Massimiliano Caprara: innovare il teatro, all’insegna di una creatività eclettica

Scritto da  Sabato, 20 Maggio 2017 

Abbiamo raggiunto telefonicamente Max Caprara, attualmente in scena con lo spettacolo “The Carnage - I Cannibali” al Teatro dell’Angelo di Roma (sino al 21 maggio). L’attore nasce a Sassari nel 1967. Nella Capitale frequenta l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”. Nella sua carriera ha interpretato numerosi ruoli con registi come Ronconi, Polansky, Zanetti, Corsini, Zucchi, Apolloni, Insegno, Melchionna, Manfré, Cinque, Salveti, e nelle vesti di regista ha collaborato con Edoardo Sanguineti, Aldo Nicolaj e Vincenzo Cerami, tra gli altri, dirigendo attori come Paola Cortellesi, Massimo Wertmuller, Emma Dante, Tosca d’Aquino, Angelo Orlando e Arturo Cirillo. Caprara, inoltre, è anche autore di una quarantina di commedie rappresentate in Italia e all’estero. E’ organizzatore ed inventore di formule ed eventi come i “Corti Teatrali” e il “Musical urbanistico” (ancora non approdato in Italia). Negli anni dirige vari festival come la biennale d’arte contemporanea e una ventina di sale teatrali in Italia e all’estero. È anche critico teatrale e saggista, il suo ultimo lavoro edito da Ediesse-Feltrinelli è Il Teatro Contemporaneo. Noto attore televisivo, lo vediamo nella decima serie di "Don Matteo" come tra i protagonisti della serie di Rai 2 "Vice Questore Rocco Schiavone"; di recente nelle sale col film "Ovunque tu sarai" di Roberto Capucci, prossimamente lo vedremo anche nella seconda serie di "The young pope" per la regia di Paolo Sorrentino.

 

Quando ha scoperto la voglia o la vocazione di recitare?
«Verso i 17 anni. Iniziai con il Sogno di una notte di mezza estate in cui partecipava una mia compagna di liceo che mi coinvolse e pochi mesi dopo misi in scena il mio primo testo per la regia di un regista Sassarese al teatro comunale della mia città.»

Cosa l'ha fatto propendere per Roma rispetto ad altre possibilità in Italia, prima tra tutte Milano?
«Mio padre era romano e quindi Roma era una città familiare sin da piccolo. Feci l'esame per la Scuola Silvio d'Amico e mi presero, però chi può dire cosa sarebbe successo se non mi avessero preso lì? Avrei tentato al Piccolo Teatro di Milano. A parte la scuola di Costa a Bari per me che venivo da una regione priva di un teatro "stabile" erano poche le scuole di livello nazionale.»

La sua attività è molto variegata sia per professionalità messe in campo sia per la scelta dei luoghi e dei mezzi, dal teatro, alla fiction, all'organizzazione di festival, fino alla scrittura di un saggio sul teatro. C'è un profilo che sente "più suo". Se qualcuno o le chiedesse 'Chi è e cosa fa nella vita'?
«Risponderei che faccio l'attore e aspetterei placidamente le tante domande che di solito fa scaturire questa risposta. In ogni caso sarebbe la risposta più sincera prima ancora che saggista, regista, drammaturgo od organizzatore e inventore di festival sono certamente un attore.»

C'è stato un percorso nella vita che lo ha portato a scegliere ma anche a privilegiare e talora a far convivere figure professionali e ambiti diversi?
«Direi che l'insoddisfazione per i testi teatrali contemporanei in primis, quando erano prodotti di scrittori non teatranti e poi quando divennero pratica comune tra attori non proprio capaci di scrivere come Dio comanda, mi spinse costantemente ad essere il mio drammaturgo di riferimento. Nelle mie opere il testo è come piacerebbe a me vedere uno spettacolo a teatro. Mi diverto a scrivere, spesso perfino rido mentre scrivo. Il secondo percorso nato da una necessita è quello legato alle fiction. E la necessità si chiama denaro.»

Accanto ad un'attività prolifica sul palco e sullo schermo c'è l'ideazione di concorsi, festival e altre iniziative. Mi piacerebbe capire le origini del piacere di differenziare la propria attività in tal senso.
«Nelle arti sceniche occorre innovazione strutturale. Ho gestito moltissimi spazi teatrali in Italia ed all'estero e sempre ho cercato di inventare format diversi come nel caso dei corti teatrali che videro la luce per la prima volta nella storia del teatro nel 1997 presso il teatro Vittoria. Ma anche parties, musical urbani, rassegne di ogni tipo. Occorre smuovere una società teatrale che all'estero è poco estroversa e in Italia è molto indolente, servile e cialtrona. Occorre se vuoi divertirti e qualcuno lo deve pur fare! E quando ho potuto l'ho fatto io. Poi, osservando la diffusione dei corti teatrali mi viene da ridere, ma per la pena che provo. C'è tanta gente in questo mestiere che non ha fantasia, non ha un'idea originale neppure in punto di morte. Sono soprattutto coloro che hanno ripetuto i miei corti perché lo hanno fatto solo imitando l’aspetto esterno-esteriore (testi brevi, più spettacoli al giorno, pubblico che votava ecc..) ma non sono riusciti ad attivare il discorso estetico culturale per cui erano stati creati e così, sempre per cambiare le cose...la verità è che i mediocri non hanno interesse a migliorare le cose e purtroppo il teatro è diventato il luogo piccolo borghese delle persone mediocri.»

Spesso ha anche tentato di introdurre in Italia "realtà" per la prima volta. Una vocazione all'innovazione o solo casualmente l'incontro con il nuovo?
«Ho portato testi sconosciuti in Italia di grandissimi autori. Due per tutti: Podestad di Eduardo Pavlovsky di cui fui anche il primo traduttore e Pittura su legno di Bergman. Mi piacciono le cose nuove, mi piace cambiare e sono molto curioso di quello che succede all'estero dove tra l'altro ho vissuto per otto anni ultimamente.»

Per lei qual è la differenza nell'interpretazione sul palco o sul grande e piccolo schermo?
«Nessuna. L'attore deve in entrambi essere convincente o affascinante. La differenza l'hanno creata questi registini imitatori o questi grandi traduttori dei traduttori degli americani che pretendono che davanti alle telecamere si biascichi perché pensano che sussurrare voglia dire essere naturali mentre grandi attori come Robert De Niro o Al Pacino non parlano certo con l'accento del loro Stato americano ma articolano bene la parola. In realtà ti obbligano a recitare come un cane per tutelare i cani che controllano il mercato cinematografico e televisivo.»

A tal proposito come cambia il rapporto con se stessi e con il pubblico?
«In effetti davanti alla camera tu stai sempre solo. Sul palco senti di far parte di una comunità interessata alla stessa cosa. Ma questo non vuol dire che non vi siano momenti divertenti sul set. Solo che i registi di cinema o tv di recitazione non capiscono assolutamente nulla.»

C'è un personaggio al quale è particolarmente legato e uno dal quale si è sentito un po' schiacciato?
«Legato a molti; schiacciato direi dal mio ultimo, ovvero Deruta della serie di Rocco Schiavone. Ma è un peso dolce.»

Com'è nata la voglia di scrivere un libro e che esperienza è scrivere per chi è abituato a recitare?
«Essendo un drammaturgo diciamo che l'atto di scrivere non mi è nuovo. Il libro "Storia del teatro contemporaneo" mi fu commissionato dalla Ediesse (Feltrinelli) perché sono oltre che attore anche uno storico del teatro. Con soddisfazione vedo che questo libro (raro ormai un libro sulla storia del teatro) viene adottato da diverse università e con ancor maggiore soddisfazione dall'anno prossimo inizierò a insegnare storia del teatro. Bisogna infatti conoscere le basi storiche e sociali per avere quella consapevolezza e quello spessore culturale che trasformi un mestiere (troppo spesso patetico) in una straordinaria opera d'arte...e quanto abbiamo bisogno di arte e di artisti e quanto poco di attori!»

Quali sono a breve i suoi nuovi progetti?
«Rocco Schiavone, uno spettacolo con l'amico Maurizio Mattioli in cui interpreterà Aldo Fabrizi, un film della brava Laura Bispuri e probabilmente un'altra fiction su Rai 1. E’ un progetto molto interessante col grande Nino Marino (l'autore di “Gente di facili costumi” e decine di capolavori della commedia all'italiana). E ancora l' insegnamento della storia del teatro e poi chissà....»

 

Intervista di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio stampa Monica Brizzi
Sul web: www.teatrodellangelo.it

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