Francesco Paolantoni è un attore che non solo ama il teatro, ma lo rispetta. È importante sottolineare l’aspetto del rispetto, perché chi veramente fa col cuore il mestiere dell’attore, si sente completo solo nella dimensione del palcoscenico. Faccia a faccia con un pubblico pagante che è venuto apposta perché stima il tuo lavoro, e ritiene di poter passare due ore allegre in compagnia di un artista intelligente. L’ultima ‘fatica’ teatrale di Francesco (fatica tra virgolette, perché l’elemento del divertimento prevale su qualunque forma di stress pre o post spettacolo) va in scena al San Babila. ‘Che fine ha fatto il mio Io’ è il titolo dello spettacolo in cui Paolantoni mette a nudo le insicurezze di un uomo che ha superato la soglia dei 50 anni. E riesce a superare questa fase di stallo emotivo confrontandosi col pubblico, in una sorta di terapia di gruppo comica e aperta agli spunti dell’improvvisazione. Il brillante protagonista di Mai dire gol e Quelli che il calcio riesce a coniugare a teatro comicità e riflessione. Un binomio che solo i bravi attori riescono a proporre.

Quando entri a vedere uno spettacolo al Teatro Litta, sai già in partenza che non sarà il solito pomeriggio. Save your wish, creato e interpretato da Eleonora Pippo ed Elena Arcuri, è un’esperienza urtante. Nell’accezione più positiva che si possa dare all’aggettivo urtante: un testo che volutamente trascura la grammatica comunicativa tradizionale tra attore e spettatore. Due hostess accolgono il pubblico all’ingresso, e da quel momento niente di ciò che accadrà appartiene al teatro come lo abbiamo conosciuto (o per meglio dire, come ce lo hanno fatto conoscere): sedie sparse al centro della sala, e le due hostess coinvolgono i ‘malcapitati’ spettatori in una riflessione originale sulla civiltà del consumismo. Un esperimento particolarissimo, di cui abbiamo parlato con le due protagoniste. Pardon: con due delle protagoniste, perché il pubblico è protagonista esattamente come lo sono Elena ed Eleonora.

CloserLa scena è spoglia, ma ci pensano i protagonisti a riempirla con l’intensità della loro recitazione. Closer è un testo teatrale di Patrick Marber tradotto in film nel 2004, con un buon successo. Ma il palcoscenico è tutta un’altra esperienza, sia per chi recita sia per chi osserva da spettatore. Soltanto la dimensione del palcoscenico permette di assorbire a pieno le inquietudini che vivono i quattro protagonisti. Due uomini e due donne in una Londra contemporanea, frenetica e superficiale: l’impossibilità di instaurare rapporti profondi costituisce il motore della vicenda. Diretti da Sandro Mabellini quattro attori di talento, e di sicuro avvenire: Alessia Giangiuliani (Anne, la fotografa), Caterina Silva (Alice, la spogliarellista), Ettore Distasio (Larry, il dermatologo), Umberto Petranca (Dan, il velleitario scrittore). Abbiamo chiesto ad Alessia e Caterina – due donne molto sensibili, oltre ad essere brave attrici - di raccontarci un po’ questa esperienza col testo di Marber. Ne abbiamo approfittato per scoprire inoltre quali oggetti misteriosi si nascondono dentro la ‘valigia’ di un’attrice.

Anna Rita ChiericiUna voce per ascoltare e raccontare: è racchiuso nel suono e nel rimando delle parole alle emozioni profonde l’amore di Anna Rita per il teatro, nato dalla curiosità dell’altro che è appunto un risuonare. Sulla parola e sul verbo delle donne lavora, facendo del corpo e dell’anima un unico che si muove all’unisono.

Cochi e Renato

Negli anni Sessanta si sentivano ripetere spesse volte che erano troppo avanti. A giudicare dal fatto che, dopo parecchi decenni, la loro comicità continua a risultare così moderna, evidentemente c'era qualcosa di vero in quella frase. La verve comica è rimasta intatta. Fisicamente un po' appesantiti, come è naturale che sia, ma il cervello è di due ragazzi giocherelloni sempre pronti a sperimentare cose nuove. Il pubblico del Teatro Nuovo è ben lieto di ritrovare questi due signori del palcoscenico.

Claudia Salvatore

Tra le sedici creature che popolano il microcosmo lisergico e inquietante di “ImitationOfDeath”, nuova opera drammaturgica dell’ensemble ricci/forte reduce dall’atteso debutto al RomaEuropa Festival e in arrivo al Piccolo Teatro Studio di Milano, incontriamo Claudia Salvatore che ci racconta senza maschere né reticenze il suo modo viscerale di affrontare il palcoscenico, il suo entusiasmo nell’affrontare questo ruvido ed avvincente viaggio teatrale.

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