Mauro Lamanna e Gianmarco Saurino: “Contro la libertà”, un’ostinata resistenza alle idee preconfezionate alla ricerca dell’autentica libertà

Scritto da  Domenica, 21 Luglio 2019 

Ha debuttato a Roma, nell’ambito del Lunga Vita Festival, il nuovo lavoro della compagnia Divina Mania: in “Contro la libertà” l’autore catalano Esteve Soler rivolge uno sguardo crudo ed onesto alla contemporaneità e alle idee preconcette di libertà che inquinano l’essenza più profonda di questo inviolabile diritto; un’analisi implacabile, senza sconti di sorta, che la regia di Mauro Lamanna e le intense e ben calibrate interpretazioni di Gianmarco Saurino, Elena Ferrantini e dello stesso Lamanna esaltano e rispecchiano efficacemente nella nostra quotidianità. Abbiamo incontrato Saurino e Lamanna, nella suggestiva cornice dell’Accademia Nazionale di Danza a pochi minuti dallo spettacolo, per indagarne la genesi e scoprire i prossimi progetti di questo collettivo, tanto giovane quanto determinato e lucido nella sua visione artistica.

 

CONTRO LA LIBERTÀ
di Esteve Soler
traduzione Carles Fernandez Giua
regia Mauro Lamanna
con Gianmarco Saurino, Mauro Lamanna ed Elena Ferrantini
progetto sonoro Samuele Cestola
scenografia Andrea Simonetti
costumi Chiara Mazzetti Di Pietralata
light design Luca Annaratone
aiuto regia Pierfrancesco Ciccone
aiuto scenografia Simone Tentoni, Fabrizio Romito
organizzazione generale Pietro Monteverdi
produzione Divina Mania, Primavera dei Teatri in collaborazione con PAV

 

Contro la libertà“Contro la libertà” propone, con una narrazione estremamente asciutta ed accattivante, sette quadri, sette storie, sette scene surreali che cercano di rispondere alla stessa domanda: che cos’è la libertà? Vengono scaraventati in scena sette microcosmi, mostrando come l’idea di libertà si annidi nei pensieri dei personaggi e produca intensi cortocircuiti tra le loro visioni del mondo, in ogni suo ambito, dalla politica alla religione, dalla finanza all’arte, dai social media alle patologie dei millennials.

La regia ben percorre le onde di questo sismografo, che efficacemente traccia i sussulti tellurici del nostro quotidiano: si spazia dai ripensamenti last minute di una sposa che annaspa in un oceano di sentimenti sfocati a perversioni sessuali pedofile scambiate per naturali e comprensibilissime umane pulsioni; da una realtà distopica di guerra vissuta attraverso lo specchio abbacinante dei social, al dramma della crisi economica in cui la stretta soffocante di un mutuo troppo spesso si tramuta in quella dell’implacabile cappio di una corda; sino al bieco sfruttamento di esseri umani relegati in un sottoscala per produrre i variopinti capi di abbigliamento che troneggiano nelle vetrine dei nostri saldi. Immagini variegate, visioni tanto fulminee quanto ironicamente lancinanti che abbattono una gragnuola di domande sullo spettatore, con grande concretezza e spietata lucidità; il tutto attraverso una messa in scena articolata e ben congegnata, frutto della sinergia di un gruppo di giovani talentuosi professionisti, che contribuiscono ai frammenti di questo puzzle: tra gli altri Andrea Simonetti cura la scenografia, Samuele Cestola il progetto sonoro, Chiara Mazzetti Di Pietralata i costumi e Luca Annaratone il light design.

Doveroso rivolgere infine un plauso alla camaleontica e viscerale prova recitativa offerta dai tre protagonisti in scena - Gianmarco Saurino, Mauro Lamanna ed Elena Ferrantini - che, con caparbietà e totale adesione emotiva al progetto, ne incarnano i molteplici personaggi. Lasciamo dunque la parola a loro, in particolare a Saurino e Lamanna, per scendere in profondità tra le pieghe di questo riuscito progetto teatrale.

 

Ci troviamo all’Accademia Nazionale di Danza in occasione del Lunga Vita Festival, dove tra poco andrà in scena “Contro la libertà” dell’autore catalano Esteve Soler. Potete presentarci questo spettacolo?
[ML] Questo lavoro nasce dalla collaborazione con “Primavera dei Teatri” che è uno dei più importanti festival di drammaturgia contemporanea italiani e “Fabulamundi. Playwriting Europe”, progetto curato anche da PAV tramite il quale si creano delle connessioni nuove e molto interessanti tra compagnie e autori europei di diversi Paesi. Quindi nell'ambito del progetto “Europe Connection” è stata scelta la nostra compagnia, “Divina Mania”, per collaborare con degli autori che ci sono stati sottoposti, tra i quali abbiamo scelto Esteve Soler, che è uno degli autori europei più rappresentati in questo momento. Da questa connessione è nata una residenza in cui è venuto anche l'autore a stare con noi e grazie alla quale abbiamo messo in scena il suo testo.

Contro la libertàLo spettacolo ha debuttato in prima nazionale a Castrovillari, appunto nella rassegna “Primavera dei Teatri”. Quale è stata la reazione del pubblico?
[GS] Possiamo affermare che a Castrovillari sia andata benissimo. Il progetto “Divina Mania” nasce quattro anni fa. “Primavera dei Teatri”, “Fabulamundi. Playwriting Europe”, PAV ed Esteve Soler sono tutte novità sopraggiunte negli ultimi quattro mesi e che hanno dato solo modo di concretizzare quello che io e Mauro stavamo cercando in realtà di realizzare già da anni; ci hanno dato il materiale da mettere in scena perché era quello che stavamo cercando da anni e che invece per vari motivi, per altri progetti che ci hanno coinvolto singolarmente durante questo periodo, non eravamo ancora riusciti ad ottenere. Invece grazie a “Primavera dei Teatri” siamo finalmente andati in scena, riscuotendo consensi veramente al di sopra delle aspettative; si trattava della prima rappresentazione di uno spettacolo molto complesso, sette quadri profondamente eterogenei, una narrazione fortemente diversa dal teatro classico ed era la nostra prima volta sia insieme da questo punto di vista sia per quanto riguarda tutta la macchina che abbiamo costruito. Ci eravamo prefissati l’obiettivo di dare vita ad uno spettacolo che fosse realmente uno spettacolo dall’inizio alla fine, che fosse riconosciuto come il risultato dell’impegno di giovani artisti, di giovani attori ma che fanno veramente spettacolo; perché non sempre “giovane” deve essere riconosciuto come un sinonimo di “off”, ma un giovane può anche essere riconosciuto come un professionista ed è questo che “Primavera dei Teatri” ci ha regalato come reazione immediata, accogliendo dei giovani che si uniscono e lavorano bene, ma anzitutto sono dei professionisti.

[ML] Abbiamo incontrato un ottimo riscontro sia di pubblico che di critica, e poi devo dire anche personale da parte degli addetti ai lavori e degli stessi organizzatori che ci hanno veramente sostenuto in questa avventura, perché abbiamo - come diceva Gianmarco - cercato di costruire una macchina con veramente un miliardo di sacrifici, che non fosse il solito spettacolo in cui siccome non ci possiamo permettere rilevanti mezzi tecnici allora siamo costretti a un’eccessiva essenzialità. Ovviamente con tutto il rispetto di queste circostanze, che spesso in passato abbiamo sperimentato e che continuiamo ad attraversare; abbiamo chiesto l’aiuto di talentuosi professionisti che già conoscevamo, come lo scenografo Andrea Simonetti, per venire in nostro soccorso e sostenerci nel creare ciò che ritenevamo maggiormente adeguato a questo testo, perché altrimenti avremmo ridotto anche il suo significato e dunque non solo per una questione meramente estetica.

Dicevamo, sette quadri che permettono di indagare da diverse prospettive il concetto di libertà; nel contesto dell’Italia di oggi quali possono essere il significato e la valenza di uno spettacolo di questo tipo e quale connotazione del concetto di libertà vorreste veicolare al pubblico?
[ML] Non credo ci sia un’idea univoca di libertà che vogliamo comunicare ma credo che lo stimolo, l’impulso che desidereremmo trasmettere sia piuttosto quello di perseguire pervicacemente la ricerca di una propria idea di libertà, nel senso di una libertà che appaghi profondamente il ricercatore; quello contro cui lottiamo - ed in questo il testo sarà certamente molto più eloquente di noi - sono proprio le idee preconcette di libertà che ci vengono instillate e che quindi ci fanno credere di vivere liberi quando invece ci stiamo soltanto accontentando di appunto - se me lo concedi - contentini che hanno il sapore, il profumo della libertà ma che poi sono solo apparenza. Come abbiamo scritto nelle note di regia, comprare a €9,99 un maglione o un pantalone ci fa sentire liberi di acquistare, di soddisfare un nostro desiderio, ma non ci rendiamo conto che in quel preciso istante stiamo sottraendo libertà a qualcuno che in quel momento ha perso diritti, è stato ingabbiato in 20 ore di lavoro pagate a €2 all’ora; quindi più che fornire risposte incontrovertibili, sulla libertà ci prefiggiamo di suggerire delle domande.

[GS] Secondo me l’idea portante di questo spettacolo è già presente nel titolo, nell’essere “contro”, la nostra idea iniziale era che fosse uno spettacolo “contro”, contro un sacco di cose; è “verso” sicuramente una parte di noi, si rivolge ad una parte di noi, ma soprattutto è contro e credo che “contro” sia forse il termine più giusto in questo momento per questo Paese.

[ML] “Contro” è anche un modo per sottolineare che, se tante persone vanno contro, in qualche modo allora in realtà sono insieme e quindi vanno verso, come proponeva Gianmarco; quindi non è un contro negativo, ma al contrario un contro estremamente positivo, è un in-contro.

Contro la libertàEsiste un filo conduttore che lega i molteplici personaggi in scena attraverso i sette quadri che compongono lo spettacolo?
[GS] Io credo di sì, credo che nell’ottica di Esteve ci fosse, nella nostra interpretazione del testo credo esista piuttosto un enorme magma di fondo che li unisce. I personaggi risultano molto diversi tra di loro, spesso sono anche estremamente caratterizzati, a volte meno; credo che siano legati piuttosto da un'atmosfera di sottofondo che li accomuna.

[ML] Quello che li lega è il mondo che stanno vivendo, come in ogni circostanza diversi tipi di persone, dal migrante al professionista, dal medico a quello che non si può più permettere di pagare il mutuo e allora si impicca, sino al pedofilo, come tutte queste figure che affollano la nostra contemporaneità vivano, subiscano, giochino e lottino con delle idee preconcette di libertà; quindi è la coniugazione delle libertà che unisce intimamente questi personaggi, come vivono sulla propria pelle la loro libertà.

Di recente avete anche recitato assieme in “L’uomo più crudele del mondo”, con la regia di Davide Sacco che vi ha anche diretto in numerosi altri spettacoli; questo nuovo progetto ha appena debuttato, potete darci qualche anticipazione?
[GS] Lo spettacolo ha debuttato due settimane fa ad “Asti Teatro”, altro festival di drammaturgia contemporanea di grande rilevanza; per noi di Divina Mania è stato davvero motivo di orgoglio poter partecipare quest’estate a due festival così rinomati come “Primavera dei Teatri” al sud e “Asti Teatro” al nord, peraltro con due produzioni notevolmente diverse. “L'uomo più crudele del mondo” è uno spettacolo co-prodotto da Divina Mania, Tradizione Teatro, Teatro Bellini, Teatro Vascello e T.T.R. Teatro di Tato Russo; in scena siamo solamente noi due, la regia e scrittura sono di Davide Sacco con il quale ho instaurato una collaborazione ormai da un po’ di tempo. Lo spettacolo è a mio avviso molto interessante ed è anche piaciuto molto al pubblico; l’anno prossimo approderà per il suo debutto romano al Vascello alla fine della stagione 2019/2020 e propone un dialogo sulla crudeltà tra il facoltoso proprietario della più importante azienda bellica del mondo, italiano, e un giornalista che va ad intervistarlo. La definizione del concetto di crudeltà rappresenta il tema di fondo e probabilmente dal dialogo tra i due personaggi riusciremo a comprendere chi sia veramente l’uomo più crudele del mondo.

[ML] Per quanto riguarda noi di Divina Mania, relativamente a questo spettacolo la cosa interessante è che siamo riusciti anche in questa occasione ad affrontare dei temi dell’ oggi che sono molto scottanti e che in qualche modo sono talmente tanto contemporanei da rivelarsi poi universali, travalicando tutti i tempi e le ere.

Poco più di una settimana fa Gianmarco, hai recitato anche in “Forti movimenti d’animo con turbamento dei sensi”, il secondo spettacolo scritto e diretto da Margherita Laterza, finalista al Premio Scenario. Ci racconteresti qualcosa, quali saranno i suoi prossimi passi?
[GS] E’ prevista una serie di residenze, poiché Scenario prevede per i partecipanti degli estratti di venti minuti e dunque lo spettacolo è ancora in una fase embrionale, ne esiste una idea globale ma l’anticipazione sinora presentata ha offerto solo i primi venti minuti. Quest’inverno lo spettacolo andrà quindi in residenza, nascerà e probabilmente inizierà a girare a partire dal 2021. Si tratta di una storia d'amore, raccontata sia da un punto di vista femminile che da un punto di vista maschile, entrambi proposti nello stesso spettacolo ed entrambi in relazione con il pubblico. Sebbene non abbiamo vinto, Scenario è andato molto bene e lo spettacolo è assolutamente promettente!

Contro la libertàSiete i fondatori del collettivo Divina Mania. Quali saranno i suoi step successivi, gli altri progetti in cantiere per il prossimo futuro?
[GS] Anzitutto andare in vacanza! Sono tre mesi che non ci fermiamo un istante e ci vediamo tutti i giorni, affare impegnativo che necessita di una vacanza! A parte gli scherzi, l’obiettivo che ci prefiggiamo con maggior forza è quello di portare in giro entrambi gli spettacoli - “Contro la libertà” e “L’uomo più crudele del mondo” - con le loro due macchine scenografiche ed organizzative profondamente diverse, quella più articolata, complessa e spettacolare del primo e quella più essenziale e intimista del secondo, trattandosi di un dialogo a due molto centrato sul testo. Ci piacerebbe mettere in piedi una tournée per entrambi proprio perché crediamo nel fatto che, una volta messo su uno spettacolo, non lo si possa abbandonare, un po’ come accade con un figlio, siamo dei fan del repertorio. L’idea dal punto di vista teatrale è poi quella di concludere la scrittura del primo spettacolo targato Divina Mania ma questo sarà un percorso probabilmente più lungo.

[ML] Abbiamo diversi progetti, da qui a due anni abbiamo dei timing di alcune cose da concludere, quindi sul teatro sicuramente quando questi due spettacoli avranno messo radici, partiremo col terzo di cui ancora per scaramanzia non diciamo niente, però è un progetto che ci sta molto entusiasmando. Contemporaneamente lavoriamo anche con l’audiovisivo, quindi con il cinema e i videoclip, ed anche su questo fronte ci sono dei progetti che stiamo portando avanti e che vogliamo sicuramente realizzare entro la fine dell'anno. Infine al sud ci dedichiamo anche a dei progetti di diffusione e divulgazione, sia sul fronte teatrale che cinematografico, come abbiamo fatto con “Oscenica”, una rassegna di teatro contemporaneo in Calabria, e “Schermi”, un progetto che ci ha portato nelle periferie calabresi con uno schermo montato su un furgone per proporre cinema d'autore in quartieri estremamente degradati e pericolosi, con campi rom e la presenza della ‘ndrangheta, trovando una risposta straordinaria dal pubblico dei giovani. Quindi diciamo che, tra teatro e cinema, portiamo avanti i nostri progetti di produzione che sono quelli in cui siamo nati, ma contemporaneamente cerchiamo anche di restituire quando possiamo, in un momento peraltro molto critico dal punto di vista sociale e culturale, dei piccoli assaggi di civiltà.

Infine, al di là di Divina Mania, ci sono altri progetti paralleli che avete in cantiere, anche eventualmente separati l’uno dall’altro?
[GS] Oramai non ci separiamo più, ora che ci siamo trovati!

[ML] Io concluderò una tournée con Giulio Scarpati e Valeria Solarino con cui sono stato in scena tutto l'anno con “Il misantropo” di Molière.

[GS] Io invece comincio una serie televisiva ai primi di settembre, co-protagonista con Luca Argentero, una serie medica - una sorta di “Doctor House”, “E.R.”, “The Good Doctor” in versione italiana - e direi che…per adesso basta, abbiamo sufficiente carne al fuoco! Ci tengo però a ricordare che “Contro la libertà”, lo spettacolo che presenteremo questa sera, sintetizza al meglio la nostra idea di teatro. Davanti e soprattutto dietro le quinte perché quella che abbiamo messo assieme è davvero una macchina strepitosa, dieci persone meravigliose che lavorano assieme da tre mesi. Credo che mai come in questo momento stare tutti insieme faccia quasi politica; per noi che abbiamo iniziato questo progetto su una panchina del Centro Sperimentale di Cinematografia alle quattro di un pomeriggio come tanti altri, saltando la lezione di Storia del Cinema, avere l’opportunità di essere accompagnati da otto persone che hanno sposato questa follia è qualcosa di incredibile.

[ML] Poi sono tutti giovanissimi. Non che l’essere giovani , l’età anagrafica debba necessariamente costituire un motivo di vanto, perché poi spesso un giovane, come vediamo in politica, può essere già più vecchio dei vecchi dentro e con meccanismi che si sono già arrugginiti prima che nascesse; invece la cosa speciale è che siano giovani che si mettono assieme per portare avanti un progetto, ognuno con grandi competenze e indiscutibile professionalità, tutte persone costantemente impegnate a migliorarsi nei loro ambiti e al contempo fortemente coinvolte in una visione d’insieme.

[GS] Ognuno con la propria storia personale, dieci teste meravigliosamente creative incontrate in modo più o meno casuale che, messe assieme, hanno avviato il percorso di questo treno su una rotaia dove ora cammina risoluto.

[ML] Oggi che siamo vittima dell’individualismo più sfrenato, creare una piccola comunità, fare squadra è la vittoria più grande che possiamo prefiggerci. Si possono incontrare tutti i problemi tecnici possibili, affrontare gli inevitabili problemi economici perché i pagamenti arrivano magari dopo mesi oppure ti assicurano di essere chiamato a un festival ma poi all’ultimo l’opportunità svanisce perché si parla di pedofilia o il testo è troppo duro… insomma delle volte ci si domanda proprio chi ce la faccia fare, perché piuttosto non ci siamo rivolti alla stand-up comedy o ad altri generi più o meno commerciali per pagare il mutuo, ma alla fine l’idea di costruire una squadra così solida e temeraria, che nonostante tutto ci crede sempre, attraverso le difficoltà ma anche le gioie, con la condivisione vera che purtroppo oggi esiste sempre più raramente - condividiamo sui social ma non nella vita -, ripaga di tutto ed è assolutamente meraviglioso.

 

Intervista di: Andrea Cova
Foto di scena di: Angelo Maggio
Grazie a: Ufficio stampa Carla Fabi e Roberta Savona
Sul web: https://lungavitafestival.com - www.divinamania.it

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