Sorpresa. Per scuotere le coscienze anestetizzate non è necessario spararsi un colpo alla testa a Notre-Dame, e neppure decapitare un soldato in mezzo alla strada a Londra, in nome di una presunta fede. C’è chi, come la compagnia Anima nera, ha capito che la vera rivoluzione - indolore, carica solo di risvolti positivi - avviene tra le tavole del palcoscenico. La proposta di spettacoli spiazzanti, che mettono in forse le certezze consolidate, è la miglior ricetta contro il degrado morale e estetico di cui tutti siamo testimoni oculari nella quotidianità. Abbiamo incontrato Aldo Cassano, direttore artistico della Compagnia, nonché regista di tutte le produzioni e protagonista in alcune di esse. Intimacy, l’ultimo lavoro portato in scena, è l’ennesima riconferma di un progetto votato realmente - e non solo per finta, come molti altri soggetti teatrali - allo sfondamento della parete divisoria tra spettatori e attori. Fino al parossismo. Intimacy è allo stesso tempo l’esaltazione più spinta e la critica più aspra al voyeurismo del telespettatore moderno. Gli spettatori vengono invitati in una sala adiacente al palco: dentro una casa-cubo quattro attori (William Lecis, Christian Russo, Giovanni Rho, Federico Tinelli) e quattro attrici (Natascia Curci, Lucia Lapolla, Lorenza Pambianco, Xena Zupanic) mettono in scena il quotidiano flusso di coscienza di persone normali. Storie di tutti i giorni a cui lo spettatore assiste attraverso il buco della serratura. Non metaforico: una serie di fori attorno alla casa-bolla consente al pubblico di sbirciare le vite degli altri. Per chi non capisce l’esperimento, è una presa in giro. Per chi, viceversa, conosce e apprezza il percorso di Anima nera, è un interessante tassello in più da aggiungere al controverso, mai convenzionale percorso della Compagnia.

Prosegue il nostro percorso di avvicinamento a "Still Life (2013)", il nuovo lavoro drammaturgico dell'ensemble ricci/forte che sarà presentato a Roma il prossimo 24 giugno al Teatro Argentina, un evento unico per celebrare il ventennale della rassegna del Garofano Verde. Una cornice di indiscusso prestigio per indirizzare un segnale civile deciso ed impetuoso che vada a conficcarsi nelle coscienze degli ipocriti "benpensanti". Abbiamo incontrato Giuseppe Sartori, tra i protagonisti dello spettacolo, attore capace di coniugare profonda sensibilità e carisma, grande umiltà e generosità, che ormai da anni ha aderito con totalizzante convinzione al percorso di ricerca teatrale di Stefano Ricci e Gianni Forte ed è pronto a lanciarsi con sempre crescente entusiasmo nelle loro prossime avventure teatrali...

Parigi terra di belle donne, e si sa. Ma quando la sensualità si sposa con uno spiccato sense of humour, allora abbiamo Corinne Piccolo, in arte Corinne Clery. Quarant'anni di carriera artistica senza alcun peso o stanchezza sulle spalle: nel suo volto, la leggerezza dei saggi. Rapporto splendido col proprio corpo ma soprattutto con la propria anima, nel suo curriculum due capolavori ("Histoire d'O" e "Kleinhoff hotel") e molto cinema d'intrattenimento. Di cui forse in parte si è pentita, ma senza drammi. Il suo carattere positivo non contempla dolorosi rimorsi di coscienza. Da alcuni anni calca i palcoscenici con successo: noi italiani le vogliamo bene, l'abbiamo adottata con grande gioia. Corinne, da par suo, ricambia tutto il nostro affetto.

Franco Oppini, la simpatia nel DNA

Scritto da Domenica, 12 Maggio 2013

Franco Oppini è un volto familiare per tutti gli italiani. L'aggettivo familiare viene spesso impiegato in senso lato: nel caso di Oppini, racchiude in sé quel senso di fraternità, di feeling col proprio pubblico che solo pochi artisti riescono a instaurare. Una lunga strada in compagnia dei Gatti di Vicolo Miracoli (formazione storica di cui facevano parte anche Umberto Smaila, Jerry Calà e Nini Salerno). Poi i Gatti - che per definizione sono bestie indipendenti - prendono ciascuno il proprio cammino. Oppini si è buttato anima e corpo nel teatro di prosa, e lo ha fatto con lo spirito di sempre: serietà, professionalità ai massimi livelli ma soprattutto simpatia garbata, mai invadente. Questo è il segreto del suo successo.

La rassegna di teatro omosessuale del "Garofano Verde", ideata e curata da Rodolfo di Giammarco, compie vent'anni e promette un'edizione a dir poco galvanizzante. Tra gli spettacoli che saranno presentati nella suggestiva cornice del Teatro Argentina, il nuovo lavoro drammaturgico dell'ensemble ricci/forte, "Still Life (2013)". Osannati instancabilmente da un manipolo di sempre più numerosi e fedeli seguaci sia in patria che nel resto del mondo, ed al contempo bersaglio delle invettive acuminate della solita ostinata schiera di detrattori, Stefano Ricci e Gianni Forte affrontano il tema della strumentalizzazione e del mobbing psicologico identitario che tende alla repressione della fantasia e all'implacabile annientamento del diverso. Inizia sulle pagine di SaltinAria una marcia di avvicinamento a "Still Life (2013)": cinque interviste per cinque giovani e appassionati protagonisti. Iniziamo con Liliana Laera, sensibilità, talento e forza connaturati nel dna del sangue pugliese che le scorre fieramente nelle vene, coltivati con una determinazione incrollabile.

Una nuova conversazione con Katiuscia Magliarisi, artista performer, nonché giornalista con una formazione nella arti figurative, per dare un’occhiata ad un fenomeno di nicchia, certamente, ma con un pubblico potenziale di spessore che aspetta solo di essere alfabetizzato. La fantascienza non è solo quella stereotipata che siamo abituati a considerare, dagli effetti speciali a livello cinematografico e per una lettura di evasione, secondo questa attrice, quanto un terreno di gioco e sperimentazione per capire meglio la realtà, andando verso il domani. Un viaggio che talora ci mette a dura prova e che nel secolo scorso è stato il cammino nell’inconscio e nel surreale. Qui siamo di fronte ad un’altra possibilità che spesso sovverte l’ordine del reale senza poter prescindere dalla realtà e cammina nel tempo. Quello che interessa a Katiuscia è l’aspetto sociologico e psicologico della fantascienza non semplicemente l’esercizio parascientifico della fantasia e per questo sostiene che la fantascienza sia più reale della fiction.

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