Silvia Siravo: un 2020 di impegni tra scena, lettura e pittura

Scritto da  Mercoledì, 08 Gennaio 2020 

Il 2020 si annuncia ricco di impegni per Silvia Siravo che sarà al Carcano di Milano con “La cena delle belve” (dal 9 al 19 gennaio), poi al Palladium a Roma nel ruolo di Elena ne “Le Troiane” di Seneca e in Sicilia con “Erano tutti miei figli” con la regia di Giuseppe Dipasquale, ma anche in mostra con le sue opere pittoriche. L’abbiamo incontrata per farci raccontare la sua voglia di spaziare e di giocare con l’ironia.

 

Cominciamo dall’appuntamento milanese dove sarà in scena con un testo di Vahè Katcha e l’elaborazione drammaturgica di Julien Sibre, nella versione italiana di Vincenzo Cerami, con la regia associata di Julien Sibre e Virginia Acqua. Il pluripremiato spettacolo teatrale francese “Le Repas des fauves”, tra i maggiori successi delle ultime cinque stagioni parigine e coronato ai Molières 2011 come migliore spettacolo privato, migliore adattamento e messa in scena arriva anche in Italia con un cast che vede appunto tra i protagonisti l’attrice, nel ruolo di Francesca. Una vicenda crudele ambientata nella Parigi - nell’adattamento di Cerami in realtà a Roma - occupata dai tedeschi che spinge lo spettatore a domandarsi:

Cosa farei al posto degli ostaggi? Lei se lo è chiesta?
“Tutti noi interpreti ce lo siamo chiesti in realtà, come sempre quando si affronta un personaggio; in questo caso ancora di più per l’urgenza di mettere in salvo la propria vita. Si tratta di una condizione limite nella quale una cena tra amici diventa appunto una cena tra belve nella quale i convitati sono sotto pressione e posti di fronte alla responsabilità per eccellenza, quella della vita. Il mio personaggio, Francesca, è una donna forte, abituata al rischio, temprata alla durezza rispetto agli altri invitati, perché fa parte della Resistenza, anche se non svolge missioni in prima persona, non è quindi abituata alla violenza. Il mio compito di personaggio è riportare in primo piano le vicende della guerra.
Se però provo a prendere le distanze dal palcoscenico, la risposta è ancora più difficile. A priori credo non sia onesta una riflessione dato che è inimmaginabile la nostra reazione in una tale circostanza. Quello che mi dico è che non metterei a rischio la vita degli altri, non cercherei di barattarla con la mia, come accade ad alcuni amici-belve nella pièce.”

Qual è il gioco con il personaggio che si recita, al di là di una parziale o almeno credibile finzione di immedesimazione?
“Ogni volta che ci si mette in gioco in un ruolo cambia qualcosa di noi, nel senso che cambia la conoscenza che abbiamo di noi stessi perché veniamo messi a nudo dal confronto con l’opzione di un’identità altra. In questo spettacolo, in particolare, alla fine si assiste ad una sorta di catarsi, sensazione che io ho condiviso con gli altri colleghi ma credo che anche il pubblico avverta.”

L’anno si apre anche con una sua esposizione: dall’11 gennaio al 2 febbraio 2020 presso lo spazio espositivo del Passante Ferroviario di Porta Vittoria a Milano in Viale Molise, ci saranno i suoi disegni.
Cosa rappresenta la pittura per lei e quale interazione ha con il suo lavoro in scena?
“Certamente esiste un’interazione perché la pittura, che amo molto, mi aiuta nell’ispirazione per costruire un personaggio a partire da un contesto. Quando sono in tournée appena posso vado a vedere una mostra proprio perché l’arte è la mia fonte di ispirazione nel personaggio. E’ allo stesso tempo uno strumento e un piacere e quando sono io che mi metto in gioco in prima linea, se recito sul serio, disegno per gioco, con umiltà e con divertimento. Per me è uno sfogo e quando ad esempio ci sono lunghe prove, disegno nelle pause per rilassarmi prendendo ispirazione dallo spettacolo. Ritraggo i miei colleghi facendo delle caricature ad esempio. I miei disegni sono ironici anche quando nascono da parole o poesie, forse anche per il ruolo che ricoprono nella mia vita. Giocosamente li chiamo “i miei sono mostri” che compaiono o sul treno o sul copione o tra i camerini, nascono per caso, irriverenti e dolenti, dalla mia anima bambina.”

Il 2020 si annuncia ricco di impegni in ambiti diversi appunto. Quali sono gli altri appuntamenti già in calendario?
“A Roma sarò con un giallo, al Teatro Ciak, “La scala a chiocciola” a febbraio; e poi dal 5 all’8 marzo al Teatro Palladium con “Le Troiane” di Seneca, traduzione e drammaturgia di Fabrizio Sinisi, regia di Alessandro Machia - con Paolo Bonacelli, Edoardo Siravo, Alessandra Fallucchi, Cecilia Zingaro, Marcella Favilla e Gabriella Casali - nel ruolo di Elena, in una riscrittura originale. Sarà poi la volta di uno spettacolo che ho già fatto e che era andato molto bene come “Erano tutti miei figli” di Arthur Miller, per la regia di Giuseppe Dipasquale, con Mariano Rigillo, Cicci Rossini, Filippo Brazzaventre, Ruben Rigillo e Barbara Gallo, esperienza singolare in quanto si tratta di un dramma familiare interpretato da una famiglia, perché mia madre che sarà in scena è la compagna di Rigillo e il figlio di lui sul palcoscenico è realmente suo figlio nella vita. Sarò in scena con questo spettacolo dal 27 marzo al 5 aprile al Teatro Biondo di Palermo e dal 16 aprile al 3 maggio al Teatro Brancati di Catania.”

Tanto teatro ma anche lettura. Per tutta la stagione 2019/2020, sarà infatti ospite fissa nella trasmissione di Gigi Marzullo, “Milleeunlibro”, nella quale legge brani tratti dai libri presentati in puntata.
Che rapporto ha con la lettura, rispetto all’interpretazione dell’azione scenica in senso stretto?
“E’ un’attività che svolgo con piacere, che mi appassiona e nella quale mi sento a mio agio, che ho svolto spesso sia in occasione di reading sia della registrazione di audiolibri, anche se è molto diversa dalla recitazione soprattutto per chi, come me, è abituata al palcoscenico del teatro più che al grande e piccolo schermo.”

Che tipo di emozione rappresenta, se c’è, l’assenza del pubblico?
“E’ un’emozione diversa non minore. L’assenza di un interlocutore che si può e si deve immaginare regala un’emozione diversa, anche se ha un effetto spiazzante. Questo lavoro impone un grande sforzo di concentrazione per poter restituire emozioni senza movimento. Dalla telecamera in qualche modo mi sento spiata e mi sento messa a nudo più che sul palco dove in un certo senso ci si maschera anche se sembra paradossale. Nella lettura tutto si fa più piccolo, laddove sul palco c’è la necessità di amplificare e dove si coglie l’ebbrezza e l’energia dell’interattività che cambia ogni sera. Nello studio però c’è l’effetto di un motore interiore azionato dalla telecamera perché il corpo che si esprime solo per cenni dà corpo alla voce”. E’ come se ci fosse un’osmosi, il corpo viene limitato e nel silenzio dell’azione tutto diventa voce, con uno scavo interiore forte puntato sul testo.”

C’è un personaggio che ha interpretato e al quale si sente particolarmente legata?
“Il primo che mi viene in mente è Viola, nella “Dodicesima notte” di Shakespeare che ho recitato con Luca de Filippo, un personaggio che si traveste da uomo, ironico e spiritoso. E’ questo un lato che mi piace molto dei personaggi anche se sono scelta in generale più per i ruoli tragici. E poi c’è l’ultimo personaggio che si interpreta, perché il teatro è totalizzante e quando si è impegnati in uno spettacolo quello che stai facendo ti resta addosso”.

Parafrasando il titolo di un romanzo di Tahar Ben Jelloun si potrebbe dire che “L’ultimo amore è sempre il primo”.
Qual è invece il personaggio che vorrebbe interpretare?
“Beatrice di “Molto rumore per nulla” perché amo le commedie del Bardo e perché è un personaggio forte.”

Nel suo futuro pensa di misurarsi con la regia?
“Da bambina dicevo che da grande avrei voluto fare la regista ma in realtà mi è capitato solo in occasione del montaggio di scene o piccole parti di uno spettacolo per i giovani che volevano presentarsi all’Accademia; oppure quando ero studentessa per preparare gli spettacoli con altri colleghi di corso spesso ero io che organizzavo la messa in scena. Sento quest’attitudine mentre non sono tanto interessata a lavorare sui laboratori ma la vedo come una possibilità per il futuro. Al momento sento di avere ancora molto da imparare.”

Silvia Siravo si è diplomata all’Accademia Nazionale D’arte Drammatica Silvio D’Amico e da allora ha recitato con le maggiori compagnie italiane. Tra i tanti lavori ricordiamo “Amleto” con Alessandro Preziosi, “La Dodicesima notte” con Luca De Filippo per la regia di Armando Pugliese, “Questa sera si recita a soggetto” ed “Erano tutti miei figli” con Mariano Rigillo per la regia di Giuseppe Dipasquale.

 

Intervista di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio stampa Maya Amenduni

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