Il cammino di avvicinamento a "Still Life (2013)" volge al termine: lo spettacolo debutterà in data unica al Teatro Argentina di Roma martedì 25 giugno, una serata-evento civile nel Teatro della città, un piccolo contributo dell’ensemble ricci/forte per tentare di combattere la discriminazione identitaria. Un massacro a cinque voci per una vittima, annientata dal bullismo omofobico. Un "omaggio" per ricordare l'adolescente romano, uno dei tantissimi, che si è tolto la vita impiccandosi con la sua sciarpa rosa. Ne abbiamo parlato con Anna Gualdo, una delle protagoniste dello spettacolo, attrice di ineffabile carisma e singolare potenza espressiva, nonchè da quasi un decennio compagna di viaggio e musa ispiratrice della inarrestabile coppia di drammaturghi.

Quanta saggezza in Cesare Pavese quando affermava che 'essere giovani è non possedere se stessi'. C'è chi, come la Compagnia Hypocrites, ha declinato in maniera del tutto personale l'aforisma del langhigiano. Come le cavallette, questi ragazzi saltabeccano da un autore all'altro, da un ruolo al suo (apparente) contrario: non fai a tempo a gustarti l'avvincente rilettura di Pinter che il giorno successivo già ti sfoderano la cupa visionarietà di Alan Moore. Da Sleuth a Vendetta, con un intervallo di appena ventiquattro ore l'uno dall'altro: più facile a dirsi che a farsi. Loro ce la fanno: prendono un film di successo e lo traducono in pièce teatrale, senza far minimamente rimpiangere allo spettatore il precedente su pellicola. Hanno cominciato nel 2008 con Le relazioni pericolose, ora sfornano idee a getto continuo. Merito loro, ma anche del Teatro della memoria che per primo gli ha offerto uno spazio in cui dar forma ai propri sogni. Giovanissimi, il più vecchio di loro ha pressoché un quarto di secolo. La più piccola della comitiva, Claudia Campani, merita una Special Mention: prima volta in assoluto che si esibiva da attrice su un palco, è stata semplicemente una bomba. Una Ivy che avrebbe riempito di adrenalina pure le vene di Natalie Portman. Con lei sul palco Andrealberto Bettini, Lorenzo Rossini, Mattia Morini, Claudio Tamiazzo e Daniela Baldinotti (i primi due, la sera prima, hanno restituito alla grande l'indole spiazzante del Nobel inglese). Il tutto coordinato da Antonio Giannino (portavoce di tutto il gruppo nell'intervista che leggerete), erede di Queneau nel gusto di mettere insieme arte e matematica (ma cosa sarebbe Antonio senza la preziosa collaborazione della sceneggiatrice Chiara Azzolini). Facciamoci tutti caso: le piccole compagnie creano un entusiasmo tra il pubblico che le più blasonate se lo sognano. Tra spettacoli, workshop, stage intensivi per avvicinare i liceali alla recitazione, Hypocrites naviga a vele spiegate nei marosi del teatro. Ci mettono talento, ma anche molta sincerità. La sincerità degli Hypocrites: un ossimoro che funziona.

Terza tappa del nostro percorso di avvicinamento a "Still Life (2013)", il nuovo spettacolo con cui l'ensemble ricci/forte omaggerà il ventennale della storica rassegna del Garofano Verde, affrontando il tema della discriminazione, del mobbing psicologico identitario che determina la repressione dell’immaginazione e spinge all'auto annientamento. In questa tappa incontriamo uno degli attori più recentemente approdati nella compagnia, Francesco Scolletta, lasciandoci conquistare dal suo contagioso entusiasmo che, ben miscelato a naturale talento interpretativo e risoluta determinazione, regalerà sicuramente preziosa linfa vitale a questo attesissimo progetto.

“Siamo in missione per conto di Dio”: questo era il leitmotiv che accompagnava le scorribande dei Blues Brothers. Le nostre due amiche, con più umiltà ma uguale tenacia, lo traducono in: “Siamo in missione per conto della compagnia Effort”. Non è certo per mero capriccio che si sono buttate anima e corpo su questo progetto: è la passione per il teatro, trascinante e inarrestabile, il motore delle loro convulse giornate. Solo il destino porta due biografie così differenti a incrociarsi. Il caso ha voluto che due tipologie fisiche e caratteriali difformi si incontrassero. Da quel dì ormai lontano non si sono più lasciate. Squadra che vince non si cambia, recita il proverbio: dopo il successo di Closer al Tertulliano, hanno trovato ulteriore conferma a questa loro convinzione. Non è la prima volta che da spettatori ci accostiamo al testo di Patrick Marber: ogni volta, il piacere di una storia coinvolgente, che parla di sentimenti, paure e frustrazioni universali. Alessandra e Valentina, come sempre, hanno messo a disposizione il proprio bagaglio di talento e ispirazione creativa. Con l’aiuto dei partner in scena Gianluca Sollazzo e Simone Spinazzè, della regista Adriana Milani e dell’acting coach Michael Rodgers è venuta su una pièce coi fiocchi.

Sorpresa. Per scuotere le coscienze anestetizzate non è necessario spararsi un colpo alla testa a Notre-Dame, e neppure decapitare un soldato in mezzo alla strada a Londra, in nome di una presunta fede. C’è chi, come la compagnia Anima nera, ha capito che la vera rivoluzione - indolore, carica solo di risvolti positivi - avviene tra le tavole del palcoscenico. La proposta di spettacoli spiazzanti, che mettono in forse le certezze consolidate, è la miglior ricetta contro il degrado morale e estetico di cui tutti siamo testimoni oculari nella quotidianità. Abbiamo incontrato Aldo Cassano, direttore artistico della Compagnia, nonché regista di tutte le produzioni e protagonista in alcune di esse. Intimacy, l’ultimo lavoro portato in scena, è l’ennesima riconferma di un progetto votato realmente - e non solo per finta, come molti altri soggetti teatrali - allo sfondamento della parete divisoria tra spettatori e attori. Fino al parossismo. Intimacy è allo stesso tempo l’esaltazione più spinta e la critica più aspra al voyeurismo del telespettatore moderno. Gli spettatori vengono invitati in una sala adiacente al palco: dentro una casa-cubo quattro attori (William Lecis, Christian Russo, Giovanni Rho, Federico Tinelli) e quattro attrici (Natascia Curci, Lucia Lapolla, Lorenza Pambianco, Xena Zupanic) mettono in scena il quotidiano flusso di coscienza di persone normali. Storie di tutti i giorni a cui lo spettatore assiste attraverso il buco della serratura. Non metaforico: una serie di fori attorno alla casa-bolla consente al pubblico di sbirciare le vite degli altri. Per chi non capisce l’esperimento, è una presa in giro. Per chi, viceversa, conosce e apprezza il percorso di Anima nera, è un interessante tassello in più da aggiungere al controverso, mai convenzionale percorso della Compagnia.

Prosegue il nostro percorso di avvicinamento a "Still Life (2013)", il nuovo lavoro drammaturgico dell'ensemble ricci/forte che sarà presentato a Roma il prossimo 24 giugno al Teatro Argentina, un evento unico per celebrare il ventennale della rassegna del Garofano Verde. Una cornice di indiscusso prestigio per indirizzare un segnale civile deciso ed impetuoso che vada a conficcarsi nelle coscienze degli ipocriti "benpensanti". Abbiamo incontrato Giuseppe Sartori, tra i protagonisti dello spettacolo, attore capace di coniugare profonda sensibilità e carisma, grande umiltà e generosità, che ormai da anni ha aderito con totalizzante convinzione al percorso di ricerca teatrale di Stefano Ricci e Gianni Forte ed è pronto a lanciarsi con sempre crescente entusiasmo nelle loro prossime avventure teatrali...

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