Paola Pitagora: raffinato e poliedrico estro recitativo, tra ironia ed eleganza

Scritto da  Francesco Mattana Lunedì, 08 Ottobre 2012 
Paola Pitagora

Una chiacchierata con Paola Pitagora. Potremmo definirla un monumento del teatro, se non fosse che le troppe celebrazioni (giustamente) la irritano. Senza scontentare nessuno possiamo dire, obiettivamente, che Paola è una grandissima attrice, e lo dimostra ormai da alcuni decenni. L'occasione dell'incontro è la messa in scena, al Carcano di Milano, di “Honour”, testo della scrittrice Joanna Murray Smith.

 

 

 

La trama ripropone, in maniera originale, il classico intreccio del lui, lei, l'altra. Un critico letterario famoso (il bravo Roberto Alpi) si innamora di una giovane giornalista (l'avvenente Viola Graziosi), e decide di conseguenza di lasciare la moglie (la Honour del titolo, col volto della Pitagora). Hanno una figlia (Evita Ciri, figlia della Pitagora non solo sulla scena) che reagisce con dolore, ma anche con lucida grinta, alla problematica situazione familiare. La regia è di Franco Pero'. In cartellone fino al 14 ottobre, nel teatro di Corso Porta Romana.

Sono 50 anni tondi tondi che fai teatro. Tra i tanti ruoli in cui ti sei immedesimata, ce n'è uno a cui sei più affezionata?
Ma sai, non ci si affeziona a un ruolo: ci si affeziona piuttosto a un'esperienza, a un momento fatto di rapporti. E' chiaro che il ruolo che sento di più in questo momento è quello che sto interpretando ogni sera a teatro.
E tra le donne che hai interpretato, qual è quella che hai sentito più vicina alla tua personalità?
La premessa alla mia risposta è che faccio un mestiere imprevedibile, in cui si lavora molto con l'inconscio. Ti faccio un esempio emblematico: un'opera di Natalia Ginzburg che recitai con Renzo Montagnani per la televisione, negli anni settanta. C'era un'antipatia reciproca con Montagnani, tant'è che il regista Eros Macchi si rivolgeva o all'uno o all'altro, perché tra di noi non c'era nessun rapporto. Ebbene, incredibile a dirsi, alla fine è venuta fuori la cosa più bella che ho fatto in tv. L'avrei abbracciato Renzo, si era creata alfine una grande complicità. Quindi vedi che è un mestiere misterioso: fai una cosa con la mano sinistra, ma poi inspiegabilmente ti resta nel cuore, senti che è venuta veramente bene.
Una carriera poliedrica alle spalle: teatro, televisione, cinema, musica. Mancano solo le arti figurative…
Per quello non c'è problema. Sono negata per le arti figurative, e non vi impiastrerò la vita con le mostre.
La popolarità di massa è arrivata col ruolo di Lucia Mondella, nei “Promessi sposi” televisivi degli anni sessanta. Poco prima l'esordio al cinema con “I pugni in tasca”, in un ruolo molto controverso. E' stato difficile il salto?
Non è stato difficile perché era un periodo in cui saltavo da un ruolo all'altro con molta disinvoltura. E' la superficialità tipica dei giovani. Ripensando alla mia gioventù posso dire che sono stata molto ludica, anche spericolata.
E' interessante poi il contrasto tra Lucia Mondella, così semplice e tradizionale, e la tua personalità, così libera ed emancipata…
Io infatti all'inizio volevo rifiutare, proprio perché dopo “I pugni in tasca” non capivo cosa c'entrassi con Manzoni. E' stata un'intuizione del regista Sandro Bolchi e di Giovanni Salvi, allora Direttore generale della Rai. Cercavano proprio una Lucia fuori dallo stereotipo.
A proposito di emancipazione, hai posato anche nuda per Playboy...
(ride) Riviste oggi, sono delle pose da educanda, da scolaretta.
Il cognome Pitagora come è saltato fuori?
Per gioco. Io ho un cognome difficile da pronunciare, Gargaloni. Quando facevo i provini gli esaminatori mi dicevano 'come??'. Il mio fidanzato di allora, per scherzo, mi prendeva in giro dicendo che ero pitagorica. E allora è nato il nome d'arte Pitagora.
Si parla sempre di 'morte' del teatro. Una formula sicuramente troppo pessimista, però è un dato di fatto che i giovani non affollano i teatri…
Il pubblico giovanile è la chimera che tutti inseguono. Ci si lamenta delle troppe chiome grigie che vengono a seguirci, ma meno male che ci sono, senza di loro saremmo già finiti. E poi, onestamente, se i giovani preferiscono far altro, non possiamo certo costringerli con la forza.
I giovani non ricordano Lucia Mondella, però ti hanno conosciuta come protagonista di “Incantesimo”.
Con “Incantesimo” mi sono molto divertita. All'inizio ero un po' diffidente, poi il calore del pubblico mi ha fatto riscoprire un ruolo che a pelle non amavo.
“Ciao Rudy”, il musical con Mastroianni protagonista, immagino sia stata l'esperienza più divertente…
Ti sbagli, divertente proprio non direi. Sicuramente un'esperienza interessante perché c'era un cast stellare, ma non mi sentivo molto a mio agio. Mastroianni poi era il meno contento di tutti: molto teso, parlava solo coi ballerini.
I programmi televisivi che si occupano di teatro fanno un buon servizio al teatro?
Assolutamente no. Poi se ti riferisci al programma di Marzullo l'opinione è molto negativa. Ci son stata una volta e mi sembrava di stare a scuola: 30 secondi a ciascuno, nessuna possibilità di fare un minimo di approfondimento. Di sicuro, Marzullo non mi vedrà più nella sua rubrica.
Nel tuo passato, ci sono esperienze che non rifaresti?
Due o tre cazzate le ho fatte anch'io. Ad esempio ho un pessimo ricordo del musical con Gianni Morandi nei primi anni settanta. Morandi si sforzava di recitare e io di cantare: praticamente avevamo invertito i ruoli. Un'esperienza devastante.
Tornando ai giovani, alcuni dicono che vogliono far teatro. Ma il sospetto è che in realtà ambiscano solo alla televisione…
Non è facile il mestiere del teatro. Ci vuole una passione che non casca giù dal cielo, ma che si sedimenta negli anni. Quando senti una showgirl che dice 'Non faccio teatro perché pagano poco', lì capisci subito che non è tagliata per il palcoscenico. Rimarrà in eterno in televisione: guadagnerà senz'altro di più, ma artisticamente non crescerà mai.

 

Al Teatro Carcano di Milano
da mercoledì 3 a domenica 14 ottobre 2012
Paola Pitagora  Roberto Alpi
HONOUR

di Joanna Murray-Smith
Traduzione Masolino D’Amico
Con Viola Graziosi, Evita Ciri
Costumi Mariolina Bono – Musiche Antonio Di Pofi – Luci Marco Alfieri
Regia Franco Però
Produzione Fama Fantasma
 

Durata 1 ora e 30 minuti
Orari feriali ore 20,30 – domenica ore 15,30 – lunedì riposo
Prezzi poltronissima € 34,00 – balconata € 25,00
Per informazioni e prenotazioni 02 55181377 – 02 55181362
Per scuole e gruppi organizzati 02 5466367 – 02 55187234
Prevendite on-line
www.vivaticket.it; www.ticketone.it; www.happyticket.it
Teatro Carcano – corso di Porta Romana 63, 20122 Milano

 

Intervista di: Francesco Mattana
Grazie a: Brunella Portoghese, Ufficio stampa Teatro Carcano
Sul web:
www.teatrocarcano.com

 

 

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