Diventare l’altro con la parola, il teatro di Massimiliano Finazzer Flory

Scritto da  Martedì, 31 Marzo 2020 

“Lo specchio di Borges”, ultimo lavoro di regia e interpretazione, conferma il percorso di Finazzer Flory, un viaggio dall’uomo verso l’uomo attraverso la parola che sviscera come un chirurgo, ora misurandosi con la finzione che svela la realtà per continuare poi nel progetto delle biografie con Dante, sul grande schermo.


Abbiamo incontrato Massimiliano Finazzer Flory, nato vicino a Trieste, milanese di adozione, drammaturgo, attore, regista, ‘uomo da circo’, come ironicamente si definisce con la passione della letteratura, che considera la porta del paradiso. In questi giorni bui ha lanciato tra l’altro un’iniziativa quotidiana su “Il Giorno” on line per chi vuole esprimere “Parole e pensieri al tempo del Coronavirus”, con l’idea di evaderne e non di un’autoreferenzialità inutile e sterile: una parola al giorno a cominciare da ‘positivo’, per continuare con ‘abbraccio’ e ‘attesa’.

Il suo ultimo lavoro, al momento presentato in forma di prova generale, è legato alla figura di Borges. Lo spettacolo ‘zero’ si è tenuto in occasione dei 180 anni dalla fondazione dell’Istituto dei Ciechi di Milano presso il Teatro del Buio, dedicato ai non vedenti, realizzato in collaborazione con la Presidenza e la Direzione scientifica della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano, con il patrocinio del Consolato Generale della Repubblica Argentina. Il debutto in questo luogo non è un caso perché, come recita il sottotitolo dello spettacolo è “un viaggio nel buio alla ricerca della luce vera”.

Com’è nato quest’ultimo lavoro?
“Dal bisogno di chiudere gli occhi, vedere uno stormo di uccelli e chiedersi quanti siano. Rispondere a questa domanda significa affermare che la letteratura esiste perché l’immaginazione è più forte dell’immagine che domina la nostra cultura e la nostra società”.

Cominciamo dal titolo, “Lo Specchio di Borges”, cosa ci rimanda?
“Lo specchio è il fratello antico dimenticato, l’autocoscienza esterna che non mostra in realtà solo il nostro volto, la dimensione autoreferenziale, quella del selfie, quanto denuncia l’asimmetria dello spazio che c’è tra il nostro volto e quello che vediamo. Imparare a rifletterci è recuperare quanto dimenticato e non rinunciare ad interrogarci”.

A chi spetta oggi l’ultima parola, a noi o allo specchio?
“Alla letteratura che è finzione perché, per dirla col Nietzsche di “Così parlò Zaratustra”, “tutto quello che è dritto è falso, tutto quello che è curvo è vero”. In tal senso credo che il mio spettacolo sia infelicemente felice”.

Perché?
“Perché direbbe Borges, “ho commesso come altri il peccato che nessun uomo mai dovrebbe commettere, di non essere felice”, in quanto sono stato infedele” (all’uomo che è in me).

Com’è concepito lo spettacolo?
“E’ un monologo nel quale però dialogo idealmente con Jorge Luis Borges, con un gioco di finzione rispetto alle altre realizzazioni teatrali di personaggi storici, accompagnato dalle musiche di Astor Piazzolla, con alla fisarmonica Sergio Scappini. L’idea è lo scambio generato dallo specchio che unisce la voce con l’ascolto, un dialogo immaginario tra un uomo che crede di essere uno scrittore e uno scrittore che crede di essere un uomo. Tra ricordi e visioni. Un uomo che sogna o pensa di sognare di essere lo scrittore Borges o forse lo è stato davvero tra il tango e la letteratura. In sintesi una finzione vera.
C’è un’immersione nel buio - ed è per questo che il debutto è stato con i non vedenti, che hanno dato una risposta eccezionale e alcuni suggerimenti molto utili per me -, che indica l’intimità. Il buio non è infatti la notte. Immersi come siamo ogni giorno, ogni ora, ogni minuto tra le immagini “social” abbiamo perduto l’immaginazione e la concentrazione; così, per recuperare un ascolto autentico dobbiamo chiudere gli occhi e ci apriremo alla luce della letteratura. Il teatro è ancora il compagno più fedele di questo viaggio.”

Tornando all’immagine dello specchio: in una società così narcisistica come quella attuale come si può smarrirne il concetto?
“Purtroppo il nostro mondo non è un Narciso ma il voyeur che guarda Narciso, come le persone ferme sul ciglio della strada a guardare un incidente. Narciso annega per rincorrere la bellezza che fugge via, ma ha almeno il coraggio di guardarsi nell’oblio che si riflette. Lo specchio è un richiamo, è guardarsi dentro”.

Quando nasce l’idea di questo lavoro?
“Nel 2007-2008 e l’ho portato in Argentina; poi l’ho ripreso con un nuovo linguaggio, evocando la forte circolarità tra l’io e l’altro con l’ambizione di portarlo in tutta Italia e la prossima estate è già programmata, anche se per questioni contingenti non ho ancora la data di partenza che potrebbe essere maggio auspicabilmente, ma è un mese che deve fiorire.”

Com’è nata la scelta di Borges?
“Avevo bisogno di epica in narrazione e questo autore è a mio parere l’Omero del Novecento che mi porge la rosa e il coltello a scatto allo stesso tempo. Come dice in un passaggio, “Sono un capitano in battaglia e la corda di un’arpa” e quando sono l’uno vorrei essere l’altra e viceversa e altro ancora in un’oscillazione senza controllo su un’altalena che scricchiola.”

In quest’incertezza a cosa ci si affida?
“Alla fede che per me è il sorriso dell’intelligenza. Ho fede nell’uomo ma se nel tragitto che va da uomo a uomo incontrassi Dio mi fermerei.”

Il teatro per te è soprattutto letteratura o “politica”, impegno?
“E’ un’arte antropologica antica, secondo la definizione di Carmelo Bene e sicuramente non è primariamente spettacolo. La cosa più vicina al teatro è il gioco degli scacchi: un’esperienza vissuta attraverso una rappresentazione. Il teatro non è a mio parere primariamente rappresentazione ma si serve della scena per narrare un vissuto che diventa partecipato. Gli spettatori però risuonano individualmente in modo unico come una nota”.

Come hai lavorato su Borges?
“Ho cercato di diventare Borges, provando molto a occhi chiusi e cercando di ritrovarmi nei suoi gesti, dagli aspetti più fisici alla dimensione del contesto. Io sono un uomo nel nord che ha cercato il sud.”

Mi sembra che al centro del tuo lavoro ci sia però sempre e soprattutto la parola.
“La parola per me è la porta d’ingresso della conoscenza, la mia psicoanalisi è letteratura ed è così che affronto i personaggi storici”.

Quelli delle biografie?
“Direi che mi sono specializzato nel ‘travestimento’: è questa la mia identità teatrale da Marinetti, a Pinocchio, Manzoni, Gustav Mahler, Beethoven, Leonardo (molti dei quali raccontati su queste pagine, ndr). Mi piace diventare l’altro, sarà forse anche perché sono nato sotto il segno dei Gemelli e lavoro seguendo l’oblio (di sé) che Borges dice essere un’altra forma di memoria, che mi consente la libertà di passeggiare tra identità diverse.”

Il tuo punto di vista, tornando alla parola, è filologico. Come hai approcciato Borges? Su Leonardo ricordo un vero e proprio lavoro di filologia, decriptazione e quasi traduzione.
“Ho studiato il personaggio, letto molto su di lui, soprattutto le interviste che sono molto utili, ho letto quasi tutto. In particolare mi sono lasciato guidare da Finzioni e dall’idea che la finzione sia un altro modo di raccontare la verità; la finzione non è menzogna ma immaginazione che porta altrove per farci scoprire dove siamo. In tal senso ad esempio nello spettacolo parlo dell’incontro tra un imperatore giallo e un poeta: ognuno avrà la sua esperienza e immagine di imperatore, poeta, castello e giardino e dalla memoria si scatena l’evocazione, connubio tra cose e parole come ci racconta Marcel Proust”.

La verità teatrale di Arlecchino
“Ma anche dei filosofi Friedrich Nietsche, Jacques Deridda, Emanuel Levinas e Maurice Blanchot, romanziere , critico letterario e filosofo che amo molto”.

Dopo Borges chi sarai?
“Dante nell’anniversario del 2021 che voglio portare sul grande schermo. Sarò la voce narrante e il Poeta, raccontato da Virgilio, passerà attraverso l’Inferno dell’epidemia del Corona virus, il Purgatorio del mondo post-industriale e il Paradiso della letteratura, con un gioco di numeri.”

 

Intervista di: Ilaria Guidantoni
Sul web: www.finazzerflory.com

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