Valeria Valeri, tanti auguri: l’attrice festeggia 95 anni l’8 dicembre

Scritto da  Martedì, 06 Dicembre 2016 

Valeria Valeri, una signora del teatro, una delle figure più importanti e prestigiose dello spettacolo italiano, compie 95 anni. In quasi 70 anni di carriera, ha recitato in teatro, cinema, radio e televisione. In teatro, soprattutto, si è cimentata in tutti i generi, dalla commedia brillante ai testi drammatici, dimostrando una grande versatilità. Una donna che oggi può dire di non avere altro progetto che godersi ancora un po’ la vita perché tutti i progetti che ha avuto li ha realizzati.

 

Ho raggiunto Valeria Valeri al telefono e quando ha saputo chi ero mi ha chiesto con grande garbo perché la cercassi, come se non fosse evidente né scontato che una giornalista cerchi una grande attrice per intervistarla. Mi ha detto che le faceva molto piacere e che si scusava per la voce affaticata perché non sta bene: una brutta caduta l’ha portata via dal palcoscenico. D’altronde dichiara subito che lei è vecchia e se non fosse stato per quell’incidente starebbe benissimo. E si avverte in Valeria, nata a Roma l’8 dicembre 1921, ancora molto entusiasmo.

Valeria ValeriUna volta che si sarà ristabilita quali sono i suoi progetti? Mi viene da chiederle spontaneamente a fronte di tanta verve. «Progetti pochi, ormai. Ho fatto così tante cose nelle mia vita che mi resta ben poco. Per il momento il mio obiettivo è guarire e poi voglio godermi ancora un po’ la vita, gioire del mio lavoro anche se credo che recitare non sarà più possibile. Quello no, non credo proprio». Aggiunge con un filo di malinconia che si interrompe subito perché è solo un capitolo che si chiude ma torna a sottolineare tutto l’entusiasmo e la soddisfazione che ha se guarda al proprio passato.

Nel novembre 2015 ha pubblicato la sua autobiografia intitolata Mi pare di averci capito - Minerva Edizioni - appunti di viaggio presi in modo scanzonato, ricordando gli episodi più significativi di una vita appassionata e di una lunga carriera.
Com’è nata quest’idea? «Credo che ad un certo momento”, mi ha risposto, “a tutti venga la voglia di scrivere della propria vita, verso la fine, per mettere ordine. Almeno per me è stato così. Ho avuto una vita talmente piena che ho sentito l’esigenza di riattraversarla idealmente. Ci sono così tanti episodi, incontri, tournée che ho dovuto necessariamente fare una sintesi.»

E guardando indietro che cosa vede? «A dire il vero solo cose gradevoli. Sono arrivata a essere nella Treccani e quando uno che fa il mio mestiere finisce nei libri, ha raggiunto il traguardo.»
Ripercorrendo insieme tutti questi anni la troviamo a 22 anni, a seguire i corsi di recitazione tenuti da Elsa Merlini, quando partecipa a un concorso per annunciatrice radiofonica indetto dalla Rai, classificandosi al 2º posto. Rinuncia però ad entrare alla radio, dopo il saggio di diploma, ed intraprende la carriera teatrale sin dalla stagione 1948-1949, nella Compagnia di Laura Carli, debuttando a Forlì (dove dal 1° dicembre 2015 è cittadina onoraria), nello spettacolo Caldo e freddo di Fernard Crommelynck. A partire dalla stagione 1950-1951 recita con Gino Cervi e Andreina Pagnani; entra a far parte, pochi anni dopo, della Compagnia del Teatro Stabile di Genova, recitando testi di Giraudoux, Cechov, Dostoevskij e, tra gli italiani, Bertolazzi, Diego Fabbri e Marco Praga. Nel 1958 avviene la svolta decisiva della carriera, sia professionale che personale: entra a far parte della celebre Compagnia Attori Associati, accanto a Ivo Garrani, Giancarlo Sbragia e con Enrico Maria Salerno; insieme a quest'ultimo ottiene i primi grandi consensi nel 1960, nello spettacolo Sacco e Vanzetti (dove interpretò il ruolo della moglie di Nicola Sacco) ed instaurò un sodalizio artistico e affettivo tra i più importanti della storia del nostro spettacolo. Da Enrico Maria Salerno ha avuto anche una figlia, Chiara, apprezzata attrice e doppiatrice. Nel 1968 recitarono insieme anche nella serie televisiva La famiglia Benvenuti (1968). Indimenticabile la sua partecipazione allo sceneggiato televisivo Il giornalino di Gianburrasca (1964) diretto da Lina Wertmuller, dove Valeria Valeri interpreta la madre di Giannino Stoppani (Rita Pavone). Ma è tra la fine degli anni '60 e i primi anni '70 che la Valeri conosce i maggiori successi, in coppia con Alberto Lionello nelle commedie brillanti Occupati di Amelia! di Georges Feydeau e L'anatra all'arancia di William Douglas-Home. Nella stagione 1977-1978 recitò con Gino Bramieri e Paola Tedesco nella commedia di Italo Terzoli ed Enrico Vaime Anche i bancari hanno un'anima e affrontò anche testi goldoniani come La vedova scaltra. Altro grande e importante sodalizio artistico è stato quello con Paolo Ferrari, recitando sui palcoscenici di tutta Italia con i testi Fiore di cactus di Barillet e Gredy, Vuoti a rendere di Maurizio Costanzo (1986), Sinceramente bugiardi di Alan Ayckbourn (1987), Senti chi parla di Derek Benfield (1989), Gin Game di Donald Lee Coburn (1990) e Love letters di A. R. Gurney. Attrice instancabile, dalla metà degli anni ‘90 continua a calcare i palcoscenici teatrali con dedizione, stavolta con commedie brillanti, sotto la direzione di Patrick Rossi Gastaldi, Giuseppe Cairelli e Claudia Della Seta, a partire da Colpo di sole di Marcel Mithois, diretta da Ennio Coltorti (1994), Il clan delle vedove e molte altre. Nel 2006, all'età di 85 anni, è tornata a recitare con Paolo Ferrari nella commedia di Costanzo Vuoti a rendere. Nel 2008 recita al fianco dei ragazzi di Amici di Maria De Filippi nel musical Portamitanterose.it. A vent'anni circa dalla loro prima interpretazione della commedia di Donald Coburn, nel gennaio 2012, la coppia Valeria Valeri e Paolo Ferrari torna ad interpretare la commedia Gin Game, in un nuovo allestimento diretto da Francesco Macedonio. A ottobre 2012 è in scena al Teatro Ghione di Roma nello spettacolo L'isola che non c'è, scritto e diretto da Guido Governale e Veruska Rossi. Accanto a lei i Piccoli per Caso, la prima Compagnia in Italia di bambini professionisti, giovanissimi talenti tra i 10 e i 15 anni. Nel 2012 le viene assegnato il premio Alabarda d'oro per il teatro. Sempre nello stesso anno, è al quarto anno di repliche (debutto al Teatro Ghione nel 2009) con lo spettacolo teatrale Le fuggitive, in scena con Milena Vukotic e con la regia di Nicasio Anzelmo. A dicembre del 2015, torna nuovamente in teatro con Love letters, questa volta accanto a Giancarlo Zanetti, che la vedrà protagonista fino a maggio 2016. A 95 anni, Valeria Valeri è ancora sulla scena come pochi altri attori italiani, quali Elio Pandolfi, Gianrico Tedeschi e Franca Valeri, quelli con i quali ha tenuto a battesimo la televisione.

In questo ventaglio di attività cosa ricorda di più e cosa sente che le appartiene maggiormente? «Sicuramente il teatro al quale ho dato tutta me stessa, essendo pienamente ricambiata. La televisione mi ha dato notorietà e popolarità ma un attore deve stare in scena. Di cinema ne ho fatto pochissimo perché non c’era il tempo. La mia è stata davvero una vita in tournée: l’inverno non ero mai a casa. Sono stata fuori fino a 5-6 mesi. Era la vita classica dell’attore, quella di un tempo.»

Valeria ValeriCosa rimpiange di quel mondo e di quel modo di vivere? «Non ho rimpianti. Ricordo soprattutto quel senso di mutevolezza per adattarsi alla quale occorre avere l’anima del girovago, per il quale la casa è importante ma non è il nido, il rifugio.»

Si trova però un’altra casa, quella della compagnia. Bisogna amare la vita in comune? «Quella è molto effimera proprio perché non è mai stabile.»

Di tanti personaggi interpretati ce n’è uno che sente maggiormente?
«Certamente» - sento che non ha dubbi e non si scherma come fanno in molti dicendo che sono tutti importanti…- «è Ondine di Giraudoux (dramma in tre atti scritto da Jean Giraudoux, nel 1939). L'autore, nello scrivere l'opera, si ispirò al racconto dello scrittore tedesco Friedrich de la Motte Fouqué, Undine, del 1811) che ho interpretato al Teatro Stabile di Genova.»
Che cosa l’attrae di questo personaggio? «Il carattere, la fisicità, la forza d’animo e la tenerezza insieme…»
La complessità? «Sì ecco, proprio così. Lei ha capito cosa intendo», aggiunge e sento che la mia osservazione in fondo banale apre le porte ad un’intesa, come se le nostre distanze si accorciassero.

Torna sul suo libro, su quel cumulo di ricordi e allora, ripensando al titolo, le chiedo Crede o è sicura di aver capito? E a cosa allude?
«Senz’altro. Ho capito» - ma in quel capire c’è il sentire della vita, non un vezzo intellettuale – «perché non mi sono mai tirata indietro e ho affrontato la vita lancia in resta.»

Se le chiedessi di lasciare un messaggio ai giovani, soprattutto a chi vuole fare l’attore?
«Mi sento di invitare chiunque a riflettere bene su cosa voglia fare realmente perché il lavoro è parte integrante della vita. Bisogna scegliere con cura perché senza lavoro la vita non esiste.»

E l’amore che posto ha?
«L’amore è birichino, va e viene. Non bisogna prenderlo sul serio perché non è una cosa seria. E’ mutevole e cambia da un momento all’altro. Proprio da un giorno all’altro», insiste ancora e mi pare di vederne il sorriso disteso, soddisfatto, appena ironico ma non troppo.
Probabilmente intuisce la mia esitazione e un interrogativo che non si verbalizza e aggiunge. «Dalla voce sento che ha troppi pochi anni per fare bilanci. L’amore si comincia a pensarlo quando si arriva a sessant’anni.» Prima evidentemente si vive e basta, sempre in scena, lancia in resta.

 

Intervista di: Ilaria Guidantoni

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