Tindaro Granata: le istantanee di vita di "Antropolaroid", tra tradizione e ricerca drammaturgica

Scritto da  Lunedì, 19 Gennaio 2015 

E' andato in scena al Teatro dell'Orologio, nell'ambito della ricchissima seconda stagione di drammaturgia contemporanea offerta da Dominio Pubblico, il primo spettacolo firmato ormai quattro anni fa da Tindaro Granata, giovane attore, drammaturgo e regista siciliano ancora purtroppo poco conosciuto sui palcoscenici romani, ma già esaltato da pubblico e critica ovunque la sua arte abbia avuto l'opportunità di farsi scoprire e far innamorare gli spettatori. "Antropolaroid" è un magico collage di istantanee di un'esistenza, incollate con straordinaria intensità, poliedricità e forza espressiva, in un monologo che è piuttosto un vorticoso incontro di personaggi attraverso il susseguirsi del tempo e delle generazioni.

 

ANTROPOLAROID
di e con Tindaro Granata
scene e costumi Margherita Baldoni e Guido Buganza
rielaborazioni musicali Daniele D’Angelo
suoni e luci Matteo Crespi
Premio della giuria popolare della “Borsa Teatrale Anna Pancirolli”
Premio “ANCT” dell'Associazione Nazionale dei Critici nel 2011
Premio Fersen in qualità di “Attore Creativo” nel 2012

 

La caratteristica che colpisce maggiormente nel teatro di Tindaro Granata è la dirompente empatia che riesce ad innescare con lo spettatore, instaurando un dialogo le cui intenzioni si percepiscono autentiche, sincere, dense di passione per il proprio mestiere e di un insopprimibile desiderio di condividere questa passione con coloro i quali si accostino ai suoi spettacoli con spirito aperto e ricettivo. Questa caratteristica, preziosa e rarissima, coniugata con uno stile drammaturgico già straordinariamente a fuoco e personale nonostante la giovane età, con una freschezza interpretativa travolgente, un'energia inesauribile ed un entusiasmo galvanizzante, rendono "Antropolaroid" una incantevole perla tutta da scoprire e custodire con cura. Non stupisce affatto pertanto il tripudio di premi che hanno salutato questo debutto, tra i quali annoveriamo il Premio “ANCT” dell'Associazione Nazionale dei Critici nel 2011 ed il Premio Fersen in qualità di “Attore Creativo” nel 2012.

In "Antropolaroid" Tindaro riavvolge, con una calibratissima miscela di commovente nostalgia e ironia contagiosa, il nastro della propria memoria familiare, ritornando alle radici della sua Sicilia, abbandonata - ma mai rinnegata - per inseguire il sogno di diventare attore e conoscere lo sfavillante mondo del cinema. Ed ecco dunque comparire dinanzi a noi legami affettivi, dolorose esperienze di vita che si intrecciano loro malgrado con la Storia e con la longa manus dello strapotere mafioso che tutto può e nulla rispetta, passioni trascinanti, nascite e morti, un racconto toccante proprio perchè vivido, privo di filtri o mediazioni, regalatoci con un'onestà trasparente.

Tutto questo prende corpo ed anima senza l'ausilio del benchè minimo artificio scenografico. Una sedia, un drappo bianco, un cardigan che in un batter di ciglia si trasforma in velo, mantella e infiniti altri accessori, null'altro; tutto è affidato al talento viscerale del giovane autore-regista-interprete che ci presenta in rapidissima successione: il bisnonno Francesco, impiccatosi di fronte alla scoperta di un tumore incurabile; la bisnonna, rimasta sola e incinta, a bestemmiare sulla tomba del marito ma rigorosamente senza darlo a vedere all'invadente occhio del pettegolezzo; la "fuitina" con cui il nonno Tindaro e la moglie Maria Casella si ribellarono alle convenzioni sostenuti da un amore incoercibile; la nascita del padre Teodoro ed il suo emigrare in Svizzera alla ricerca di un'opportunità e di un proprio spazio nel mondo; finalmente la nascita del nostro Tindaro, la sua partenza per il servizio militare dove incontra il giovane Tino - suo amico di infanzia e nipote del boss Badalamenti - che sceglierà il suicidio dopo che il padre sarà indagato per delitti di mafia; infine il caparbio desiderio di Tindaro di realizzare le proprie aspirazioni artistiche.

Un viaggio esistenziale che percepiamo come nostro e al quale aderiamo senza riserve, lungo l'intero incedere del monologo con il suo ritmo al fulmicotone. Granata recupera la tradizione archetipica del "cunto" legato alla trasmissione orale, la destruttura e, plasmando un dialetto siciliano fortemente evocativo, la utilizza come fondamenta per erigere un'intelaiatura drammaturgica moderna ed originale.

"Antropolaroid" è un'opera di rarissima potenza creativa ed emozionale; in attesa di accogliere a Roma anche il secondo lavoro dell'artista siciliano, "Invidiatemi come io ho invidiato voi", e di scoprire le tappe successive del suo percorso teatrale, conosciamo meglio Tindaro Granata con un'intervista in cui si racconta a trecentosessanta gradi, con tutta l'ironia, la gentilezza e l'entusiasmo che lo contraddistinguono.

 


Intervista di: Andrea Cova
Grazie a: Giulia Taglienti, Ufficio stampa Dominio Pubblico
Sul web: www.teatroorologio.com - www.dominiopubblicoteatro.it - www.proximares.it

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