Lose Your Labels: intervista a Claudia Fonti e Giulia Barra

Scritto da  Lunedì, 15 Febbraio 2016 

Claudia Fonti e Giulia Barra iniziano la loro collaborazione nel 2011, creando e partecipando ad eventi teatrali e performativi. Nel 2013, utilizzando la tecnica dell'intervista, scrivono e mettono in scena "Curati di me", una performance sulle relazioni tra le badanti, gli anziani e le loro famiglie. In seguito hanno iniziato le loro ricerche sull'utilizzo del corpo come medium espressivo e sulle relazioni con la percezione che si ha di sé. Nel 2015, durante il loro percorso formativo, hanno frequentato il laboratorio "Il Corpo Performativo", diretto dal regista e performer Lorenzo Giansante che, con il suo Lab Officinateatrale, offre qui a Roma un luogo di incontro e sperimentazione artistica.

 

La performance a "Lose Your Labels"
Il progetto di Lorenzo Giansante, Claudia Fonti e Giulia Barra utilizza interviste personali con il pubblico riguardanti la tematica dell'identità personale. Le risposte del pubblico saranno registrate e trasformate in due performance espressive e multidisciplinari.

Intervista a Claudia Fonti e Giulia Barra

Cosa rispondereste se qualcuno tra il pubblico di “Lose Your Labels” vi chiedesse spiegazioni sul significato della performance?
Direi che la performance vuole dare corpo e voce al Desiderio nostro e altrui, per questo motivo abbiamo deciso di strutturarla in modo interattivo, prendendo quello che il pubblico vuole darci attraverso le interviste che vertono sul tema del lavoro ma soprattutto del desiderio, e di restituire, sotto forma di una danza, quello che siamo disposti a fare per andare incontro al desiderio; spogliandoci dei limiti imposti dall'aspettativa sociale, estremizzata e incarnata per mezzo del mercato del lavoro aziendale.

Cosa vi ha spinto a partecipare al progetto “Lose Your Labels”?
"Lose Your Labels" ci è stato proposto da Lorenzo Giansante, regista che abbiamo incontrato quest’anno frequentando il suo laboratorio, “Il Corpo Performativo” presso La Rampa Prenestina. Eravamo a ridosso della scadenza del bando, ma il tema proposto, l’Identità, ci interessava troppo per lasciar perdere. Era un’occasione per raccontare la condizione di chi come me e Giulia si sente tirato da più parti, da sempre nuovi stimoli, nel tentativo di dare forma ad un percorso di vita che prenda in considerazione i tanti desideri che ci spingono.

Pensate che in Italia sia dato il giusto valore all'arte delle performance oppure no?
Qualcosa si muove, resiste, si organizza. Ma ci sembra che nella regione Lazio e soprattutto a Roma, che dovrebbe essere un motore instancabile di novità ed iniziative artistiche, tutto languisca. Siamo un po’ isolati dal centro nord che ha investito meglio negli anni su queste cose, e Roma è troppo addormentata. Ben vengano iniziative come "Lose Your Labels" che mi sembrano organizzate con attenzione e hanno anche un respiro internazionale.

Quali sono le caratteristiche principali che contraddistinguono il vostro lavoro? Come avete scelto di svilupparlo?
Il nostro lavoro si sviluppa in quattro momenti. Abbiamo stimoli sonori e visivi (audio e materiale cartaceo), che possono essere considerati la prima fase della performance insieme alla fase di “procacciamento” di “risorse umane”. La seconda fase invece è quella delle interviste singole al pubblico, situazione in cui le due performer si proporranno affabili e alla ricerca di un candidato ideale per la loro azienda. Poi ci sarà un’elaborazione creativa del materiale sonoro raccolto, lì sul momento, improvvisando, e si termina con una “restituzione” danzata di ciò che il pubblico ci ha trasmesso con le interviste. Per questa danza finale, abbiamo lavorato con Lorenzo Giansante sul possedere un piccolo archivio di azioni, caratterizzate dal conflitto fra il desiderio pieno e il desiderio influenzato dalle aspettative esterne, e queste azioni vengono usate come un alfabeto che ci permetterà di improvvisare, facendoci ispirare dalle “risorse umane” che hanno interagito con noi durante la serata.

Se poteste rifare la carta d'identità a modo vostro, cosa ci scrivereste?
Io farei una carta dove ogni giorno fosse possibile cambiare la foto e scrivere: dove si vuole andare, perché, che si vuole fare, quali sono i segni particolari della giornata, e dove fosse possibile anche dichiarare che non si sa dove si sta andando!

La vostra performance è realizzata utilizzando la tecnica delle interviste, qual è la domanda più strana che vi abbiano mai fatto?
Diciamo che questa potrebbe essere una di quelle domande strane che non ti viene posta ogni giorno! Insieme a un classico dell'infanzia.. “Vuoi essere mia amica?”. Scherzi a parte, in effetti, l'intervista è un elemento abbastanza ricorrente nei nostri lavori (Claudia e Giulia), dallo spettacolo sulle badanti “Curati di me” interamente costruito sul campo grazie a numerosi spunti offerti dalle interviste, come anche altre pièce dove ci siamo proposte come esaminatrici.

Le parole delle persone costituiscono un ritmo, se doveste associare questo ritmo ad un genere musicale, quale scegliereste?
Una musica elettronica. Una musica piena di interruzioni, di respiri, di immagini, evocativa.

 

Fonte: Eugenia Maria Cozzolino e Laura Fattorini

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