Tiziana Foschi: debutto a Roma con “Lettere di Oppio”, il nuovo testo di Antonio Pisu

Scritto da  Giovedì, 11 Dicembre 2014 

Tiziana Foschi torna in teatro con il nuovo testo del giovane autore Antonio Pisu “Lettere di Oppio”, che debutta a Roma dal 9 al 14 dicembre al Cometa Off. Attrice estremamente versatile, Tiziana Foschi qui nelle vesti della protagonista, la signora Wellington, spazia dal comico al drammatico, dando corpo a una donna particolarmente intensa. Il testo di Antonio Pisu ci accompagna in un’epoca affascinante, parlandoci di dinamiche tra esseri umani eterne nel tempo. Una storia sempre attuale, narrata con taglio moderno, che fa divertire, riflettere e appassionare. Accanto a Tiziana Foschi sul palco troviamo l’autore Antonio Pisu, nei panni del giovane maggiordomo.

 

Partiamo dal testo: com'è caduta la scelta su questo testo e qual è la metafora dell'oppio in quel contesto? L'argomento è solleticante nella letteratura e citato spesso in quel periodo, da Baudelaire a Verlaine e la sua fée verte, che in effetti era l’assenzio in concentrazioni quasi allucinogene, fino ovviamente a De Quincey e alle sue "Confessioni di un fumatore d’oppio".

Per quanto riguarda questa prima domanda, credo sia più esplicativa una risposta dell’autore Antonio Pisu, secondo il quale "la scelta della parola oppio rimanda al periodo in cui è ambientata la pièce. La guerra dell'oppio, durata quasi vent'anni tra Inghilterra e Cina, fa da sfondo a una vicenda che coinvolge una nobildonna inglese e il suo maggiordomo (a sua volta oppiomane). Secondo me è un'immagine potente il fatto che più di cent'anni fa due super potenze mondiali combattessero per il monopolio commerciale di quella che oggi è considerata una droga. Oggi lo fanno per il petrolio ma poco cambia; entrambe infatti sono risorse di cui l'uomo usufruisce".
Quando qualche mese fa ho letto questo testo ho avuto un vero colpo di fulmine. Da tempo cercavo una storia che il pubblico potesse sintetizzare nella parola “deliziosa” ed è proprio questa parola che ripetono i commenti dei più all’uscita del teatro o il mattino dopo sui social network.
Nell’Ottocento a Londra frequentare le “oppierie” era abitudine diffusa e quando l’oppio entra attivamente anche nella storia tra il maggiordomo e la signora borghese, saltano tutti i riti formali propri della loro differenza di classe sociale, di uomo-donna, di età. L’oppio dà la possibilità a questa storia di insinuare verità nascoste e il tema costante della solitudine che attraversa tutta la commedia; tutto ciò con grande ironia e molto divertimento per il pubblico.

Qual è il messaggio sulla comunicazione che passa? E' tra l'altro un argomento di grande interesse anche per noi visto che la comunicazione nell'era di Internet ha cambiato decisamente i nostri rapporti. Qui c'è l'oggetto materiale, la lettera, che resta ma che può essere impugnata, in un rapporto quasi fisico.

Il mio personaggio è una donna che vive di un rapporto epistolare con il marito partito molti anni prima per la guerra. La scrivania, i fogli e l’inchiostro sono il suo unico collegamento con l’esterno: “una nerd dell’Ottocento”. La comunicazione diventa ossessione per scuotere la propria esistenza, perdendo via via l’odore delle cose...ma ad un certo punto quell’odore riaffiora, prepotente, e allora si sconvolgono di nuovo i ruoli e le certezze dei due protagonisti.

La corrispondenza, che nella tradizione è emblematicamente quella uomo-donna intesa come corrispondenza d'amore, mette in luce anche differenze psicologiche e una dialettica singolare nella relazione: cosa emerge nel testo? E qual è stato l'impegno e lo sforzo nella restituzione interpretativa?

La comunicazione epistolare con il marito, per il mio personaggio, è, dopo tanti anni, la sostituzione di una quotidianità, perfino nell’affettuosità fisica, sebbene resti l’uso del ‘voi’ e, a mio parere, è molto divertente questo contrasto di intimità, confidenza, con una forma espressiva per noi obsoleta. Non ci sono “faccine”, né “emoticon” da digitare, ma ammiccanti svolazzi grafici e una “manina gratta schiena” pilotata dal solerte maggiordomo, per essere ispirati. Parlare di uno sforzo interpretativo mi sembra eccessivo, perché io mi sento molto più incline a ritmi ottocenteschi che a quelli in cui sono costretta a vivere, è stato piuttosto un “entusiasmo interpretativo”, mi sono regalata una vacanza, mettiamola così.

Ci racconti il lavoro dell'attore su questo testo, le difficoltà, gli aspetti stimolanti e le sfide. In particolare mi interessa il lavoro che è stato fatto sulla voce e sul corpo.
Il nostro regista Federico Tolardo ha voluto creare una sorta di grande coreografia narrativa dove i rapporti si evolvono, degenerano, al ritmo “clack clock” delle porte e due protagonisti che si muovono dentro un enorme ingombro scenico fatto di libri che diventano, di volta in volta, sedute, scrittoi e totem che nascono improvvisi ad intralciare volutamente l’uso dello spazio. Parole e fogli dappertutto rendono il palco un luogo lunare o se vogliamo restituiscono al teatro la sua unicità, quella di essere un luogo della mente. La difficoltà della gestualità è ovviamente legata al periodo storico e ai ruoli sociali dei protagonisti, ma soprattutto è legata alla difficoltà di questa originalissima scelta scenica.

 

Tiziana Foschi torna in teatro con il nuovo testo del giovane autore Antonio Pisu “Lettere di Oppio”, a Roma dal 5 al 7 dicembre al Teatro Tor Bella Monaca e dal 9 al 14 dicembre al Cometa Off.
“Quest’anno avevo bisogno di muovere ancora la mia esistenza: i miei primi 50 anni – afferma Tiziana Foschi – e cosa potevo regalarmi di più dinamico se non un nuovo progetto teatrale? In un periodo storico che si beffa di tutte quelle che sono state le nostre certezze, come rimanere inermi? E allora mi sono detta che la ricetta giusta per un nuovo debutto fossero “parole nuove”. O parole vecchie con nuove combinazioni.
Antonio Pisu, (col quale avevo già lavorato in qualità di attore) non aveva ancora compiuto 30 anni quando mi parlò della sua commedia. Un ragazzo.
A cui però interessava raccontare di un periodo storico lontano dal nostro, di una guerra tra Inghilterra e Cina che pochi conoscono, di un rapporto tra un uomo e una donna che hanno le stesse problematiche profonde della contemporaneità ..
Mi piaceva. Poteva funzionare.
Mi ha meravigliato come un ragazzo possa sentire l’urgenza di parlare della solitudine profonda tra gli esseri umani.
Siamo a ridosso della rivoluzione industriale, la parola operaio si affaccia prepotentemente nella società inglese del 1860, a Londra s’inaugura la prima metropolitana e da questo momento per il mondo la parola COMUNICAZIONE sarà il vademecum del progresso. Eppure gli uomini e le donne oggi sentono quell’ancestrale solitudine ingigantirsi “ho tremila contatti e nessuno che mi abbracci”....
Ecco.
Mi interessava indagare, approfondire e ancora ironizzare sulla parola comunicare. Io in questi 50 anni ho usato tutti i mezzi che ho incontrato, la scrittura, il teatro, la televisione, a volte il cinema e la radio, molto più spesso i bar, gli scompartimenti dei treni, le veglie in campagna...ora i social.
Forse un giorno gli antropologi diranno ‘l’uomo ha cercato in tanti modi un rapporto con il suo habitat, poi è entrato in face book ed ha incominciato ad esistere’.
E’ una commedia dove si lavora sull’attore, sul corpo, sul non detto. Dove si suda come nei veri mestieri, finalmente”.

1860: il Regno Unito, a causa delle dispute commerciali per l'oppio, è in guerra con la Cina da diciotto anni. A Londra Margaret Wellington, una nobildonna devota ai suoi abiti eleganti, attende con ansia, ormai da diversi anni, il ritorno dal fronte del marito George. A farle compagnia, nelle sue lunghe giornate di attesa e false speranze, c’è Thomas, un giovane, cinico ma fidato maggiordomo, il cui compito è quello di rassicurare costantemente Margaret, leggendo e interpretando, in maniera piuttosto eccentrica e su richiesta della donna, la corrispondenza del marito in guerra. Quello che la signora Wellington ignora è che il marito è deceduto, ma Thomas, per paura di perdere il lavoro, le legge delle finte lettere scritte da lui stesso.
In un gioco continuo tra sogno e realtà i pensieri dei due protagonisti si scontrano, si intrecciano, si sfidano, instaurando un rapporto intimo, divertente, ironico, ma soprattutto profondo.
Thomas però, sentendo il peso della menzogna, non sa come rivelare la verità alla donna di cui si è intanto innamorato. Margaret, dal canto suo, non è così candida e ingenua come sembra e a questo punto i ruoli s’invertono…
La regia è di Federico Tolardo, i costumi sono di Gisa Rinaldi, le scene di Tiziana Massaro, il disegno luci di Marco Macrini, l’organizzazione di Antonella Lepore, la produzione Vitamina T.

 

Teatro Cometa Off - via Luca della Robbia 47, Roma (Zona Testaccio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/57284637
Botteghino: dal martedì al venerdì dalle 15 a inizio spettacolo, sabato e domenica dalle 16 a inizio spettacolo, lunedì riposo

Intervista di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio stampa Monica Brizzi

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