Il teatro è vita, parola, memoria, interazione emozionale, corporeità che si mette in gioco: una vocazione che Dacia Maraini scopre prima della scrittura e che non l’abbandona mai. Ad Arona il matrimonio d’amore viene celebrato con l’acqua, elemento insolito per lo spettacolo che solitamente si svolge in luoghi chiusi come i teatri o aperti come gli anfiteatri, dove la forza, la stabilità e anche la rigidità della terra sono protagonisti; e con la poesia, altra sua grande passione che incontra la voce come suo elemento naturale e diventa recitazione.

Ha debuttato a Roma, nell’ambito del Lunga Vita Festival, il nuovo lavoro della compagnia Divina Mania: in “Contro la libertà” l’autore catalano Esteve Soler rivolge uno sguardo crudo ed onesto alla contemporaneità e alle idee preconcette di libertà che inquinano l’essenza più profonda di questo inviolabile diritto; un’analisi implacabile, senza sconti di sorta, che la regia di Mauro Lamanna e le intense e ben calibrate interpretazioni di Gianmarco Saurino, Elena Ferrantini e dello stesso Lamanna esaltano e rispecchiano efficacemente nella nostra quotidianità. Abbiamo incontrato Saurino e Lamanna, nella suggestiva cornice dell’Accademia Nazionale di Danza a pochi minuti dallo spettacolo, per indagarne la genesi e scoprire i prossimi progetti di questo collettivo, tanto giovane quanto determinato e lucido nella sua visione artistica.

Viola Marietti è di scena a Siracusa nei panni di Teucro in “Elena” e Lampitò in “Lisistrata”, in un doppio ruolo fra tragedia e commedia e con due personaggi, ciascuno a suo modo, sia maschili che femminili. Nata a Milano nel 1992, studia canto e danza, diplomandosi alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano, e frequentando vari laboratori come quello su “Platonov” di Anton Cecov diretto da Peter Stein, o quello di recitazione cinematografica diretto da Pupi Avati, lavorando con costanza. Con l’estate è al suo debutto teatrale, non solo siracusano, un’occasione che lei stessa definisce straordinaria.

Abbiamo incontrato Viola Graziosi: romana, classe 1979, dai primi anni di vita manifesta la sua passione per il teatro seguendo il padre Paolo Graziosi da dietro le quinte; cresciuta in Tunisia, con una lunga esperienza parigina, per la stagione 2019 del Teatro Greco di Siracusa veste i panni di Elena, la più bella tra le donne, nella tragedia “Le Troiane” di Euripide diretta da Muriel Mayette-Holtz.

Dal 21 al 26 maggio, la Compagnia Colori Proibiti ha portato in scena “Beauty Dark Queen - Lo strano caso di Elena di Troia” al Teatro Franco Parenti di Milano, con la regia di Stefano Napoli. Dimenticate il teatro di parola, almeno come lo conoscete, la parola qui è muta ma eloquente. Parlano i corpi, la musica e soprattutto la regia con un lavoro molto complesso che fa muovere i personaggi della scena facendoli alzare direttamente dal copione. Uno spettacolo difficile da definire nel genere, che tiene insieme suggestioni diverse, guardando al passato della rivista e a certe espressioni del contemporaneo più forte. Con alcuni eccessi tipici del contemporaneo che mette l’accento sull’estremo, spiazzante, ironico eppure con una delicatezza che, come nella fiaba, ricompone il mosaico alla fine. Impossibile non essere affascinati dall’estetica dell’occhio di bue, dell’alternanza della luce diretta ai lunghi silenzi parlanti del buio, a quel senso di magia eco del cinema muto ricreato sotto i nostri occhi. La storia del mito è nota e in scena, nel delizioso spazio minuto del Café Rouge del Teatro Parenti, due uomini, una donna, una dea, una statuetta: sono Menelao, Paride, Elena, Afrodite, Eros. Una dark queen dalla bellezza fatale, il capriccio degli dei, un rapimento, una guerra. Paride, ospite di Menelao, gli rapisce la moglie Elena proprio sotto gli occhi e tra intrighi, gelosie, violenze, Elena sopravvive a tutti gli uomini che l’hanno amata. Per capire la genesi di questo originale progetto e le scelte che lo hanno indirizzato abbiamo incontrato il regista Stefano Napoli.

Nel binomio della stagione 2019 del Teatro Greco di Siracusa, Donne e guerra, Elena Arvigo è Andromaca, un femminile che nel nome evoca il maschile, “l’uomo che combatte”, la “donna che combatte come un uomo”, ne “Le Troiane” di Euripide.

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