Michele La Ginestra: “La matematica dell’amore” torna in scena e saluta il nuovo anno al Teatro Sette

Scritto da  Martedì, 24 Dicembre 2019 

Abbiamo incontrato Michele La Ginestra, protagonista di «La matematica dell’amore (radice di 2)» in scena al Teatro 7 fino al 5 gennaio del 2020. Lo spettacolo, scritto da Adriano Bennicelli, è contraddistinto da una trama divertente e poetica. In scena, al fianco del direttore del palcoscenico romano, c’è Edy Angelillo.

 

Teatro 7 Srl presenta
Edy Angelillo e Michele La Ginestra in
LA MATEMATICA DELL’AMORE (RADICE DI 2)
di Adriano Bennicelli
regia Enrico Maria Lamanna
audio e luci Gian Marco Cacciani
assistente di palco Ilaria Mariotti
ufficio promozione Valeria D’Orazio
musiche originali Antonio Di Pofi

 

Tommaso e Geraldina, Tom e Gerry, i protagonisti di «La matematica dell’amore (Radice di 2)» sono come il gatto e il topo a cui i loro nomi rimandano: si inseguono, litigano, si perdono e si ritrovano di continuo. La loro è una storia che comincia da bambini ed evolve per tutto l’arco dell’esistenza fino alla vecchiaia, in un’alternanza di avvicinamenti ed allontanamenti. Due persone unite in modo indissolubile, benché caratterizzate da personalità molto dissimili.

Lo spettacolo, che sarà in scena al Teatro Sette fino al 5 gennaio 2020, è scritto da Adriano Bennicelli e diretto da Enrico Maria Lamanna. Ad interpretarlo, un’affiatatissima coppia del mondo teatrale, Michele La Ginestra ed Edy Angelillo, che a breve condividerà anche il palcoscenico del Sistina nella commedia di Garinei e Giovannini «Rugantino», l’uno nei panni del giovane spacconcello romano e l’altra in quelli di Eusebia.

Abbiamo chiesto al direttore del Teatro 7, Michele La Ginestra, quali siano le ragioni del successo de «La matematica dell’amore», lavoro che viene riproposto da oltre dieci anni, senza mai subire flessioni nel gradimento del pubblico.
«È uno spettacolo che vede il suo primo allestimento nel febbraio del 2008, e ad oggi siamo alle soglie del dodicesimo anno di repliche. È un testo sempre attuale, che non passa di moda, perché parla di un sentimento che non ha età. La commedia racconta le varie età dell’amore: quello che nasce da bambini, che prosegue nell’adolescenza, continua da adulti ed arriva alla vecchiaia. Insomma, si parla dell’amore in vari momenti della vita ed è facile riconoscersi, perché coinvolge l’umanità in tutte le sue sfaccettature».

È un testo che ha subito modifiche nel corso del tempo?
«Più che altro, mi viene da dire che per noi si è rivelato molto interessante scoprire che col passare degli anni sia maturata la nostra capacità recitativa. E questa è una cosa che viene notata soprattutto da chi ha visto lo spettacolo più volte».

Cioè?
«Sia io che Edy mastichiamo meglio il testo. Quando si interpreta uno stesso copione per diverso tempo si possono verificare due situazioni: o che diventi una sorta di litania vuota, sempre uguale a se stessa, oppure che si trasformi consentendo a noi a attori di dagli un significato più sfumato. Noi per primi riusciamo a coglierne tutte le sfaccettature. E con la “Matematica dell’amore” scopriamo ogni giorno qualcosa di nuovo da trasmettere al pubblico».

Ecco appunto, la matematica dell’amore, o meglio Radice di 2. Perché questo titolo? La radice quadrata di due riveste un ruolo importante nella teoria matematica perché ad essa è associata la scoperta dell'incommensurabilità.
«Adriano Bennicelli (l’autore, ndr) voleva sottolineare quanto lo logica della matematica sia impossibile da applicare nella vita, figuriamoci nell’amore che per sua natura va contro ogni regola. Risiede in questa ragione la scelta di tale titolo».

Perché lo spettacolo cambia parzialmente titolo nel tempo, da «Radice di 2» a «La matematica dell’amore (Radice di 2)»?
«Scrivere solamente “Radice di 2” poteva dare l’impressione che si volesse parlare di matematica, era un po’ fuorviante. E in alcuni casi, in alcune piazze, trovare il titolo giusto è fondamentale. Stesso discorso per la locandina: era stata scelta una immagine mia in bianco e nero e una di Edy a colori, sorridente. Era una foto d’altri tempi, però, non trasmetteva il grande divertimento che lo spettacolo dona. Ci si commuove tanto, ma si ride altrettanto».

Passiamo alla scenografia. Perché questa accentuazione dell’essenzialità?
«Adriano Bennicelli aveva pensato in un primo momento a due poltrone, dovevano essere di grandi dimensioni per realizzare una giusta relazione con noi. Ma alla prima messa in scena ci siamo trovati nella condizione di dover segare lo schienale perché avevamo difficoltà a farlo passare dalla porta. A quel punto ci siamo trovati con due pezzi che sembravano blocchi di cemento, ed abbiamo immaginato un’altra metafora. Il cemento può rimanere come tale ed essere abbandonato oppure può essere modificato, diventando una casa, un ponte, un’autostrada. Sta al singolo, dargli la forma che vuole. La stessa cosa succede nell’amore, che può rimanere cristallizzato oppure essere plasmato».

Qual è l’elemento vincente in questo contesto?
«A vincere è sempre la parola, e se il palco è neutro è più facile che accada».

Arrivati alle ultime battute, quando Gerry sta per morire, Tommaso paragona l’immagine della vita di coppia a quella di due rette che si incontrano all’interno della pagina, intersecandosi e dando vita ad una porzione di piano. Impossibile dire come proseguirà al di fuori dei margini di quel notes. C’è un riferimento al trascendente?
«Sì. La vita è paragonabile ad una retta, ad una successione infinita di punti, e noi ne conosciamo solo una parte. Quando si esce dal foglio cosa succede? Non lo sappiamo, ma di certo quello che vorrei dire è che non finisce tutto con la morte fisica. Il mio è un messaggio di speranza».

Parliamo della Stagione del Teatro Sette? Ci sono nuovi punti di forza?
«Sì, abbiamo messo in cartellone tante sfide: la prima è “Recital”, di Gianfranco Jannuzzo, un lavoro molto interessante costituito da una serie di cavalli di battaglia dell’artista. Poi “La gente di Cerami” di Massimo Wertmuller e Anna Ferruzzo con le musiche di Nicola Piovani, un testo molto delicato, colto, di un certo livello. È un genere diverso da quello che generalmente proponiamo, ma il pubblico del Teatro Sette ama Massimo Wertmuller. Infine, “Tempo al tempo”, commedia che vede protagoniste quattro donne: Paola Tiziana Cruciani, Antonella Laganà, Alessandra Costanzo, Marta Zoffoli. Ogni volta che presentiamo un nuovo artista, conosciuto al grande pubblico, ma che non è mai stato sul nostro palco, viviamo la cosa come una grande sfida».

E la sfida di Michele La Ginestra qual è?
«Più che di una sfida parlerei della gioia di ritornare a vestire i panni di Rugantino, personaggio che vorrei riuscire a proporre con la verve di venti anni fa e la maturità recitativa raggiunta negli anni. Lo spettacolo già di suo è un sogno, ed io non vedo l’ora di farlo».

 

Teatro Sette - via Benevento 23, 00161 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.44236382, mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal lunedì al sabato 10.30-21.00; domenica 16.00-18.00
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18 (riposo: ogni lunedì, 24, 25, 26 dicembre, 1 gennaio)
Speciale Capodanno: ore 20.30 (spettacolo, cena a buffet, brindisi / € 70,00); ore 22.15 (spettacolo, brindisi / € 50,00)
Biglietti: intero € 25, ridotto € 19 (prevendita compresa)

Articolo di: Simona Rubeis
Grazie a: Andrea Martella, Ufficio stampa Teatro Sette
Sul web: www.teatro7.it

TOP