ricci/forte - Still Life (2013): intervista a Giuseppe Sartori

Scritto da  Sabato, 18 Maggio 2013 

Prosegue il nostro percorso di avvicinamento a "Still Life (2013)", il nuovo lavoro drammaturgico dell'ensemble ricci/forte che sarà presentato a Roma il prossimo 24 giugno al Teatro Argentina, un evento unico per celebrare il ventennale della rassegna del Garofano Verde. Una cornice di indiscusso prestigio per indirizzare un segnale civile deciso ed impetuoso che vada a conficcarsi nelle coscienze degli ipocriti "benpensanti". Abbiamo incontrato Giuseppe Sartori, tra i protagonisti dello spettacolo, attore capace di coniugare profonda sensibilità e carisma, grande umiltà e generosità, che ormai da anni ha aderito con totalizzante convinzione al percorso di ricerca teatrale di Stefano Ricci e Gianni Forte ed è pronto a lanciarsi con sempre crescente entusiasmo nelle loro prossime avventure teatrali...

 

Il "Garofano Verde", una rassegna teatrale che lungo l'ultimo ventennio ha saputo coniugare impegno civile e ricerca drammaturgica con un equilibrio non comune ed un autentico coraggio di sperimentare. In più di un'occasione ti abbiamo visto in scena sul palcoscenico del Teatro Belli nell'ambito di questo appuntamento, ad esempio in occasione del memorabile debutto di "Macadamia Nut Brittle" di ricci/forte nel 2009 e un paio d'anni dopo per il reading di "A Single Man" di Christopher Isherwood curato da Valentino Villa. Che ricordo custodisci di queste esperienze?
Il caldo asfissiante di giugno moltiplicato per l'assenza d'aria, un centinaio di persone che ti guardano e l'ansia perenne! Che poi "A Single Man" tanto reading non fu, ma spettacolo vero e proprio! In "Macadamia" per poco non svenivo dentro il costume da coniglio...litri e litri di sudore persi!

Hai avuto modo di seguire la rassegna anche in qualità di spettatore? Eventualmente quali spettacoli ti hanno colpito maggiormente?
Mi vergogno ad ammetterlo...no! Le nostre prove finivano molto tardi, e dopo il debutto, stremato, fuggivo da Roma senza voltarmi.

Giuseppe SartoriQuest'anno il "Garofano Verde" vive un momento di difficoltà; attanagliato da problemi economici e drastici tagli, c'è il rischio che l'edizione di quest'anno, peraltro quella che avrebbe dovuto festeggiare il ventennale, slitti all'autunno. Ennesima testimonianza dell'ottuso disinteresse e della stoltezza delle istituzioni, sempre più dimentiche della cultura e dell'imprescindibile necessità di sostenere gli artisti?
Con le elezioni quest'anno sia al Comune sia alla Regione non mi stupisce questa situazione; la campagna elettorale e l'insediamento avranno congelato le varie agende. Purtroppo, fossimo anche stati a metà mandato, le cose non sarebbero state poi tanto diverse. Parlo di Roma ora, ma è un discorso allargabile a realtà altra...la cultura e l'offerta culturale producono ricchezza (ricchezza materiale anche, per chi solo a questa è interessato). Non è perchè siamo una capitale da milioni di turisti al minuto, con un concentrato di meraviglie senza pari, che possiamo vivere di rendita in eterno...i crateri nelle strade che mi spaccano le sospensioni della macchina diventano quindi il simbolo di una città lasciata a se stessa...

Forse nella scarsa attenzione riservata a questo storico appuntamento dell'estate teatrale romana da parte delle istituzioni può essere ravvisato un certo ostracismo verso la tematica della rassegna? Forse degli "scenari di teatro omosessuale" appaiono sconvenienti nel nostro attuale sconfortante panorama politico e sociale?
Ma come!? Non hanno titolato molti giornali che la lobby gay era più potente addirittura dei cattolici? Lungi da me il voler fare il paio tra assenza fondi e tematica di Garofano Verde. Anche solo il sospetto di una relazione causa effetto non farebbe che aumentare l'imbarazzante confronto che si potrebbe fare a livello europeo tra noi e la civiltà quindi, in un' Europa in cui l'Albania, a maggioranza musulmana, vanta un rispetto giuridico maggiore del nostro sull'argomento.

Unico appuntamento estivo del "Garofano Verde" di quest'anno sarà il debutto, in data unica, del nuovo lavoro di ricci/forte, intitolato "Still Life (2013)", lunedì 24 giugno. Lo spettacolo ti vede tra i cinque protagonisti in scena, accanto a Fabio Gomiero, Anna Gualdo, Liliana Laera e Francesco Scolletta. Un evento che si preannuncia decisamente prestigioso, ospitato in una delle cornici teatrali più suggestive ed antiche della capitale, il Teatro Argentina. Emozione e tensione cominciano già a farsi sentire?
Al momento fine giugno sembra così lontana...mi conosco, qualche giorno e comincerò a perderci il sonno. Per non parlare di Gianni Forte! Sarò costretto a evitarlo, a fingermi al telefono ogni volta che mi si avvicina, per scongiurare quel momento (che puntuale arriverà) in cui le nostre ansie si incontreranno e sommeranno, e non mi basteranno sedici pacchetti di sigarette al giorno.

Partendo dagli innumerevoli episodi di violenza omofoba e bullismo adolescenziale che hanno costellato la recente cronaca, conducendo frequentemente ad epiloghi tragici, "Still Life (2013)" dischiude la sua prospettiva di osservazione sino ad accendere i riflettori sulla scientifica strumentalizzazione e sul controllo psicologico volti all'annientamento del diverso, all'oscuramento della fantasia, un massacro ancor più efferato in quanto condotto nell'ombra in maniera subdola e palesemente manipolatoria. Il teatro e l'arte in generale rappresentano tra i pochi baluardi rimasti contro questo germe insinuante che attenta alla libertà dell'individuo?
Assolutamente sì, soprattutto se alle arti e solo a loro rimane la voglia e la curiosità di grattare quel tanto in più sotto la superficie, oltre il titolo da prima pagina, al sentito dire, e se loro soltanto si oppongono all'indifferenzializzazione delle proposte.

Giuseppe SartoriCome si sta sviluppando questo nuovo lavoro drammaturgico? Puoi darci qualche anticipazione?
Rido! So per certo che non indosserò un costume da coniglio, e che all'Argentina si sta più freschi.

Gli ultimi due anni per l'ensemble ricci/forte sono stati a dir poco galvanizzanti: spettacoli acclamati dal pubblico e capaci di scatenare infuocate polemiche tra i critici, il crescente successo riscosso all'estero con performance e laboratori da New York fino a Mosca attraversando tutta l'Europa, un sentiero di ricerca drammaturgica in costante ascesa con una cifra stilistica indubbiamente personale e riconoscibile. Quali istantanee custodisci con maggiore affetto in te di questa corsa inebriante?
Complice la paura di volare, quando posso, viaggio con il furgone dell'attrezzeria. Spagna, Germania, Balcani, Italia nemmeno a parlarne, ho macinato non so quanti chilometri. Amo le strade e i paesaggi che cambiano. E' un modo di conoscere. Visitare una città avendoci allo stesso tempo un lavoro da svolgere mi salva poi dal sentirmi "turista", e mi regala l'illusione di essere anche io cittadino, anche se per la durata della tournée.

"ImitationOfDeath", l'ultimo lavoro della compagnia, è stato caratterizzato da una cifra stilistica molto fisica, corporea, legata più al movimento che alla parola; fondamentale si è rivelata la perfetta sinergia tra la folta schiera di interpreti in scena, costruita attraverso un lungo e complesso percorso laboratoriale. Quali sono state le principali difficoltà e i momenti più memorabili di questo progetto?
La prima di Milano, al Teatro Studio! Io e Silvia Pietta, un'attrice di "Imitation", abbiamo studiato al Piccolo, e allo Studio abbiamo fatto il saggio di diploma. Ci tremavano le gambe; agli applausi ci siamo trovati vicini e ci siamo stritolati la mano. Difficile è stato superare illesi il periodo di prove! Esagero, ovviamente, ma la fatica è stata molta!

Col passare degli anni il tuo ruolo nella compagnia sembra essere divenuto sempre più basilare, non solo dal punto di vista performativo ma anche come punto di riferimento sicuro, rigoroso, serio, si direbbe quasi "paterno" nei confronti degli interpreti più giovani. Come vivi questa crescita e come si sono sviluppate le dinamiche tra i membri storici della compagnia e i nuovi ingressi?
Quanti aggettivi...cerco di smontarli uno ad uno:
Basilare: vivo con Gianni e Stefano da più di quattro anni ormai; cerco di rendermi insostituibile, dando massima importanza a ogni aspetto di cui si compone il lavoro di compagnia e in prova e in scena e in tournèe. Tuttavia insostituibile non sono, forse nessuno lo è. Mi aggrappo a questo. Il lavoro e la fiducia devono essere riconfermati e riguadagnati a ogni replica.
Storico: qui, sì, una pacca sulla spalla me la do; sono ancora uno dei più giovani in compagnia, e questo annulla da sé la componente storica,no?
Paterno: mai sia! Siamo colleghi.

L'ultima accusa rivolta a Stefano Ricci e Gianni Forte dalla solita schiera dei loro detrattori è stata quella di strumentalizzare e cannibalizzare i loro performer pur di assicurarsi facili consensi e successo commerciale. Dopo anni di sodalizio professionale come reagisci a queste insinuazioni?
Dietro ad ogni spettacolo che ho fatto con Stefano e Gianni, dietro ad ogni parola, idea di regia, immagine, dietro alla scelta del tipo di impianto luci, c'è la fame e il bisogno, onesto, di comunicare. Altrimenti non faremmo spettacoli, ma masturbazioni pubbliche. Ci dobbiamo noi cannibalizzare il più possibile, per poter trovare una base solida con cui affrontare il palcoscenico, in spettacoli, che per quanto ferrei nel loro disegno, si reggono CON noi, e in cui alla responsabilità totale lasciata agli attori corrisponde un attestato di fiducia enorme da parte loro. Il tutto per scavalcare il nostro onanistico bisogno di stare in scena, cercando il modo di Parlare, oggi.

Giuseppe SartoriPer la prossima stagione sembrano bollire numerosi progetti in pentola, da una ripresa "riveduta e corretta" di "Troia's Discount" al Piccolo Teatro Studio di Milano a una rivisitazione dell' "Orestea" di Eschilo per interrogarsi sul senso della Giustizia nella società contemporanea, che sarà in scena a Roma in autunno nell'ambito del RomaEuropa Festival. Puoi darci qualche indiscrezione al riguardo di questi ed altri progetti in cantiere?
Rido, di nuovo! Controllo la mail ogni giorno aspettando la convocazione, ma fino a quel giorno, saprò quanto te. Una cosa posso dire: a ottobre seguirò ricci/forte a Mosca, per la messa in scena di 100% furioso, dall'Orlando Furioso di Ariosto; faccio prove di cirillico, come al ginnasio quando scrivi l'alfabeto greco su qualsiasi superficie a tiro.

In primavera hai partecipato a una rassegna, ideata e curata da Nuccio Siano, in ricordo di Pier Paolo Pasolini, leggendo assieme a Ida Di Benedetto e Giulio Forges Davanzati alcune delle più belle pagine pasoliniane dedicate a Napoli. Che ricordo ti ha lasciato questo evento?
Nuccio che canta le parole di Pasolini, il viaggio a/r Roma-Napoli in macchina io, Fabio Gomiero e Ida Di Benedetto, i ragazzi e ragazze della scuola dove Nuccio insegna, che dopo aver riconosciuto Giulio, gli hanno chiesto l'autografo nella navata laterale della Chiesa...e l'imbarazzo a dover pronunciare, da testo, delle frasi in napoletano, a Napoli, io, che i dialetti proprio....!

In questa stagione teatrale, resa piuttosto cauta e incolore dalla soffocante crisi economica che ci attanaglia, hai avuto modo di assistere a lavori teatrali interessanti? Quali ti hanno colpito maggiormente?
Sono stato a teatro molte volte quest'anno. Mi sono innamorato di "Panico", regia di Ronconi, degli attori de "La resistibile ascesa di Arturo Ui"; ho visto Daria Deflorian al Palladium in "Reality", e mi è piaciuta moltissimo una prova aperta a cui ho assistito, di "In Tahrir" dei Muta Imago.

Per concludere...l'intramontabile sogno nel cassetto per il futuro. Forse cimentarsi in un diverso genere teatrale? O magari nella regia o nella scrittura? O coltivare un sentiero di vita parallelo a quello artistico?
Avere una casa non in affitto, anche per non abitarci mai..sogno intramontabile nel vero senso del termine ho paura...
Certo, sono curioso..farei settecento lavori diversi. Una cosa è sicura: non scriverò mai, né mai tenterò di fare il regista. Lo lascio a chi lo sa fare. E' già tanto riuscire ad essere decenti in qualcosa. 

 

Intervista di: Andrea Cova
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Sul web: www.ricciforte.com 

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