ricci/forte: dieci anni di indomito viaggio teatrale, immuni a inutili canti delle sirene

Scritto da  Giovedì, 25 Maggio 2017 

Mesi di travolgenti nuove avventure attendono l’ensemble ricci/forte: un sempre più caloroso riconoscimento in tutto il mondo dell’unicità della loro arte teatrale, il debutto nell’opera lirica, sentieri di ricerca che si intersecano con quelli di altri prestigiosi artisti dalle energie creative affini, l’incoercibile desiderio di non porre mai freni alla sperimentazione che da un decennio emoziona incessantemente il pubblico. Stefano Ricci e Gianni Forte ci accompagnano alla scoperta degli innumerevoli progetti in cantiere, spiriti erranti in costante ricerca di autentica bellezza.

 

ricci/forteBuongiorno Stefano e Gianni, è un piacere incontrarvi di nuovo a distanza di alcuni anni dalla nostra ultima intervista. Un periodo durante il quale le vostre creazioni hanno conquistato con sempre maggior vigore il plauso di pubblico e critica anche all’estero (ad esempio in Francia, Russia, Stati Uniti, Brasile, Spagna, Svizzera, Turchia, Portogallo, Inghilterra, Belgio e Croazia). A testimoniare questo incontrovertibile successo una notizia recentissima, la vostra nomina insieme al regista Georges Lavaudant (in passato anche direttore del Théâtre Odéon di Parigi) come Artistes Associés del Théâtre de l'Archipel, Scène Nationale di Perpignan, per il prossimo triennio 2018/21. Come avete accolto questo prestigioso riconoscimento?

Ne siamo davvero molto onorati! Crediamo che la nomina ad Artistes Associés da parte di un teatro francese sia il riconoscimento ad un ensemble che negli ultimi dieci anni ha proseguito indomito il suo viaggio, sotto le intemperie e i facili entusiasmi di un’Italia che crea idoli stagionali a proprio uso e consumo. Siamo sopravvissuti al tornado di aggettivazioni perimetranti la nostra visione, al chiasso dei sold out, ai titoli in grassetto, alle consorterie monopolizzanti, al fenomeno che si è scatenato intorno al nostro operato. Abbiamo proseguito a testa bassa seguendo la nostra rotta, senza ascoltare inutili canti delle sirene. E oggi siamo ancora qui, più motivati che mai ad esporre uno sguardo che viva nell’ascolto aperto di una esperienza che non si ferma ai confini geografici dello Stivale. Ai partner co-produttivi che in questi anni hanno creduto nel nostro lavoro (Romaeuropa Festival, il Théâtre MC93 di Bobigny, il CSS di Udine, il Festival delle Colline Torinesi e il Teatro Biondo di Palermo) si aggiunge ora un’altra solida struttura, il Théâtre de l’Achipel, Scène Nationale, che, insieme al suo direttore Borja Sitja, ci permetterà di continuare a salvaguardare quella libertà espressiva che ha contraddistinto la nostra grammatica sin dagli esordi e che nel tempo è maturata insieme a noi.

ricci/forteQuesta nomina prevedrà da parte vostra una nuova produzione francese all'anno e l’inserimento di alcuni dei vostri spettacoli italiani di repertorio nella stagione del teatro francese. Quali spettacoli del vostro percorso passato intendete proporre al pubblico d’oltralpe e su quali sentieri di lavoro intendete procedere per le nuove produzioni?
Ci siamo sempre differenziati come ensemble proponendo un lavoro che accogliesse nel suo alveo anche i tragitti passati, continuando ad intersecare traiettorie ignote accanto a tasselli compiuti. Sin dal 2005, come una compagnia shakesperiana, abbiamo mantenuto nel nostro repertorio ogni passo intrapreso, anche in virtù di un respiro che si muovesse e prendesse slancio dalle impronte lasciate per abbracciare il futuro. In Francia faremo sicuramente conoscere gli ultimi progetti come STILL LIFE (2013), indagine sul bullismo omofobico, WUNDERKAMMER SOAP, la costellazione completa delle 7 performance intorno all’universo di Christopher Marlowe, e i più recenti percorsi sulla figura di Pasolini, PPP ULTIMO INVENTARIO PRIMA DI LIQUIDAZIONE e LA RAMIFICAZIONE DEL PIDOCCHIO. Accanto ad essi fioriranno nuove creazioni, come quella su Svijatlana Aleksievič, premio Nobel per la letteratura, sulle esistenze cosiddette “indesiderate” o “di seconda mano” che comprenderà un cortocircuito tra il nostro ensemble e figure di reduci provenienti da tutta Europa, per celebrare il coraggio di risollevarsi del nostro tempo.

Avete in questi giorni debuttato al Teatro Biondo di Palermo con TROILOvsCRESSIDA, vostra rivisitazione della tragedia shakespeariana prodotta appunto dal Teatro Biondo, che vede in scena tre vostri interpreti “storici” come Anna Gualdo, Giuseppe Sartori e Piersten Leirom accanto a dodici attori della compagnia di Emma Dante. Come nasce questa collaborazione?
Con Emma c’è da sempre un rapporto di stima e amicizia. Sono anni che accarezziamo, tra il serio e il faceto, un progetto da condividere. Abbiamo quindi accettato con entusiasmo l’invito di Roberto Alajmo, dopo la calorosa accoglienza dello scorso anno a Palermo con STILL LIFE (2103), di realizzare una produzione del Teatro Biondo con l’apporto dei diplomandi del primo corso di studi della scuola dei Mestieri dello Spettacolo diretta dalla stessa Emma. Accanto ad essi abbiamo inserito alcuni nostri elementi fondanti dell’ensemble, sia da un punto di vista artistico che tecnico, per un continuo scambio di suggestioni professionali: la sinergia dettata dall’azione collettiva è risultata essere la chiave vincente di questa proficua collaborazione.

ricci/forteQuale è la cifra distintiva di questo vostro nuovo lavoro in cui, come spesso accaduto in passato nel vostro cammino artistico, recuperate un testo della tradizione reinterpretandolo alla luce della contemporaneità e della vostra inconfondibile sensibilità autorale e registica?
Siamo partiti dalle parole del Bardo per compiere un tragitto di sfrondamento lento e inesorabile. Il gruppo di lavoro si è trovato ad affrontare dapprima un personaggio, per poi lentamente accantonarlo nutrendo e rendendo fecondo il proprio cammino individuale verso un’azione performativa, che restituisse l’alone poetico shakesperiano innestato ad un tessuto connettivo del Presente. Costruendo così un cerchio chiuso in cui i giovani coinvolti nel progetto riuscissero a recuperare le redini della propria vita di interpreti e stabilire “altre” dinamiche espressive. Il tutto alla luce del desiderio e delle innumerevoli derivazioni della sua vanità. Quale, secondo il drammaturgo inglese, è il valore intrinseco di qualcuno e quale il valore attribuito da altri? Su questo punto di domanda, quanto mai attuale per la giovane leva che si affaccia al mondo dello spettacolo, abbiamo provato a lanciare evoluzioni vorticose di una indagine che superasse Shakespeare e ci interrogasse tutti sulle motivazioni del fare cultura.

Quale è stata la reazione del pubblico in occasione del debutto palermitano di questa nuova creazione?
Come in ogni lavoro presentato, in cui l’autore di riferimento viene dapprima affrontato con i consueti strumenti per poi stabilire un terreno di attecchimento che sbrigli la fantasia verso nuovi e sconosciuti lidi di ricerca, la fruizione è stata variegata. Come in ogni operazione culturale che non ponga alla base il mero intrattenimento ma il potenziamento di un pensiero, la platea si è divisa tra ardore e dubbi come accade spesso per la presentazione dei nostri lavori; tanto più in un luogo come Palermo che, fortunatamente con la direzione artistica di Alajmo, sta procedendo verso un teatro non solo rappresentativo. Il pubblico sta crescendo, soprattutto nella consapevolezza di un mezzo - quello teatrale - non atto a finalità postprandiali ma sprigionante visioni e interrogativi condivisi. TROILOvsCRESSIDA presenta, come di consueto, differenti piani di lettura. Questo ha permesso a tutti di poter entrare nella foresta di segni con più o meno strumenti di viaggio. Qualcuno si è piacevolmente perduto nel folto, qualcuno è rimasto fermo al limitare boscoso, spaventato dalle cime sconosciute. In entrambi i casi, il nostro compito è stato assolto. Anche per quelli che, disorientati da una grammatica differente, sono stati messi di fronte ai limiti delle proprie pupille televisivamente viziate.

ricci/forteLo spettacolo tornerà in scena al Festival dei Due Mondi di Spoleto, quest’anno estremamente ricco di interessanti produzioni. Cosa apprezzate particolarmente della cornice spoletina e dell’atmosfera di questo festival?
Giorgio Ferrara, il direttore artistico del Festival, sta compiendo da anni un gran lavoro, avendo preso su di sé l’eredità menottiana che ha reso la manifestazione di Spoleto quel polo culturale internazionale che pochi possono ancora oggi vantare. Siamo fieri di essere stati invitati a questa edizione - la 60esima - che celebra l’ostinata volontà di un Paese che vuole ritornare ad essere un crocevia delle Arti in Europa, come è stato in passato. Un Paese che nutra e faccia crescere le sue realtà culturali, come accade ovunque. Un Paese che non inventi prodotti sempre nuovi, passeggeri, per poi gettarli al macero l’annata seguente, alla stregua dei talent tv; un Paese che sostenga i suoi artisti e operatori con intelligenza e fiducia, non nutrendosi esclusivamente di scambi opportunistici. L’Italia è un Paese ricco di talenti, giovani o meno, ma tutti per lo più strangolati da un sistema asfittico. Ecco, il Festival dei Due Mondi, dall’alto della sua storia sessantennale, sembra essere una roccaforte impermeabile di quel rispetto.

Altro attesissimo appuntamento della prossima estate è il vostro debutto nell’opera lirica con TURANDOT di Giacomo Puccini che aprirà la stagione del Teatro Sferisterio di Macerata, con la direzione musicale di Pier Giorgio Morandi. Potete darci qualche anticipazione sul lavoro registico che avete condotto su quest’opera e sul cast che la porterà in scena?
TURANDOT sarà un vero e proprio debutto nel mondo della lirica. Per questo battesimo abbiamo scelto - d’accordo con la lungimirante direzione artistica di Francesco Micheli - un’opera che è innestata nel DNA del fruitore di lirica, italiano e non. Il trionfo del melodramma asciugato nella visione intimista di una donna adulta che ha il timore di uscire dall’infanzia. Turandot vive una condizione molto simile a noi, al bisogno di crearci un mondo parallelo e ordinato nel quale poter trovare scampo agli assalti della vita adulta. Il suo regno, la sua violenza, sono soltanto giochi che lei compie all’interno della sua psiche; un reame immaginifico di regale statura collocato in un’Antartide emotiva in cui resta imprigionata come un mammut in attesa del disgelo. Per il ruolo di Turandot avremo il piacere di lavorare con una stella di prima grandezza come la soprano svedese Irene Theorin. Ad affiancarla in questo incubo allucinato, la presenza di altre due stelle internazionali come Lavinia Rodriguez, che sarà Liù, e il coreano Rudy Park che interpreterà Calaf. Ad affiancarci in questa nuova avventura, tre nuove eccellenti collaborazioni: Nicolas Bovey per le scene; Gianluca Sbicca per i costumi e la coreografa Marta Bevilacqua per i movimenti.

ricci/forteRecentemente siete stati in scena al Teatro Lliure di Barcellona diretto da Lluis Pasqual, dove avete presentato MACADAMIA NUT BRITTLE e STILL LIFE (2013), e poi a Parigi con L'ÉVEIL DU PRINTEMPS di Frank Wedekind. Quale è stata l’accoglienza tributata dal pubblico spagnolo e francese ai vostri lavori?
Restiamo sempre positivamente sorpresi dall’attenzione, dalla stima e dall’affetto che l’Europa regala puntualmente ai nostri spettacoli. A Barcellona dove, grazie al suo direttore e regista Luis Pasqual siamo stati ospiti in stagione al Teatro LLiure, il pubblico ci ha sorpreso con un’affluenza e un entusiasmo oltre ogni immaginazione. La Catalogna ha dimostrato di possedere un’eccezionale curiosità intellettuale. Dapprima la stampa, poi le platee gremite e successivamente le testimonianze continue delle persone all’uscita dal teatro: una eco salvifica rigenerante! A Parigi siamo ormai residenti da anni e la nostra presenza professionale è foriera di alchimie di vicendevole accrescimento espressivo. Il lavoro svolto con un gruppo di studenti del 2° anno dell’ESAD (École Supérieure d’Art Dramatique de Paris) e la valida collaborazione con i nostri due coach fisici, Piersten Leirom e Nina Negri, ha permesso la realizzazione di un percorso sulle confusioni adolescenziali e sulle ipocrisie genitoriali di Wedekind che ha turbato, per l’alto contenuto poetico e visionario, la platea francese.

Ad Ottobre 2017 sarete in tournée per più di un mese con PPP ULTIMO INVENTARIO PRIMA DI LIQUIDAZIONE (hommage à Pier Paolo Pasolini) e STILL LIFE (2013) in Sud America, facendo tappa in tre grandi Festival internazionali di teatro a Buenos Aires (Argentina), Montevideo (Uruguay) e Guanajuato (Messico). Come vi state preparando a questa impegnativa tournée e quali ritenete essere le caratteristiche del vostro universo teatrale tali da renderlo così potentemente apprezzato anche all’estero e in contesti internazionali tanto diversi tra loro?
Ogni volta che ci apprestiamo a presentare il nostro lavoro oltre i confini italici ci interroghiamo molto sulla fruizione, sul senso della visione, sull’alone poetico della parola e sulle trappole della traduzione verbale. Poi, la realtà dei fatti ci smentisce con una partecipazione, un silenzio sacrale, un pervicace interesse di condivisione che supera le barriere linguistiche. L’evento teatrale è così associato ad una profonda volontà di crescita e confronto: niente a che vedere con le dinamiche da bottegai con le quali si costruiscono la maggior parte delle stagioni dei teatri o dei festival contemporanei.

ricci/forteTra Novembre e Dicembre condurrete una residenza al CSS di Udine, per lavorare sul nuovo progetto EFFETS SECONDAIRES, che comprende due lavori site-specific: EASY TO REMEMBER e PINTER’S RELOADED. Raccontateci qualche dettaglio in più su questo progetto…
Il tema degli effetti secondari, della causa ed effetto, ritorna a passeggiare nei nostri vicoli espressivi. Al CSS di Udine, con cui abbiamo trovato una seconda casa in termini di accoglienza, sostegno e fiducia, torneremo con la rivisitazione di una performance del 2009, PINTER’S ANATOMY, che ha avuto il suo debutto internazionale proprio all’interno della stagione del Teatro San Giorgio. Con un cast rinnovato e una rimessa a punto delle istanze espressive, alla luce anche degli anni intercorsi dalla sua germinazione, presenteremo la performance negli stessi luoghi in cui è nata. Accanto ad essa, EASY TO REMEMBER, una nuova creazione - con le nostre Anna Gualdo e Liliana Laera - sull’assenza del ricordo e la conseguente ostinazione nel trattenerlo, sull’abbandono delle immagini e del dolore, affronterà l’isolamento di un animo poetico, quello di Marina Cvetaeva, e il tentativo di afferrare una vita, attraverso un inutile volo di consonanti e vocali, che si sbriciola con il solo contatto delle dita.

A fine anno inizierete a lavorare su altre due opere liriche (Bartok e Schoenberg) che porterete in scena al Teatro Massimo di Palermo con la direzione musicale di Maxime Pascal, enfant prodige dell'Opera Garnier di Parigi. Cosa vi ha ispirato di queste opere e come vorreste svilupparle nel vostro adattamento?
Con Oscar Pizzo, direttore artistico, e Francesco Giambrone, sovrintendente del Massimo di Palermo, abbiamo sviluppato un progetto elettrizzante che comprende un dittico formato da IL CASTELLO DI BARBABLU di Bela Bartók e DIE GLUCKLICHE HAND di Arnold Schoenberg. Un viaggio animistico basato sugli eroi rovesciati protagonisti delle due opere, elaborando una tessitura performativa che generi il conflitto polarizzato tra ricerca sensuale e spirituale che contraddistinguono il nostro tempo. Un’operazione soprannaturale in verticale nel subconscio fiabesco, complice le teorie psicoanalitche di Bruno Bettelheim, dentro la quale cantanti, musicisti e performers possano inanellare le linee guida di una redenzione magica possibile.

Avete già in cantiere altri progetti per il futuro? Su cosa vi piacerebbe orientare il vostro sentiero di indagine teatrale?
Reduci da questa appassionante avventura palermitana potremmo indicare un desiderio, più che un progetto concreto, espresso a voce alta nei trascorsi giorni siciliani: realizzare una edizione delle tragedie al Teatro Greco di Siracusa, con un palcoscenico condiviso tra ricci/forte ed Emma Dante. Per il momento resta solo un sogno ma come tutti i fenomeni psichici, è pur sempre una propulsione attiva. Confidiamo di coinvolgere, attraverso questa fase REM, coloro che potrebbero tramutarlo in luminosa realtà...

 

Intervista di: Andrea Cova
Sul web: www.ricciforte.com

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP