Martina Badiluzzi: Anastasia e l’estate che torna in scena

Scritto da  Sabato, 25 Luglio 2020 

Una stagione intensa per l’attrice e regista friulana Martina Badiluzzi, che prepara il debutto di “The making of Anastasia” per la Biennale Teatro Venezia al Piccolo Arsenale, ospite al Festival di Pergine con la performance “Forastica” e al lavoro per la trasposizione live del progetto multimediale “Rumori” per il RomaEuropa Festival 2020.

 

Qual è il primo impegno in vista in questa strana estate?
“Quest’estate la inauguriamo al Pergine Festival con “Forastica”, una site-specific ambientata nella natura che ho scritto con Giorgia Buttarazzi e di cui firmo la regia, che sarà interpretata da Federica Rosellini. Nei miei e nei nostri pensieri girava da un po’ l’idea di affrontare la protagonista di “Orso”, di trascinarla fuori dalle pagine del romanzo di Marian Engel (edito in Italia da La Nuova Frontiera) e materializzarla. Trovo molto stimolante lavorare fuori dall’edificio e immergere la performance in luoghi non convenzionalmente teatrali. Del teatro, ad esempio, mi ha sempre fatto sorridere il fatto che con la stessa parola si definisca il luogo, l’arte e il mestiere. Penso che questo momento difficile, generato dall’emergenza sanitaria che abbiamo vissuto collettivamente, favorisca un assist importante agli operatori e lavoratori dello spettacolo. Assistiamo a una storia che si ripete, anche se le premesse sono completamente diverse, gli artisti che escono dall’edificio e ritrovano il pubblico, il Teatro che esce dal teatro. Forse, per ora, la risolviamo con l’iniziale maiuscola.”

Cosa racconta il testo?
“Una donna, spogliatasi dei suoi abiti sociali, cammina e delle persone si uniscono al suo passare. La protagonista definisce se stessa camminando; la sua identità si forma e si scopre attraverso la parola mentre attraversa il bosco. E gli spettatori la accompagnano in questo viaggio alla riscoperta del sè, nella sua storia di donna metropolitana che scopre di voler riprendere possesso del proprio corpo, l’unico oggetto a cui si sente intimamente legata, per poi sciogliere definitivamente il binarismo e dirsi esattamente quel corpo.”

Che sensazione dà tornare sul palcoscenico dopo mesi fuori scena?
“Non lo so ancora. Non metto piede in un teatro da mesi ma non credo sarà strano o diverso rispetto a prima. Ciò che avrà sicuramente impatto su di noi, sarà infilare nei nostri ragionamenti artistici la gestione delle norme di sicurezza - soprattutto il distanziamento sociale - e le platee semi vuote. Detto questo, sappiamo benissimo che il distanziamento sociale in scena, tra gli attori, sarà una formalità. Le compagnie lavorano per otto ore al giorno all’interno degli stessi spazi, per mesi e condividendo spesso gli alloggi. La discrepanza che c’è tra le norme di sicurezza richieste ai lavoratori dello spettacolo e la nostra quotidianità, fa capire quanto le istituzioni manchino di cura, interesse e attenzione per il nostro lavoro.”

Qual è, se c'è già, il calendario dei tuoi prossimi lavori in scena?
“Dal 23 al 25 luglio siamo in scena al Pergine Festival appunto con “Forastica”, questa site-specific immersa nel bosco a pochi passi dalla città. Da metà agosto comincerò le prove per il debutto di “The making of Anastasia” alla Biennale di Venezia, il 15 settembre. In autunno la pièce avrà il suo debutto romano al RomaEuropa Festival, dove vedrà la luce anche “Rumori”, un progetto ibrido, un concerto che mescola la musica elettronica del compositore Samuele Cestola e alcuni miei racconti.”

Ci anticipa qualcosa di quest’ultimo spettacolo?
“Sarà il Mattatoio - Galleria delle Vasche, il palcoscenico della prima trasposizione live di “Rumori”, progetto digitale multimediale ideato e lanciato sul web durante la quarantena. Nato nel particolare momento di distanziamento sociale, è un format unico nel suo genere che si pone l'obiettivo di coniugare narrativa, performance, visual art e musica, e restituisce allo spettatore un contenuto artistico fruibile attraverso diversi canali: quello live, quello digitale, quello radiofonico e quello narrativo. Progetto ibrido nato dalla contaminazione di musica e letteratura, “Rumori” è una raccolta di racconti musicali ispirata dalla periferia di Roma: sono ritratti, brevi incontri con i personaggi che animano le finestre e i balconi visti dalla prospettiva di qualcun altro. Ognuno degli osservatori è esso stesso visto, spiato e partecipa animando il paesaggio urbano. In questo debutto per il Romaeuropa prodotto da Divina Mania - in scena il 10 e 11 ottobre - la mia lettura drammaturgica dialogherà con l’ambiente sonoro originale di Samuele Cestola (in arte Samovar) e con le installazioni di luce di Fabrizio Cicero. Verranno restituiti al pubblico i primi due capitoli della quadrilogia: “I prossimi”, racconto di una panoramica aperta sul paesaggio urbano, e “Elettrostatica”, una storia pulp che ritrae i voli pindarici dell’immaginazione di una donna confinata in un piccolo appartamento durante il lockdown causato dalla pandemia da Covid-19”.

Difficile in tempi così incerti fare programmi ma ci si può provare. Ci racconta qualcosa del personaggio di Anastasia?
The making of Anastasia è il prossimo grande passo. Con questo progetto, prodotto dalla Biennale, che ho scritto a quattro mani con Margherita Mauro, abbiamo vinto il bando Registi Under30 della Biennale Teatro per la direzione di Antonio Latella. Sono la regista dello spettacolo e anche interprete accanto a Arianna Pozzoli, Viola Carinci, Federica Carruba Toscano e Barbara Chichiarelli. Lo spettacolo mette in scena un gruppo di donne che partecipano a un casting per una nuova produzione cinematografica dedicata alla figura di Anastasia Romanov, mito e icona del Novecento: le loro storie personali entrano in stretta relazione con i personaggi che interpretano, come se il vissuto di ciascuna le conducesse a una storia in particolare. Il casting è indagato come processo perverso che ci racconta del potere nei suoi aspetti più voyeuristici e al tempo stesso mette a nudo il rapporto che, dall’epoca del reality, si è stabilito tra il Pubblico e la gran parte dei prodotti di finzione. Anastasia Romanov è un personaggio incredibile che ha un piede nel mito e uno nella realtà, uno nella storia e l’altro nel passato prossimo. La sua non è una storia lineare, è una storia piena di inciampi e di cadute. Anastasia è stata raccontata in molti modi. Alcune di noi sono cresciute guardando il cartone animato di Anastasia. Ingrid Bergman l’ha interpretata vincendo l’Oscar come miglior attrice protagonista. Ma in nessuno di questi racconti si affronta la morte e la pazzia, le protagoniste dell’epilogo alla storia dei Romanov. Anastasia non sarà mai riconosciuta dai suoi parenti e mai il romanticismo che trasporta la Bergman tra le braccia del suo salvatore avrà un riscontro nella realtà. Anna Anderson, la donna che ha dichiarato di essere Anastasia Romanov per tutta la vita, morirà sola e senza mai essere riconosciuta. Nelle lunghe riflessioni che ci hanno portato a scrivere la drammaturgia dello spettacolo ci siamo spesso ritrovate a immaginare i momenti della quotidianità di Anna Anderson. Una visione, in particolare ci ha commosse. Quel giorno d’inverno del 1956, in cui Anna Anderson, dopo essere evasa dal manicomio e dopo aver subito l’ennesimo processo atto a riconoscere o meno la sua identità, entra al cinema per vedere la Bergman recitare la scena che nella sua vita non avverrà mai. Il momento in cui l’Imperatrice Madre Marija Fëdorovna la riconosce e, piangendo, dice ad Ingrid Bergman, in grande spolvero per l’occasione, ‘Anastasia, sei tu’.”

Quali sono dal suo punto di vista le difficoltà del momento e il ruolo del teatro?
“Il teatro continuerà a fare quello che ha sempre fatto. Anche se in questo momento è impossibile essere definitivi, assertivi. La creazione artistica deve assumere su di sé il bagaglio emotivo che il post-covid ha lasciato su tutti noi. Fingere che non sia stata un’esperienza collettiva gigantesca e traumatica rischia di creare dei vuoti. L’arte deve fare da specchio alla realtà. Ci sono autori e registi che con spocchia hanno ironizzato sul fatto che questo momento storico avrebbe generato prodotti artistici “a tema covid”. Io penso che di parlarne ce ne sia un gran bisogno, forse appartengo ad una generazione che non ha alcuna voglia di rimuovere il passato ma un gran desiderio di ridiscuterlo. Penso a ciò che è successo attorno alla figura di Indro Montanelli e alla discussione che si è generata in questi ultimi tempi. Trovo indispensabile superare la narrazione mainstream e dominante, è quello che facciamo con la storia di Anastasia.”

 

Martina Badiluzzi, artista friulana nata nel 1988, vive e lavora a Roma. Nel 2015 è interprete e co-autrice di “Fäk Fek Fik - le tre giovani - Werner Schwab”, spettacolo pluripremiato, presentato al Roma Europa Festival di Roma con la guida di Dante Antonelli. Continua i suoi studi incontrando Lucia Calamaro, il duo artistico Deflorian/Tagliarini, Joris Lacoste e Jeanne Revel e la regista brasiliana Christiane Jatahy. Nel 2017 fonda con Giorgia Buttarazzi, Rosvita Pauper, progetto artistico il cui nome è ironicamente ispirato a Roswitha di Gandersheim, monaca tedesca, poetessa e prima drammaturga di cui ci siano stati tramandati i testi. Nello stesso anno debutta “Il vivaio - E se ci amassimo quanto ci odiamo lo sai che bello”, drammaturgia originale che consolida la collaborazione di Badiluzzi con Samuele Cestola, performer e musicista poli-strumentista autore live del progetto sonoro per lo spettacolo e con Ambra Onofri curatrice dei costumi e dell’ambiente scenico. “Il vivaio”, menzionato tra le drammaturgie del progetto Fabulamundi Playright Europa, sarà ospite del Teatr Dramatyczny di Varsavia. Nel 2018 inaugura “Pezzi - Der Stücke”, serie di workshop attorno agli scritti di Elfriede Jelinek, un cantiere d’indagine e creazione scenica attorno all’opera dell’autrice austriaca premio nobel per la letteratura. Nasce “Sportification”, progetto di regia ispirato a Ein Sportstuck di Jelinek, ospite presso Dialoghi Villa Manin CSS - Teatro Stabile di Innovazione del FVG. Vincitrice del bando Registi Under30 della Biennale di Venezia 2019, sta lavorando alla preparazione di “Anastasia”, ispirato alla storia di Anna Anderson. Lo spettacolo debutterà a settembre 2020 alla Biennale di Venezia, per poi essere rappresentato a Roma all'interno del RomaEuropa Festival 2020.


Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio stampa Marta Scandorza

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