Maximilian Nisi: un fiume in piena di passione per il teatro

Scritto da  Domenica, 19 Ottobre 2014 

L'incontro "vis a vis" con un attore di teatro è sempre una sorpresa. Nessuno di loro è uguale ad un altro e nessuno reagisce mai alle domande allo stesso modo. Quando incontro Maximilian Nisi, tutte le domande che avevo intenzione di porgli e che avevo diligentemente appuntato sul mio taccuino qualche ora prima, saltano quasi subito. E già, perchè ciò che ti colpisce immediatamente di lui, oltre alla spontaneità ed alla galanteria, è il suo straordinario e contagioso entusiasmo. Con lui fare un'intervista "classica" è pressochè impossibile. Lui è un fiume in piena che ti travolge piacevolmente, raccontandosi e parlando del suo "mestiere d'attore", del suo essere creativo, del suo divertimento nel trasformarsi ogni volta in qualcuno di diverso, mentre gli occhi gli brillano e la passione per il suo lavoro la respira non soltanto lui ma anche il suo interlocutore.

 

Maximilan è un attore versatile ed eclettico, di formazione classica. Si è diplomato nel 1993 alla Scuola del Teatro d'Europa diretta da Giorgio Strehler, si è perfezionato con Luca Ronconi ed ha lavorato con altri grandi registi, tra cui Gabriele Lavia, Glauco Mauri ed Enrico Lamanna. Ha vinto numerosi premi teatrali e interpretato, dal 1990 ad oggi, spettacoli prevalentemente classici quasi sempre da protagonista, passando dall'Amleto a Edipo Re, dal Mercante di Venezia a La Locandiera inanellando un successo dopo l'altro. Anche in televisione ha partecipato a numerose fiction di successo, tra le quali "Il bello delle donne", "Incantesimo" e "Il peccato e la vergogna". Attualmente, Maximilian insegna anche recitazione presso Artès, la Scuola di Enrico Brignano.

Sei superimpegnato, Max. Attore, regista, insegnante...ma che cosa è per te il teatro?
Il teatro? Posso rispondere che è tutta la mia vita. Amo il mio lavoro: fare l'attore è una delle poche professioni che ti consente di "prenderti una vacanza dalla vita". Perchè hai la possibilità di essere altro, hai il vantaggio - oserei dire - di poter evadere dalla realtà. A volte con il mio lavoro ho un rapporto di amore-odio, a volte l'ho anche disprezzato, ma per me e' una missione. Lo faccio col cuore. Il rapporto tra l'attore e il teatro e' paragonabile ad un rapporto di coppia tormentato: anche se qualche volta lui ti tratta male, tu probabilmente ti allontanerai, ma presto o tardi tornerai da lui.

Come vivi l'essere attore?
Ho bisogno di condividere tutto con le persone a cui tengo. Ti faccio un esempio: se vincessi l'Oscar, la cosa più importante per me sarebbe di poter condividere un evento straordinario come questo con qualcuno. Per me sono molto importanti le relazioni reali, invece oggi con tutto questo virtuale si perde il controllo dell'aspetto umano. Io invece ne ho un estremo bisogno. Anche con i colleghi con cui di volta in volta sono in scena, mi piace instaurare un rapporto umano oltre che artistico. Sono fatto così, anche se questo non sempre succede reciprocamente. In fondo sul palco ci si va per raccontare delle storie, non per farsi soltanto vedere.

Quanto senti l'influenza del personaggio che di volta in volta interpreti?
Moltissimo. Mi piace creare ed inventare, arrivare al personaggio che gradualmente si impossessa di me. Finisco con l'identificarmi con lui. Ricordo ancora, una volta, dopo aver interpretato l'Edipo Re, per molto tempo ho avuto una gran paura di diventare cieco.

Che cosa pensi del tipo di spettacoli teatrali che oggi vengono portati in scena?
Credo che troppo spesso si tenda a facilitarsi il compito, a scegliere dei testi troppo semplici o troppo conosciuti, soprattutto adattati per star della televisione, ma si ha poco riguardo per i testi meno famosi. Invece ce ne sono di bellissimi ed è un peccato che non vengano portati a conoscenza del grande pubblico. Anche perchè il teatro dovrebbe avere la funzione di "elevare" il pubblico e di educarlo all'arte. Sono contrario al teatro nazional-popolare, e questo anche perchè ho avuto Maestri che avevano un grande rispetto per il pubblico.

A proposito dei tuoi Maestri. Che cosa maggiormente porti di loro dentro di te?
Ognuno di loro mi ha dato tanto. Giorgio Strehler era un maestro autorevole ma non autoritario, lui mi ha dato la poesia. Gabriele Lavia invece è molto severo, è un autentico uomo di teatro...che mi ha insegnato la modernità della comunicazione. Grazie a Luca Ronconi, invece, ho acquisito apertura mentale, mi ha dato la conoscenza, la capacità di interpretare i testi con diverse chiavi di lettura. Glauco Mauri è un vero "artigiano" del teatro", lui ti trasmette la passione, è in grado di "plasmare" la materia teatrale. Sandro Sequi è il "signore del teatro intellettuale", a lui devo davvero molto. E poi è stato il primo a portare "Billy Budd" in Italia. Infine, Giuseppe Marini. Di lui posso dire che ha lo sguardo su quello che sarà, e il suo lavoro in teatro è eclettico ed interessante.

Credi che al giorno d'oggi, in un'epoca in cui molti cosiddetti "artisti" spesso arrivano dai talent o dai reality, sia ancora importante per un attore di teatro essere preparato seriamente?
Sì, lo credo ancora. Sono convinto che questo tipo di programmi finisca per creare degli infelici...infelici perchè durano lo spazio di una stagione, vengono usati come "specchietto per le allodole", magari per attirare gente a teatro, per sfruttare il loro momento effimero di celebrità. Invece questo è un lavoro duro, che alla lunga premia la resistenza. Purtroppo in Italia ci troviamo a vivere una situazione paradossale, in cui il teatro risulta asservito alla televisione, che impone i propri nomi, i propri artisti "popolari", e questo spesso porta ad avere nei cartelloni personaggi televisivi che non hanno "l'anima" da attore di teatro; non ne hanno l'etica, ma piacciono al pubblico, che va a teatro perchè in essi "riconosce" i volti televisivi, e ne decreta il successo.

Anche tu però hai fatto televisione...perche'? Hai ottenuto dei vantaggi?
Certo, ma l'ho fatta perchè è un modo per arrivare a fare del buon teatro. Dopo essere diventato popolare in tv, ho fatto importanti lavori in teatro, con ruoli da protagonista, come ad esempio l'"Amleto". Che poi quando diventi "popolare", nell'accezione che ha questo termine in Italia, ottieni tutta un serie di privilegi perchè ti riconoscono, ma poi? Se non vali nulla, quando la popolarità finisce, torni ad essere uno qualsiasi. L'attore di teatro, quello vero intendo, invece continua a lavorare.

Che differenze riscontri tra la recitazione teatrale e quella televisiva?
Recitare in televisione è molto diverso. Un conto è trovarsi a recitare di fronte a tantissima gente in teatro, altra cosa è farlo davanti ad una telecamera. In televisione puoi sbagliare e ripetere; il teatro, invece, non ammette repliche. Inoltre in tv, tra il tuo lavoro e la messa in onda, ci sono tantissimi altri passaggi dei quali non hai il controllo. Anche dal punto di vista emozionale, in televisione devi cercare la tua dimensione. Non è facile, in tv ci sono tantissimi tempi morti e pause piuttosto lunghe. Io cerco di concentrarmi isolandomi con i miei libri e la mia musica, ma senza mai perdere quel sottile "filo rosso" che mi consente di restare nel personaggio.

Oltre a recitare, insegni interpretazione nella scuola di Enrico Brignano. Che rapporto hai con i tuoi allievi?
Bellissimo. Con loro ho un approccio semplice, c'è un rapporto di scambio reciproco. Anche io ho molto da imparare da tutti loro. Purtroppo oggi la situazione del teatro in Italia è disastrosa, e i giovani si trovano spesso costretti ad accettare di tutto, anche a costo di essere sottopagati. Io in questo sono stato più fortunato, ma è per questo che ora posso raccontare ed insegnare qualcosa a tutti loro.

Nel tuo curriculum c'è anche la musica...
La musica è fondamentale per me, non potrei mai vivere senza il suo potere evocativo. Mi emoziona, è universale più della parola. Me l'ha insegnato Strehler, per cui la recitazione è ritmo, musicalità del corpo...io ci lavoro molto, su questo aspetto, e quando ciò arriva al pubblico ne sono felice. E poi suono il pianoforte e canto. Più amore di così...

Allora ti piacerebbe interpretare un musical?
Di musical ne ho fatto uno molto divertente nel 2003, "Che fine ha fatto Cenerentola?", con la regia di Enrico Lamanna. E' un genere, ma per funzionare deve essere ben strutturato e ben diretto. I performers poi devono essere in grado di fare tutto. Una buona scuola è senza dubbio il Piccolo di Milano, dove il metodo forma artisti completi. Purtroppo non accade sempre e dappertutto.

Qual è lo spettacolo che porti nel cuore?
Senza dubbio "La passione di Cristo", con Piera degli Esposti, per la regia di Antonio Calenda. Correva l'anno 2000, ne facemmo 40 repliche ai Mercati Traianei e fu un'emozione unica.

C'è un personaggio che non hai ancora fatto e ti piacerebbe interpretare?
Sì! "Riccardo II" di Shakespeare...e poi mi piacciono molto le commedie di Neil Simon. Mi intrigano perchè la peculiarità di questi testi è la situazione comica. Non è l'attore che deve "essere comico", anzi. Più sarà serio in quella situazione, più scatenerà la risata.

Hai un copione nel cassetto che aspetta di vedere la luce?
Sì...ho dei testi scritti quando ero molto giovane. Uno, "L'essere che diviene", è già andato in scena e ne ho curato io stesso la regia. Trovo che i miei testi di allora siano ingenui (avevo 18 anni!) e forse anche un po' retorici, ma mai dire mai: magari un giorno li metterò in scena, sicuramente rivedendoli in un'ottica più adulta.

Che libro hai sul comodino?
"Narciso e Boccadoro" di Hermann Hesse, che leggo per la seconda volta. Mi fa pensare a quanto lo spirito possa diventare animale e viceversa. Spiritualità ed animalità sono due facce della stessa medaglia...quando ami profondamente qualcuno, nulla può essere ritenuto animalesco o discutibile. Forse perchè noi siamo tutto ed il contrario di tutto, e non è possibile negare alcuna parte di noi stessi.

Hai appena terminato le fortunate repliche al Teatro Ghione di Roma di "Usciro' dalla tua vita in taxi", per la regia di Pino Ammendola. Adesso cosa bolle in pentola?
Tantissime cose! A gennaio 2015 curerà la regia di "Gocce d'acqua su pietre roventi" di Reiner Fassbinder, che sarà in scena ad Aosta. In primavera porteremo a Torino "Il giardino dei ciliegi" di Cechov, per la regia di Corrado d'Elia. E poi, saremo al teatro Stabile di Genova con "L'isola di Arturo", di Elsa Morante, uno spettacolo che è già stato in anteprima quest'estate al Festival di Borgio Verrezzi.

 

Intervista di: Stefania Ninetti
Sul web: www.maximiliannisi.com

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