Marco Bazzoni: un talento multimediale

Scritto da  Francesco Mattana Lunedì, 25 Marzo 2013 

Il comico di Colorado commenta così l’ingresso nella Top 10 dei più seguiti su Facebook: “C’è ancora tanta pastasciutta da mangiare”. I sardi sono tignosi, si sa. Talmente caparbi che alla lunga, con la dovuta cocciutaggine, son riusciti a emergere anche nel settore blindato della comicità. Marco Bazzoni ce l’ha messa davvero tutta: a Sassari era un intrattenitore iperattivo ma non bastava, bisognava tentare l’avventura milanese. Dopo anni di gavetta la consacrazione sul palco di Colorado: Baz, il lettore multimediale umano, ha conquistato prima i bambini per poi raccogliere tutte le fasce d’età (di recente si è evoluto in Mini-Baz, applicazione per gli smartphone). Con Gianni Cyano ha bissato il trionfo: parodia di quei cantanti che hanno ben poco da dire, ma credono (e fanno credere) di avere la verità in tasca. Bazzoni - in piena tournee Revolutions, in giro per l’Italia - è un talento digitale, ma la serietà e la pignoleria con cui lavora sono un prezioso retaggio dell’era analogica. Questo mix tra passato e futuro è il segreto del suo successo.

 

  

Chi ha ispirato la tua comicità?
A casa ho un hard disk enorme col meglio della comicità internazionale. Mi piace l’irriverenza di artisti che al pubblico italiano dicono poco: Bill Hicks, George Carlin sono stati a mio avviso i migliori stand-up comedian. Poi Andy Kaufman - a cui è stato dedicato Man on the moon con Jim Carrey - e Rowan Atkinson, geniale non solo nei panni di Mr Bean. Tra gli italiani senz’altro Beppe Grillo, ma anche Paolo Migone, che non ha nulla da invidiare ad altri artisti più blasonati.
A quando risalgono le prime ‘avvisaglie’ di un talento comico?
Fin da scuola ho sempre inventato di tutto, la nostra classe era un’equipe di animazione. Quando poi per la prima volta ho raggiunto il sogno di salire sul palco, mi sono accorto che aspettavo la sera per fare lo spettacolo, tutto il resto diventava secondario.
Chi accusa Colorado di superficialità è a sua volta superficiale?
Secondo me le critiche che riceviamo sono effettivamente superficiali. Colorado ha uno zoccolo duro da tanti anni, quei quattro milioni che ci seguono sono sempre costanti. Queste persone non si accorgono che stiamo parlando di un fenomeno di costume.
Il primo impatto con Milano?
Un divano. Quando ho cominciato a venire a Milano per fare serate un amico mi offriva questo giaciglio: gliene sono grato, anche se la mia cervicale è un’eredità di quelle notti.
Tra i personaggi che hai inventato, quello che somiglia di più a Marco?
Certamente non Gianni Cyano: questo personaggio è il risultato di tutto il mio odio verso quella fascia di cantanti che, pur non avendo un minimo spessore, si danno un tono eccessivo. Baz invece sono io da piccolo: una peste colossale, se ci pensate ha la psicologia del bambino rompiscatole.
La classifica parla chiaro: Marco Bazzoni tra i dieci italiani con più seguaci su Facebook.
Lungi da me montarmi la testa per questo risultato. Però mi sento molto ben voluto dalla gente, me ne accorgo per strada e a teatro. Poi c’è da dire che mi impegno: faccio oltre duecento spettacoli all’anno, ho modo di farmi conoscere e apprezzare lavorando tantissimo.
Come giudichi la moda dei comici politicizzati?
Non mi occupo di politica nei miei spettacoli perché la politica, così come è adesso, non mi piace, e non ho intenzione di fare pubblicità a persone che disprezzo. Detto questo, la satira politica va fatta, ma non mi piace quando ci si incattivisce. Quando fai satira devi far ridere, stop. La gente ride? Allora funziona. Spesso il pubblico non risponde perché in Italia c’è una seria carenza di professionalità dal punto di vista tecnico. Se le casse acustiche non funzionano la gente non sente la tua battuta, di conseguenza uno spettacolo non funziona a dovere.
Tra dieci anni come ti vedi?
Mi reinvento giorno dopo giorno, ho la fortuna di partorire nuove idee di continuo. Mai avrei immaginato dieci anni fa di fare il disco di Gianni Cyano. Dunque tra dieci anni? Non ne ho idea. Potrei pure diventare una rockstar (ride).

 

 

Intervista di: Francesco Mattana
Sul web: www.baz.it

 

 

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