Franco Branciaroli è di nuovo protagonista della storica edizione di “Medea” diretta da Luca Ronconi nel 1996, riallestita da Daniele Salvo. Un doveroso omaggio al grande Maestro scomparso nel 2015 da uno degli artisti che ha lavorato con lui più a lungo e in maggiore vicinanza (basti ricordare spettacoli impressi nella memoria collettiva come La vita è sogno, Prometeo incatenato, Lolita), e un’occasione imperdibile di rivedere una delle pietre miliari della storia registica ed interpretativa del secondo Novecento. E lo spettacolo, che vide Branciaroli nei panni femminili di Medea, è una pietra miliare della storia del teatro nazionale.

Due i motivi per assistere a questo spettacolo: il primo è conoscere Alessandro Albertin, un giovane monologhista che si prende la responsabilità di rappresentare, da solo, in teatro, un personaggio che l’Italia ha conosciuto molti anni fa attraverso una fiction televisiva interpretata da un Luca Zingaretti al culmine del successo con l’amatissimo commissario Montalbano. Però qui si parla di ben altro, si parla di tragedie e di eroi perchè l’italiano Giorgio Perlasca, inizialmente camicia nera e fascista, lavorando in Ungheria e facendo la bella vita, scopre gli orrori di quanto realmente avviene oltre la facciata del bel mondo e si ribella. Con una creatività incosciente tutta italiana, diventa l’uomo capace di salvare molte centinaia di vite umane a rischio della propria.

Un’opera scritta dall’attore Franco Branciaroli, "Dipartita finale", ha saputo riunire fin dallo scorso anno sul palcoscenico alcuni tra i più immensi attori del Novecento italiano: Gianrico Tedeschi in primis, Ugo Pagliai, Maurizio Donadoni, un intervento plateale dello stesso Branciaroli e l’apparizione nel finale del più giovane Sebastiano Bottari. Ora al Piccolo Teatro Grassi, dal 4 al 14 giugno, lo spettacolo allieta le serate più calde della primavera milanese. Martedì 9 giugno al Chiostro Nina Vinchi, all’interno del Piccolo di via Rovello, sarà presentato alla presenza di numerosi personaggi illustri il volume dal medesimo titolo, edito da Titivillus e firmato ovviamente da Franco Branciaroli.

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