Roberto Di Maio: "La Guerra Grande", la storia riscoperta tra le pieghe del quotidiano

Scritto da  Venerdì, 15 Maggio 2015 

Debutta al Teatro India in prima nazionale "La Guerra Grande - Storie di gente comune", il nuovo progetto del giovane e talentuoso regista Roberto Di Maio, spettacolo che ad un secolo di distanza riscopre le testimonianze del primo conflitto mondiale, raccontandole attraverso il linguaggio e le tecniche della contemporaneità, in una armonica commistione di stili. La trama della pièce è liberamente tratta da "La Guerra Grande. Storie di gente comune", volume curato nel 2014 dallo storico Antonio Gibelli ed edito da Laterza. Protagonista in scena sarà Stefano Fresi, nei panni di un insegnante di italiano, durante la guerra ufficiale al fronte addetto al controllo della corrispondenza epistolare dei combattenti, al fianco di Lucrezia Guidone, Diego Sepe, Rosario Petix, Beatrice Fedi, Piero Cardano e Giulio Cristini. Abbiamo incontrato Di Maio in prossimità del debutto di questo atteso lavoro per scoprirne la genesi e l'inedito punto di vista rivolto ai drammatici eventi di cui si celebra il centenario.

 

Ciao Roberto, è davvero un piacere ospitarti sulle pagine di SaltinAria in occasione del debutto al Teatro India di Roma (sabato 23 e domenica 24 maggio) del tuo nuovo lavoro "La Guerra Grande - Storie di gente comune", con la drammaturgia di Paolo Di Maio liberamente tratta dall'omonimo libro di Antonio Gibelli. Come è scaturita l'ispirazione per questo progetto e quali sono state le tappe principali della sua genesi?
Grazie mille dell'ospitalità e il piacere è tutto mio. Tutto è nato a Novembre, dall' illuminata e pura volontà di Giuseppe Laterza che mi ha chiesto di presentare un progetto teatrale tratto dal libro di Gibelli, edito appunto da Laterza. Il libro affronta il tema della Prima Guerra Mondiale attraverso un approfondito studio di tutto il rapporto epistolare durante il conflitto, di tutto “lo scritto”, cartoline, giornali, diari di guerra. Per questo motivo, si è rivelato essere un punto di partenza perfetto per la stesura di una vera e propria drammaturgia. Avevamo tra le mani un concentrato di vite vissute, di testimonianze, di “storie di gente comune”, appunto. Quindi, con Paolo Di Maio, l'autore del testo, abbiamo dato vita a questi 7 personaggi le cui vite si intrecceranno, nonostante la lontananza geografica che li divide. I destini dei personaggi sono tragici, costretti all'interno di una guerra, ma le loro “avventure” si rendono spesso comiche, nella loro quotidianità. Situazioni che rendono umani e reali i protagonisti e che faranno sorridere il pubblico, avvicinandolo di più alla dimensione comune e non politica della tragedia.

La Guerra GrandeIl centenario del primo conflitto mondiale viene in questo testo celebrato focalizzando l'attenzione non sugli eventi bellici tradizionalmente consegnati agli altari della storia, ma sulla vita quotidiana drammaticamente segnata dalla guerra. Questa intuizione originale rappresenta una modalità più autentica per affondare lo sguardo tra le pieghe delle vite dei combattenti e delle loro famiglie?
Assolutamente sì. In questi mesi, non abbiamo fatto altro che immergerci nelle vite dei soldati al fronte, delle crocerossine che partivano volontarie, dei prigionieri di guerra e degli interventisti convinti. E' stato a dir poco scioccante, (ri)studiare la Prima Guerra Mondiale passando però non dai libri di storia, tra date e battaglie, ma dai numerosi errori grammaticali che caratterizzano le lettere dell'epoca, dalle crudissime testimonianze dai campi di prigionia, dalle parole interventiste di D'Annunzio, da quelle più umane di Ungaretti. Una Guerra Grande, fatta di tanti piccoli uomini.

Protagonista della pièce sarà Stefano Fresi nei panni del Tenente Rossetti, maestro da civile, ufficiale al fronte destinato al controllo di tutte le lettere da e per le trincee durante il primo conflitto mondiale. Che tipo di lavoro state conducendo sul personaggio?
Il personaggio di Stefano, il Tenente Rossetti, è un insegnante di italiano, che combatte la sua guerra seduto nell'ufficio postale di Bologna, addetto alla censura. Durante la Prima Guerra Mondiale, gli uomini venivano arruolati, per necessità, secondo il loro livello d'istruzione e senza troppe competenze militari. Chi era laureato si “beccava” un bel grado militare. Il nostro Rossetti è quindi un intellettuale, partito per la sua prima guerra con l’interventismo nelle vene, un interventismo fatto di romantico pensiero più che di spirito patriottico, un pensiero che spesso passa per le parole di poeti letti o citati a memoria. Stefano incarna perfettamente queste caratteristiche e le interpreta cogliendo tutte le possibili sfumature, che rendono Rossetti a volte romantico e umano, a volte cinico e arrogante. Lavorare con lui è un'esperienza straordinaria

Puoi presentarci brevemente anche gli altri attori della compagnia e i ruoli che interpreteranno nello spettacolo?
Il cast è di altissimo livello. Ho l'immenso piacere di lavorare con Diego Sepe e Lucrezia Guidone, che non hanno bisogno di presentazioni, rispettivamente nei panni di Don Alfonso e Gemma, che nella campagna bolognese attendono il ritorno a casa degli uomini; l'arduo compiti di raccontarci il fronte è affidato a Rosario Petix e Piero Cardano, nei ruoli dei due soldati Amedeo e Giovanni, e alla giovane e talentuosa Beatrice Fedi, nel ruolo della crocerossina Rosa; al fianco del Tenente Rossetti, ad eseguire ai suoi ordini, c'è il bravissimo Giulio Cristini che veste i panni del soldato Manzi. Un gruppo fantastico, sia attorialmente che umanamente.

La messa in scena sarà contraddistinta da un linguaggio registico all'insegna della contaminazione di stili, declinando la rievocazione storica con linguaggi e tecniche contemporanei quali ad esempio il video-mapping. Come nasce l'idea di questo inconsueto incontro e come lo hai sviluppato?
La Compagnia Demix, di cui faccio parte, ha proprio come caratteristica l'interazione del teatro di parola con il video-mapping e la musica elettronica. In questo spettacolo ho sentito l'urgenza del supporto di questo linguaggio, per cercare di ridurre la distanza storica che ci allontana da questo evento bellico. Per cui le musiche, composte da Claudio Cotugno (ATO) avranno una forte connotazione elettronica, partendo però dallo studio di sonorità musicali, ambientali e belliche originali della Prima Guerra Mondiale. Al video-mapping è affidato anche il ruolo didattico-informativo che è anche alla base di questo progetto. Lo spettacolo viaggia sempre all'interno del binomio contemporaneo e “d'epoca”, condizionando così scenografie, costumi e messa in scena.

Dopo il debutto romano avete già in programma di condurre "La Guerra Grande" in giro per la penisola, durante questo anno di celebrazioni legate al centenario della discesa in campo dell'Italia nel primo conflitto mondiale?
Sicuramente ci sarà una tournée, a cui però stiamo ancora lavorando. Per cui per ora non posso anticipare niente...ma ci saranno molte altre occasioni per vedere questo spettacolo. Anche perché l'anniversario della guerra durerà 3 anni, fino al 2018.

La Guerra GrandeLo spettacolo con cui abbiamo conosciuto la Compagnia Demix è stato "Ri-Evolution" del 2012, ma il collettivo nasce in realtà quattro anni prima grazie all'iniziativa tua e di tuo fratello Paolo. Quali sono state le esperienze più significative che hanno costellato il suo percorso di crescita?
La compagnia Demix nasce nel 2008. Inizia facendosi un po' le ossa in studi e sperimentazioni. Per poi presentarsi al pubblico con il primo vero spettacolo “Venerdì - terra senza terra”, un monologo sul conflitto israelo-palestinese. Successivamente arrivano le splendide soddisfazioni di “Ri-evolution”, una provocazione assurda sulla condizione della donna (solo donne in scena Beatrice Fedi, Roberta Mattei e Francesca Ceccarelli). Vincitore del Premio Sonar Miglior Spettacolo Nazionale 2014 e del premio “Miglior Regia Roma Fringe Festival 2013”, riesce così a fare numerose date in tutta Italia, nonostante sia una modesta auto-produzione. Ora stiamo lavorando ad un nuovo progetto sulle dipendenze dai social network e i suicidi legati ad esse, dal titolo “Addiction”, il cui testo è stato già premiato al premio Oltreparola 2014 e che prenderà vita nella stagione prossima...vi terremo aggiornati.

Durante lo scorso autunno hai curato la regia di "The One" di Vicky Jones, nell'ambito della rassegna "Trend - nuove frontiere della scena britannica". Che ricordo custodisci di questo lavoro e quali ritieni siano i punti di forza della drammaturgia d'oltremanica?
“The One” è stato un percorso intenso. Il testo di Jones è incredibile, la crudezza e la verità che porta in scena sono strazianti. Il testo è una vera e propria partitura musicale, che, se rispettata, racchiude il giusto ritmo emotivo e psicologico. Uno spettacolo riuscito grazie anche alla straordinaria bravura dei tre attori (Margherita Laterza, Gianmarco Saurino e Barbara Petti). Uno spettacolo a cui sono molto legato e che spero riesca ad avere un futuro. Uno spettacolo che per voi di Saltinaria.it è stato tra i 5 più belli del 2014...e questo è sicuramente un bel ricordo che custodisco.

Alcuni mesi fa sei stato anche tra i protagonisti della rilettura di "Girotondo" di Arthur Schnitzler, ad opera di Simone Giustinelli. Un ricco ensemble attoriale composto da alcuni dei più interessanti giovani interpreti della scena romana, guidato da un altrettanto giovane e talentuoso regista, per infondere nuova linfa vitale in uno dei capolavori della drammaturgia del primo Novecento. Come avete affrontato questa ambiziosa sfida artistica? Lo spettacolo tornerà in scena prossimamente dopo il debutto di ottobre alle Carrozzerie n.o.t.?
Il “Girotondo” ha coinvolto anche me, determinando il mio ritorno alle scene come attore. Non recitavo da molto tempo, ma vista la natura molto fisica del progetto di Simone ho accettato con immenso piacere il suo invito a farne parte. Simone ha sempre avuto delle forti idee linguistiche e sceniche, a cui si sono poi aggiunte la creatività e la personalità dei 10 straordinari attori. “Girotondo” tornerà in scena il 30 Maggio al Teatro India nel Festival All In, purtroppo senza di me, visto il mio impegno ne “La Guerra Grande” fino a pochi giorni prima.

Quali altri progetti hai in cantiere per il prossimo futuro?
Come anticipato, sicuramente la nuova produzione DeMix, Addiction.
Potremmo forse rivederci al nuovo Trend, perché no?!
Continuerò al lavorare al mio progetto musicale e di video mapping ATO.
Ma soprattutto, una bella e lunga vacanza.

Prima di salutarci vuoi aggiungere qualcosa oppure rivolgere un saluto ai lettori di SaltinAria?
Voglio di nuovo ringraziarvi dell'invito e dell'ospitalità. Ricordarvi di venire al Teatro India il 23 e 24 Maggio (vi consiglio vivamente la prenotazione) e invitarvi a non applaudire sempre...ma solo quando è “meritato”. Se volete informazioni cliccate Comagnia Demix su facebook.
Un saluto a tutti e spegnete la tv.

Intervista di: Andrea Cova
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