Sebastiano Filocamo e La Stravaganza ONLUS: il teatro deve porre delle questioni alle coscienze e al cuore

Scritto da  Domenica, 17 Dicembre 2017 

Mercoledì 20 dicembre il Franco Parenti di Milano ospita lo spettacolo teatrale “Lottatori - Sguardi Sollevano Vento”, progetto d’arte sociale ideato e diretto da Sebastiano Filocamo per La Stravaganza ONLUS, Associazione di Volontariato che si occupa di sviluppare e diffondere i valori della solidarietà e dell’integrazione sociale, promuovendo attività legate all’ambito teatrale e aperte al disagio socio-culturale, psichico e psico-fisico. Un progetto intenso, come ci racconta lo stesso autore e regista dello spettacolo, nella nostra intervista, poco prima del debutto.

 

La Stravaganza Onlus presenta
LOTTATORI - SGUARDI SOLLEVANO VENTO
tratto da poesie di Pier Luigi Cappello e Vivian Lamarque
musiche e colonna sonora originale Giordano Colombo e Andrea Torresani
voci Federica Fracassi insieme a tre voci di veri profughi e Mira Awad, Rossana Casale, Paola Iezzi, Elio De Capitani, Elisabetta Pozzi, Laura Marinoni, Ferdinando Bruni, Paolo Sassanelli, Mercedes Martini
attori in scena Niccolò Agliardi e Corinna Agustoni
ideazione e coordinamento Sebastiano Filocamo

 

Dopo la commozione di “Ostinati e Contrari”, spettacolo teatrale in cui proprio gli attori de La Stravanza ONLUS, affetti da disabilità psichiche e fisiche, recitavano con disincantato talento la poetica di De André (lo spettacolo colpì anche il Presidente della Repubblica Italiana che decise di premiarlo con una medaglia), adesso è la volta di “Lottatori - Sguardi Sollevano Vento”. Un progetto di denuncia, dove i fatti di cronaca vengono presi come riferimento per entrare nel profondo dell’essere umano, per sottolineare che denuncia privata e sociale non sono scindibili. Un’opera resa possibile grazie al lavoro fisico dei performers che mostrano sulla scena i loro racconti emozionali e grazie a Filocamo, attore così importante sulla scena italiana. Premio Oscar (con Journey of Hope di Xavier Coller), preteso da Marco Bellocchio o al fianco di Tornatore, Placido, Archibugi e Comencini, Sebastiano Filocamo fa dell’intensità il suo punto di forza. Non solo nel suo volto, quasi Caravaggesco, o nelle sue interpretazioni. Ma, anche, nelle risposte alle nostre domande in cui ci racconta cosa c’è dietro a questo progetto.

Ciao Sebastiano. Puoi spiegare in una riga soltanto questo progetto? Nello spazio di un tweet.
Sguardi. Tatto. Storie Vere. Allenamento. Poesia. Musica. Voci. Corpi. Video. Prove. Un Ensemble, di 29 persone, che offre una nuova prospettiva all’emozione e alla denuncia.

Adesso ti chiedo se puoi spiegarlo nuovamente, nello spazio di prima, aggiungendo una sola cosa in più: quella che fa la differenza rispetto a tutto il resto.
La differenza la fa proprio il gruppo che da solo affronta 67 minuti ininterrotti di spettacolo con la collaborazione di Niccolò Agliardi e Corinna Agustoni. Trattando di temi ingombranti con una qualità assolutamente professionale.

Si tratta di uno spettacolo nato molto umilmente e che è riuscito a calcare un palcoscenico importante come quello del Teatro Franco Parenti di Milano. Mica male.
Il debutto del precedente spettacolo per La Stravaganza Onlus avvenne con successo proprio al Franco Parenti, che ringrazio per questa nuova ospitalità. Lo spettacolo è nato lento e ci sono voluti quasi 4 anni prima che vedesse la luce. Vari i motivi, tra cui dare al gruppo la responsabilità totale dello spettacolo facendo così un reale uso terapeutico dell’arte, portandoli oltre quel limite che ognuno pensava di avere.

Scegli una sola immagine che possa descrivere al meglio questo spettacolo. Puoi raccontarcela?
Mira Awad ha registrato per noi una canzone di Sergio Endrigo in uno studio a Tel Aviv, completamente a cappella e su quelle parole e voce il gruppo fa una coreografia che si chiude con qualcosa di particolare. Qualcosa che facciamo oramai poco e distrattamente, ma ha un valore immenso quando è sincero, facendoci sentire parte di qualcosa.

Il femminicidio, l’omofobia, l’immigrazione, i pari diritti per tutti, i delitti di Stato, gli abusi di potere, la corruzione sociale e umana: uno spettacolo teatrale è abbastanza per denunciare tutti questi fenomeni?
Il teatro deve porre delle questioni alle coscienze e al cuore. Sta poi alla gente farne un uso sociale. Se il teatro offre solo parole e auto-referenzialità attoriale, in quei casi allora può fare poco. Noi cerchiamo di arrivare in profondità, a volte spietati nel mostrare le bruttezze, ma non siamo mai ipocriti o ruffiani, siamo insieme.

Sul palco, al fianco di attori e nomi noti, ci sono i performers de La Stravaganza, legati da una condizione di disagio socio-culturale, psichico e psico-fisico. I messaggi dello spettacolo, per questo motivo, hanno un valore maggiore?
Quando gli spettatori durante lo spettacolo non riescono a distinguere “il sano” da “il malato” credo che il “valore maggiore” sia già questo, evidentemente esplicito. Solo agli applausi e a luci piene si rendono conto e si sentono disturbati dalla loro inconscia prevenzione. Quando qualcosa ti arriva alla pancia, al cuore, prima che alla mente, allora ha un valore maggiore.

Quale messaggio in particolare dovrebbe rimanere impresso allo spettatore una volta uscito dal teatro?
Nessun messaggio, solo emozioni, vibrazioni, suoni, parole, immagini che rimangono dentro a rilascio prolungato e che ognuno poi ricompone a suo modo. In un’epoca in cui tutti mandano messaggi noi mandiamo spiragli di luci.

Si tratta di un progetto più necessario allo spettatore oppure serve di più ai performers coinvolti?
Faresti questa domanda ad una compagnia teatrale? Non credo. Come in tutti gli spettacoli c’è un dare e un avere. Sai quanti di noi attori sono visti come strambi? Un tempo venivamo seppelliti fuori dai cimiteri. L’attore cerca il suo essere nell’arte riabilitativa del teatro e al pubblico serve capire di più, farsi emozionare realmente. Un brivido inatteso, una goccia che fuoriesce inconsapevole dagli occhi. Il pubblico si è omologato e noi sovvertiamo l’omologazione. Serve a entrambi con pari importanza.

Lo spettacolo è dedicato a Pierluigi Cappello. Chi è stato?
Ci sono nello spettacolo due poesie di Vivian Lamarque, una di Franco Arminio e tutto il resto della drammaturgia dello spettacolo è costruita con poesie di Pier Luigi Cappello, purtroppo scomparso da poco, con grande nostra tristezza. Pier luigi Cappello, se mi posso permettere il paragone, è come Alda Merini prima che la Francia l’apprezzasse e ce la facesse conoscere. È stato un poeta, sincero e magnifico, un essere umano gigantesco. Ma tutto questo lo scopriranno le generazioni future.

 

Intervista di: Andrea Dispenza
Grazie a: Alessia De Rubeis, Ufficio stampa La Stravaganza Onlus
Sul web: www.lastravaganza.it - www.teatrofrancoparenti.it

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