Marco Columbro: Il mio amore per le sfide. Nel palco e nella vita

Scritto da  Francesco Mattana Lunedì, 17 Dicembre 2012 

“Il primo amore non si scorda mai” è un motto abusato, ma si attaglia perfettamente a Marco Columbro. Scoprì il teatro a 21 anni, e da allora – nonostante i ripetuti ‘tradimenti’ con la TV - il cuore è rimasto sempre lì tra le tavole del palcoscenico. E pensare che cominciò tutto per gioco: per pura goliardia, aveva accettato la scommessa di mettere in piedi uno spettacolo. Niente di serio, insomma. Se non fosse che però la sua “Cantatrice calva” di Ionesco alla fine vinse il primo premio di un concorso. A quel punto lì, la strada era segnata: da Viareggio a Firenze, fino ad arrivare a Milano, città che gli ha portato fortuna su tutti i fronti. Sognava Strehler, come tutti i giovani teatranti degli anni ‘70. Un sogno che non si realizzò mai, ma in compenso incontrò un signore di nome Dario Fo (recitò nella “Histoire du soldat” e ne “Gli arcangeli non giocano a flipper”). Dopo l’esperienza con Fo, era tutto più chiaro: Columbro era nato per sviluppare la corda comica, non doveva far altro che affinarla. E così negli anni Ottanta, ormai rapito dalle luci della ribalta televisiva, divenne uno dei più simpatici e amati personaggi del piccolo schermo. Il resto è storia nota: il successo di “Tra moglie e marito”, programma che non piaceva ai direttori dei TG, perché gli rubava milioni di spettatori; il sodalizio felicissimo con Lorella Cuccarini; le fiction, grazie a cui il grande pubblico ha scoperto il suo talento d’attore. Ci sarebbe poi un capitolo a parte da dedicare alla vita spirituale di Columbro. Ma forse un capitolo non basterebbe: ci vorrebbe un libro.

 

 

Dopo “L’anatra all’arancia”, che hai portato in scena negli anni Novanta, “Il vizietto”. Ti sei specializzato nei ruoli che furono di Ugo Tognazzi?
È una casualità, ma una casualità che mi fa piacere, perché è un attore che ho amato molto. Tognazzi però recitò quei ruoli al cinema, quindi con tempi e modi recitativi differenti rispetto al teatro. Se devo pensare a un modello teatrale penso al grande Alberto Lionello, che per primo ha recitato ne “L’anatra all’arancia”. Un attore di grande eleganza, che oggi purtroppo non ricordano in tanti. Una classe d’altri tempi, che oggi non è facile eguagliare.
Nel “Vizietto” vesti i panni di Renato, il proprietario del locale “La cage aux folles”. Qual è la dote di questo personaggio che apprezzi di più?
La generosità: è un uomo che ama molto il suo compagno, e ama molto suo figlio. Tutti i suoi sforzi sono protesi a rendere felici le persone a lui più care. È un personaggio da maneggiare con molta cura: quando si parla di omosessualità c’è sempre il rischio di cadere nel facile macchiettismo. E invece Renato è un uomo complesso, pieno di sfaccettature. Riuscire a rendere tutte le sue sfumature è una sfida che ho accettato volentieri. Amo le sfide, nella recitazione come nella vita.
Negli anni della grande ascesa televisiva hai messo da parte il teatro, per concentrarti solo sulla conduzione. Non sentivi la nostalgia del contatto diretto col pubblico?
Assolutamente sì, ma l’avventura televisiva era davvero impegnativa, purtroppo mi prendeva tutto il tempo. Ma la voglia di tornare c’era, e tanta: non appena si è presentata l’occasione giusta, l’ho colta al volo. Nel ’94 mi chiamò il grande impresario teatrale Lucio Ardenzi per “Twist”: Ardenzi era un grandissimo, uno spettacolo promosso da lui era garanzia di qualità. E difatti il pubblico gradì moltissimo, vincemmo anche il Biglietto d’oro. Da lì ci ho preso gusto: ho recitato in molte altre commedie brillanti, divertendomi e riscuotendo sempre l’approvazione del pubblico.
Ma dopo tanti successi nel teatro brillante, senti il desiderio di misurarti coi classici?
È un desiderio che spero di realizzare. Mi affascina l’universo di Moliere. Tartufo, Arpagone, il Malato immaginario: sono tutti caratteri che sento di poter rendere nella maniera migliore.
Gli italiani hanno un bellissimo ricordo della coppia Cuccarini-Columbro. C’è la possibilità di rivedervi insieme?
Una coppia funziona quando alla base c’è un’amicizia molto forte. Tra me e Lorella c’è sempre stato un feeling, e il pubblico queste cose le capisce al volo. Dopo tante esperienze televisive fortunate, sarebbe magnifico ritrovarci a teatro. E Lorella la pensa come me: dobbiamo solo trovare il progetto giusto, ed è garantito che ritroveremo subito quell’alchimia speciale.
Sei un uomo che ama le sfide. Qual è la sfida a cui tieni di più in questo momento?
Arrivare alla fine del mese, come tutti gli italiani (ride). Scherzi a parte, la gente sa che da sempre sono impegnato sul fronte del sociale. È giusto che un artista come me, che ha avuto tanto dalla vita, abbia un occhio di riguardo verso le persone che hanno meno. La mia sfida in questo momento si chiama CIAI, Centro Italiano Aiuti per l’Infanzia. Ogni sera alla fine dello spettacolo invito il pubblico a fermarsi pochi minuti nel foyer del teatro per parlare coi volontari dell’associazione. Basta offrire una piccola cifra, e con quel piccolo gesto dai una grande mano d’aiuto. Con tutti i regali assurdi che si fanno a Natale, è decisamente più saggio fare un regalo di Natale a quei bambini che hanno veramente bisogno.

 

 

Teatro Manzoni – via Alessandro Manzoni 42, 20121 Milano
Per informazioni: telefono 02/7636901, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietti: da martedì a venerdì poltronissima € 45, poltrona € 35; sabato, domenica e 1 gennaio poltronissima € 50, poltrona € 40; 31 dicembre poltronissima € 120, poltrona € 90
Orario spettacoli: feriali e 31 dicembre ore 20.45, domenica ore 15.30, 1 gennaio ore 17

 


 
Intervista di: Francesco Mattana
Grazie a: Rita Cicero Santalena, Ufficio stampa Teatro Manzoni
Sul web: www.teatromanzoni.it - www.ilviziettomusical.it

 

 

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