Veronica Cruciani: la drammaturgia contemporanea, un organismo vivente che ha che fare con il tempo presente

Scritto da  Sabato, 06 Febbraio 2016 

Dal 3 al 7 febbraio al Teatro India Veronica Cruciani firma la regia di "Due donne che ballano" del drammaturgo catalano Josep Maria Benet i Jornet, con protagoniste Maria Paiato e Arianna Scommegna. L'interpretazione magistrale di due attrici di deflagrante potenza espressiva e carisma incontra, grazie ad una direzione registica asciutta e densa di sensibilità, la storia di due solitudini al femminile, di uno scontro acerrimo e crudo che scolorerà imprevedibilmente in amicizia, solidarietà e conforto reciproco, fino alla condivisione di un destino comune. In occasione delle repliche romane abbiamo incontrato la regista Veronica Cruciani per parlare di questo progetto, dei numerosi altri in cui in passato abbiamo apprezzato la sua cifra registica e di quelli che la coinvolgeranno nel prossimo futuro.

 

Due donne che ballanoCiao Veronica, è davvero un piacere incontrarti sulle pagine di SaltinAria in occasione del debutto romano del tuo nuovo lavoro registico, "Due donne che ballano" di Josep Maria Benet i Jornet, in scena al Teatro India dal 3 al 7 febbraio. Tre anni fa, nell'ambito della rassegna "In Altre Parole", avevi già presentato sempre all'India una lettura drammatizzata di questo stesso testo. Come è nato questo progetto e come hai lavorato sulla drammaturgia dell'autore catalano?
Josep Maria I Jornet è un autore molto famoso in Spagna; è considerato il padre del teatro catalano. Ho letto il testo in occasione della rassegna “In cerca d’autore”, organizzata da Fioravante Cozzaglio (produttore dello spettacolo) e Pino Tierno (traduttore del testo) per far conoscere a Roma testi di drammaturgia contemporanea internazionale. In generale leggo tanti testi di autori viventi, sia italiani che stranieri; sono sempre in cerca di storie nuove, inedite, da raccontare. Mi piace, mi diverte e mi appassiona raccontare storie che nessuno ha mai raccontato. La drammaturgia contemporanea spesso viene percepita come qualcosa di nicchia, fatta solo per gli addetti ai lavori, ma non è così. È un organismo vivente che ha che fare con il tempo presente. Mi impegno affinché la drammaturgia contemporanea sia popolare, ovvero possa essere seguita da un pubblico vario e vasto, possa abitare spazi nuovi, senza rinunciare all'alta qualità. Ma In Italia è difficile far produrre testi di drammaturgia contemporanea; infatti tutti i miei primi spettacoli li ho autoprodotti.

Protagoniste dello spettacolo sono Arianna Scommegna e Maria Paiato, due tra le più viscerali, intense ed ironiche attrici della scena contemporanea italiana, per un lavoro dunque prettamente al femminile. Come si è articolato l'incontro tra la tua regia e queste grandi interpreti?
Questo testo poteva essere interpretato solo da due attrici come Maria Paiato e Arianna Scommegna che in scena sanno essere credibili e intense, che nella recitazione non si preoccupano di mostrare ma di stare. Il cuore della pièce è proprio nella costruzione del rapporto tra queste due donne, che all’inizio si scontrano e poi si amano. Con le attrici ho dovuto tirar fuori in maniera chirurgica i sentimenti e le sfumature sottili e mutevoli che ci sono in questi personaggi e Arianna e Maria a ogni replica li restituiscono attraverso la loro stessa vita, per un teatro che io chiamo "vivo”.

Due donne che ballanoLo spettacolo traccia un ritratto amaro, onesto e senza fronzoli di un piccolo scorcio della nostra contemporaneità: puoi darci qualche anticipazione sulle vicende su cui si incentra la narrazione?
Questo testo è una storia intima, quotidiana, che racconta la solitudine di due donne, il loro sentirsi diverse e rifiutate dalla società. Non è un testo che ho scelto perché ha delle specificità formali ma perché racconta bene, con degli ottimi dialoghi, la storia di due donne qualsiasi, che da copione non hanno neanche un nome e che dentro una casa o all’interno di un ospizio vengono dimenticate, non ascoltate, ignorate da tutti.

Arianna Scommegna è già stata protagonista, accanto a Filippo Dini, Fulvio Pepe e Teresa Saponangelo, di un lavoro da te diretto e prodotto, "La Palestra", che segnava il debutto drammaturgico del romanziere Giorgio Scianna. Un lavoro asciutto, crudo e lacerante che conquistò il consenso caloroso di pubblico e critica. Che ricordo ne custodisci?
La palestra ha debuttato al festival In Equilibrio di Castiglioncello in una vera e propria palestra e poi ha girato nei teatri italiani. È andato molto bene, anche se avrebbe meritato di girare di più. Però era una produzione della mia compagnia e non avevo una grande forza a livello di distribuzione. L’ho realizzato tre anni dopo “Il ritorno” di Sergio Pierattini che era frutto di un lavoro sul campo realizzato con il metodo delle interviste fatto in due quartieri di Bergamo insieme a Mariagrazia Panigata, direttore artistico del Donizetti. Tornando a “La Palestra”, mi aveva molto colpito la storia scritta da Giorgio Scianna; lui è un romanziere ed era il suo primo testo teatrale. Tre genitori attendono di sapere perché sono stati convocati dalla preside della scuola dei propri figli. I figli si sono macchiati a soli quattordici anni di un reato ignobile, hanno stuprato una loro compagna di scuola. I genitori negano, difendono i figli, anche dopo aver avuto la prova inconfutabile dell'avvenuto reato. Diventano violenti al punto di uccidere la preside. Era la prima volta che mi misuravo con una storia realistica, avevo in precedenza fatto spettacoli epici, evocativi e mai realistici quindi è stato appassionante per me confrontarmi con questo nuovo linguaggio. Nel mio lavoro cerco sempre di trovare nuove sfide da affrontare.

Veronica CrucianiUn'esperienza che di recente ha segnato profondamente il tuo percorso artistico è stata indubbiamente la direzione artistica del Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma, dal 2013 al 2015, periodo durante il quale il piccolo teatro di cintura divenne un brillante polo culturale e sociale, prima di andare incontro all'insensata ottusità delle istituzioni. Un tuo punto di vista a posteriori su questa perigliosa avventura ed il suo epilogo?
Sono molto affezionata a quei luoghi, per questo ho voluto partecipare nuovamente al bando con una nuova squadra di lavoro, composta da professionisti che hanno una vocazione specifica sul contemporaneo e sulla gestione e sull’organizzazione di territori e spazi teatrali che si trovano in periferia. Primo fra tutti Ascanio Celestini, che conosco e con cui collaboro da tanti anni, poi ci saranno Giorgio Andriani, Antonino Pirillo e Federica Migliotti. Siamo primi nella graduatoria provvisoria e stiamo aspettando la conferma ufficiale. Mi dispiace vedere che i tempi di apertura di questi ex teatri di cintura ora rinominati Teatri in Comune siano cosi lenti; dovevano riaprire a Gennaio. Tenere un teatro chiuso significa perdere tutto il lavoro che è stato fatto negli anni con il pubblico, gli artisti, le associazioni del territorio, ecc… Il titolo del progetto è I luoghi dell’eccezione - le periferie del mondo. È un progetto che è in continuità con tutto il lavoro fatto nel passato, ma c’è anche un forte elemento di cambiamento. Oltre ad una dimensione cittadina e nazionale vorrei dare al TBQ per la prima volta un respiro internazionale e il progetto artistico si arricchirà rispetto al passato di altri linguaggi artistici oltre che teatrali come il cinema, l’arte visiva, la letteratura, la danza, la musica, l’antropologia, la filosofia e la pedagogia. Vorrei dare vita a un centro culturale che sia capace di programmare e fare attività artisticamente eccellenti e che sia contemporaneamente in grado di coinvolgere in maniera attiva e partecipata il quartiere.

Un'altra tua regia di grande successo è stata quella di "Peli", testo di Carlotta Corradi, interpretato da Alex Cendron e Alessandro Riceci, spettacolo che debuttò al Teatro Palladium per poi tornare in scena numerose volte, ad esempio ai romani Teatro Valle occupato e Teatro Argot Studio, e all'Elfo Puccini di Milano. Un inconsueto gioco meta-teatrale en travesti di grande ironia, concepito in occasione della rassegna “Nuove Drammaturgie in Scena”. Come nacque questa sinergia tra te e Carlotta e come si sviluppò questo irresistibile atto unico?
"Peli" ha debuttato appunto in una rassegna che prevedeva di affiancare un giovane drammaturgo a un regista di esperienza. Rassegna organizzata dall’Atcl Lazio insieme a Rodolfo di Giammarco. Carlotta ironicamente racconta sempre la nostra prima telefonata come qualcosa di molto traumatico per lei. Quando ci sentimmo lei aveva scritto solo una bozza del testo e la rassegna doveva svolgersi di lì a breve e io le dissi secca “la storia è bella ma dipende come la sviluppi. Scrivila ma se non mi piace non la metto in scena”. Mi fa molto ridere quando racconta questa storia e l’ansia che le è salita subito dopo questa telefonata. In verità poi la drammaturgia definitiva l’abbiamo ragionata insieme durante i numerosi provini che abbiamo fatto per cercare gli attori, almeno una cinquantina, e Carlotta l’ha finita durante i primi giorni di prova. Carlotta è una donna intelligente e ha talento e quindi abbiamo stabilito da subito un legame di complicità e di collaborazione. È stato molto divertente ma anche molto impegnativo perché non è un testo dalla narrazione classica; ha due principali piani di lettura e desidera rimanere ambiguo. Il suo punto di forza non è nella storia ma nella relazione tra queste due amiche di lunga data che, a causa del loro atteggiamento borghese, nascondono tutto quello che pensano veramente; si rappresentano, fingono. Abbiamo quindi dovuto lavorare per far emergere i significati del testo e il vissuto di queste due donne interpretate da due uomini, tutte le loro infinite sfumature dell’anima, dei loro sentimenti repressi e non espressi; capirli, analizzarli per poi nasconderli di nuovo come fanno i personaggi stessi. In battute molto brevi, monosillabi, c’erano talmente tanti sensi e tanto vissuto da dover esprimere che è stato necessario lavorare molto per rispettare questa complessità e non schiacciarla o banalizzarla. “Peli” continua a girare nei teatri da tre anni e anche quest’anno ripartirà da Sezze il 5 marzo.

Pre-AmletoLa collaborazione con Michele Santeramo ti vedrà portare in scena il "Preamleto", di cui hai curato la regia e che ha come protagonisti Massimo Foschi, Manuela Mandracchia, Michele Sinisi, Gianni D’addario e Matteo Sintucci. Dopo il debutto al Napoli Teatro Festival 2015, lo spettacolo è ora in tournée e approderà al Teatro Argentina di Roma dal 30 marzo al 10 aprile. Puoi raccontarci qualche dettaglio di questo lavoro?
Io e Michele desideravamo lavorare insieme e abbiamo ragionato e lavorato a lungo anche attraverso dei laboratori teatrali, per circa tre anni, sul tema del potere. La mafia e Provenzano sono stati l’ispirazione iniziale, la prima bozza del testo s’intitolava “Il giorno del signore”. Poi ci chiesero di presentare una riscrittura dell’Amleto in un festival al Franco Parenti curato da Claudia Cannella e Sara Chiappori e questo avvicinamento a Shakespeare ha spostato il lavoro in quella direzione, conservando però qualcosa di questi studi fatti in precedenza. Ad esempio la scenografia dello spettacolo è un bunker simile a quelli che costruiscono i capi mafia per nascondersi dalla polizia, oppure vengono usate parole come rispetto, onore, famiglia. Abbiamo personaggi seicenteschi con la consapevolezza del novecento, sanno che dopo questo Pre-amleto ci sarà l’Amleto e molti di loro sembrano conoscere cosa succederà dopo mentre altri sembrano avere dei dubbi sul ruolo che gli hanno assegnando.

Hai altri progetti in cantiere per il prossimo futuro?
Sto leggendo molti testi teatrali italiani e stranieri, ne ho trovati alcuni interessanti ma la mia ricerca proseguirà nel prossimi mesi. Spero che ci affidino in tempi brevi il Teatro Biblioteca Quarticciolo in modo da poter iniziare a lavorare.

 

DUE DONNE CHE BALLANO
di Josep Maria Benet i Jornet
traduzione Pino Tierno
regia Veronica Cruciani
con Maria Paiato e Arianna Scommegna
scene Barbara Bessi - musiche Paolo Coletta - luci Gianni Staropoli
Produzione Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano


Teatro India - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) 1, 00146 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684.000.346, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: tutte le sere ore 21, domenica ore 18
Durata spettacolo: 1 ora e 40 minuti

Intervista di: Andrea Cova
Foto di: Marina Alessi (foto di scena), Andrea Ciccalè (foto in posa)
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma; Antonino Pirillo, Ufficio stampa Veronica Cruciani
Sul web: www.teatrodiroma.net

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