Luciano Melchionna: furore creativo per strappare il velo di Maya delle apparenze

Scritto da  Martedì, 01 Maggio 2018 

Funambolico regista, drammaturgo di rara profondità e ricercatezza, attento scopritore e valorizzatore di talenti: Luciano Melchionna vanta nella propria faretra queste e molte altre frecce, che da oltre vent’anni scaglia con millimetrica precisione, colpendo sempre inesorabilmente a segno. Dopo aver spento pochi mesi fa le candeline di una prima decade di trionfali successi con “Dignità autonome di prostituzione” e reduce da una brillantissima tournée con la sua personale rilettura di “Parenti serpenti”, lo abbiamo incontrato all’Off/Off Theatre di Roma, in occasione delle repliche romane del suo spettacolo “L’amore per le cose assenti”. Un’analisi spietata e dolorosa delle dinamiche emotive di una coppia in crisi, giunta al capolinea sotto l’assedio vile ed implacabile della quotidianità, portata in scena da un magistrale trio di interpreti: un vigoroso ed emozionante Giandomenico Cupaiolo, una sensibile Valeria Panepinto e l’enigmatica presenza di HER col suo violino conturbante ci conducono nei recessi più reconditi di una vicenda tanto crudele quanto tristemente comune.

 

L'amore per le cose assenti - HERCiao Luciano e anzitutto benvenuto sulle pagine di SaltinAria! Ci troviamo all’Off/Off Theatre dove è in scena il tuo ultimo lavoro “L’amore per le cose assenti”. Puoi raccontarci la genesi di questo spettacolo?
Questo spettacolo ho iniziato a scriverlo, senza avere la minima idea di quale sarebbe stata la sua forma compiuta, ormai quindici anni fa; ho scritto le prime due pagine di dialogo serratissimo che si concludevano con l'intuizione raggiunta dal personaggio maschile, il quale afferma risoluto "Buon compleanno: il mio regalo è lasciarti libera e liberarmi in qualche modo". Successivamente, tre anni fa, mentre rovistavo nel computer alla ricerca di altro, mi sono apparse improvvisamente queste due pagine, le ho immediatamente rilette e da lì è stato letteralmente come una valanga. Nel giro di un giorno, massimo un giorno e mezzo, ho anche poi cesellato e sistemato quanto scritto durante questa inarrestabile eruzione ed è nato così il testo di "L'amore per le cose assenti", che tra l'altro originariamente non aveva questo titolo. Evidentemente avevo accumulato a sufficienza detriti da vomitare fuori, ho percepito questo processo creativo come un'esperienza catartica e come il risultato di un furore che alle volte mi possiede. Infatti solitamente non ho l'abitudine di definirmi scrittore, autore, regista; sono piuttosto dei furori quelli che si impadroniscono di me, qualcosa di difficilissimo da raccontare o da spiegare, perché sono intrisi in genere di tutto ciò che mi scorre prepotentemente nel sangue. Questo testo è contaminato da tantissimo della mia esperienza e del mio vissuto, non solo il mio vissuto strettamente personale ma anche il vissuto che rubo quotidianamente dagli occhi di chi mi sta attorno - anche in questo momento ti sto rubando qualcosa, Andrea! Mi rendo conto poi che tra le sue pieghe vi scorrono anche Bergman, Pasolini, Pirandello, da qualche parte permane sotterranea l’influenza di questi grandi autori, di tutta la meraviglia da loro concepita, rappresentando uno stimolo e delle contaminazioni a mio avviso fondamentali per la creazione.

La raggelante crisi di una coppia assediata dalla polvere della routine quotidiana e dalla ragnatela delle convenzioni sociali è posta sotto i riflettori di quella che hai definito un’ “autopsia dei sentimenti”. Su quali dinamiche del rapporto di coppia intendevi concentrare il tuo sguardo con questa drammaturgia?
Da come me lo chiedi sembrerebbe quasi che stia portando in scena una coppia anomala, invece no, io porto in scena la coppia comune, purtroppo. Infatti in queste vicende si identificano dai diciassettenni agli ottantenni, in un processo di immedesimazione assolutamente trasversale ed indubbiamente preoccupante. Quindi la mia urgenza si è rivelata ben motivata, nel senso che lo sguardo che propongo è proprio quello che menzionavi, andando a descrivere una condizione esistenziale intrappolata da retaggi, luoghi comuni, ruoli ferrei nella società, l'aderenza imprescindibile agli status symbol, tutto quello che in qualche modo condiziona e crea delle relazioni che non sono reali, ormai incancrenite, tramutatesi in mere proiezioni di un rapporto e da qui il titolo "L'amore per le cose assenti": usiamo l'altro molto spesso come schermo sul quale proiettare quello che vorremmo, le nostre aspirazioni. In un certo passaggio difatti il protagonista maschile dice alla sua compagna "Hai rimosso me dalla tua mente, per lasciare spazio alla tua idea di Principe Azzurro". Ho definito questo processo creativo come una sorta di "autopsia dei sentimenti", poiché mi rendo conto di aver condotto una disamina spietata di tutte queste dinamiche relazionali, in primo luogo concentrandola su me stesso e guardando ai miei familiari, ai miei amici e alle persone che ci vivono accanto: quelle relazioni che a distanza paiono felici, se poi si osserva con maggiore attenzione, si può facilmente constatare che non lo sono affatto, che da vicino nessuno è normale, a ben guardare le dinamiche più o meno sono sempre le medesime. In particolare, se un rapporto si infrange, le dinamiche della rottura molto frequentemente sono quasi esattamente le medesime. Infatti ad un certo punto dello spettacolo io mi diverto in maniera abbastanza espressionista, il che è una mia caratteristica stilistica, andando ad esasperare il dolore di Lei in modo esagerato - anche se poi non è per niente esagerato, facciamo di molto peggio nella realtà quotidiana! - però lui ribatte "Ma perché ci comportiamo tutti così alla fine, sappiamo perfettamente che prima o poi l'amore finisce, per uno o per l'altra; se finisce per uno, l'altro deve per forza recriminare" e lei ribatte "Ma mi lasci fare quello che mi spetta?!? Non liquidare la mia atroce sofferenza!".

Luciano MelchionnaI protagonisti di questo doloroso confronto sono incarnati da Giandomenico Cupaiolo e Valeria Panepinto. Quali sono state le cifre del lavoro registico condotto con loro per la costruzione dei personaggi?
Con Giandomenico l'avventura è iniziata ormai tre anni fa, mentre Valeria ha sostituito da pochissimo tempo l' attrice che precedentemente interpretava questo lavoro (ndr. Autilia Ranieri). In Giandomenico ho trovato quel furore che mi corrisponde, quello di cui ti parlavo prima; è un attore che ha letteralmente un fuoco dentro, che lo brucia ferocemente; questo fermo restando le sue enormi capacità, il suo innegabile talento, la sua grande professionalità, è un attore strepitoso, per cui mi sono divertito da morire a lavorare con lui. Questo fuoco è per me fondamentale, affinché il suo personaggio possa rivendicare la sofferenza da lui sperimentata nell'aver portato avanti questo rapporto più del tempo dovuto, per amore della loro creatura. L'altra sua caratteristica, oltre al furore che lo anima, è il saper incarnare quella nevrosi, quella scissione che coinvolge tutti gli aspetti dell'esistenza, la difficoltà dell'affrontare tutte le asperità del quotidiano, ritornare a casa la sera e trovare l'Amore da dedicare al nostro amore. Dove sta questo Amore? Pian piano nel corso della giornata viene strappato via dalla routine, dalle convenzioni che ci assediano. Inoltre con Giandomenico sentivo di poter lavorare in questo modo, qua e là "sopra le righe", potevo giocare liberamente con i suoi mezzi attoriali strepitosi. Valeria invece l'ho selezionata per il suo ruolo molto più di recente, all'Eliseo durante le repliche di "Parenti serpenti", individuandola tra le numerose altre strepitose attrici che ho visto in questo provino perché ha aderito immediatamente con la pancia a tutto questo. Ho sentito che la materia prima per il personaggio c'era, andava soltanto modellata. Il breve tempo a disposizione non mi permetteva di dover andare anche a scavare maieuticamente e tirare fuori, modellarla è già stato un lavoro notevolmente impegnativo sia per me che per lei, per tutti quanti noi, ma devo dire che non mi ero sbagliato e sono estremamente felice di questo incredibile risultato.

A scandire la narrazione un terzo personaggio misterioso, portato in scena da HER. Quale il ruolo di questo terzo personaggio?
La mia meravigliosa HER! Sempre per ricollegarsi a quello che scorre nel sangue ed è inciso nel DNA di chi si dedica a questo lavoro da tanto tempo, mi è venuto assolutamente spontaneo, proprio per quella catarsi che nominavamo precedentemente, fare riferimento alla tragedia greca, mi sono ispirato istintivamente a questo patrimonio immortale. Avevo dunque bisogno di un prologo, di un epilogo e di un coro; scegliere HER, con la sua potenza espressiva ed unicità - HER credo che dovrebbero invidiarcela in tutto il mondo, non credo che esista niente di paragonabile a lei - per me rappresenta l'amore, mi viene quasi da dirti, l'amore diverso, perché in qualche modo la diversità costringe ineluttabilmente alla verità, in quanto ha un'urgenza diversa e si scontra direttamente con un mondo che fa opposizione. Ha quindi l'imprescindibile esigenza di aderire a quell'urgenza e di essere vero come amore, abbattendo ogni filtro precostituito. Il suo personaggio tenterà continuamente di ricomporre la situazione, muove le fila di questo gioco, è la vera burattinaia di quest'autopsia dei sentimenti.

Lo spettacolo giunge in questi giorni a Roma dopo una serie di repliche napoletane. Quali reazioni ha suscitato nel pubblico?
Devo essere sincero, l’ultimo shock l’ho sperimentato l’altro ieri sera: una ragazza singhiozzava al termine dello spettacolo e poi ha commentato su Facebook “Andatelo a vedere perché fa molto male, ma c’è poi anche Luciano Melchionna che vi consola alla fine”, perché l’avevo accolta tra le mie braccia. Posso dirti sinceramente che non mi sento minimamente in colpa, trovo che sia assolutamente necessario passare attraverso la sofferenza, quello che apparentemente sembra negativo e invece poi rappresenta solamente un sano realismo che ti permette di rimboccarti le maniche e ripartire. Non raccontiamoci più cavolate, diciamoci la verità: questo è lo scopo. Al termine HER afferma "Dite la verità, vi siete riconosciuti? siete un po' turbati? ma andrete a casa e cercherete di migliorare la qualità dei vostri rapporti, anche a costo di rimanere soli?". Cito infatti Pasolini ricordando che bisogna essere molto forti per amare la solitudine.

Parenti SerpentiDi recente si è conclusa la ricchissima tournée della tua esilarante quanto lancinante rilettura di “Parenti Serpenti” di Carmine Amoroso, con due magnifici protagonisti come Lello Arena e Giorgia Trasselli. Che ricordo custodisci di questo progetto accolto con grande calore da pubblico e critica?
Lello e Giorgia sono gli attori più conosciuti di questa magnifica compagnia, ma anche gli altri sono stati veramente strepitosi, vado in brodo di giuggiole quando li nomino. Infatti il percorso di questo spettacolo si sarebbe dovuto concludere il 9 aprile, mentre invece la tournée ricomincerà durante la prossima stagione per il terzo anno consecutivo nelle principali città italiane, abbiamo già una sessantina di repliche confermate, un successo clamoroso ed una grandissima gioia. Credo che la chiave vincente di questo lavoro teatrale sia stata l’attualizzazione del testo di Amoroso che di per sé conserva a tutt’oggi, ahimè, un’attualità sconvolgente e la manterrà per sempre perché l’animo umano è così gretto e insensibile. Purtroppo crescendo ho vissuto io stesso sulla mia pelle come l'ideale rappresentato dalla famiglia e dai parenti nella tua mente, specialmente per come sono stati dipinti dagli insegnamenti di un genitore "adeguato" che sappia educare all'amore e a guardare agli altri tuoi consanguinei con amore, si frantumi inesorabilmente in mille pezzi; devo dire che Carmine Amoroso nello scrivere il testo e Monicelli nel realizzarne l'adattamento cinematografico hanno avuto un'intuizione straordinaria: esasperare il paradosso finale, sottolineando il lacerante egoismo e materialismo che connotano la nostra società. Ho inserito alcune mie battute qua e là all'interno del testo originale, mi sono un pochino espresso tra le sue pieghe; Carmine è stato meraviglioso consentendo sia a me che a Lello di prenderci qualche spazio. Credo che la potenza di questa attualizzazione risieda anche nel mio consueto modo di spaccare la quarta parete, di entrare a contatto diretto ed immediato con lo spettatore. Secondo me talvolta il pubblico è talmente immerso in un torpore dal quale andrebbe scosso, che spesso mi rendo conto che faccio fatica ad andare a teatro, il teatro è diventato nel tempo un po' punitivo. Ritengo invece giusto che determinate emozioni si sentano più da vicino, si respirino assieme alle persone; non ti nascondo che ci sono state delle pomeridiane, sia a Napoli che al nord, in cui gli spettatori finivano per odiare vigorosamente i parenti serpenti allorché scorrazzavano per la platea piangendo il lutto che loro stessi avevano provocato. Il pubblico li apostrofava "Assassini", "Vergogna!"...capisci che meraviglia? Un altro dettaglio di cui vado notevolmente fiero è stata l'intuizione scenografica del presepe napoletano incastonato in una campana di vetro, ho creato un simbolo realizzato poi splendidamente da Roberto Crea. L'intuizione di recuperare questo simbolo natalizio, che oltretutto si trasforma anche in un carillon e ruota su stesso disvelando l'icona classica di Giuseppe e Maria traditi atrocemente dall'esistenza e dai propri stessi figli, è di certo un elemento caratterizzante della messa in scena. Si ride, si ride saporitamente ma poi alla fine la lacrimuccia inevitabilmente scende.

Spoglia-Toy - Luciano MelchionnaHai presentato in occasione della scorsa edizione del Napoli Teatro Festival un nuovo lavoro da te diretto, su drammaturgia scritta a quattro mani con Giovanni Franci, “Spoglia-toy”, una disamina acuta sul mondo del calcio. Puoi raccontarci qualche dettaglio in più su questo progetto inconsueto?
“Spoglia-toy” nasce da un mio format che ha potenzialmente infinite declinazioni, ho voluto cominciare con il tema del calcio. Ho pensato, se devo affrontare l’universo dello sport, materia così lontana da me, allora devo iniziare sparando in alto: sei mesi di studio infinito che ho condotto personalmente su biografie, documentari, film, storie di giocatori che hanno incontrato il fallimento per le più disparate motivazioni, mi hanno consentito di entrare in un mondo pazzesco da cui ho estrapolato le tematiche portanti di “Spoglia-toy”. In questo spettacolo intendo raccontare il dietro le quinte del calcio, affronto temi di cui di solito non si parla molto facilmente e che non sono neppure i più comuni, come quello del doping. A conferma di questo approccio inconsueto, nella Gipsoteca dell’Accademia di Belle Arti di Napoli dove questo progetto è nato, ho voluto utilizzare gli scantinati, spazio meraviglioso ed inquietante che si è rivelato perfetto per ricreare lo spogliatoio claustrofobico e fatiscente in cui pian piano i giocatori si raccontano, si vestono d’oro e vanno ad affrontare un pubblico. Dunque l’allenatore rappresenta in un certo qual modo lo stesso Melchionna con i suoi attori. Questi personaggi raccontano delle verità abbastanza sconcertanti, il tutto con una durata ben delimitata, 14 minuti e 30 secondi per proporre il proprio monologo in contemporanea agli altri. Questa volta difatti gli attori non sono dislocati in posizioni nettamente separate, ma tutti all’interno di un singolo spogliatoio, molto grande, ma comunque con una certa prossimità. Ad ogni spettatore all’ingresso viene assegnato un numero, che corrisponde al numero riportato dietro la maglia di uno dei giocatori; potrà assistere solamente ad un monologo, la proverbiale cattiveria di Melchionna continua! Se vorrà scoprire altri personaggi, dovrà allora necessariamente tornare a far visita allo spogliatoio. Lo spettacolo ritornerà in scena durante la prossima stagione - per adesso a Napoli, Roma e Torino - sono molto molto contento, ha avuto un riscontro incredibile questo progetto, anche grazie al fior fiore di attori che ne fanno parte. Sono felice anche perché sto riuscendo in questa battaglia che sto portando avanti da ormai numerosi anni: valorizzare attori che siano straordinari artisticamente, ma anche straordinari umanamente. In tutto ciò che faccio porto avanti questo diktat, o così o niente, credo che sia arrivato il momento di un po’ di meritocrazia, artistica ed umana.

Spoglia-Toy - Luciano MelchionnaCome non ricordare la tua creatura teatrale più longeva ed amata, quel “Dignità Autonome di Prostituzione” di cui recentemente è stato festeggiato il decimo compleanno dopo 400 repliche ed oltre mezzo milione di spettatori…
Credo che le ultime repliche napoletane al Bellini abbiano proposto la messinscena più bella ed emozionante di “Dignità autonome di prostituzione”, poiché come sai ogni anno cambio completamente tutto, rimane solamente la dinamica dello spettacolo. I monologhi che lo contrappuntano, popolando le stanze del bordello dell’arte, evolvono e si modificano continuamente, anche con l’avvento di nuovi artisti. In particolare la cerimonia di apertura e quella di chiusura vengono radicalmente trasformate, a seconda di quello che sento essere più adatto al peculiare momento storico, a quello che sto vivendo. In questa circostanza l’inizio è stato accompagnato da un omaggio a Pirandello con “I giganti della montagna”, mostrando i personaggi ridotti in miseria, nudi con solamente dei panni e delle valigie a coprire le loro pudenda; è stato un incipit realmente magico! Una cosa che mi ha davvero sorpreso è come questi dieci anni siano stati festeggiati decisamente al massimo, 12 repliche per 9600 spettatori, come commentare questo meraviglioso consenso? Ed è ovvio che lo spettacolo tornerà, non solo a Napoli ma anche a Roma, non vedo l’ora!

La stagione teatrale ormai volge al termine: puoi svelarci qualche anticipazione su cosa bolle in pentola per la prossima?
Sto preparando altri due nuovi progetti enormi di cui non posso svelare molto perché non si sono ancora tenute le conferenze stampa di presentazione. Posso anticipare però che il primo vedrà il suo debutto a luglio in un festival teatrale estremamente prestigioso, mentre l’altro debutterà a dicembre proprio qui a Roma. Presto in arrivo tutti i dettagli!


L’AMORE PER LE COSE ASSENTI
scritto e diretto da Luciano Melchionna
con Giandomenico Cupaiuolo e Valeria Panepinto
e con la partecipazione di HER
scene Roberto Crea
costumi Milla
musiche originali STAG
assistente alla regia Sara Esposito
produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro


Off/Off Theatre - Via Giulia 20, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06/89239515 - 389/4679285, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17
Biglietti: intero 25€, ridotto under 26 e over 65 18€, gruppi 10€

Intervista di: Andrea Cova
Grazie a: Carla Fabi e Roberta Savona, Ufficio stampa Off/Off Theatre
Sul web: http://off-offtheatre.com

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