Sebastiano Filocamo: “Lottatori - Sguardi Sollevano Vento”, un elogio al disagio e alla disabilità in uno spettacolo di denuncia

Scritto da  Sabato, 14 Gennaio 2017 

Il volto di Sebastiano Filocamo sembra dipinto da Caravaggio e la sua intensità è stata la luce di tutta una carriera. Attore e regista da Premio Oscar (con Journey of Hope di Xavier Coller), preteso da Marco Bellocchio o al fianco di Tornatore, Placido, Archibugi e Comencini, Filocamo, ora, torna con uno dei suoi lavori più profondi e che lo vede al fianco, di nuovo, del commovente progetto La Stravaganza Onlus. Di nuovo perché le platee d’Italia si sono commosse già con “Ostinati e Contrari”, spettacolo teatrale in cui attori affetti da disabilità psichiche e fisiche recitavano con disincantato talento la poetica di De André (lo spettacolo colpì anche il Presidente della Repubblica Italiana che decise di premiarlo con una medaglia). “Lottatori - Sguardi Sollevano Vento” è l’atteso ritorno, che ha debuttato lo scorso dicembre al Teatro Argentia di Gorgonzola e che sicuramente rivedremo la prossima stagione. A parlarcene, anzi, a farci rimanere senza parole, è lo stesso Sebastiano.

Recensione di “Ostinati e Contrari”

La Stravaganza Onlus presenta
LOTTATORI - SGUARDI SOLLEVANO VENTO
tratto da poesie di Pier Luigi Cappello e Vivian Lamarque
musiche e colonna sonora originale Giordano Colombo e Andrea Torresani
voci Federica Fracassi insieme a tre voci di veri profughi e Mira Awad, Rossana Casale, Paola Iezzi, Elio De Capitani, Elisabetta Pozzi, Laura Marinoni, Ferdinando Bruni, Paolo Sassanelli, Mercedes Martini
attori in scena Niccolò Agliardi e Corinna Agustoni
ideazione e coordinamento Sebastiano Filocamo

 

Sebastiano, cos’è per te la stravaganza? Scritto in minuscolo, inteso come sostantivo.
Non essere omologati. Avere uno sguardo non mediatico sulle cose. Non seguire il branco, stare fuori dalle caste, lottare contro ogni tipo di corruzione, ribaltare stereotipi. Oppure fissare a lungo le foglie che cadono sui binari del tram.

LottatoriE cos’è per te La Stravaganza? Ora è scritto in maiuscolo, inteso come la Onlus con cui collabori da tempo.
La Stravaganza Onlus è quel luogo dove l’attore, il regista e il teatro-terapista diventano una sola persona. Sebastiano offre la sua conoscenza come essere umano e professionale a meravigliosi essere umani che contraccambiano con la loro verità e il loro affetto. È il luogo della disciplina e della professionalità, della gioia e libertà, cuore e creatività. Offrire bene ricevendo bene. Un luogo pieno di persone che si danno da fare sul campo da anni, per rendere migliore la condizione di persone con disagio.

Chi sono gli artisti protagonisti dello spettacolo teatrale “Lottatori - Sguardi Sollevano Vento”? Sono loro i lottatori che danno il nome alla rappresentazione?
I protagonisti sul palco sono i perfomers con cui ho lavorato per tre anni e rappresentano tutte quelle persone che ogni giorno lottano per i diritti propri e altrui contro l’ignoranza e la corruzione umana. Il progetto è speciale proprio perché è agito solo dal gruppo. Sono persone con varie disabilità fisiche, psichiche e sociali insieme a volontari e educatori. Sono anche i Lottatori del titolo, insieme a Niccolò Agliardi e Corinna Agustoni. Io non sarò in scena, la scena è solo loro.

Femminicidio, omofobia, immigrazione sono solo alcuni degli argomenti affrontati sul palco. Ad affrontare questi temi sono dunque anche performers che conoscono molto bene la condizione di disagio socio-culturale o di disagio psichico e psico-fisico. In altre parole: chi tocca con mano condizioni difficili affronta ora argomenti spinosi. La situazione influisce nel saper rappresentare questi argomenti e nel lasciare un segno allo spettatore?
La situazione influisce durante il percorso all’inizio, poi si stempera con il tempo e infine esplode nella sua forma creativa durante lo spettacolo, in maniera toccante e in modi diversi. I perfomers hanno imparato a essere altro da sé, riabilitando la propria autostima, rieducando posture, recitando un ruolo che li aiuta a essere altro dalla loro quotidianità. Mi piace stupire lo spettatore, così agli applausi, a luce piena, e solo allora, la gente vede chi sono veramente coloro che li hanno emozionati.

Come può l’arte aiutare ed avere un ruolo educativo, legato all’integrazione o alla denuncia sociale?
In svariati modi trasversali. Ci sono in giro tanti cialtroni che con la scusa del sociale fanno danni tremendi. Ci vuole esperienza, sensibilità, conoscenza, studio, passione, spirito di sacrificio per fare in modo che l’arte possa essere d’aiuto. Io mi documento sempre e per questo progetto sono partito da alcuni scritti di Lacan sul poter esprimere i vissuti emotivi conflittuali attraverso l’azione piuttosto che attraverso il linguaggio. Nasce un dialogo aperto con la propria emotività, un arricchimento dell'immaginario soggettivo, ci si mette in gioco. Cito una frase di Meryl Streep ai Globe Awards 2017 omaggiando Carrie Fisher : "Take your broken heart. Make it into art”.

Un paio di domande sulla sceneggiatura dello spettacolo. Sono curioso di sapere se c’è qualcosa che non eri sicuro di mettere effettivamente in scena, forse perché il pubblico non avrebbe capito, ma poi hai detto “ma sì”.
Abbiamo provato così tanto che molte cose sono state tagliate e altre aggiunte. A dire il vero non mi sono mai posto la domanda. C’è una tale onestà in questo lavoro che credo arrivi proprio così, visceralmente.

LottatoriRicordo “Ostinati e Contrari” come uno degli spettacoli più interessanti mai visti a teatro. Il pubblico era immobilizzato di fronte a delle scene toccanti. Venne esplicitamente chiesto di non battere le mani, anche se chi assisteva lo avrebbe voluto fortemente, quasi a confondere attore e spettatore: non c’era più confine tra chi vive in condizione di naturale normalità e chi vive un disagio e questo era bellissimo. Adesso quale altra mossa è così toccante da lasciare lo spettatore immobile, nel corpo o nel pensiero?
Grazie Andrea! Questa condizione di confondere attore e spettatore è rimasta. Anche in questo spettacolo, come indicazione di regia, non si potrà applaudire durante e poi c’è un’altra cosa che non posso svelare. Ho puntato sulla potenza del gruppo come dispensatore di emozioni dirette. Uno spettatore giovane mi ha detto che lo spettacolo fa vivere tutto quello che sentiamo e abbiamo dentro ma non riusciamo a dire, a mostrare, a tirare fuori. Il pubblico solo alla fine quando ci sono i ringraziamenti si rende conto di chi sono gli interpreti. Questa è la vittoria per me più importante. Non usare la disabilità come compassione o divertimento, ma far in modo che il gruppo riesca a oltrepassare quei propri limiti, facendosi così unico protagonista dello spettacolo. E’ uno spettacolo che sembra passare in fretta e poi sedimenta pensieri e riflessioni nei giorni seguenti.

Ci sono molti nomi di artisti conosciuti che ti hanno affiancato in “Lottatori”…
Avevo bisogno di voci e cuore. Ho chiesto ad amici e, come nel caso di Rossana Casale, mi sono fatto coraggio e le ho scritto. La sua risposta dopo aver letto il progetto è stata: Sì, lo faccio. Così è avvenuto per tutti. I nomi sono tantissimi e sono grato a tutti in maniera immensa per il gesto di solidarietà e per la creatività che hanno donato nelle loro interpretazioni. Musicisti, cantanti, attori, credo che lo spettacolo possa vantare un cast potentissimo. Le musiche e gli arrangiamenti di Giordano Colombo e Andrea Torresani sono la ciliegina sulla torta.

Collaborazioni importanti, anche con prestigiosi artisti hollywodiani, red carpet a Venezia, ruoli da protagonista in opere di registi legati all’arte più trasversale: questo sei tu. E poi c’è La Stravaganza. Riusciresti a classificare, o a definire, le diverse emozioni che vivi nel tuo lavoro?
Vivo quasi da eremita. Osservo, contemplo, cerco di seguire le mie passioni che si evolvono e si trasformano. Per è importante che quello che faccio sia utile a qualcuno, sia che si tratti di un padre confessore con Marco Bellocchio sia quando esprimo gioia su un red carpet o quando uno dei miei “ragazzi” arriva al traguardo. Cerco di vivere la vita nel suo imprevedibile quotidiano e anche se non è affatto facile è la via che ora più mi identifica. Viviamo nell’atto del lamentarci sempre, del parlare male di qualcuno, del criticare, del cercare sempre di essere presenti e, mentre questo accade, ci perdiamo la vita. Un tramonto o un alba io me li guardo, non li fotografo per poi postarli. Un concerto lo ascolto, non lo fotografo. Le emozioni vere sono quelle dentro e non quelle che appaiono o vogliamo far apparire.

Ultima cosa. C’è un aneddoto curioso, divertente, significativo che vorresti raccontare, legato alle prove di “Lottatori”?
Stavamo lavorando sullo sguardo, su quanto sia importante e come si sia perso in questi anni. Di solito per riprendere i ragazzi li sgrido perché è l’unico modo per tornare al silenzio. Un giorno faccio finta di essere senza voce, loro quindi dovevano fare il massimo del silenzio. Così non fu. Misi in azione l’esercizio sul senso dello sguardo: cominciai a fissarli in silenzio e severo, uno per uno, attirando l’attenzione solo con il silenzio e guardandoli mentre loro erano lì che si facevano gli scherzi. Piano piano attirai tutti gli sguardi e ci fu un momento bellissimo di lungo silenzio. I loro visi esprimevano scuse. Poi all’improvviso in piena voce dissi che lo sguardo poteva contenere mille parole e che quello era l’esercizio da comprendere. Ci fu una lunga risata liberatoria e anche qualche vaffanculo, per averli preso in giro.

Intervista di: Andrea Dispenza
Grazie a: Sebastiano Filocamo

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