Viola Graziosi: Elena donna libera ne “Le Troiane”

Scritto da  Sabato, 22 Giugno 2019 

Abbiamo incontrato Viola Graziosi: romana, classe 1979, dai primi anni di vita manifesta la sua passione per il teatro seguendo il padre Paolo Graziosi da dietro le quinte; cresciuta in Tunisia, con una lunga esperienza parigina, per la stagione 2019 del Teatro Greco di Siracusa veste i panni di Elena, la più bella tra le donne, nella tragedia “Le Troiane” di Euripide diretta da Muriel Mayette-Holtz.

 

Viola GraziosiLeggendo qualcosa di lei ho scoperto che abbiamo in comune la Tunisia, la prossimità con la lingua e cultura francese e una conoscenza professionale, Consuelo Barillari, direttrice del Festival dell’Eccellenza Femminile a Genova, con la quale ha lavorato in passato.
“A lei sono grata per avermi coinvolta nello spettacolo “La duchessa di Amalfi” di John Webster, nato da un progetto suo e della Compagnia Schegge di Mediterraneo nel 2007, dove recitava anche Graziano Piazza che poi è diventato mio marito.”

So che è cresciuta in Tunisia, come mai?
“All’età di sei anni mi sono trasferita con mia mamma a Tunisi perché aveva ricevuto una proposta di lavoro presso l’Ambasciata italiana e lì lei è rimasta. E’ in Tunisia che ho fatto i miei primi studi e ho frequentato le scuole francesi dove l’ambiente internazionale mi ha consentito una grande apertura e una ricchezza che mi porto dietro; non ho però imparato l’arabo perché mi sono sempre sentita guardata come una diversa, soprattutto per i miei capelli biondi e il mio aspetto francese, una lingua dalla quale mi sentivo più protetta.”

Poi si è trasferita a Parigi. La sua esperienza francese, oltre che linguistica, cosa ha conferito alla sua recitazione?
In Francia pensavo di trovare il centro della mia natura ma la differenza l’ho sentita comunque: non sarei diventata un’attrice francese. Per i francesi ero un’italiana cresciuta in Tunisia. In ogni caso lì sono stata ammessa al prestigioso “Conservatoire national supérieur d'art dramatique” dove ho conseguito il diploma di recitazione. E’ stata certamente un’esperienza bella e grande che per me era necessaria, perché mentre ero ancora al liceo avevo debuttato, all'età di 16 anni, sul palcoscenico e al fianco di un attore del calibro di Carlo Cecchi in una commedia di Turgenev. A 17 anni sono stata scelta per interpretare Ofelia nell' “Amleto” di Shakespeare al Teatro Garibaldi di Palermo e ho partecipato al progetto triennale “Trilogia Shakespeariana” che comprende anche “Sogno di una notte di mezza estate” e “Misura per misura”. Il teatro in Francia è, o forse sarebbe meglio dire era perché ora le cose stanno cambiando, al primo posto e alla portata di tutti, non legato oltretutto al grande nome. L’attore era coccolato anche con alcuni risvolti non sempre positivi. In termini di qualità recitativa forse in Italia ci divertiamo di più soprattutto sotto il profilo emozionale; Oltralpe però è più interessante l’aspetto della drammaturgia contemporanea che osa di più”.

Poi, proprio richiamata da Carlo Cecchi, rientra in Italia per “Sei personaggi in cerca d'autore” di Pirandello e “Tartufo” di Molière e lavora molto in bilico tra classici e drammaturgia contemporanea. Tra l’altro nel 2014 è diretta da Gabriele Lavia ne “I Pilastri della società” di Henrik Ibsen. È poi la protagonista di “Aiace” di Ghiannis Ritsos per la regia di Graziano Piazza, che ne ribalta i ruoli mettendo la donna al centro della ricerca dell'eroicità perduta, e per la sua interpretazione riceve una segnalazione ai Premi Ubu 2015. Ha lavorato con Federico Tiezzi nello splendido lavoro “Calderon” di Pier Paolo Pasolini, una co-produzione di Teatro di Roma e Fondazione Teatro della Toscana.

Venendo al presente, è in scena al Teatro Greco di Siracusa con “Le Troiane”. E’ un ritorno perché vi ha già recitato nell’opera “Coefore-Eumenidi”. Se dovesse definire il suo personaggio con tre aggettivi quali utilizzerebbe?
“Elena è libera, umana e vitale”

Viola GraziosiE quanto si riconosce in questo personaggio?
“Mi riconosco molto per la bellezza, non tanto per l’aspetto della vanità quanto perché è un polo di attrazione, di cui non è responsabile. Mi sono rivista in quella mia diversità di bambina dai capelli biondi lunghi che mia madre a Tunisi mi consigliava di nascondere sotto il cappotto. Ed è strano perché nella regia l’unico segno distintivo di Elena sono proprio i capelli lunghissimi rispetto alle altre donne, con l’accorgimento delle extension. Elena con la sua bellezza è una colpevole quasi involontaria.”

La sua carriera è in un sapiente equilibrio tra drammaturgia classica e contemporanea e la tragedia a mio avviso è il simbolo perfetto dell’unione dei due poli. Cosa ne pensa?
“Sono assolutamente d’accordo e in questo senso il personaggio di Elena è emblematico, incarnando la modernità del classico; più che attuale direi che è universale. Oggi potrebbe essere una donna in carriera che segue la passione per Paride, vivendo l’esperienza del tradimento ed incappando nella sua incostanza. Questa emerge nella sua arringa contro se stessa, nella quale si batte per l’etica della vita, come essere umano, con l’umiltà di chi si chiede chi fosse nel momento dell’azione. Chi si è impadronito di me? Cosa pensavo dentro di me quando ho tradito? Sono domande semplici che nel mito alludono agli dei e al daimon mentre oggi il riferimento è l’inconscio: la storia è cambiata ma le categorie per descrivere l’essere umano sono le stesse. In particolare in prima linea c’è il dolore che racconta l’essere femminile e l’esperienza dell’amore, quello maturo, che vivono Elena e Menelao, di accoglienza della debolezza dell’altro.”

Dopo Siracusa ha già nuovi progetti?
“Un monologo che debutterà al Napoli Teatro Festival, “Ancella” da “Il racconto dell’ancella” di Margareth Altwood, scritto a metà degli anni Ottanta, tornato alla ribalta dopo l’elezione di Trump per la protesta delle donne. Lo spettacolo, con la regia di Graziano Piazza, racconta un mondo distopico dove le donne sono emarginate perché il clima alterato ne ha ridotto la fertilità, qualità per la quale sono riconosciute nel loro valore dalla società. Le ancelle sono le poche donne fertili, vestite di rosso, una sorta di uteri viventi, le uniche titolate di diritti: sono ingravidate con una cerimonia ad hoc. Le donne blu sono invece le mogli dei generali di questo nuovo Stato; quelle verdi le donne attempate, una sorta di addestratrici; poi ci sono le ‘non donne’, quelle non fertili o le omosessuali che sono rinchiuse in una sorta di campi di concentramento. Il testo utilizza in un’interpretazione distorta alcuni versetti della Bibbia evidenziando come per le ancelle paradossalmente l’istituzione di questo paradigma di pensiero sia giusto. Nel testo si dice anche che le donne che verranno dopo faranno meno fatica perché non desidereranno quello che non si può desiderare, mentre molte donne attuali per sopravvivere da vittime si prestano al gioco del carnefice, diventando una sorta di guardiani-carcerieri. Il testo è interessante perché induce ad una riflessione sul senso di responsabilità, quale che sia la condizione nella quale ci troviamo.”

Per ora non ci sono nuovi programmi per il grande e il piccolo schermo, dove ha esordito al cinema con un ruolo da protagonista nel film “Le parole di mio padre” di Francesca Comencini, selezionato al Festival di Cannes nella sezione Un certain regard 2001. Tra l’altro nel 2014 è diretta da Pupi Avati nel film “Un ragazzo d'oro”. Sul piccolo schermo debutta nel 2002 con “Francesco” di Michele Soavi con Raul Bova. Prende parte a varie fiction televisive tra le quali “Distretto di polizia”, “Ho sposato uno sbirro” e “L'ombra del destino”. Nel 2014 fa la sua prima esperienza di doppiaggio prestando la voce a Anna Mouglalis nel film di Mario Martone “Il giovane favoloso”.

 

LE TROIANE
Opera di | Euripide
Traduzione | Alessandro Grilli
Regia | Muriel Mayette-Holtz
Drammaturgo | Cristiano Leone
Progetto Scenico | Stefano Boeri
Costumi | Marcella Salvo
Musiche | Cyril Giroux
Disegno Luci | Angelo Linzalata
Regista assistente | Mercedes Martini
Assistente per il progetto scenico | Anastasia Kucherova

Personaggi e interpreti (in ordine di apparizione)
Atena | Francesca Ciocchetti
Poseidone | Massimo Cimaglia
Ecuba | Maddalena Crippa
Taltibio | Paolo Rossi
Cassandra | Marial Bajma Riva
Andromaca | Elena Arvigo
Menelao | Graziano Piazza
Elena | Viola Graziosi
Corifea | Clara Galante
Capo coro | Elena Polic Greco
Chitarrista | Fiammetta Poidomani
Astianatte | Riccardo Scalia

Coro | Doriana La Fauci, Maria Baio, Maria Gabriella Biondini, Cettina Bongiovanni, Carmen Cappuccio, Irene Di Maria, Lucia Imprescia, Rosamaria Liistro, Giusy Lisi, Maria Verdi
Coro ADDA | Giulia Antille, Beatrice Barone, Priscilla Bavieri, Virginia Bianco, Simona Caleca, Irene Cangemi, Serena Carignola, Serena Chiavetta, Federica Cinque, Benedetta D’Amico, Simona De Sarno, Ambra Denaro, Adele Di Bella, Giorgia Greco, Federica Gurrieri, Irene Jona, Giorgina Kezich, Valentina Lo Manto, Sveva Mariani, Sara Mancuso, Vittoria Mangiafico, Ornella Matragna, Giulia Messina, Silvia Messina, Irene Mori,Arianna Pastena, Francesca Piccolo, Daniela Quaranta, Isabella Sciortino, Alba Sofia Vella, Francesca Vignali, Gaia Viscuso, Gabriella Zito
CGuardie di Taltibio | Riccardo Livermore, Davide Raffaello Lauro, Gabriele Rametta, Alessio Iwasa, Nicola Morucci, Andrea Pacelli
CGuardie di Menelao | Massimo Marchese, Francesco Piraneo, Salvatore Amenta

Date: Maggio 10/12/14/16/22/24/26/28/30, Giugno 1/5/7/9/11/13/15/19/21/23

 

Intervista di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio stampa Maya Amenduni
Sul web: www.indafondazione.org

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