Lose Your Labels: intervista ad Ana Mrovlje

Scritto da  Martedì, 16 Febbraio 2016 

Ana Mrovlje è nata a Ljubljana (Slovenia) nel 1989. La sua formazione parte dal balletto classico e dal balletto jazz; nel 2009 inizia a studiare disegno all'Art School di Ljubjana e prosegue i suoi studi al Pioneer Art Center. E' laureata alla Sigmund Freud University di Vienna. Le sue abilità artistiche si concentrano soprattutto sul disegno di idee e soggetti legati all'inconscio e al loro incapsulamento nel corpo umano. Ana è molto incuriosita dal modo in cui la sanità mentale di un individuo sia collegata alla follia collettiva. Nel suo lavoro, indaga i punti in comune tra le prospettive sociali precostituite e i punti di vista predominanti dei singoli individui, riflettendo sugli angoli morti di entrambi.

 

La performance a "Lose Your Labels"
Il lavoro di Ana invita le persone a considerare se stesse al di là delle etichette. Utilizzando alcuni performers, che parteciperanno al workshop con l'artista prima dell'evento, Ana darà forma a una "human installation" che durerà per la maggior parte della serata. Il pubblico passante avrà modo di essere invitato a prendere parte all'installazione.

Intervista ad Ana Mrovlje

Che cosa risponderesti se qualcuno tra il pubblico di “Lose Your Labels” ti chiedesse spiegazioni sul significato della tua performance?
Chiederei loro di partecipare e osservare. Il significato non è rivelato dal lavoro stesso, ma va colto nell'esperienza dell'osservatore. Il mio obiettivo è sensibilizzare la mente delle persone per portarle a percepire la costante necessità che hanno di etichettare, la cosiddetta umana "dote naturale". Per me non c'è nulla di più misterioso di un'opera d'arte compiuta.

Che cosa ti ha spinto a partecipare al progetto “Lose Your Labels”?
Voglio creare uno spazio mentale a gravità zero, in cui le persone possano vivere una diversa esperienza di se stesse. La performance è incentrata su un progetto, che ho realizzato un anno fa, sullo smantellamento delle maschere che indossiamo durante il nostro percorso di vita.

Quali sono le caratteristiche principali che contraddistinguono il tuo lavoro? Come hai scelto di svilupparlo?
L'idea del progetto si basa sulla mia esperienza personale e sul lavoro che ho svolto su me stessa nel corso di cinque anni di studi psicoanalitici e di ricerca sui vari esercizi di Mindfulness. Il progetto è scaturito da questo. Si tratta di un esperimento, una piattaforma per avviare una ricerca sul proprio io. Rallentando e ripetendo le azioni più comuni e banali, esse diventano stranamente assurde; inoltre in questo modo le cose iniziano a perdere tutto il significato che avevamo proiettato su di esse. Trovo davvero interessante che, per un essere umano moderno, il fare nulla sia diventata l'azione più difficile da intraprendere. Ed è anche vero che dietro l'essenza del nulla potrebbe celarsi il tutto.

Se potessi rifare la carta d'identità a modo tuo, cosa ci scriveresti?
Vorrei disegnarci una linea dritta, che rappresenti una piccola parte di un enorme cerchio.

Che cos'è una maschera? Pensi che le persone abbiano bisogno di mascherare se stesse e la loro identità?
Oscar Wilde una volta ha detto "L'uomo è tanto meno se stesso quanto più parla in prima persona. Dategli una maschera e dirà la verità". Mi sembra rilevante perché tutti indossiamo delle maschere. Le maschere non solo hanno il potere di sprigionare i semi delle diverse inclinazioni che ognuno di noi possiede, ma anche quello di supportare il nostro alter ego. Allo stesso tempo ci fanno da scudo, esse proteggono i nostri segreti più intimi, talvolta quegli stessi segreti che nascondiamo a noi stessi.”

Se potessi scegliere un'etichetta quale preferiresti?
Forse una strega, una strega buona.

Pensi che l'arte sia il giusto palcoscenico su cui mettere a nudo la società?
Io credo che l'arte rifletta l'assurdità di ciò che riteniamo normale e che, in questo modo, crei una pausa breve nella vita di tutti i giorni. L'arte ha il potere di innescare un cambiamento delle coscienze e di alterare la percezione che un individuo ha di se stesso e degli altri.

Pensi che le etichette siano uno strumento oppure un rifugio in cui le persone possano riconoscersi e sentirsi protette, o piuttosto una prigione nella quale sono intrappolate?
Se dovessi etichettare un'etichetta, potrei dire che si tratta di un rifugio e di una prigione allo stesso tempo. Le etichette ci regalano la piacevole illusione di sapere chi siamo, ma allo stesso tempo costituiscono un marchio, e forse ci allontanano da ogni fibra del nostro corpo. Credo che sarebbe meglio capire se siamo noi a scegliere le etichette oppure sono le etichette a determinare ciò che siamo.

 

Fonte: Eugenia Maria Cozzolino e Laura Fattorini

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