Pietro Romano: il teatro dialettale, un genere di teatro sanguigno, forte, spontaneo, privo di orpelli

Scritto da  Lunedì, 30 Aprile 2012 
Pietro Romano

Pietro Romano andrebbe conosciuto personalmente perché le parole scritte non rendono a dovere cosa e chi sia questo strano personaggio; un attore dalla grande energia e padronanza del palcoscenico. Un attore che per la sua spontaneità rapisce anziani e bambini. Attore amatissimo dal pubblico del Teatro Tirso di Roma, dove lo rivedremo in scena dal 16 maggio con “Lassateme passa’… so’ romano”.

 

 

Ciao Pietro…partiamo dall’inizio. Il tuo esordio nel teatro

Intorno agli anni ‘85-‘86, ho iniziato a fare il piccolo attore al teatro dell’Opera di Roma, in cui facevo dei movimenti scenici nelle opere liriche. La prima opera è stata “Cavalleria Rusticana” abbinata ad un’opera moderna dell’epoca, “Salvatore Giuliano” che per la prima volta veniva rappresentata. Nella prima ero un piccolo scugnizzo, nella seconda un piccolo delinquente, e mi ricordo che mi fecero fumare una sigaretta finta con la camomilla e da lì mi feci comprare una pipa e fumavo i fiori delle bustine di camomilla.

Quindi hai iniziato piccolissimo a calcare le tavole del palcoscenico.

Sì ma i primi sketch sono stati a scuola, alle elementari, dove non essendoci una maestra  di ruolo, cambiavamo spesso insegnante e non essendo mai stato uno che aveva voglia di studiare, mi divertivo ad intrattenere i miei compagni e mi ricordo che uno dei miei personaggi era un pugile “sonato”. Un giorno una supplente mi fece mettere accanto alla cattedra, perché disturbavo e quello fu il mio primo vero pubblico perché feci un’improvvisazione dietro l’altra e lei non riuscì a fare lezione; in quegli anni il mio più grande amico era il bidello con cui giocavo a carte.

Andando avanti negli anni, la vita di questo piccolo scugnizzo come è proseguita? come ti sei trovato a fare l’attore di teatro e, prevalentemente, di teatro dialettale?

La passione dell’attore è nata da subito…o meglio, io avevo due passioni, l’attore e il poliziotto; questo perché mio padre all’inizio era poliziotto; poi si buttò nel cinema, dietro la macchina da presa e infine fece il capogruppo…di quegli anni, mi ricordo miliardi di foto che giravano per casa con nomi e numeri di telefono; poi mio padre tornò alla lirica come mia madre.

E così scelsi l’attore e non il poliziotto. Io volevo essere un attore cinematografico; camminavo per strada e pensavo di avere sempre un carrello che mi seguisse, sentivo addosso l’inquadratura. Mio padre inizialmente non era molto contento; mia madre invece mi ha seguito sin da subito nelle mie passioni; a quindici anni entrai alla Pietro Sharoff e feci un corso per ragazzi, un propedeutico, e quell’esperienza mi fece innamorare del teatro che prima, da spettatore, mi annoiava da morire. In quel corso scoprii Pirandello, qualche autore francese e il teatro leggero; mi resi quindi conto che il teatro non è solo drammatico, impostato, ma può essere leggero, semplice, divertente. Poi un giorno (anni ‘90) con il corso degli adulti andai a vedere “Aggiungi un posto a tavola” al Sistina con Dorelli; entrammo in teatro, mi sedetti nelle prime file e non ti dico che effetto mi fece….questa cosa, la commedia musicale, dove si canta, balla, recita, era meglio di tutto quello che avevo visto o immaginato prima. Mi innamorai di Dorelli, della commedia musicale. Uscii dal teatro che “volavo”.

Andando avanti negli anni…

Iniziai a fare esperienze con compagnie secondarie, non guadagnando nulla. Poi ad un certo punto, grazie ad un giro di amicizie, sentii che cercavano il protagonista di un “Aggiungi un posto a tavola” ed entrai in questa compagnia dopo vari provini, perché loro spingevano per un altro ma alla fine il ruolo fu mio. Feci un provino straordinario. Piccoli teatri, piccole cose ma un teatro dietro l’altro, uno spettacolo dietro l’altro; mio padre ogni tanto riusciva a portare qualche attore…poi una sera venne Mario Donatone, che fece il sicario ne “Il padrino III” e con lui feci la prima tournèe estiva, in Sicilia, con una commedia interessante. Da lì una cosa tirò l’altra, la gente con cui avevo lavorato o che mi aveva visto in scena faceva il mio nome per piccole o grandi parti. Non ho avuto grandi difficoltà a farmi conoscere in teatro. Nel ‘97 entrai nella Compagnia Checco Durante di teatro dialettale. Qualche mese prima feci Liolà in romanesco per le scuole e in una mattinée venne Renato Merlino che lavorava con la Compagnia Checco Durante; fece il mio nome quando seppe che stavano cercando attori e nella stessa compagnia lavorava anche un’attrice che aveva fatto con me la tournée in Sicilia. Mi chiamarono. Feci il provino al teatro Rossini ed entrai nella compagnia. Lì ho scoperto la bellezza e le innumerevoli possibilità del teatro dialettale e la passione per questo genere di teatro sanguigno, forte, spontaneo, privo di orpelli. Il dialetto offre molte possibilità di cui ci priva la lingua italiana. Quella al Rossini è stata un’esperienza unica, con stagioni lunghissime; due spettacoli invernali, una vera e propria estiva; e una media di 8/9 ore giornaliere a teatro. Un’esperienza che mi ha forgiato, mi ha permesso di trovare un equilibrio, ha fatto sì che io imparassi a resistere a tutto e anche oggi, dove tutto è complesso, riesco a trovare un modo di stare.

Sono anni che ti vediamo al Tirso..come è nato questo “connubio”?

Io sono entrato al Tirso nel ‘92 con “Aggiungi un posto a tavola”, in uno spazio  completamente diverso da quello che è oggi; in quegli anni ho conosciuto Achille Mellini. Poi ci sono tornato nel ‘99 con “I sette re di Roma”, con un “Forza Venite Gente”, poi un giorno mi arrivò una telefonata di Alfiero Alfieri (capocomico della compagnia Checco Durante), in cui mi diceva che Achille lo avrebbe prodotto. Feci con lui lo spettacolo di presentazione al Teatro Olimpico.

Quindi molta della tua storia teatrale è legata al teatro dialettale?

Sì, ma non tutta. Ci sono stati periodi in cui ho avuto la necessità di uscire dal teatro dialettale per non soffocare. Sentivo la necessità di fare esperienze diverse come un “Cyrano de Bergerac” con la regia del Maestro Giuseppe Padroni Griffi, San Francesco per i 25 anni di “Forza Venite Gente”… Come in amore, a volte si ha la necessità di uscire, per poi tornare con più forza e più amore di prima. Tornando ad Alfiero e al Tirso; ho fatto lo spettacolo all’Olimpico, poi non ho partecipato alla prima stagione ma sono tornato nella seconda. Dopo questa stagione ad Achille venne l’idea di darmi più spazio, di puntare su un giovane attore che non veniva dalla tv e dal cinema, cosa difficile perché sappiamo tutti che anche in teatro ormai si punta su attori che vengono dalla tv e dal cinema. Comunque lui ha creduto in questa possibilità e abbiamo debuttato con il “Marchese del grillo”; dopo questa prima stagione ne ho fatto altre due da protagonista ed è bello quando il pubblico si affeziona, ti chiede, ti segue, ti trova un punto di riferimento, di garanzia.

Ma Pietro Romano non fa solo ridere; ci sono spettacoli in cui troviamo un altro Pietro, altri personaggi…

Sì è vero, ci sono spettacoli come quello con Fabrizio Amici e Serena D’Ercole in cui affronto personaggi, testi legati alla tradizione dei “grandi”; l’ispirazione e il legame è con gli attori del passato che amo, Totò, Peppino de Filippo, Jerry Lewis, Edoardo…Jerry per me è stato un grande punto di riferimento…

Quali sono stati gli ultimi spettacoli a cui hai partecipato?

Ho fatto un’esperienza bellissima con la Compagnia delle Stelle, mettendo in scena “Il fantasma di Canterbury”, per le scuole, al Sistina. Rientrare lì per me è ogni volta emozionante, sentire che quelle tavole sono state calpestate dai più grandi attori….

Cosa bolle in pentola, adesso?

Il prossimo spettacolo, che debutta il 16 Maggio al Teatro Tirso è “Lassate passa’ so romano” per la regia di Achille Mellini. Uno spettacolo in cui si racconta la nascita della tv italiana dal bianco e nero al colore, i grandi varietà del passato. Per ora ci fermiamo qui….così al debutto ci facciamo un’intervista doppia anche con il regista….

 

Intervista di: Laura Sales

Grazie a: Pietro Romano

Sul web: www.pietroromano.it - www.teatrotirsodemolina.it

 

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