Gli anni Sessanta sono stati favolosi. Al di là della retorica. Fuor di dubbio che chi allora aveva vent’anni abbia conservato un ricordo molto piacevole, perché a quell’età lì è normale essere spensierati. Ma c’è qualcosa di più, in quel decennio: la modernità, così come la intendiamo oggi - nel senso di apertura mentale maggiore - è nata in quell’epoca. Qualcuno (per fortuna non molti) rimpiange i “bei” tempi che furono, prima che la musica facesse da apripista (e da altoparlante) alla rivoluzione culturale. La verità è che questi nostalgici malmostosi mentono anche a loro stessi: se hanno potuto assaporare per la prima volta la promessa della felicità il merito è anche di chi, cinquant’anni fa, cominciò a disegnare per loro una colonna sonora meravigliosa destinata all’immortalità. Franco Oppini li ha vissuti sulla pelle “The Sixties”. Ed è rimasto giovanissimo dentro perché ha avuto la furbizia - forse anche la fortuna - di vivere soprattutto gli aspetti positivi di quella stagione. Basta vederlo in scena, durante lo spettacolo “Mi ritorni in mente”, per capire cosa significa saper trasmettere energia positiva agli spettatori. Insieme a un cast in formissima -Renato Giordano (anche regista), Ambra Lo Faro e Sabrina Crocco - regala due ore di pelle d’oca a tutti: giovani, giovanissimi e agé. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’orchestra (sono tanti, i nomi non si possono elencare ma sappiano che sono tutti davvero bravi).

Siamo andati a trovare Paolo Villaggio al Teatro San Babila, dove ha messo in scena il suo ultimo spettacolo Vita, morte e miracoli. Contrariamente alla ‘vulgata’, che lo vuole burbero, abbiamo scoperto invece una persona molto gradevole, disposta a parlare degli argomenti più disparati. Tra le altre cose, si è soffermato anche sui rapporti coi colleghi del cinema. Molti di loro non ci sono più (Tognazzi, Gassman, Ferreri, Volonté) e gli mancano parecchio. Dei viventi, l’unico con cui ama sempre intrattenersi è Renato Pozzetto. Per il quale, a suo tempo, ha nutrito un’inconfessabile invidia…

Un vulcano di nome Pongo

Scritto da Venerdì, 22 Novembre 2013

Da dieci anni la sua sfida si chiama École d’Ognop: il nome evoca atmosfere d’Oltralpe, ma stiamo parlando di un italianissimo laboratorio teatrale a Milano, in zona Cenisio. Massimo Pongolini (in arte Pongo), oltre ad essere un attore e regista molto bravo è un uomo fortunato: nella vita gli è capitato di incrociare le più importanti esperienze che hanno segnato la storia dello spettacolo italiano degli ultimi quarant’anni. A partire da Quelli di Grock negli anni Settanta (quando ancora era una cantina povera, in cui la creatività andava a mille), per poi vivere da protagonista momenti esaltanti come il Derby, lo Zelig agli albori e il mitico Drive in. Ecco, il Drive in. In tanti hanno ancora ben presente gli sketch esilaranti che proponeva nel cabaret made in Fininvest. Forse un po’ si scoccia di questo fatto: avendo alle spalle una lunga carriera da comedian, è normale che il desiderio sia essere ricordato per molte altre scorribande artistiche che lo hanno visto protagonista. Eppure, caro Massimo, la tv ha questo potere: a distanza di parecchi lustri, rimane incollata nella mente la tua immagine con la bicicletta, accompagnato da una serie di strumenti con cui sfoderavi il talento musicale. Chi lo vede esibirsi a teatro ne ammira l’originalità e l’inventiva senza freni; come regista, sa esercitare quanto Socrate la maieutica. Di recente abbiamo visto Una favola di gente al Teatro della Memoria, spettacolo da lui diretto: ebbene, riuscire a trasformare giovanotti dai sedici ai diciotto anni in interpreti che sanno tenere bene la scena, è un’impresa che riesce solo a quelli in gamba. Pongo, senza ombra di dubbio, è un artista in gambissima.

Mentre nelle lande moscovite le temperature metereologiche scendono verticalmente, quelle emotive salgono alle stelle. Stefano Ricci e Gianni Forte, dopo un percorso tracciato con quattro settimane di prove con un cast e una produzione (progetto Platforma, nel fantastico spazio Vinzavod) esclusivamente russi ed il prezioso supporto di Giuseppe Sartori, portano in scena a Mosca 100% FURIOSO. Lo spunto iniziale è il poema cavalleresco di Ariosto, l' "Orlando Furioso", appiglio germinale per affrontare il tema della follia amorosa e dei danni da abbandono. Lo spettacolo debutta a Mosca il 9 e 10 novembre, per poi essere ospitato il 20 novembre dal prestigioso NET Festival. Un viaggio, questo intrapreso in compagnia di 16 valentissimi performer russi, rivelatosi fonte di sorprendente entusiasmo e rigenerante linfa artistica. La professionalità dispensata a piene mani dagli interpreti e dalla produzione russa appare anni luce lontana dal noto e logoro sistema collassato italiano. Dopo l'esperienza moscovita ricci/forte voleranno direttamente a Parigi, dove debutteranno il 14 novembre con IMITATIONOFDEATH al Theatre MC93, per restarvi in scena fino al 1 dicembre; sempre a Parigi, dal 24 al 27 gennaio 2014 apriranno il Festival ArtDanthé di Vanves con i tre spettacoli GRIMMLESS, WUNDERKAMMER SOAP #1_DIDON (con Giuseppe Sartori) e WUNDERKAMMER SOAP #2_FAUST (con Piersten Leirom). Un autunno dunque di avvincenti progetti internazionali, di cui la coppia di drammaturghi più originale e coraggiosa del teatro italiano ci racconta genesi e dietro le quinte in questa intervista, priva di censure autoimposte o timorose titubanze, politically uncorrect proprio come la loro magnifica arte.

Andrea Croci è uno tra gli interpreti più versatili, intensi e carismatici del panorama teatrale musicale italiano. Dopo averlo apprezzato in alcune delle più interessanti produzioni di questo genere degli ultimi anni - dal faraonico "La Bella e la Bestia" alle atmosfere gotiche di “Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street” - lo incontriamo in occasione della presentazione al Teatro Olimpico di Roma, in forma di concerto, dello spettacolo "Fantasmi a Roma" per farci svelare l'origine della sua passione per il palcoscenico, le tappe più significative che hanno costellato la sua carriera e qualche segreto su questo nuovo interessante progetto.

Edoarco PurgatoriIn molti riconosceranno in Edoardo Purgatori il giovane e impetuoso attore che ha saputo far battere il cuore delle adolescenti italiane recitando nell'ultima serie della fiction "Un medico in famiglia". In realtà la sua più profonda e inderogabile passione è però quella per il teatro, il suo talento ed entusiasmo brillano al massimo della vividezza sulle assi del palcoscenico, dove si confronta con l'impegnativa drammaturgia contemporanea di autori come Labute e Rueff, con l'umiltà di mettersi costantemente in gioco ed un'energia contagiosa. Lo abbiamo incontrato a Roma in una chiacchierata davvero piacevole, per raccontare Edoardo a trecentosessanta gradi, dalla sua formazione internazionale alle sua aspirazioni artistiche, dai prossimi progetti in cantiere all'impatto con l'improvvisa popolarità e affetto del pubblico.

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