Pier Giorgio Bellocchio: maratoneta del palcoscenico. Incontro con l’Emone dell’Antigone secondo Filippo Gili

Scritto da  Sabato, 28 Novembre 2015 

Cresciuto a pane e cinema, ha scelto il teatro per lavorare su se stesso e misurarsi con l’unicità della replica e del suo pubblico. Con il personaggio di Emone ha lavorato sulla lentezza, “fermando” la propria fisicità, per andare oltre. A due giorni dal debutto dello spettacolo "Antigone" per la regia di Filippo Gili abbiamo incontrato Pier Giorgio Bellocchio, giusto prima di entrare in scena, per avere uno sguardo sullo spettacolo dal palcoscenico, dalla parte dell’attore.


«Il rapporto attore-regista, soprattutto nel teatro, è un filtro personale e personalizzato: sul palcoscenico i tempi consentono un dialogo e un costante aggiustamento che non finisce con il debutto del lavoro. In particolare con Filippo lavoro da qualche anno - recentemente ho recitato nel suo Amleto e precedentemente nell’Oreste di Euripide - e per me ogni volta è un’occasione preziosa di formazione e di approfondimento soprattutto per il suo modo di riscrivere i testi che traccia l’intenzione e la direzione da dare alla propria interpretazione.»

L’Antigone per te è una prima volta?
«Sì e la riscrittura e lo sforzo di attualizzazione valgono al cento per cento per quest’opera innanzitutto per il valore e il peso storico intrinseco di un mito universale e un intreccio di relazioni che rappresentano categorie filosofiche e analitiche, oltre che letterarie, che si sono stratificate nei secoli. Il fascino è la messa in scena che diventa a sua volta un’ulteriore lettura. In questo caso la riscrittura del testo, con una modernizzazione che non lo ha snaturato o alterato ma reso, al contrario, vitale, credibile, ha concesso a me attore di essere meno enfatico e più emozionale, meno accademico e più credibile.»

Dal punto di vista del linguaggio cosa ti ha suggerito?
«Il linguaggio è stato fluidificato e ho cercato di lavorare rapidamente sull’acquisizione in termini di memoria e lentamente sulla familiarità che questa versione crea, anche se si tratta di una lingua tutt’altro che semplice e certamente non di uso quotidiano. Il lavoro dietro le quinte quando, come in questo caso, il regista spiega e offre gli strumenti per capire come arrivare al risultato, senza portare semplicemente (o anche in modo complesso) l’attore quasi “trascinandolo”, consente all’interprete l’acquisizione di un patrimonio di metodo che si stratifica nella propria esperienza.»

Come ti sei posto di fronte al tuo personaggio?
«È un personaggio di peso nella dinamica della storia, al di là della durata della presenza scenica, che mi consente di percorrere strade lontane da me che sono impulsivo, talora iracondo, che parlo e ragiono velocemente, vulcanico. Emone, soprattutto in questa proposta, è ponderato, serafico, sicuro di sé, convincente. Riesce a tirare fuori un’autorevolezza credibile perfino di fronte al padre, che ha su di lui diritto di vita e di morte, e che viene spiazzato dal figlio dal quale si aspetta l’ira.»
Creonte tra l’altro è interpretato dallo stesso Filippo Gili che per una volta si ritaglia un doppio ruolo con un peso forte nell’interpretazione. «L’interpretazione di questo ruolo - continua Pier Giorgio - costringe a un lavoro su se stessi per rendere credibile ed empatico il proprio personaggio.»

Sei cresciuto indubbiamente a pane e cinema ma sempre più il teatro sta diventando centrale nella tua carriera: quanto è diverso il lavoro nell’interpretazione tra le due arti?
«Sono partito svantaggiato con il teatro: a cinque anni ho interpretato il mio primo film - firmato Bellocchio - a trentacinque ho calcato per la prima volta il palcoscenico, ma l’ho scelto perché volevo provare l’adrenalina della scena, il confronto senza barriere con il pubblico sempre in presa diretta e diverso ogni sera. Non solo, ma a teatro esiste una relazione con gli altri interpreti diretta e in costante evoluzione. Ogni replica in fondo è una prima e, mentre al cinema il regista ha un potere assoluto e quindi è anche il responsabile di un insuccesso, a teatro lo spettacolo è un mosaico di tessere uniche. Al cinema l’attore non è libero ed è fissato dalla ripresa una volta per tutte. Non poter ripetere è quello che più mi pesa del lavoro cinematografico. In teatro, invece, c’è una possibilità di risposta dinamica agli stimoli che provengono dal regista e la necessità di sviluppare il coraggio di osare.»

Qual è il lavoro che stai facendo sul corpo in tal senso?
«In qualche modo l’ho fermato anche se lo spettacolo ha due momenti, rispettivamente, uno più dinamico, nel quale è richiesta l’occupazione dello spazio con il movimento del corpo; un secondo nel quale il movimento, della stessa parola, è lento e questo mi impone un esercizio e uno studio costante. Mi muovo come un maratoneta, che parte lento e che deve conservare una disciplina e soprattutto una concentrazione perché il lavoro dell’attore come ogni professione intellettuale non ammette pause reali. Il proprio ruolo è sempre presente ed è a un tempo l’aspetto stimolante e coinvolgente da una parte, profondamente impegnativo, dall’altra. L’interpretazione per essere credibile richiede di sentire il ruolo perché poi il corpo segua. In questo senso ogni sera rinnovo questa disposizione e nello stesso tempo spingo oltre il limite raggiunto. E’ questa la magia del teatro: ripetere con infine variazioni.»

Vissuta dalla parte dell’attore, che Antigone è per te quella in scena al teatro dell’Orologio?
«Estremamente diretta, immediata e fruibile, alla fine della quale il pubblico esce anche divertito.»

Che cosa intendi con “divertito”, trattandosi di una tragedia?
«Non è indispettito perché l’Antigone si rinnova senza disturbare l’immaginario collettivo consolidato rispetto ad un mito universale. In particolare il coro ad esempio è l’elemento più brioso dello spettacolo che generalmente rappresenta invece la parte più pesante e affaticante della tragedia.»
La scelta al riguardo di Filippo Gili, che ci ha raggiunti nel frattempo, ha inteso rappresentare il coro come «la voce della piccola borghesia, volubile e pettegola come una banderuola, che segue il vento e quindi si contraddice nel corso della pièce. È il lato umano folcloristico e per questo parla in vernacolo, che non è un linguaggio ma una forma mentis. È sentenzioso, benpensante, proverbiale e la mia scelta è teatrale nel senso che ho dinamizzato il ruolo con solo due corifei che dialogano tra di loro.»


Produzione Uffici Teatrali presenta
ANTIGONE
di Sofocle
con Vanessa Scalera, Barbara Ronchi, Omar Sandrini, Alessandro Federico, Filippo Gili, Matteo Quinzi, Pier Giorgio Bellocchio, Rosy Bonfiglio, Roberto Dellara
scene Francesco Ghisu
costumi Daria Calvelli
disegno luci Daniele Compagnone
aiuto regia Silvia Picciaia
regia Filippo Gili


Per la stagione 2015 – 2016 del Teatro dell’Orologio, Filippo Gili propone il suo nuovo lavoro, Antigone, in scena in prima nazionale dal 24 novembre al 6 dicembre.

Creonte ragiona; Antigone sviscera. Come dice Holderlin, l’essenza del tragico è essenza dell’uomo in sé. Del suo essere sia Creonte che Antigone. Anzi, di come l’esperienza “ventrale” di lei sia sepolta, con lei, sotto le angoscianti e fragili vittorie del cerebro razionale. La classicità attica, il candore apollineo erano contigui al nero, alle fognature impulsive della spiritualità. Il progetto è tirare fuori, da quella spiritualità, la terapia ammortizzante della violenza, dell’orientalità, dell’essere travolgentemente travolti da un Dio che è dentro di sé, né sopra né sotto. Così, mentre Creonte si sforza ad insegnare alla Polis a parlare, Antigone insegna a se stessa, prima di tutto, a ritornare prima del linguaggio.
Filippo Gili

Filippo Gili ha firmato le recenti regie di Porte chiuse, Tre sorelle, e L’Amleto. E’ uscita in prima nazionale al Torino Film Festival una riedizione di Prima di andar via, con la regia di Michele Placido. A gennaio 2016 andrà in scena, al Teatro dell’Orologio, con la regia di Francesco Frangipane, la sua Trilogia di mezzanotte.

 

Teatro dell'Orologio (Sala Moretti) - via dei Filippini 17/a, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6875550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario biglietteria: dal lunedì al venerdì ore 11/19
Orario spettacoli: dal giovedì al sabato ore 21.30, domenica ore 18.30
Biglietti: intero 15 euro, ridotto 12 euro, tessera associativa annuale 3 euro

Intervista di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Stefania D'Orazio, Ufficio stampa Teatro dell'Orologio
Sul web: www.teatroorologio.com

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