Nightmare n.7: l’incubo surreale raccontato dal regista Lorenzo Collalti e da uno degli interpreti Lorenzo Parrotto

Scritto da  Sabato, 07 Gennaio 2017 

E’ pronto a tornare in scena, dall’11 al 15 gennaio al Teatro Cometa Off di Roma, l’incubo surreale, ironico e visionario di “Nightmare n.7”, scritto e diretto da Lorenzo Collalti e interpretato da Luca Carbone, Cosimo Frascella, Lorenzo Parrotto e Pavel Zelinskiy. Dopo il brillante successo all’European Young Theatre Festival del Festival Internazionale dei 2Mondi di Spoleto 2015 e al Teatro India nell'ambito del festival “Dominio Pubblico”, quest’originale lavoro drammaturgico si accinge a travolgere anche l’accogliente culla del teatro off a Testaccio. I due Lorenzo - Collalti, autore e regista, e Parrotto, attore - ci raccontano la genesi e le dinamiche di questa inconsueta avventura performativa.

 

Leggi la recensione di “Nightmare n.7”: RECENSIONE

NIGHTMARE N. 7
drammaturgia e regia Lorenzo Collalti
assistente alla regia Alfredo Calicchio
con Luca Carbone, Cosimo Frascella, Lorenzo Parrotto, Pavel Zelinskiy
direttore di produzione Federico Perrotta
amministratore di compagnia Antonio Cocciardi
produzione Il ServoMuto/Teatro

 

Intervista a Lorenzo Collalti

Nightmare n.7Ciao Lorenzo, è un piacere incontrarti in occasione del ritorno in scena di “Nightmare n. 7”, dall’11 al 15 gennaio al Teatro Cometa Off di Roma. Puoi raccontarci quale è stata la genesi di questo spettacolo di cui hai curato drammaturgia e regia?
Lo spettacolo nasce da un mio incubo ricorrente che è stata la base da cui si sono sviluppate sia la drammaturgia sia la regia. Ogni incubo, in verità, era diverso dall’altro ma il comune denominatore era la relazione tra il singolo e la società (nei suoi minimi e massimi sistemi). Perciò ho creduto interessante affrontare la scommessa di realizzare uno spettacolo senza una trama, ma strutturato solo su circostanze, sensazioni e suggestioni solo apparentemente assurde, proprio come avviene in un sogno.

Lo spettacolo si è aggiudicato i premi come ‘Miglior Spettacolo’ e ‘Miglior Drammaturgia’ all’European Young Theatre Festival del Festival Internazionale dei 2Mondi di Spoleto 2015, per poi approdare al Teatro India nell'ambito della III edizione del festival “Dominio Pubblico - la città agli under 25”. Quale è stata l’accoglienza riservata dal pubblico in occasione di queste prime repliche?
Sono stati dei banchi di prova interessantissimi. Infatti se a Spoleto abbiamo avuto la possibilità di presentarlo ad un pubblico straniero, qui a Roma abbiamo avuto la possibilità di presentarlo ad un pubblico misto. Molte persone che lo hanno visto non andavano mai a teatro. In entrambi i casi, con nostro stupore, lo spettacolo ha risposto molto bene alle diverse esigenze. La chiave fortemente comica attraverso cui questo spettacolo parla, supera molte barriere. Ci sono diversi livelli di comprensione senza che qualcuno ne imponga un minimo. Come ho detto, è un incubo e non lo si può comprendere né seguire razionalmente. Ciò lo fa diventare molto “democratico” e fruibile anche a chi a teatro non ci va mai.

Coordinate spazio-temporali indefinite, atmosfere surreali da incubo kafkiano, ritmo narrativo serrato: quali sono state le suggestioni che ti hanno ispirato, il linguaggio registico con cui le hai plasmate e il messaggio che intendevi veicolare con quest’opera?
Dietro l’ironia, che è solo un mezzo, e dietro la circostanza dell’incubo che lo è anch’essa, l’indagine dello spettacolo è più profonda. L’uomo senza memoria rappresenta persone molto specifiche in circostanze altrettanto specifiche. Ognuna è diversa dall’altra, da questo ne consegue che quell’uomo possa essere chiunque e nessuno. Per i tre uomini vale lo stesso discorso applicato alla nostra società. Dalla loro relazione quindi nasce una dinamica tra l’individuo e il mondo che lo circonda. Nonostante io creda che un drammaturgo abbia sempre una ragione di fondo, non ho mai creduto nella dittatura del significato. Non sono un poeta vate e non ho nessuna verità dogmatica da rivelare al mondo, anzi sono pieno di dubbi e incertezze. Quindi semmai, ci sono delle domande all’interno dello spettacolo, ma io credo di non aver nessun diritto di mettermi tra lo spettacolo e lo spettatore.

Nightmare n. 7Protagonisti in scena quattro attori: Luca Carbone, Cosimo Frascella, Lorenzo Parrotto e Pavel Zelinskiy. Quali sono le caratteristiche distintive della loro interpretazione?
Se da un lato lo spettacolo appare completamente indefinito, in realtà il gioco è esattamente all’opposto. Infatti le circostanze sono tutte spaventosamente concrete. La loro successione e il perché che le muove tuttavia non rispondono della logica del reale bensì del sogno. Di qui gli attori hanno dovuto lavorare tenendo chiara a mente la concretezza della situazione, nonostante il contesto non lo fosse.

Nello scorso mese di novembre hai presentato presso il Teatro Studio "Eleonora Duse" il tuo saggio di diploma “Ricordi di un inverno inatteso”. Che ricordo custodisci di questo lavoro?
Più che un ricordo, io custodisco tante speranze per il futuro. Lo spettacolo ha avuto un ottimo riscontro e si è creato un gruppo molto coeso. Per il mio percorso è stata la tappa fondamentale e io credo anche più importante. Credo riesca a riassumere quella che è la mia idea di teatro e delle persone che lavorano con me. Si tratta solo dell’inizio. Ovviamente, dico questo rispetto allo spaesamento iniziale che ognuno ha appena inizia a fare teatro. Da qui il cammino è lungo e spero faticoso, perché voluto ardentemente. Quindi è il mio passato, presente e, si spera, futuro.

 

Intervista a Lorenzo Parrotto

Ciao Lorenzo, è un piacere incontrarti in una stagione teatrale per te particolarmente dinamica e densa di esperienze. Partirei da “Nightmare N.7”, pronto a tornare in scena dall’11 gennaio al Teatro Cometa Off. Raccontaci il tuo personaggio e come hai lavorato per costruirlo.
In questo testo, o come piace chiamarla a me, in questa avventura io interpreto un “uomo di legge”, che poi si verrà a scoprire essere tanto altro. Durante questi primi anni di teatro mi sto accorgendo sempre di più che la costruzione di un personaggio si può definire come un incontro tra diversi elementi: un attore, un testo, un regista, uno stile, un sistema di convenzioni. A questo proposito ciò che è avvenuto con “Nightmare N.7” è stato molto particolare: Lorenzo, scrivendo questo testo, ha pensato a noi, e secondo me per un regista-drammaturgo sapere e soprattutto conoscere chi saranno gli attori con cui lavorerà è una grande opportunità. Una delle difficoltà che si trova nell’interpretare un testo del genere è riuscire ad essere in perfetta adesione con la situazione data. I cambi di scena repentini ti inducono a cambiare molto rapidamente registro: da uno studio medico si può passare all’interno di una scuola, da una caserma si può arrivare a un tribunale, a seconda del registro e dell’azione. La cosa importante quindi è essere consapevoli di far parte di un disegno che rimane comunque più grande di te, e se lo conosci a fondo possono succedere cose incredibili.

Lorenzo ParrottoSul palcoscenico si percepisce distintamente una evidente sintonia nel quartetto di interpreti. Come avete costruito questo affiatamento con Luca Carbone, Cosimo Frascella e Pavel Zelinskiy, in passato tuoi compagni di Accademia e ora compagni nell’avventura di questo spettacolo?
Molte persone pensano che in questo mestiere si possa prescindere dal concetto di gruppo. Non è possibile. Ed è una cosa bellissima sapere che a pensarlo sono anche tutte le persone che mi hanno affiancato in questo lavoro: Lorenzo, Alfredo, Pavel, Luca e Cosimo, oltre ad essere stati compagni d’Accademia, rimangono per me colleghi con cui voler continuare qualcosa di bellissimo. La cosa più bella di questo gruppo è che nel momento in cui si accettano quelle poche premesse e quelle poche regole si gioca, ma sul serio. E io penso che tutto questo per un attore sia molto stimolante e divertente. Perciò per rispondere dico che l’affiatamento che si percepisce in scena è la naturale conseguenza del volersi mettere a completa disposizione di questo spettacolo: una follia, un incubo, una macchina talmente serrata che non lascia nemmeno il tempo di pensare a cosa stia accadendo.

Recentemente hai debuttato al Teatro Argentina con “Ragazzi di vita”, la rilettura del romanzo pasoliniano ad opera di Massimo Popolizio, spettacolo salutato da uno straordinario consenso di pubblico e critica. Un’esperienza immagino indimenticabile e preziosissima per un giovane attore, come l’hai vissuta e quali ricordi ne porti con te?
“Ragazzi di vita” è stata un’esperienza incredibile. Massimo Popolizio: un maestro, una guida, una persona esigente, che chiede impegno, abnegazione, sacrificio e al tempo stesso creatività e sentimento. Lo avevo già avuto in Accademia come insegnante, ma quando ho ricevuto la sua chiamata poco prima di diplomarmi dire che è stato emozionante non renderebbe la metà di ciò che ho provato. Sin dalle prime prove dello spettacolo, passando attraverso gli incontri nelle scuole, si percepiva tanto entusiasmo, già prima del debutto. La risposta del pubblico poi è stata incredibile. E non nascondo che debuttare all’Argentina con quella forte scossa di terremoto resterà uno dei miei ricordi più nitidi. Da un punto di vista umano e professionale aver potuto lavorare per oltre tre mesi con una squadra così numerosa di professionisti (attori, regista, tecnici) è stato un grande privilegio, ma anche un grande bagno di umiltà che mi ha reso consapevole del fatto che per me la strada è ancora molto lunga.

A fine mese si prospetta per te il debutto in uno spettacolo dalla cifra completamente diversa, la commedia brillante “Bedda Maki - come resushitare il ristorante e vivere felici”, di Chiara Boscaro e Marco Di Stefano, pronto ad approdare al Teatro de’ Servi con la regia di Roberto Marafante. Puoi anticiparci qualcosa sul tuo ruolo e su questo spettacolo, vincitore della IV edizione del concorso "Una commedia in cerca di autori"?
In “Bedda Maki” interpreterò Calogero. E’ il figlio di Toni, proprietario di un ristorante siciliano a Milano che sta andando in rovina. La storia ha un punto di svolta nel momento in cui a Calogero viene in mente di creare un nuovo brand per il ristorante del padre, basato sul fusion tra la tradizionale cucina siciliana e il mondo giapponese. Nella cornice di “Next”, lo scorso Novembre a Milano presso il Teatro Elfo Puccini, abbiamo presentato i primi venti minuti di lavoro, e posso dire che è stato un buonissimo punto di partenza. Proprio in questi giorni stiamo lavorando sulla seconda parte dell’allestimento. Roberto Marafante è una persona molto preparata e molto disponibile, sono molto contento di aver fatto questo incontro. Debutteremo a fine Gennaio a Roma, al Teatro dei Servi, per poi cominciare una tournée che si concluderà ad Aprile.

Nightmare n.7Nell’ambito del tuo percorso accademico hai avuto modo di prendere parte a numerosi progetti teatrali. Per citarne solo alcuni: “Non essere” da Tom Stoppard e William Shakespeare, con la regia di Mario Scandale; “Peccato fosse puttana” di John Ford, con la regia di Valentino Villa; “Edoardo II” di Christopher Marlowe, con la regia di Mario Scandale; “Porcile” di Pier Paolo Pasolini, con la regia di Lorenzo Collalti; “Unigeniti Figli Di Dio” di Valerio Vestoso; “Il Linguaggio Della Montagna” di Harold Pinter, con la regia di Matteo Lai. Quali esperienze ritieni abbiano segnato maggiormente la tua crescita attoriale?
Hai citato molti spettacoli fatti durante l’Accademia. La ricchezza di tutti questi progetti è stata proprio quella di aver avuto modo di sperimentare, e addirittura anche di sbagliare. Questo ti permette di crescere molto. Alcuni di questi lavori sono stati presentati anche al di fuori dell’Accademia ottenendo un discreto successo. “Unigeniti figli di Dio”, ad esempio, ha debuttato a Contaminazioni nel 2014, festival autogestito dagli allievi dell’Accademia, e successivamente si è aggiudicato il primo premio all’interno del festival nazionale “I corti teatrali” (al Teatro dell’Angelo di Roma). Stessa cosa per quanto riguarda “Nightmare N.7”: dopo aver debuttato a Spoleto nel 2015, l’anno scorso è stato presentato al Teatro India all’interno della rassegna organizzata da “Dominio Pubblico” e ha riscosso una buonissima critica. L’Accademia, in questo senso, rimane una grande opportunità.

Oltre a quelli di cui abbiamo già parlato hai già altri progetti in cantiere per il prossimo futuro?
Come ho già detto uno dei progetti principali che ho nel mio prossimo futuro è quello di continuare il lavoro iniziato con questa compagnia. Credo molto in questo gruppo, fatto di giovani, idee e tanto entusiasmo. Spero davvero che possa durare il più a lungo possibile. Soprattutto in questo periodo, in cui l’apparenza vince sulla sostanza, e in cui trasparenza e confronto sembrano ormai degli optional.
Grazie di tutto Andrea! Un saluto a te e a tutto lo staff di SaltinAria, vi aspettiamo a teatro!

 

Intervista di: Andrea Cova
Sul web: www.teatrovittoria.it

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