Martedì, 01 Agosto 2017 19:09

“La più amata” di Teresa Ciabatti

A volte l’epigrafe scelta per un libro può rivelare molto sul senso profondo della narrazione, altre volte no, ma non è questo il caso. La più amata di Teresa Ciabatti si apre con una citazione di Philip Roth, da Pastorale Americana: Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Questo romanzo dai tratti marcatamente autobiografici si apre con le molte certezze identitarie della protagonista/autrice bambina - Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quattro anni, e sono la figlia, la gioia, l'orgoglio, l'amore del Professore – incrollabili come solo le convinzioni infantili sanno essere. Presto però i piani narrativi si confondono e le certezze vengono meno: Teresa, quarantaquattro anni, una vita apparentemente normale e vissuta invece, per sua stessa ammissione, in una insofferente solitudine, si mette alla ricerca della vera “storia” della sua famiglia. Chi era suo padre? Quella figura così centrale nel suo percorso di formazione, così centrale da minare, con la sua scomparsa tutte le certezze che l’hanno resa ciò che è: una donna indipendente, fiera, scostante.

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