Identikit di Antonio Syxty

Scritto da Mercoledì, 06 Luglio 2016

Un po' Duchamp e un po' Oscar Wilde, e non si sa bene chi tra i due sommi artisti gli sia maggiormente affine. Certamente c'è in Antonio Syxty il gusto dada della meditazione, provocatoria e spiazzante, sui confini labilissimi tra vero e falso, tra autentico e posticcio. I baffi della Gioconda erano senz'altro posticci, ma siamo poi così sicuri che la “vera” Monna Lisa sia quella leonardesca priva di peluria sul viso? Sicuramente Antonio questa sicurezza non l'ha mai avuta, e la bellezza dei suoi spettacoli dipende anche - forse soprattutto - dalla certezza che a questo mondo non vi è nulla di certo. “Penso dunque sono”, diceva Cartesio con una certa sicumera, e Syxty pronto gli ribatte: “Penso, ma può essere pure che non sono”. Poi c'è Oscar Wilde, e il suo celebre aforisma “o si è un'opera d'arte o la si indossa”. Antonio Syxty, co-direttore artistico del Teatro Litta, nell'indecisione imbocca entrambe le vie: è un'opera d'arte vivente, ma allo stesso tempo l'opera d'arte la indossa sulla propria pelle. E non c'è pericolo che questi complimenti possano incrementare la sua vanità, perché lui è sempre stato la vanità fatta a persona, con tutto ciò che di buono (nel suo caso) comporta l'indugiare nelle bibliche vanità delle vanità.

Uno degli eventi teatrali italiani più attesi dell'estate, il Festival di Borgio Verezzi, compie cinquant'anni, e festeggia l'evento con un cartellone ricco e raffinato. Abbiamo incontrato uno dei protagonisti indiscussi della rassegna, quest'anno alla sua ottava partecipazione: Maximilian Nisi, attore eclettico dalle mille sfumature, ci racconta il suo "Fiore di cactus".

E' andato in scena al Teatro Patologico di Roma - nell’ambito della XXV edizione del Festival del Teatro Patologico “Upside down” - lo spettacolo presentato dal Gruppo della Creta: "Cassandra" di Alessandro Di Murro e Enea Chisci, anche protagonisti assieme a Laura Pannia. Abbiamo incontrato Alessandro Di Murro, che ne ha curato anche la regia, per approfondire la genesi di questo lavoro teatrale e scoprire i numerosi progetti in cantiere per questo giovane e talentuoso artista.

Jacopo Venturiero, artista eclettico, attore, regista e doppiatore, torna nella piazza virtuale di SaltinAria a meno di un anno di distanza e questa volta siamo andati a trovarlo a Siracusa dove è impegnato nel ruolo di Oreste nell’Elettra di Sofocle per la regia di Gabriele Lavia (ospitata in questo spazio qualche giorno fa insieme alle voci delle interpreti Federica Di Martino e Maddalena Crippa).

Un’attrice per la quale la musica è come l’acqua per un pesce ma che non può fare a meno del tragico perché spaziare è essenziale, nella vita come nell’arte. Recitare nei grandi spazi aperti dei teatri antichi è tornare alle origini del teatro e alla sua vocazione.

Spogliare il tragico della teatralità per arrivare al vero delle emozioni, questo è il claim dell’attrice di origini abruzzesi, Elettra nella tragedia omonima di Sofocle per la regia di Gabriele Lavia: pura energia di una fisicità che sorpassa le parole e le risucchia come fa in scena con il coro, che diventa l’onda del suo inconscio più profondo, voce materna che si muove come in una danza.

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