Vuccirìa Teatro: "Battuage", un dialogo con la nostra parte oscura

Scritto da  Venerdì, 02 Maggio 2014 

E' in scena al Teatro dell'Orologio dal 2 al 4 maggio, nell'ambito della rassegna di drammaturgia contemporanea Dominio Pubblico, "Battuage", il secondo lavoro teatrale della giovanissima e promettente compagnia Vuccirìa Teatro, vincitrice della scorsa edizione del Roma Fringe Festival con il pluripremiato "Io, mai niente con nessuno avevo fatto". In un' intervista a tutto tondo ai protagonisti - Joele Anastasi (anche autore e regista), Enrico Sortino, Federica Carruba Toscano e Simone Leonardi - scopriamo la genesi dello spettacolo, i personaggi che lo popoleranno ed il lavoro appassionato compiuto da questi talentuosi e coraggiosi artisti.

  

JOELE ANASTASI

Joele AnastasiCome è scaturita l'ispirazione per 'Battuage' e come lo spettacolo si è evoluto ed arricchito grazie al lavoro con la compagnia durante le prove?
Il primo “passo” di "Battuage" è stato un monologo di uno dei personaggi, Salvatore, giovane marchettaro che ha lasciato il suo paese per tentare la fortuna in “città”. Nasce su carta più di un anno fa quando ancora dovevamo debuttare con “Io, mai niente con nessuno avevo fatto”, ed è il frutto di molti miei interrogativi e di un dialogo con una parte un po' più “oscura” di me. Questo è stato un anno molto intenso per me, di grande crescita artistica. "Battuage" è un lavoro a cui mi sento molto legato perchè mi ha accompagnato per tutto questo periodo come fosse una piccola “ossessione” dentro di me.
Sicuramente il lavoro con la compagnia ha arricchito e sviluppato ulteriormente il testo, modificandolo anche a volte. Enrico è stato un punto di riferimento importante, insieme ci siamo confrontati tanto sul testo e sulla messincena e per me questo è stato fondamentale perchè ho bisogno di confrontarmi non solo per creare, ma anche per accettare, per dare il “benestare” a ciò che creo. Quasi per istinto “attacco” ciò che creo perchè ho bisogno di capire e accettare i limiti stessi di quella creazione. In fase di prove poi non ci siamo risparmiati sulle modifiche del testo affinchè potessimo valorizzare al meglio le nostre scelte e le nuove suggestioni. E’ stato un lavoro in continuo dialogo con tutto il cast artistico e tecnico.

 

Qual è il messaggio che desideri trasmettere al pubblico con questo lavoro teatrale?
Credo che non si possa racchiudere in un unico messaggio. Probabilmente c’è uno sguardo d’odio verso il mondo. Inutile negarlo. Ma anche un interesse verso il lato taciuto dentro ognuno di noi. Il “mostro” dentro ognuno di noi. Perchè vedo che continuamente ci affanniamo per nascondere la nostra deformità invece di sprofondarci dentro. Scegliendo tutti tra l’altro la stessa strada. Scegliendo di omologarci ad un pensiero, ad un modo di vivere. Scegliendo di non vivere la nostra vita, ma di recitare un copione non solo già scritto ma uguale per tutti.

 

Raccontaci Salvatore, il tuo personaggio indubbiamente diverso rispetto al tenero e ingenuo protagonista di 'Io, mai niente con nessuno avevo fatto'. Con gli ovvi e dovuti distinguo, ritrovi in lui la determinazione ed il coraggio che ti hanno spinto ad abbandonare la tua Sicilia per inseguire la tua passione per il teatro?
In entrambi i personaggi ritrovo me stesso e due parti importanti e complementari di me, ma soprattutto agli antipodi. In Salvatore sicuramente ritrovo il bisogno di non “appartenere” a niente. Salvatore è il risultato, cosciente e consapevole, della “corruzione” umana. Lui non subisce, non è una vittima, ma sprofonda dentro se stesso e per questo è il primo “mostro”. E’ un fiume in piena che ha cessato di credere nell’uomo e che con coerenza si impegna per distruggerlo, non risparmiando neanche se stesso.

 

 

ENRICO SORTINO

 

Enrico SortinoIn 'Battuage' interpreti molteplici ruoli, da un Ragazzo letteralmente travolto dai propri istinti sessuali e fortemente confuso sulla propria identità ad un Travestito che ogni notte si vende in strada rischiando la vita. Una sfida attoriale certamente impegnativa...come stai affrontando questi personaggi?
Sorrido di piacere a questa domanda! Credo che ogni attore attribuisca un significato diverso alla parola 'interpretare', io vedo l'atto dell'interpretazione un po' come fosse un gioco: porto la mia mente indietro nel tempo e penso a quando ero bambino, quando in un solo pomeriggio diventavo un principe, uno stregone, un ladro o un prigioniero e con un'assoluta convinzione gioivo, piangevo, urlavo, vivevo. Ritengo che con ogni personaggio bisogna prima di tutto fare amicizia, capire la ragione della sua esistenza, comprendere le sue debolezze, le sue paure, i suoi punti di forza, poi bisogna capire se c'è un'attrazione reciproca e infine accogliersi. Bisogna che l'attore diventi un servo del personaggio, si muova come lui, parli come lui, diventi lui; ma il personaggio dovrà accettare che avrà bisogno dell'attore per poter esistere davvero: è uno scambio di anime!
Interpretare è un po' come esistere, non una, ma milioni di volte! I personaggi a cui do vita in 'Battuage' sono non solo molto diversi da me, ma anche molto diversi tra loro; ciò nonostante indagando dentro di me, violentandomi un po', ho scelto di perdermi per ritrovarli: onestamente credo che quei personaggi potrebbero essere tutti noi, ognuno perso dietro i propri pregiudizi, le proprie paure, il proprio coraggio. Dietro il pregiudizio di un uomo vestito da donna ho intravisto il coraggio di un essere vivente che per sentirsi vivo indossa una maschera, dietro la perversione di un ragazzo timido ho sentito l'onestà di colui che si svela senza temere il giudizio degli altri. L'alternativa sarebbe la morte: e proprio dalla morte sono partito, dall'esigenza di parlare prima che tutto potesse finire; ed ho sentito che i personaggi avevano bisogno di me per urlare, per vivere una notte ancora, grazie a loro ho trovato la donna che risiede dentro di me, il ragazzino ansimante che ansima mentre sfoglia un giornale pornografico o fantastica le migliori 'porcherie' dietro le richieste di sesso scritte sui muri di un bagno pubblico. Credo che tutti noi siamo quel transessuale, tutti noi siamo quel ragazzo, perché la loro anima in qualche modo risiede dentro ognuno di noi. Mi sento arricchito, ecco tutto; affrontarli, come dici tu, mi ha reso più forte!

 

Decisamente particolare anche l'allestimento scenografico che ospiterà le vicende di 'Battuage'. Puoi svelarcene qualche dettaglio?
Con Joele abbiamo scelto dei vespasiani come avete intravisto da qualche foto di back-stage. La scelta dei bagni pubblici come unico elemento di scenografia non è casuale: in bagno si va per espellere gli escrementi, per buttare via tutto quello che ha bisogno di acqua per essere espulso, ma quei bagni sono anche la nostra casa, ci permettono di sentirci puliti una volta scaricato il marcio, ecco perché diventano essenziali per le nostre vite. I personaggi conquistano la loro identità dentro quel bagno, hanno la possibilità di guardarsi allo specchio e di dirsi in faccia chi sono veramente; quel bagno è l'anticamera della vita, ci si sente al sicuro, si può essere i mostri che il mondo non conosce e che siamo soliti nascondere dietro la maschera che indossiamo per vivere.

 

Recentemente sei stato tra i protagonisti di 'La distanza da qui' di Neil LaBute, portato in scena dal collettivo Drao con la regia di Marcello Cotugno. Com'è stata quest'esperienza?
Lavorare con Marcello è stata decisamente una bellissima esperienza, come probabilmente saprai "La distanza da qui" è stata anche la nostra prima produzione come collettivo Drao: come dire, una sfida non da poco visto il periodo storico in cui versa il teatro del nostro paese; mi si riempie il cuore nell'asserire che è stata un'esperienza vinta, ma non solo per gli ottimi risultati ottenuti, ma per lo straordinario lavoro di squadra che si è generato: tutti proiettati verso un obiettivo comune, l'arte e la sua fruizione!

 

 


FEDERICA CARRUBA TOSCANO

 

Federica Carruba ToscanoFederica Carruba ToscanoUnica anima femminile di Vucciria Teatro, in 'Battuage' interpreti una prostituta greca sottoposta alle violenze fisiche e psicologiche dei suoi sfruttatori, e una moglie che ha abdicato ai suoi diritti di donna ed essere umano. Raccontaci qualcosa in più di questi personaggi e di come ne hai approcciato l'interpretazione...
All'inizio sentivo una forte responsabilità nell'essere l'unica voce femminile in un testo del genere, sia per l'argomento che per la difficoltà di interpretare due donne così "diverse" come la prostituta greca Joanna, e la donna sposata simbolo di una rispettabilissima borghesia... in realtà strada facendo ho scoperto quanto, andando oltre il trucco, il modo di vestire, le movenze fisiche e l'accento linguistico, la matrice originaria che compone queste due donne sia ugualmente permeata dalla "mostruosità" di cui sono allo stesso tempo vittime e generatrici. Dal punto di vista tecnico io lavoro molto partendo dal corpo del personaggio, dal suo modo di camminare, di respirare, di sedersi, di parlare e sicuramente data la necessità di fare degli switch veloci tra un ruolo e l'altro, strumenti come il gesto psicologico sono per me fondamentali.

 

Anche tu hai recitato in 'La distanza da qui' e fai parte del collettivo Drao, gruppo formato da giovani artisti - attori, registi, fotografi - di grande talento. Come è nata questa realtà e secondo te quali sono gli ingredienti della sua forza e originalità?
Drao nasce da un'idea di Nicole Calligaris, Alessandro Lui ed Elia Bei e rappresenta una rete, in parte preesistente in parte in via di costruzione, di contatti tra vari professionisti che orbitano intorno al mondo dell'arte in generale, da artisti a tecnici da organizzatori a produttori...quello che trovo bello in questa realtà giovane e composta da giovani é la professionalità con cui si é determinati a fare arte, in un paese in cui l'arte é vista come uno svago e non come un mestiere...Inoltre, essendo io profondamente amante del Comunismo, quello vero più utopia che realtà, sposo sempre le iniziative in cui si lavora per un opera più che per se stessi, cosa che nel teatro non si vede spesso. Vediamo spesso attori o registi che celebrano se stessi piuttosto che essere al servizio di un sogno artistico. "La distanza da qui" é stato un esempio di come anche un progetto ad otto attori con dei costi di produzione non indifferenti e tutte le complicazioni del caso, possa essere realizzato con successo anche da dei giovani, basta un po' di coraggio, un regista del calibro di Marcello Cotugno che creda in una realtà come Drao e tante persone che ancora credano nell'arte, pronte a dare una mano.

 

Una stagione davvero ricca quella che hai vissuto. Dalla tournée di 'Io, mai niente con nessuno avevo fatto' al debutto di 'Battuage', da 'La distanza da qui' allo spettacolo natalizio 'Vicini di stalla' con Antonio Grosso. Se dovessi racchiudere quest'anno in tre istantanee quali ricordi sceglieresti? E un desiderio per il tuo futuro prossimo di attrice?
Hai detto bene, una stagione meravigliosa: la prima istantanea il momento in cui durante le prove di "Io Mai Niente" ho detto a Joele di aver sognato che sarebbe stato un successo e che doveva stare sereno perché le mie premonizioni si avverano sempre. La seconda il momento in cui saltavo di gioia per tutta la casa dopo aver saputo di essere stata scelta per il ruolo di Sara nella commedia di Antonio Grosso"Vicini di stalla"...perché desideravo tanto sperimentare nella commedia e soprattutto sapevo che sarebbe stato meraviglioso lavorare con dei grandi professionisti come Ninni Bruschetta, Antonio Grosso, Ciro Scalera, Antonello Pascale e Francesco Stella. La terza pochi giorni fa quando eravamo ancora in scena con "La distanza da qui" e nel frattempo io facevo le prove per "Battuage" e per una reprise di "Vicini di stalla" a Pace del Mela in Sicilia...bene il giorno in cui ho fatto prima le prove di "Battuage", poi la sera la replica di "La distanza da qui" e dopo, nella tarda serata le prove di "Vicini di Stalla", ho capito quanto, sebbene fossi stremata fisicamente, qualcosa in me diceva "ancora ne voglio ancora". Per il mio futuro spero di continuare a fare tanto teatro...fino alla fine dei miei giorni..non chiedo altro...

 

 

SIMONE LEONARDI

 

'Simone LeonardiBattuage' segna il tuo ingresso nella compagnia Vucciria Teatro. Mi pare estremamente significativo, dopo i recenti successi in produzioni faraoniche come 'Priscilla, la regina del deserto' o 'La Bella e la Bestia', il tuo accostarti a una realtà giovane e indipendente. Cosa ti ha spinto a questa decisione e quali sono state le caratteristiche di questa compagnia così ricca di entusiasmo che ti hanno conquistato?
In realtà caro Andrea, vado sostenendo già da un po' che se c'è un futuro per il teatro italiano è nelle realtà piccole e indipendenti. Basso rischio d'impresa, idee nuove e meno politicizzate, l'entusiasmo di chi è giovane e ha ancora voglia di illudersi. Vuccirìa è a mio avviso una compagine di talento, idee e nuove "motivazioni". Non so tu, ma io del teatro impolverato ne ho piene la tasche. Mi ha colpito il primo lavoro e ho desiderato lavorare con loro. Si vede che l'Universo mi ha ascoltato. Poi tu sai quanto sia difficile per noi attori non "affrancati" da accademie di "chiara fama" riuscire a fare una prosa di qualità. E il teatro di prosa è il mio primo grande amore. E con Vuccirìa sto faccendo di nuovo l'amore con il mio lavoro, come non accadeva da tempo. "Battuage" è un lavoro di grande qualità e la qualità spesso ha poco a che fare con i Faraoni, mi spiego?

 

Anche nel tuo caso, in 'Battuage' ti vedremo alle prese con ruoli profondamente diversi tra loro e complessi. Dacci qualche dettaglio in più...
La cosa curiosa è che in "Battuage" affronterò di nuovo il ruolo di una trans; stavolta però è una trans che "fa la vita", nella periferia romana verosimilmente, grezza, incattivita, combattiva. Ma è solo un trait d'union con altre storie. Nello stesso spettacolo infatti faccio anche il ruolo del "magnaccia", un rude protettore violento e di bassissima estrazione, e un marito borghese fedifrago e perverso. Un festival di "strappi mentali" faticosi e complessi. Speriamo che il pubblico apprezzi...

 

Oltre ad abbracciare il percorso di Vucciria Teatro hai già altri progetti in cantiere per il prossimo futuro?
Sì caro, ma non posso dirne ancora nemmeno uno. Vorrà dire che mi dovrai fare un'altra intervista!

 

 

Intervista di: Andrea Cova
Grazie a: Vuccirìa Teatro
Sul web: www.vucciriateatro.com - www.dominiopubblicoteatro.it

 

 

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