Sara Allegrucci: un inconsueto e coraggioso esperimento teatrale "Ad occhi chiusi"

Scritto da  Domenica, 27 Marzo 2016 

Particolare e sperimentale adattamento dell’omonimo romanzo di Gianrico Carofiglio, lo spettacolo teatrale itinerante e di denuncia sociale "Ad occhi chiusi" continua a riscuotere successo nel pubblico, con una programmazione di repliche che si protrarrà durante il mese di aprile. Abbiamo incontrato Sara Allegrucci, produttrice e interprete della pièce.

 

Produzione Associazione Culturale L’Albatro presenta
AD OCCHI CHIUSI
ideato e diretto da Carlo Fineschi
con Adelmo Togliani, Chiara Ricci, Sara Allegrucci, Matteo Bolognese, Edoardo Ciufoletti, Valeria Mafera, Matteo Milani, Camillo Ventola, Rosalba Battaglia, Chiara Della Rossa, Carlo Petruccetti, Alice Iacono e Salvatore Costa

 

Giovedì 17 marzo mi sono recata all’appuntamento che mi era stato comunicato via mail: 20:45, ristorante MIllelire su corso Francia. Insieme a me, un’altra decina di persone, pronte a seguire da vicino la storia tribolata di Martina Fumai. Per farlo realmente, però, non potremo starcene comodamente seduti tra le poltrone di una sala teatrale, ma dovremo esplorare luoghi, sentire respiri affannosi, partecipare ad inseguimenti in auto.

Capirò solo in un secondo momento che il pubblico pagante è stato suddiviso in tre diversi gruppi, ognuno dei quali segue il punto di vista, ma anche gli spostamenti e le elucubrazioni mentali, di uno dei protagonisti, il quale agirà e parlerà in mezzo agli spettatori, abbattendo la quarta dimensione teatrale, quella del palcoscenico, come in un set cinematografico condiviso. Tre copioni diversi caleranno gli spettatori nella vita di Martina, in quella del suo fidanzato omicida oppure in quella del suo avvocato difensore, facendo vivere loro rispettivamente il punto di vista della donna molestata, dello stalker e del difensore della parte lesa.

E’ questa l’idea sperimentale dello spettacolo itinerante “Ad occhi chiusi”, tratto dall’omonimo libro di Gianrico Carofiglio, per la regia di Carlo Fineschi, nuova produzione dell'Associazione Culturale L’Albatro. La trama è quella di un caso di femminicidio: la vittima, Martina Fumai, la nostra protagonista, è abilmente interpretata dalla giovane attrice Sara Allegrucci.

Ciao Sara, innanzitutto complimenti per la tua interpretazione e per la riuscita dello spettacolo in generale, che ha registrato sold out per oltre due settimane di programmazione.
Grazie!

Il format che portate in scena è quanto mai sperimentale: hai mai avuto remore su questo nuovo strumento comunicativo?
A questa domanda ti rispondo in veste di produttrice dello spettacolo insieme a Matteo Bolognese. Dal primo momento che abbiamo ascoltato l'idea di Carlo Fineschi, non abbiamo avuto alcun dubbio. Ci siamo fidati, della sua creatività e della sua mentalità fuori dal comune, e così è stato per tutto il cast che ha aderito al progetto. Forse all'inizio non si comprendeva esattamente cosa si stesse facendo, dato che non solo è una spettacolo in viaggio, ma sono tre spettacoli che vivono in unico, per cui non tutti assistevamo alle prove degli altri punti di vista. Ma tutti e tredici ci siamo fidati di Fineschi che non ci ha deluso ed è riuscito a creare una macchina perfetta. Io e Matteo Bolognese avevamo già fatto altre esperienzw con Fineschi con "Di che hai paura?" la prima car play, ovvero quattro spettatori in un’automobile in movimento, per poi arrivare a "Rolling" dove eravamo nel ruolo di soli attori. Lo strumento comunicativo che si può definire Fineschiano, ha un comune denominatore: l'immersione dello spettatore a 360° nella realtà che viene rappresentata.

Quali sono state le principali difficoltà che voi attori avete riscontrato nel mettere in scena questo spettacolo?
Ed eccomi nella mia veste principale, da attrice. La principale difficoltà del mio ruolo è stata senza dubbio quella di rimanere concentrata nel mio personaggio e nella storia, nonostante gli spostamenti, il fatto di dover guidare l’automobile, pensare di arrivare in ritardo o in anticipo nei vari incastri. Non sapere cosa accade in quel momento dall'altra parte, non permette di avere mai una sicurezza che tutto si muova perfettamente. Non si è mai sicuri. O almeno, questo è stato all'inizio. Poi, devo dire, che ci siamo tutti fidati di Fineschi e, nonostante non riuscissimo a comprendere concretamente l'idea, abbiamo svolto il nostro lavoro con massima professionalità e concentrazione. Perché quello che il regista voleva da noi, non era uno svolgimento tecnicamente impeccabile del format, ma un attento lavoro sui personaggi, che ci permettesse di svelare l'essenza di ognuno di noi: è questa la vera forza della storia. Il lavoro di una mente come Fineschi, unito alle interpretazioni di Adelmo Togliani, Chiara Ricci, Matteo Bolognese, Camillo Ventola, Valeria Mafera, Rosalba Battaglia, Edoardo Ciufoletti, Matteo Milani, Carlo Petruccetti, Chiara Della Rossa, Alice Iacono e Salvatore Costa, ha reso questo spettacolo un meccanismo perfetto, fatto di personaggi veri. Non mi è mai capitato di avere la fortuna di lavorare con attori, tutti, di alto talento e professionalità. Con un piano di ascolto straordinario. Ah, senza dimenticarci dei nostri giudici Caldarola, Roberto Allegrucci e Giulio Ricci, non attori professionisti, ma liberi professionisti nella vita. Tutti insieme, nel tempo, siamo stati talmente in ascolto, da riuscire a curare al massimo l'imprevisto, che in uno spettacolo di questa tipologia è molto frequente. Senza mai uscire dalla storia. Per esempio, l'altra sera si è rotta una macchina e mancava un ultimo spostamento. Senza che il pubblico se ne accorgesse, era pronto un taxi per portarli all'ultima udienza!

A fronte dell’innegabile successo di questa esperienza, quali credi siano stati i punti di forza del vostro spettacolo, quali gli aspetti che hanno maggiormente colpito gli spettatori?
Questo grande entusiasmo da parte del pubblico all'inizio ha colpito molto anche noi: ci siamo interrogati sulle motivazioni ed alla fine abbiamo compreso che, forse, si tratta di un bisogno. Non ci sono applausi alla fine della rappresentazione e non abbiamo la possibilità di incontrare lo spettatore, se non in veste di personaggi, per cui non è facile cogliere le reazioni del pubblico. E' accaduto qualcosa, però, di diverso: chi ha assistito al nostro spettacolo ha avuto l'esigenza di scriverci le proprie impressioni, da cui abbiamo intuito che i punti di forza sono stati l'immersione nella storia e la verità dei personaggi. Il coinvolgimento a 360° e la curiosità di sapere cosa accadesse "dall'altra parte" sono stati talmente forti da spingere gli spettatori a prenotare di nuovo e ancora una volta… incredibile per uno spettacolo che in fondo dura tre ore! Questa è stata la vera vittoria, in un momento in cui i teatri sono vuoti!

Perché, nonostante la storia sia la stessa, sono le emozioni che cambiano. Questo a mio avviso è il nuovo strumento comunicativo che ha risvegliato nello spettatore il senso catartico, assopito da anni. L'immersione, che, ad oggi, è oggetto della nostra quotidianità, da virtuale è ritornata ad essere reale. Ed ecco, forse è proprio questo il vero punto: vivere le emozioni rimanendo completamente immersi nella storia. Vere e proprie spie delle diverse verità che costituiscono la storia.

Sara, tu interpreti Martina Fumai, la vittima della storia raccontata da Carofiglio. Io ho avuto il piacere di seguire solo la tua “versione”, ma immagino che i vari punti di vista facciano propendere il pubblico a parteggiare per l’una o l’altra parte. Credi che il messaggio che vuole trasmettere lo spettacolo sia da ricercare proprio nella coesistenza, in un’unica realtà, di diverse verità?
Credo che sia esattamente come nella vita di ognuno di noi, quando accade qualcosa, non c'è mai un'unica versione dei fatti. La curiosità, generalmente, ci spinge ad informarci, ma non ci è permesso di spiare, di vedere e conoscere cosa realmente sia accaduto. Quello che vuole trasmettere “Ad occhi chiusi” è la possibilità di vivere quel "qualcosa" conoscendo più da vicino chi ne fa parte, comprendere da dove viene, cosa accade, farti nascere un dubbio o più dubbi da una parte e risolverli nell'altra. Una verità non è mai tale e mai assoluta, esiste però la possibilità di esplorare.

Martina è un personaggio complesso: soggetto psicologicamente debole, viene vessata fisicamente e mentalmente da un fidanzato che si rivela uno stalker e poi un omicida. Quali sono state le maggiori problematiche nell’interpretare la protagonista di questo dramma?
Il primo approccio con Martina è stato quanto mai delicato da parte mia, poiché si tratta di un personaggio distante dalla mia persona, ma l'ho accolto sin da subito. Ho fatto molte ricerche per comprendere a fondo la mente e il cuore delle donne vittime di questo orrendo abuso e sono rimasta colpita da quante siano morte prima ancora di poter raccontare la propria storia. Per questo, mentre costruivo la vita di Martina, ho pensato che ogni pezzetto della sua esistenza dovesse essere in ricordo e in onore di chi non ha potuto far sentire la propria voce. Vedi, Martina nella sua debolezza in realtà ha trovato la propria forza, perché ha fatto di tutto per migliorare la propria situazione. Quello che non è stato facile è scoprire insieme a lei che la persona che aveva accanto e che amava, Gianluca Scianatico (Matteo Bolognese), è, in realtà, un mostro. Non è stato facile sentire quel senso di paura che ti porta a pensare che potrebbe ucciderti da un momento all'altro, vivere quella casa come un inferno. Essere sola. Senza via d'uscita. Eppure, ecco la forza di Martina, provare a scappare. E fare la cosa più difficile che una donna possa fare: denunciare. Ed ecco che si affida nuovamente alle parole di Suor Claudia (Chiara Ricci), forse il suo alter ego, all'ispettore Tancredi (Matteo Milani), all'avvocato Guerrieri (Adelmo Togliani), che accetta il caso nonostante la grande difficoltà, e al Pubblico Ministero Mantovani (Valeria Mafera). Tutti sono con lei e per lei. E questo le permette di andare fino in fondo, la paura si trasforma in forza, al punto da spingerla a sostenere anche l'interrogatorio di uno degli avvocati più potenti, Dellisanti (Camillo Ventola) e dire davanti a tutti le cose più intime, che non avrebbe mai voluto dire. E' immersa in un altro mondo, di confusione, paura, coraggio. Affronta e vuole Giustizia. La difficoltà di questo personaggio è trovarsi sempre in bilico tra la solitudine, la paura, la speranza e la forza. Tra calore e assenza. Emozioni che viaggiano costantemente insieme.

Il titolo del romanzo e, quindi, del vostro spettacolo è “Ad occhi chiusi”: ad occhi chiusi Suor Claudia combatte i propri avversari nella boxe cinese, ad occhi chiusi Martina decide di affrontare la propria paura e di sporgere denuncia al suo potente e perverso fidanzato. Che cosa significa per te rimanere ad occhi chiusi? E chi sono quelli che nella società odierna dovrebbero invece aprire gli occhi?
Come dice Guerrieri "Ho sempre associato gli occhi chiusi alla paura e gli occhi aperti al coraggio..ma mi sbagliavo!" E per me rimanere ad occhi chiusi è esattamente questo, anche se solo ora l'ho compreso fino in fondo: avere il coraggio di ascoltarsi, di ascoltare e di agire perché sicuri di quello che si è e che si sta facendo. Non fossi stata ad occhi chiusi e in ascolto con me stessa, non avrei mai prodotto questo spettacolo insieme al mio socio Matteo Bolognese, perché mi sarei da subito spaventata; dodici location, tredici attori e dodici automobili: se fossi stata ad occhi aperti non avrei mai avuto il coraggio di provare. Siamo sempre una piccola produzione con l'appoggio di nessuno dei più "grandi" eppure abbiamo allargato le nostre ali e le nostre capacità. E quando abbiamo aperto gli occhi, stavamo già viaggiando.

Proprio per questo penso che nella nostra società noi abbiamo bisogno di stare ad occhi chiusi, fidandoci di chi siamo per fare grandi cose e che quelli un po' più sopra di noi, quelli "lassù", i 'più potenti', ecco quelli dovrebbero aprire gli occhi e svegliarsi, perché sono completamente concentrati su se stessi.

Ringraziando Sara per la sua collaborazione ed augurandole un super in bocca al lupo per le repliche ancora in scena, vi invito ad andare a teatro (anche se il teatro, in realtà, non c’è!) e partecipare, mai come in questo caso, attivamente al successo di questo esperimento.

 

MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo - via Guido Reni 4 A, Roma
Il numero degli spettatori non potrà essere superiore a 36 a replica (12 per ogni gruppo).
Prenotazione obbligatoria tramite sms al 392 847 02 75 o scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .
Solo a prenotazione effettuata si verrà conoscenza del luogo di inizio dello spettacolo e di quale punto di vista dei protagonisti si seguirà.
Per lo spostamento da un luogo all’altro, gli spettatori si muoveranno in macchina con gli attori
Biglietto intero 23,00 euro; ridotto 20,00 euro per i possessori del biglietto Vinci per la cultura, studenti universitari e possessori di card myMAXXI
Vietato ai minori di 18 anni

Intervista di: Serena Lena
Sul web: www.fondazionemaxxi.it

Commenti   

 
#1 era ora!!!!!Guest 2016-03-29 21:46
finalmente vi rendono merito per quello che state facendo. siete proprio avanti. ci piace molto. Angelo e Laura
 

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