tecnologiche. Il testo di Valentina Diana, interpretato da Elena Russo Arman e Cristian Giammarini, è un gioco violento e ironico, perfino autoironico, ma non per questo clemente. Una regia che mette tutto in mano agli attori, soprattutto all’interprete femminile, notevole.

Il Teatro Filodrammatici di Milano rende omaggio, a suo modo, al genio teatrale di Shakespeare, in occasione dei quattrocento anni dalla sua morte. Non aspettatevi però di incontrare sul suo palco Amleto, Re Lear o Puk; anche quest'anno infatti, lo storico teatro milanese si vanta di essere “Shakespeare-free”. Troverete però, come in Shakespeare, spettacoli che prendono ispirazione dalla contemporaneità, capaci di far ridere e pensare, che introducono il dubbio, la malinconia, che incrinano la visione del mondo in ordine e sicuro, proprio come quelli del bardo di Avon, che frantumavano la vecchia visione del mondo medievale.

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