Il precariato come dramma lirico in una versione liturgica che mescola il teatro popolare da strada e le processioni, religiosità popolare e contemporaneità nella quale il senza lavoro resta un povero dalla vita misera. Un'opera collettiva che sembra nascere da un canovaccio prima che da un testo incardinato, dove gli attori reggono il lavoro da una prospettiva inconsueta. Molto preparati dal punto di vista tecnico, lo spettacolo si impone per originalità confermando una contemporaneità legata all’essenzialità della scena, a certa scarnificazione pur mantenendo la ripetitività tipica delle nenie e delle litanie. Qualche asciugatura possibile. Certamente un lavoro da vedere, coraggioso, che non rischia la genericità per il richiamo ai fatti di cronaca.

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