Scimmie Nude: al centro il lavoro sull’intimità, una chiacchierata con il direttore artistico Gaddo Bagnoli

Scritto da  Giovedì, 02 Aprile 2020 

Scimmie Nude è una compagnia milanese con vocazione all’internazionalità che sperimenta linguaggi nuovi per testi classici e non solo, ma soprattutto che lavora sull’intimità, oltre la rappresentazione. Al centro il Teatro della Crudeltà di Artaud, un’autenticità estrema, che non dimentica altre voci del Novecento. La formazione con i suoi atelier resta un pilastro dell’impegno di Scimmie Nude che oggi guarda alla fiaba come lavoro interiore.

 

Quando e come nasce la compagnia?
“ Nel 2003 a Milano in modo ufficiale, anche se già avevamo cominciato a lavorare. Credo che oggi più che mai la scena teatrale debba essere un luogo dove riscoprire e indagare con coraggio le radici della nostra umanità. Per l’attore lo strumento principale di questa ricerca è il lavoro sulla sua “intimità”. Questa, infatti, non è collegata alla propria biografia o all’analisi di se stessi , ma è rappresentata da tutta la parte sommersa, nascosta e segreta legata ad ogni individuo: il mondo interiore dell’uomo/attore, così com’è, senza analisi psicologiche. Al centro del nostro interesse, dunque, non tanto le buone interpretazioni, ma il canale diretto che si apre tra l’attore ed il mondo esterno rappresentato dal pubblico”.

Il nome è certamente singolare: qual è l’origine?
“Il riferimento è all’input etologico di Desmond Morris sul quale si sono inseriti altri riferimenti nel corso del tempo”.

Qual è il cuore del vostro lavoro?
“L’attore deve mettere a nudo se stesso e creare una forza dalla paurosa difficoltà nella quale si trova lavorando sulla sua intimità: egli rende testimone il pubblico di quello che gli sta accadendo organicamente in quel momento, lo rende partecipe del rito della scoperta di se stesso, come risposta alle domande che la scena gli pone attraverso i temi di lavoro indagati. Insomma se un artista non si mette completamente in gioco fino in fondo per noi non accade nulla e se all'attore non accade nulla, il pubblico non percepisce nulla”.

A quale metodologia fate riferimento?
“A diverse tecniche del Novecento, dalla Biomeccanica di Mejerchol’d, al teatro fisico di Grotowski, alla pratica d’uso dei centri di Gurdjieff, nonché all’opera scientifica del filosofo William James. Ma il principale ispiratore per la poetica, per la tecnica e per la drammaturgia della compagnia è certamente Antonin Artaud, in particolare il suo lavoro sulla Crudeltà, una forma di ricerca scenica e filosofica che le Scimmie Nude hanno fatto propria per il carattere intimo ed umano che la contraddistingue”.

Quali sono le caratteristiche peculiari della ricerca di Artaud coniugabili con le vostre esigenze?
“Il Teatro della Crudeltà presuppone una crudezza dell’attore verso se stesso per aprire il proprio cuore e per essere onesto, sincero e puro nei confronti del pubblico, attraverso lo spettacolo delle sue azioni e delle sue parole. L’attore graffia il suo cuore con una crudeltà intesa in senso lato ovviamente, attraverso la sua apertura intima, teatralizzandola e diventando il tormento di se stesso, comico come tragico. Dal punto di vista dello spirito, crudeltà significa rigore, applicazione e decisione implacabili, determinazione irreversibile, assoluta. In fondo i sogni e gli incubi sono crudeli. Lo scopo ultimo di Artaud è generare nel pubblico un’esperienza simile a quella religiosa, durante la quale si possa arrivare ad essere in comunione con tutti e nel contempo purificarsi da quei sentimenti “bestiali”, quale l’odio, attraverso la manifestazione indotta degli stessi. Nell’idea di un mondo malato, il teatro diventa di conseguenza strumento di guarigione possibile solo grazie a trattamenti d’urto”.

Questa filosofia come si riflette sulla scena?
“Non esiste intrattenimento e nemmeno rappresentazione in senso classico, esiste solo la necessità inevitabile di “dire” e di “fare” ciò che il corpo, il cuore, la mente non possono più tenere nascosto, celato dalla propria coscienza superficiale: educata, sociale, perbenista, tranquillizzante. Noi possiamo preparare il campo, attivarne i meccanismi, oliare gli ingranaggi. Dobbiamo essere crudeli (si può dire estremi) attraverso la nostra intimità ed ascoltare ciò che succede in noi per restituirlo al mondo.”

Qual è l’organizzazione del lavoro della Compagnia?
“Dal 2003 al 2013 le Scimmie Nude si sono raccolte nell’Associazione culturale Scimmie Nude; dall’ottobre 2013 una nuova associazione si è sostituita alla precedente: l’Associazione culturale Scimmie Nude Teatro d’Indagine sull’Uomo. I membri fondatori dell’associazione culturale Scimmie Nude Teatro d’Indagine sull’Uomo sono Claudia Franceschetti (presidente e rappresentante legale), Andrea Magnelli (vicepresidente e segretario) e Marco Olivieri, oltre a me, tutti membri del Consiglio Direttivo. Le attività dell’associazione Scimmie Nude T.I.U. si declinano in: compagnia Scimmie Nude che esiste pertanto dal 2003, Atelier Scimmie Nude (collettivo aperto formato da attori provenienti dal Corso di avviamento professionale Atelier Scimmie Nude, dal 2013), la rassegna teatrale “Domeniche di Spettacolo”, la Scuola di Teatro Scimmie Nude che si è strutturata in maniera stabile dal 2008, con la presa in gestione dello Spazio Scimmie Nude sito in Piazza Perego 11 a Milano (municipio 8).”

In questo momento di blocco del teatro il tema dei finanziamenti è di grande attualità. Qual è la situazione delle ‘piccole’ compagnie?
“Le compagnie come Scimmie Nude non hanno generalmente accesso ai finanziamenti ufficiali quali il FUS e peraltro ormai molto teatri di grandi dimensioni ne sono restati fuori. Il problema vero è che non riusciamo neppure ad accedere ai bandi privati come ad esempio quello della Cariplo per un finanziamento una tantum o annuale perché il discrimen è sempre quello del fatturato e il nodo critico è quello del criterio. Allargando lo sguardo devo constatare che la mentalità che ha fondato l’Europa ormai permea qualsiasi attività: l’Unione Europea è di fatto solo un’unione monetaria. In Italia le compagnie ed i teatri con grande fatturato sono assegnatari di tutti i finanziamenti, lasciando fuori dal FUS altre realtà teatrali validissime, ma fuori dalle rotte commerciali. Ora mi pare sbagliato misurare l’arte solo con criteri economici. I numeri di per sé non sono espressione di valore, basti pensare che un calibro come Grotowski in Polonia lavorava in una cantina e in Italia è volutamente rimasto fuori dai circuiti commerciali.”

Pensa che sia una condizione tipicamente italiana?
“Si sta generalizzando in tutta Europa ma in Francia e in Germania i criteri restano per fortuna anche altri”.

In questo momento se dovesse fare un appello per il teatro cosa chiederebbe?
“Per le piccole compagnie strutturate come noi gli adempimenti fiscali non sono un grosso onere. E’ più importante il rimborso almeno parziale dell’attività dell’anno in corso rispetto alle agevolazioni fiscali ma soprattutto un contributo diretto per poter lavorare.”

Cosa ne pensa della riforma del terzo settore?
“E’ corretta ma occorre anche in questo caso capire i criteri. Noi stessi siamo un’associazione ma spesso le associazioni sono state solo un modo per ottenere esenzioni fiscali e raccogliere fondi senza una selezione adeguata sulla base del merito. L’attività delle palestre sotto forma di associazioni culturali è stata scandalosa.”

In questo momento qual è la vostra attività?
“Proseguiamo con l’attività didattica on line per quanto sia possibile nel mondo del teatro”.

Per le Scimmie Nude la formazione è una costola importante.
“La nostra scuola prevede tre anni di formazione alla fine dei quali possiamo assorbire una o due persone, lanciando però gli allievi nel mondo del teatro attraverso il saggio finale che diventa uno spettacolo con repliche e che consente agli allievi professionisti di venir pagati e di misurarsi con il mondo reale. Inoltre il percorso di formazione Atelier Scimmie Nude, che svolgo con la collaborazione di Claudia Franceschetti, si struttura come quarto ed ultimo anno del corso di studi e nasce allo scopo di formare giovani attori all’insegna dei metodi di lavoro e del linguaggio teatrale della compagnia Scimmie Nude; infatti è lo strumento di ricerca didattica e professionale che ogni anno contribuisce all’evoluzione artistica della stessa compagnia principale, lanciando i nuovi ragazzi sul ‘mercato’ del palcoscenico. L’obiettivo è infatti quello di creare quindi un collettivo aperto di giovani attori e di produrre spettacoli che rappresentino i risultati della ricerca teatrale, in modo da garantire un primo appoggio alla vita professionale dei giovani artisti coinvolti. Gli spettacoli vengono avviati alla distribuzione, anche nelle scuole, con l’appoggio amministrativo e organizzativo dell’Associazione Scimmie Nude. Dal 2014 al 2017 il lavoro della compagnia Atelier Scimmie Nude si è concentrato sui grandi classici: Inferno dalla Divina Commedia di Dante Alighieri (2014), Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello (2015), Iliade di Omero (2016), Eneide di Virgilio (2017). Con Razza umana (2018) si è aperto un nuovo capitolo di indagine, continuato nel 2019 con Essere o Non Essere.”

Cosa c’è in cantiere?
“Stiamo affinando uno spettacolo, Decadenze di Steven Berkoff perché nel nostro spirito ogni volta che riproponiamo uno spettacolo, lo facciamo in modo diverso, continuando a lavorarci.”

E in progetto?
“Per quanto concerne l’Atelier, per la prima volta stiamo lavorando sulla fiaba: nei limiti del possibile, con didattica e regia a distanza. In questo momento particolare ci vorrebbe un palcoscenico dilatato sul quale poi creare dei tagli e cuciture cinematografiche per far incontrare gli artisti. Il progetto s’intitola C’ero una volta e parte dalla scelta di identificazione di ogni artista con una fiaba, lavorando sull’intimità. Da novembre dovrebbe poi partire una nuova produzione sulla quale ho ancora solo delle idee, con la prospettiva di tornare al testo, tanto che non escludo un ritorno a Shakespeare, come era stato all’inizio. Una rilettura e rivisitazione dei classici con nuovi linguaggi. Nel 2004 avevamo rappresentato Amleto; quindi Tragico suo malgrado di Anton Cechov nello stesso anno.”

 

Intervista di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio Stampa Francesca Romana Lino
Sul web: www.scimmienude.com

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