ricci/forte - Still Life (2013): intervista ad Anna Gualdo

Scritto da  Sabato, 22 Giugno 2013 

Il cammino di avvicinamento a "Still Life (2013)" volge al termine: lo spettacolo debutterà in data unica al Teatro Argentina di Roma martedì 25 giugno, una serata-evento civile nel Teatro della città, un piccolo contributo dell’ensemble ricci/forte per tentare di combattere la discriminazione identitaria. Un massacro a cinque voci per una vittima, annientata dal bullismo omofobico. Un "omaggio" per ricordare l'adolescente romano, uno dei tantissimi, che si è tolto la vita impiccandosi con la sua sciarpa rosa. Ne abbiamo parlato con Anna Gualdo, una delle protagoniste dello spettacolo, attrice di ineffabile carisma e singolare potenza espressiva, nonchè da quasi un decennio compagna di viaggio e musa ispiratrice della inarrestabile coppia di drammaturghi.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ciao Anna e benvenuta sulle pagine di SaltinAria! E' un vivissimo piacere avere l'opportunità di scambiare quattro chiacchiere con te dopo averti a lungo inseguita, inarrestabile Wonder Woman irradiante talento ed energia, sui palcoscenici italiani. Da dove è spiccato il tuo volo di attrice? Quali sono stati la tua formazione ed i passi iniziali della tua carriera?
“Inarrestabile”, chiedilo al mio menisco! In realtà non so se brava, ma sicuramente timida, e quattro chiacchiere sono per me più difficili d’un debutto senza prove. Che sia stato poi un volo e non un atterraggio di fortuna è ancora tutto da dimostrare…Potrei partire con le Orsoline ma hanno già dato. Con Cappuccetto Rosso all’asilo, e la Fata Turchina in prima elementare, il disappunto di mamma e papà professori, e l’Accademia Silvio D’Amico, ma trovo più giusto cominciare con “Gli ultimi giorni dell’umanità” di Luca Ronconi al Lingotto di Torino.
Anna GualdoPrima di imbatterti nel magmatico e appassionato universo teatrale forgiato da Stefano Ricci e Gianni Forte, hai attraversato un caleidoscopio di esperienze a contatto con un gran numero di registi e drammaturghi. Quali di queste esperienze ritieni abbiano segnato più profondamente il tuo percorso?
Castri, Patroni Griffi, Ronconi e quanti ci rimarranno male nel non figurare in questo scarno elenco. In ordine alfabetico, ognuno a suo modo, “e il modo ancor m’offende”, tutti importanti per farmi essere l’attrice che sono, e farmi fuggire dove voglio trovarmi oggi.
Eccoci però giunti nel 2006, con "Troia's Discount" ha inizio la collaborazione con ricci/forte, il binomio drammaturgico più originale e controverso della scena sperimentale italiana, tanto da meritarsi in quegli anni l'epiteto di "enfants terribles" del nostro teatro. Un incontro professionale inizialmente complesso o tutto filò in maniera spontanea e galvanizzante?
Anche allora, come è spesso accaduto, è stata una casuale sostituzione, ma non rivelerò neanche sotto tortura di chi. In realtà li ho conosciuti prima come enfants e poi come terribles. Ho cominciato per amicizia e bisogno di uscire da un teatro inteso come posto fisso alle poste, da una vita professionale troppo pietrificata come gli Stabili, immobili, in attesa di sismi emotivi. E ho trovato allora luoghi del palco e della mente, dove la semplice attrice è necessaria, ma non più sufficiente, dove abbracciare completamente le visioni di Stefano e Gianni diventa condizione intima per partecipare alla scena. Il nudo, l’improvvisazione, il pianto, il cuore che batte non sono altro che trampolini per togliere il freno e tuffarmi nelle mie paure, farmi risucchiare da una drammaturgia di cui sono complice, ritrovandomi libera di giocare con me stessa. Non più interprete nascosta dietro lo scudo di un personaggio ma performer attiva che impasta le sue mancanze, le sue forze per produrre magia.
Proprio in questi giorni, per la precisione il 19 giugno al Festival La Fabbrica delle Idee di Racconigi, ha debuttato la versione "reloaded" di "Troia's Discount", che nella prossima stagione approderà anche al Piccolo di Milano. A quasi un decennio di distanza dal suo concepimento come si è evoluto lo spettacolo, lacerante cortocircuito tra l'elegia del mito e la volgarità del contemporaneo?
"Troia’s Discount" è una storia d’amore, e l’amore non passa mai di moda, ma non lo dire a Gianni e Stefano. E’ il primo e quello, si sa, non si scorda mai. Il testo resta lacerante come la routine di una cassiera, il linguaggio è veloce e onomatopeico come l’accavallarsi di singulti onirici, la musica è alienante ed esasperatrice d’incubi. Rimane l’inno di un consumo fagocitante, la disperazione di una barra a codice difettosa. Il ballo, l’ironia, lo stupro, il gioco, il sogno, squarcio di una voragine di emozioni, ma l’evoluzione è quella della mia vita reale, che ogni volta porto in scena.
Altro appuntamento attesissimo dal vostro caloroso pubblico è rappresentato dall'imminente debutto della nuova produzione "Still Life (2013)", un evento unico per celebrare il ventennale della rassegna del Garofano Verde. Le prove sono in corso e con esse il procedimento creativo prende forma e corpo. Che tipo di spettacolo possiamo aspettarci? Sarà privilegiato un teatro di parola con un testo fortemente strutturato oppure sarà lasciato ampio margine all'improvvisazione, al movimento e all'interazione fisica come in occasione delle ultime opere dell'ensemble?
Trincerando dietro un tagliafuoco proprio quel teatro da cui sono scappata, non posso nascondere l’orgoglio di ventennare il Garofano Verde all’Argentina, dove anni fa debuttai con modalità tutt’altro che contemporaneee. "Still Life (2013)", natura contro natura, natura morta, una conferenza emotiva da non raccontare ma partecipare con generosità. Un atto politico che restituisce al Teatro il senso primo del nostro fare. Forse non esiste più un teatro di sola parola né un testo strutturato, non esistono margini all’improvvisazione e all’interazione fisica, ma solo un millimetrico, faticoso e struggente lavoro su noi stessi.
Anna GualdoTemi di questo nuovo lavoro sono la violenza discriminatoria, il mobbing psicologico e la cruda repressione dell'immaginazione volti ad annichilire ogni forma di diversità, che nella fragile età dell'adolescenza troppo spesso conducono ad un'angoscia atroce tale da arrivare sino all'auto-annientamento. Tematiche estremamente difficili da affrontare, senza scadere nel sensazionalismo di certa cronaca deteriore e con il dovuto rispetto e delicatezza. Il teatro può essere una via efficace per dar voce a queste sofferenze sepolte? Quale sarà l'approccio con cui vi avvicinerete a queste piaghe sociali?
Il tema è la barbarie del nostro mondo. Il timore delle differenze e l’utopia di poter crescere in un luogo in cui esse siano valore e non condanna. L’approccio è la voglia di urlare lo sdegno e il senso di soffocamento per un paese, l’Italia, che non riconosco più civilmente evoluto e degno di esistere nel 21° secolo. Il teatro è l’unica arena che ho per esprimere quello che sento e il modo in cui lo affronto oggi mi restituisce valore come donna prima che performer.
Accanto a te in scena altri due pilastri dell'ensemble ricci/forte, Giuseppe Sartori e Fabio Gomiero, e due tra gli ultimi arrivati in compagnia, Liliana Laera e Francesco Scolletta. Lungo questi anni di collaborazione artistica con Stefano e Gianni, sei stata insostituibile musa ispiratrice per i due drammaturghi, ma anche solido sostegno e modello per giovani colleghi straripanti entusiasmo ma con ancora poca esperienza alle spalle. Come ti sei rapportata con loro, riuscendo a costruire la palpabile alchimia che si percepisce sul palcoscenico?
Musa, modello, sostegno… che responsabilità! In realtà, sono la più indisciplinata del gruppo, perdonata solo per la lunga amicizia coi “capi”. Dopo anni di gossip sulla scelta dei primi camerini del teatro preistorico all’italiana, spero di poter dare qualcos’altro ai miei straripanti e generosi colleghi. Ci provo ad ogni respiro che prendo durante i nostri viaggi di scena. L’alchimia, quando si percepisce, è solo la cartina tornasole di un lunghissimo avvicinamento al fuoco primigenio del progetto.
Nell'ultima produzione di ricci/forte, "Imitationofdeath" ispirata alle atmosfere lisergiche dei romanzi di Chuck Palahniuk, non eri tra le interpreti in scena. Mi incuriosisce il tuo punto di vista, quali sensazioni ha evocato in te lo spettacolo?
I superpoteri di Wonder Woman non hanno protetto la mia rotula dal rompersi sul palco del teatro Palladium di Roma, ma ho sempre seguito l’ensemble come se ci fossi, e con loro condivisa la commozione della nascita. E come loro, crisalide rianimata alla vita dalle ossessioni, mascherata per scambiare fumo di congedi, sempre pronta a rifugiarmi e nascondermi negli oggetti di cui ho collezionato la vita, per sostituire il vuoto di cui mi sono fatta vittima. E’ stato strano esserne fuori. Pensi per un attimo a come avresti volato tu, ma poi ti lasci prendere dalla poesia delle immagini, dalla volontà di riprendere fiato e ti lasci rapire irrimediabilmente.
Con "Macadamia Nut Brittle" e "Grimmless" avete conquistato le platee di mezzo mondo, da New York a Mosca, da Madrid a Lugano, Lisbona e Parigi, culture diametralmente diverse accomunate dalla potenza catartica del vostro teatro. Puoi raccontarci qualche aneddoto particolarmente significativo? Quali le reazioni che vi hanno maggiormente colpito?
Restando in tema "Still Life (2013)" rispetto all’omofobia, in fatto di aneddoti posso raccontare che a Mosca abbiamo portato "Grimmless" e non più "Macadamia Nut Brittle", a causa di un bacio tra due ragazzi e di una cultura repressiva presente in Unione Sovietica. Nonostante questo, l’accoglienza in Russia è stata letteralmente travolgente. I luoghi comuni o le etichette che precedono il nostro lavoro anche nel resto del mondo, si infrangono – distruggendo perfino le barriere linguistiche – nel momento della condivisione live. Resto sempre meravigliata dal sentire ridere, piangere e lasciarsi squarciare l’anima, pur con sottotitoli in cirillico o portoghese, coccolata dalle ondate d’amore di un pubblico lontano anni luce dalla nostra grammatica.
Anna GualdoL'anno scorso hai partecipato alla rilettura de "L'opera da tre soldi' di Brecht e Weill, con un cast stellare che annoverava tra le proprie fila interpreti del calibro di Massimo Ranieri e Lina Sastri. Un'opera di matrice nettamente diversa rispetto al teatro di ricci/forte, che ha convinto senza riserve il pubblico italiano. Che ricordo custodisci di questa esperienza?
Come volevasi dimostrare anche quella fu una sostituzione, ma mia madre è di Napoli e dice sempre che il San Carlo è il più bel teatro del mondo. Quindi, accettai.
E’ un altro tipo di teatro, ma non per questo non lo faccio, non mi impegno, non imparo e non mi diverto. I calibri stellari dietro le quinte sono molto terreni, e poi duettare col mio primo amore canoro dell’asilo chiude il cerchio.
Da spettatrice quale teatro prediligi? Cosa colpisce la tua curiosità e ti emoziona profondamente?
Come spettatrice credo sia ormai giunto il momento di superare le categorie e le definizioni. Mi piace un teatro bello, parlante, vivo. Non amo il teatro inutile, sordo, da abbonamento. A volte mi emoziono e altre m’incuriosisco, indipendentemente se è di uno Stabile o di una compagnia poco visibile, se per il grande pubblico o di nicchia, classico o cult.
Quali sono i progetti artistici che ti attendono nel prossimo futuro?
Il mio progetto è quello di rimanere abbarbicata alla graticcia, di continuare a cavalcare le comete, perché nemmeno a cannonate faccio a meno di un mestiere che rende diamante la mia ugola. Il prossimo anno inizieremo con ricci/forte ad affrontare il periglioso viaggio verso l’Orestea di Eschilo: un tuffo nell’ignoto che non vedo l’ora di compiere. Il futuro del teatro invece, visto il disinteresse di uno Stato ignorante, la penuria di risorse economiche e cerebrali, resta nel camerierato stagionale e nell’ostinata e pervicace resistenza dei singoli. Nella volontà rinnovata di mantenere le scelte etiche conquistate ogni giorno.
Prima di salutarci vuoi aggiungere qualcosa oppure rivolgere un saluto ai lettori di SaltinAria?
Sballottata dalla mia follia, ammiro in me, nonostante tutto, la professionalità, il rigore e il coraggio, e se posso dare un consiglio, direi che non c’è veramente più tempo o margine per l’improvvisazione, se sul palco ci salite voi. Grazie a chi è arrivato fino in fondo. Incapace nell’incipit e imbranata nei congedi.

 

 

Intervista di: Andrea Cova
Foto di: Lucia Puricelli, Chiara Saitta e Mirella Calderone
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Sul web: www.ricciforte.com

 

 

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