The Houseboy: un Natale di sesso, amore e morte al Colosseo Nuovo Teatro di Roma

Scritto da  Mercoledì, 29 Dicembre 2010 
The Houseboy

Ritorna al Colosseo Nuovo Teatro lo spettacolo che, con la sua miscela di sesso, romanticismo e tormentata perversione ha appassionato e scandalizzato il pubblico romano nello scorso mese di maggio: “The Houseboy”, ispirato al film omonimo di Spencer Schilly, attraverso un vortice di emozioni e la progressiva liberazione da ogni freno inibitorio conduce lo spettatore sino alla catarsi di un amore puro, semplice e tenero. Abbiamo incontrato il regista Massimo Stinco e i due protagonisti Riccardo Bergo e Simone Marzola per avere qualche indiscrezione su questo spettacolo controverso ed assolutamente intenso.

 

 

Ricky (interpretato da Riccardo Bergo) è un houseboy. Cos’è un houseboy? Un ragazzo giovanissimo, in questo caso ventenne, che lavora alle dipendenze di una coppia gay matura e benestante per i quali svolge le mansioni domestiche e costituisce un grazioso giocattolino da coccolare ogni qual volta se ne abbia voglia. Peccato che, dopo un anno di menage-a-trois, Simon e DJ abbiano deciso di sbarazzarsi di Ricky, tanto che al ritorno dalle vacanze natalizie hanno in programma di rimpiazzarlo con un altro ragazzo più giovane e stuzzicante. Ascoltando fortuitamente una conversazione tra i due, il protagonista scopre così che il suo “idillio familiare” sta per andare in frantumi, lui che nella coppia aveva trovato un affetto sincero dopo che la madre e la sorella lo avevano bruscamente allontanato a seguito del suo coming out. Questa scoperta innescherà la ricerca spasmodica di qualcuno che colmi la solitudine lacerante che invade il suo spirito, portando però esclusivamente ad una spirale di sesso sempre più torbido, meccanico e violento. Un barlume di speranza è però sempre pronto a brillare, specialmente alla vigilia di Natale: per Ricky questa opportunità di rinascita è rappresentata da Blake (interpretato da Simone Marzola), un suo coetaneo incontrato casualmente durante una passeggiata; superati i primi malintesi e timidezze, tra i due sboccerà un sentimento autentico, delicato e romantico che cancellerà definitivamente lo squallore del passato di Ricky e gli concederà finalmente il tanto desiderato riscatto dal suo destino di sofferenza e abbandono.

 

Ecco cosa ci hanno raccontato il regista Massimo Stinco e i due protagonisti principali durante una chiacchierata cordiale davanti a un caffè, poco prima dell’inizio dello spettacolo.

Massimo StincoA distanza di sette mesi “The Houseboy” ritorna sul palcoscenico del Colosseo Nuovo Teatro dopo il successo riscosso nel mese di maggio. Lo spettacolo costituisce la rielaborazione drammaturgica del film americano, scritto e diretto nel 2007 da Spencer Schilly. Come è nata l’idea di questa trasposizione teatrale?

Massimo Stinco: Intanto amo il cinema da morire e probabilmente se avessi avuto i mezzi e se non fossi nato a Firenze, mi sarebbe piaciuto cimentarmi con questa arte; il teatro si riesce a fare più agevolmente, bene o male la parrocchietta, il palcoscenico del dopolavoro ti permettono di iniziare questo percorso. Dedicarsi al cinema è decisamente più complesso e richiede mezzi produttivi ben più consistenti: forse avrei dovuto fare cinema perché adoro questo mezzo espressivo ed inoltre inizialmente mi dicevano spesso che i miei spettacoli erano fortemente cinematografici, il che mi gratificava parecchio e mi faceva pensare che potesse essere uno sbocco naturale per il mio lavoro. Quindi non è neanche la prima volta che traggo ispirazione da un film e quando ho visto “The Houseboy” mi ha colpito soprattutto il contrasto tra una trama ai limiti della perversione e l’atmosfera natalizia in cui è ambientata, tra la festa, il rispetto della tradizione e le consuetudini familiari da un lato e queste situazioni estreme dall’altro. Infatti non a caso proprio la sera della vigilia di Natale si verifica una delle scene più forti di tutto lo spettacolo. Tra l’altro il film in origine non era così forte e l’autore non si è trovato d’accordo con alcune scelte che ho perseguito nella mia rielaborazione drammaturgica: infatti negli Stati Uniti, dove porterò in scena la pièce tra poco più di un mese, probabilmente dovrò alleggerire taluni aspetti, avvicinandomi molto di più alla trama originale del film. Ad esempio, secondo Spencer Schilly, Ricky non è mai partecipe ma esclusivamente spettatore di tutte queste sequenze mentre io non sono assolutamente di questo parere e ho perciò voluto comunicare questo senso quasi di masochismo inconscio che invece lui non ha voluto attribuire al suo personaggio. A questo proposito ad esempio mi è stato raccontato che, quando ha visto le foto dell’attore che interpretava Ricky con la maschera di pelle nera calata sul volto, ne è rimasto scioccato poiché non vi riconosceva il protagonista della sua storia. Inoltre nello stesso periodo desideravo mettere in scena uno spettacolo che parlasse di escort, o comunque di ragazzi a pagamento e sesso promiscuo, e l’intreccio narrativo della pellicola si prestava bene ad affrontare queste tematiche; io continuo a sostenere che il film fosse decisamente carino anche se a molti non è piaciuto assolutamente ed è stato accolto da critiche piuttosto pesanti.

Riccardo Bergo e Massimiliano FrateschiLo spettacolo descrive il percorso di crescita di Ricky, un giovane ragazzo gay di appena vent’anni che, partendo dalla condizione di houseboy di una coppia matura benestante, ricerca l’amore in incontri di sesso sempre più fugaci e promiscui. La messa in scena è a tratti estremamente cruda e realistica, quali sono state le reazioni degli spettatori di fronte alle scene di sesso più esplicite?

Massimo Stinco: Guarda, la reazione è stata nettamente diversa nelle due città in cui sinora abbiamo portato in scena lo spettacolo, Milano e Roma. A Milano lo spettacolo è stato accolto benissimo in occasione della sua anteprima nazionale alla rassegna di teatro omosessuale Liberi Amori Possibili; al di là della risposta di pubblico c’è stata parecchia gente che è rimasta sinceramente colpita, ci ha aspettato fuori ed è addirittura rimasta impressionata dal mio personaggio che rimane in scena solamente tre minuti e mezzo. Quindi degli spettatori estremamente attenti, ragazzi giovani, ragazze, non apparentemente tutti gay, non vorrei che ci fosse esclusivamente un pubblico gay anche se mi rendo conto che possa essere maggiormente attratto da questa tipologia di spettacolo. Là a Milano mi è sembrato di vedere un pubblico notevolmente eterogeneo, contento e totalmente tranquillo da questo punto di vista. Qui a Roma ciò purtroppo è accaduto secondo me in misura molto minore: proprio l’altra sera in una chat, non mi vergogno a dirlo, un ragazzo mi ha detto di aver visto il mio spettacolo e di averlo trovato del tutto riprovevole denigrandolo con affermazioni che mi hanno colpito per la loro ostilità, del tipo “il mondo omosessuale a volte dovrebbe sotterrarsi e, dopo il tuo spettacolo, dovrebbe scavare ancora più in profondità”, oppure “non ho bisogno di venire a teatro per vedere cose al vento” e storie simili. Secondo me, se una persona fa osservazioni di questa natura, è solo perché si è sentito infastidito e punto nel vivo. Invece oggi pomeriggio sono stato alla Libreria del Cinema e la proprietaria, che non mi conosceva, quando le ho consegnato dei volantini promozionali, è rimasta molto incuriosita dal fatto che lo spettacolo fosse vietato ai minori di diciotto anni e mi ha domandato con vivo interesse come Roma l’avesse accolto. L’anno scorso dovevo fare uno spettacolo sulla storia di un prete gay: a Milano l’ho fatto con una tranquillità estrema ed anzi mi fu detto che forse avrei potuto renderlo anche un po’ più forte, mentre qui a Roma non mi è stato proprio consentito di metterlo in scena.

Simone Marzola: In realtà io credo che certe scene dello spettacolo siano anche leggere rispetto a quello che succede in determinati ambienti quali noi rappresentiamo, che sono molto estremizzati ovviamente. E secondo me quello che c’è in scena è enormemente più leggero rispetto a quello che magari c’è in giro nella realtà. Poi c’è anche la cosa carina di un finale positivo e romantico, il che nella realtà difficilmente si realizza.

Massimo Stinco: In definitiva il finale valorizza ed esalta la semplicità, l’amore, un rapporto omosessuale basato su presupposti ben diversi dalla semplice attrazione sessuale. Una cosa molto importante che non ho ancora sottolineato a sufficienza è il fatto che questo spettacolo nasca dalla mia esperienza americana perché, sebbene storie di questo tipo accadano anche nel nostro paese, sicuramente oltreoceano la situazione è decisamente più esasperata. Siamo a New York, siamo in una metropoli americana e per esperienza diretta ho avuto modo di constatare che è veramente pieno di gente che conduce una doppia vita, di giorno rispettabili professionisti con adorabili famigliole al seguito, di notte pronti a sfogare qualunque fantasia sessuale, anche il giorno della vigilia di Natale subito prima di scartare i regali sotto l’albero, proprio come viene raccontato nello spettacolo. Quando qualcuno mi accusa di aver esagerato, io quindi gli rispondo sempre che, rispetto ad un certo tipo di atmosfere che si respirano in America, la vicenda che porto in scena risulta fin troppo edulcorata.

Riccardo BergoRispetto alle repliche di maggio, la pièce è stata parzialmente modificata con l’aggiunta di alcune scene. Puoi darci qualche indiscrezione al riguardo?

Massimo Stinco: Nella prima versione teatrale mancavano alcune sequenze che avevo eliminato dalla sceneggiatura ma, quando ho fatto una lettura pubblica negli Stati Uniti lo scorso agosto seguendo maggiormente il testo originale della sceneggiatura del film, ho avuto modo di constatare che queste scene piacevano tanto e quindi ho pensato di utilizzarle. Mi sembra anche che si siano integrate in maniera armonica col resto della rappresentazione, anche se io le ho declinate in una chiave maggiormente drammatica rispetto al film perché è un po’ il mio genere, la mia cifra stilistica. Ad esempio la scena dell’orgia in cui si mescolano droga, sesso e figure completamente stravolte dallo stordimento dei sensi secondo me è venuta molto bene; in particolare il personaggio di Dominic, che nel primo allestimento mi deluse un po’ come prestazione perché secondo me non avevo trovato l’attore giusto, obiettivo che invece credo di aver raggiunto questa volta, dovrebbe essere veramente un po’ diabolico, fuori di testa. Nel film ritorna diverse volte in scena e poi organizza questo festino estremo; nello spettacolo ho voluto che si ripercorressero questi passi ed è una sequenza molto espressiva poiché il protagonista Ricky la notte della vigilia di Natale, dopo aver appena sentito la sorella, dopo aver ricevuto la telefonata di auguri di Simon (uno dei due “padroni di casa” dell’houseboy, ndr), per sfuggire a una solitudine lacerante si lascia irretire dalla proposta di trascorrere del tempo assieme a Dominic finendo in questo modo in un vortice drammatico che costituisce già un’anticamera del suicidio. Un gesto estremo che per fortuna però non accadrà.

Un’altra novità è rappresentata poi da un nuovo personaggio (quello di Justin, interpretato da Emanuele Arciprete ndr) molto affascinante che ha raccolto notevoli consensi, non si esprime neanche in italiano ma ha sicuramente catturato l’attenzione del pubblico.

Simone MarzolaUn altro significativo elemento di novità è rappresentato dal cast, quasi integralmente rinnovato…

Massimo Stinco: Un aspetto significativo di questo cast che mi piace sottolineare è che sia in netta maggioranza costituito da attori eterosessuali, sebbene questo possa apparire paradossale in uno spettacolo di questa tipologia. Questa è anche una novità interessante, mi piace l’idea dell’attore che interpreta un ruolo profondamente diverso dalla propria natura in maniera credibile e appassionata. A questo proposito mi sento decisamente di ringraziarli perché si sono resi molto disponibili impegnandosi al massimo nonostante le inevitabili difficoltà iniziali. Mi sembra però che in linea di massima non si siano affatto risparmiati e credo che questo non sia da tutti; generalmente l’attore italiano, a causa di quel provincialismo che un po’ ci contraddistingue, è sempre un pochino più restio di fronte a certe sequenze, che forse avrei anche voluto rendere addirittura più estreme.

Simone Marzola: Stop, forse meglio frenare un minimo (ridendo di gusto, ndr)

Massimo Stinco: Devo dire che Simone ha collaborato tantissimo poiché crede fortemente a questo spettacolo, è colui che cerca di contenermi ma in realtà non ci è riuscito. Quando è arrivato alla sua prima prova è entrato proprio nel momento in cui si provava la scena dell’orgia e, inizialmente imbarazzato, ha cercato di armeggiare un po’ col cellulare e poi mi ha guardato con uno sguardo sorridente di resa. Invece per fortuna ho lui (Riccardo Bergo ndr) che mi ha assecondato di più.

Simone Marzola: In realtà l’anno scorso ti dissi che secondo me avresti dovuto anche osare di più per spiegare i motivi più profondi del progetto suicida del protagonista.

Massimo Stinco: Ma secondo me uno degli aspetti più originali di questa scena dell’orgia è il fatto che neppure si sappia fino in fondo se è vera o solamente un incubo, frutto della fantasia allucinata di Ricky; comunque ripeto, può essere già una forma di suicidio, di tentativo di suicidio, questa scena che lo travolge totalmente.

Simone Marzola e Riccardo BergoNei ruoli dei due protagonisti troviamo Simone Marzola (una delle poche conferme del cast precedente, che avevamo visto in scena anche in altri lavori precedenti della compagnia NoirDesir, come il drammatico “Cuoremio”) e Riccardo Bergo (che dal ruolo secondario di uno dei tanti amanti di Ricky passa proprio a quello del protagonista). Riccardo come hai affrontato questa nuova avventura?

Riccardo Bergo: E’ stata un’idea che abbiamo avuto assieme, ho detto a Massimo che mi sarebbe piaciuto moltissimo cimentarmi col ruolo del protagonista, Massimo mi ha provinato e poi da lì è nata questa collaborazione.

Massimo Stinco: Paradossalmente la cosa buffa è che avevo scelto sin dall’inizio proprio Riccardo per questo personaggio, avevo cercato lui per questa parte ma non ero riuscito a raggiungerlo, a contattarlo. A quel punto l’ho data a Fabio (Fabio Matteo Maffei, nel ruolo di Ricky nel primo cast, ndr) e poi lui si è fatto vivo, cosicchè gli ho assegnato l’altro ruolo. Comunque il pensiero c’era sin dall’inizio.

Riccardo Bergo: Sono due personaggi completamente diversi. Spero di essere riuscito a calarmi completamente nel ruolo di Ricky e a comunicare tutte le sue sensazioni.

Massimo Stinco: Io sono molto contento di come Riccardo sta affrontando questa sfida. Chiaramente il personaggio appare diverso, com’è naturale e giusto che sia visto che è interpretato da un diverso attore, e poi c’è un bellissimo feeling con Simone che rende il tutto ancora più speciale. Riconosco che le loro scene, sia in prova che anche credo nello spettacolo, permettono di tirare un sospiro di sollievo nell’apprezzarne il romanticismo, la semplicità, la pulizia, il dolce realismo. Loro hanno trovato questa particolare sintonia, che rende queste scene ancor più deliziose.

Regina MiamiUno dei momenti più solari e divertenti dello spettacolo è quello in cui entra in scena in maniera dirompente la simpaticissima Regina Miami nel ruolo di una impetuosa Mamma Natale, pronta a portare una ventata di allegria e positività. Cosa ti ha spinto ad introdurre questo personaggio nella sceneggiatura?

Massimo Stinco: Nel film c’è questa figura strana ed eccentrica, forse l’unica parte della pellicola di Schilly che non mi sia piaciuta. Però con Regina avevo già collaborato e anzi credo che diventerà un po’ una mia musa, me la porterò dietro ancora per un pochino come spero anche loro due. Quella è una scena eccezionale perché vedere sul palcoscenico Regina, Simone  e Riccardo che hanno un raro rapporto di sintonia tra di loro e con me è davvero emozionante. Tra l’altro anche in questa scena c’è una piccola aggiunta rispetto al primo allestimento dello spettacolo, nel segno di un piccolo coinvolgimento del pubblico, anche in questo caso suggerita da quando ho proposto lo spettacolo in America. Vedendo che suscitava molte risate perché non sfruttare questa trovata anche nella versione italiana? C’è chi vorrebbe che tutto lo spettacolo fosse così, però..

Riccardo Bergo: Beh, a quel punto sarebbe un altro spettacolo…

Massimo Stinco: Non amo le “gaiate”, non so come chiamarle, proprio non mi sono mai piaciute. Questa omosessualità ostentata, tutta lustrini e sorrisi per carità c’è, ma Raffaella e Mina non fanno per me, io preferisco decisamente i Massive Attack.

Simone MarzolaIl personaggio di Blake rimane sempre lo stesso: puro, onesto, generoso e romantico?

Simone Marzola: Blake, a parte il vestito di scena, rimane uguale. Sempre la Santa Maria Goretti della situazione. Forse in questa seconda versione è un pelino più deciso, più osè, l’abbiamo un po’ ringiovanito, reso meno collegiale, meno “schifignoso”, anzi più tranquillo. Comunque lui simboleggia sempre la speranza di trovare la persona che, a prescindere da quanto siano terribili le azioni che commetti, è sempre pronta a tendere la mano e su cui si può sempre contare. Non so se realmente esistano persone del genere però mi piace pensarlo e mi piace interpretare questo personaggio. Anche perché nel film non era assolutamente così, siamo stati noi a renderlo molto più dolce, carino e comprensivo di quanto non fosse in origine. Quindi l’abbiamo mantenuto e preservato nella sua purezza.

Riccardo Bergo: Per fortuna che c’è Blake, nel delirio totale che lo circonda..

In un periodo in cui il teatro e la cultura in generale soffrono le conseguenze della crisi economica e dei tagli operati dal governo ai fondi di finanziamento dello spettacolo, continui coraggiosamente a scommettere su un teatro sperimentale e su giovani talenti. E’ una missione impossibile?

E’ proprio una missione. Purtroppo sta diventando veramente impossibile. Per spettacoli sperimentali che non siano grandi produzioni iper-sponsorizzate (quelli che chiamo teatro-panettoni) non c’è neanche molto pubblico. Al di là del periodo secondo me proprio non c’è molto pubblico che vada a teatro, è davvero tanto difficile. Qualcuno mi sta anche criticando ma ho sempre preferito andare incontro alle mie idee, nonostante uno spettacolo con dodici attori in scena per un produttore indipendente come me costituisca un’impresa davvero proibitiva. Mi si suggeriva di farlo con le doppie parti ma non avrebbe reso nello stesso modo, non ci avrei creduto fino in fondo, l’avrei fatto per andare incontro al portafoglio ma non alle mie idee. Piuttosto avrei fatto un altro spettacolo. Quindi ho insistito, adesso mi viene da piangere economicamente parlando, però da un punto di vista artistico continuo ad essere fermamente convinto della validità della mia scelta. Ed è questo quello che conta…

 

The Blue Seagull International Production & NoirDesir.it presentano

THE HOUSEBOY

Scrittura scenica di Massimo Stinco

dalla sceneggiatura originale del film omonimo di Spencer Schilly

con Riccardo Bergo, Simone Marzola, Gianpiero Botta, Massimiliano Frateschi, Emanuele Arciprete, Andrea Pauletta, Andrea Galatà, Antonio Pauletta, Massimo Stinco, Paolo Cives, Jacopo Guidoni e Regina Miami

regia di Massimo Stinco

scene e costumi Giuliano Pannuti

assistenti scene e costumi Stefano Di Fabio, Patrizia Ferrari

assistente alla regia Vito Gennaro Giacalone

luci Andrea Pirrello

fotografie Azzurra Primavera, Niccolò Scelfo

 

Orario spettacoli:

21,22,23 DICEMBRE ore 21

28,29,30 DICEMBRE ore 21

2 GENNAIO ore 17:30

4,5,6,7,8 GENNAIO ore 21

9 GENNAIO ore 17:30

Colosseo Nuovo Teatro - Via Capo d'Africa 29/A, Roma

Info e prenotazioni: 06/7004932 - 348 9582846

Biglietti: intero €14, ridotto €10

(vietato ai minori di 18 anni)

 

Intervista di: Andrea Cova

Grazie a: Massimo Stinco, Simone Marzola e Riccardo Bergo

Sul web: www.thehouseboy.it

 

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