Lorenzo Collalti e Lorenzo Parrotto: la compagnia L’Uomo di Fumo torna in scena con “Reparto Amleto”

Scritto da  Venerdì, 05 Gennaio 2018 

La compagnia L’Uomo di Fumo è senza dubbio una delle giovani realtà teatrali romane più interessanti: apprezzati dalla critica e seguiti calorosamente dal pubblico, dopo il successo di “Nightmare N.7” sono pronti a tornare in scena con il loro nuovo lavoro “Reparto Amleto” già vincitore del premio come Miglior Spettacolo della rassegna Dominio Pubblico 2017. L’appuntamento da non mancare è dal 9 al 14 gennaio al Teatro India; nel frattempo abbiamo intervistato il regista Lorenzo Collalti e uno degli interpreti, Lorenzo Parrotto, per scoprire qualche dettaglio in più su questo progetto e quelli in cantiere per il futuro.

 

Lorenzo Collalti

Reparto AmletoCiao Lorenzo, ci rincontriamo ad un anno esatto dalla nostra ultima intervista. All’epoca stava per tornare in scena - dopo i premi come Miglior spettacolo e miglior drammaturgia all’European Young Theatre Festival del Festival Internazionale dei 2Mondi di Spoleto 2015 ed il debutto al Teatro India nell’ambito della III edizione della rassegna Dominio Pubblico - il vostro spettacolo “Nightmare N.7”. Quale è stata l’accoglienza tributata dal pubblico romano a questo ritorno?
Devo dire ottima, migliore di quanto ci aspettassimo. Diverse persone avevano visto lo spettacolo e sono tornate a vederlo facendo spargere la voce. Le repliche per un’intera settimana sono state tutte sold-out e persino una replica aggiuntiva che abbiamo deciso di fare il venerdì sera per la domenica, era tutta esaurita il sabato a pranzo. Quindi un riscontro veramente ottimo da parte del pubblico.

Nel 2017 è ufficialmente nata la compagnia “L’Uomo di Fumo”, la vostra associazione di produzione e organizzazione teatrale. Ci puoi descrivere le tappe della sua genesi e la poetica che vi prefiggete di costruire? Com’è scaturita inoltre l’idea per il nome attribuito alla compagnia, di evidente matrice palazzeschiana?
Il nostro gruppo si è formato in accademia. Eravamo tutti compagni di classe e ci siamo ritrovati più volte a lavorare insieme. Capendo che c’era una piacevole intesa artistica e umana, abbiamo pensato di continuare a lavorare insieme costituendo una compagnia. Il nome non deriva soltanto da un serie di rimandi che facciamo spesso a quell’universo artistico ma anche ad un’idea collettiva che si sta sempre più consolidando. Il teatro che vorremmo fare è un teatro per tutti, senza distinzione di nessun tipo. La nostra ferma volontà è quella di portare a teatro chi non c’è mai stato e cercare di non deludere chi lo ama. I nostri lavori sono pensati per il pubblico, per farlo ridere, pensare, commuovere, fargli passare un’ora piacevole e stimolante, per cui valga la pena uscire di casa. Per quanto tutto questo possa sembrare scontato, non lo è. Io personalmente credo che nella nostra epoca, gli artisti in generale vivano fin troppo in una loro autocelebrazione e dimentichino che l’arte è un bene comune; e pur lavorando su di loro non lavorano per loro. Ogni nostro spettacolo non cambierà mai la vita di nessuno ma proverà soltanto a renderla più gradevole per il breve tempo di una pièce. In questo senso l’omaggio a Perelà simboleggia quanto dietro al nostro lavoro, non ci sia una verità dogmatica o una sapienza da diffondere ma solo dei personaggi che appaiono per un breve tempo, fanno sorridere, fanno commuovere, e poi scompaiono: in poche parole degli uomini di fumo.

A giugno avete nuovamente partecipato a “Dominio Pubblico - festival della creatività under 25” al Teatro India, presentando il vostro nuovo lavoro “Reparto Amleto”, anche in questa occasione da te scritto e diretto. Raccontaci com’è nata l’ispirazione per questa certamente originale rilettura dell’eroe shakespeariano e come l’hai sviluppata col quartetto di attori protagonisti.
Un po’ come tutti i registi, io mi sono più volte piacevolmente scontrato con Amleto. Ne ho letto interpretazioni, ho visto innumerevoli spettacoli in diverse forme. Più volte avrei desiderato metterlo in scena ma non mi sentivo mai pronto, percepivo che sarebbe stata sempre una sconfitta in partenza. Così ho pensato di mettere in scena proprio questo. Ho pensato al povero Amleto e a quanto fosse tartassato di interpretazioni, a quanti gli facessero dire cose che magari lui non avrebbe mai pensato e a quanti gli imponessero rappresentazioni portando avanti ognuno la sua idea di Amleto. Con queste riflessioni ho pensato che in fondo in questo senso è vicinissimo a noi. Dall’adolescenza inizi a percepire quanto il mondo intorno a te abbia dei binari precisi, dei quali tu dovrai far parte, che ti piaccia o meno. Ribellarsi al proprio destino, che in Shakespeare diventa una parabola ontologica, può essere ricondotto all’uomo moderno costretto a dare un nome ad ogni suo sentimento e a circoscrivere ogni suo comportamento in una gabbia. Così sono affiorati altri filosofi come Focault o Nietzsche, e così dalla tragedia di Amleto la materia di studio è diventata la storia di Amleto nei secoli: la violenza nel volerlo capire, nel volerlo controllare, nel volerlo incasellare. In questo modo, il principe di Danimarca viene raccontato da dietro le quinte per capire cosa avviene sul palco.

Reparto AmletoAnche quest’anno un brillante consenso di pubblico e critica, tanto che “Reparto Amleto” ha ricevuto il premio come Miglior Spettacolo a Dominio Pubblico 2017. Quali ritenete siano gli ingredienti speciali di questo progetto e in generale della particolarissima alchimia della compagnia “L’Uomo di Fumo” che stanno riscuotendo tutto questo interesse?
Penso che nel nostro piccolo il pubblico stia percependo che è il benvenuto a teatro. Tutti i presupposti della compagnia iniziano a destare interesse in diverse persone che principalmente non andavano a teatro e magari sono state portate la prima volta proprio da noi e hanno piacere nel tornare. Nei testi trovano degli spunti di riflessione ma sicuramente si rivedono in tanti riferimenti della quotidianità. Ogni spettacolo è molto attuale e forse non durerà molto, proprio come racconta il nome della compagnia, però questo crea molta empatia per il pubblico che percepisce una vicinanza con il linguaggio e ne viene coinvolto.

“Reparto Amleto” sta per tornare in scena, con la prestigiosa produzione del Teatro di Roma, dapprima nuovamente al Teatro India (dal 9 al 14 gennaio) e poi a Milano allo Spazio No’hma (il 14 e 15 marzo). Avete ulteriormente lavorato allo spettacolo o lo presenterete nella medesima forma di “Dominio Pubblico”? Perché il pubblico romano e quello milanese non dovrebbero assolutamente lasciarselo sfuggire?
In gran parte la struttura è la stessa. Ci sono soltanto delle scene in più che dovrebbero completare il percorso drammaturgico. In generale questo spettacolo è il fratello minore di “Nighmare N7”. I contenuti sono molto diversi ma l’impianto dello spettacolo è lo stesso. Come in musica che esitono i notturni, i valzer, le marce e così via, nella scrittura ho rispettato uno schema. Il ritmo è molto serrato e dura un atto unico, con pochi attori. Perciò, secondo me tutti quelli che hanno visto Nightmare e lo hanno apprezzato possono ritrovare un’idea di spettacolo molto simile. Per chi non ha mai visto nessun nostro lavoro lo consiglio anche solo perchè siamo un gruppo giovane e affiatato. Spesso non vengono offerte occasioni come queste ai giovani in Italia; noi sappiamo di essere molto fortunati e sarà nostro dovere non deludere chi ci farà il piacere di venirci a vedere.

Infine anche “Nightmare N.7”, il vostro precedente lavoro, è pronto a tornare, per la precisione al Teatro Marconi di Roma, dal 19 al 22 aprile. Oltre a queste produzioni c’è già qualcosa di nuovo in cantiere per “L’Uomo di Fumo”?
Il 28 aprile 2018 debutterà in prima assoluta al Teatro dei Marsi di Avezzano il nuovo spettacolo della compagnia: “Bolle di Sapone”, scritto e diretto da me, con Grazia Capraro e Daniele Paoloni. Il 19 e 20 gennaio saremo in scena al Saloncino del Teatro della Pergola di Firenze con “Un Ricordo D’Inverno”, che è stato già ospitato al Teatro India lo scorso novembre. Per il resto ci sono molti progetti in cantiere....ma di quelli spero di parlarti la prossima volta...


Lorenzo Parrotto

Reparto AmletoCiao Lorenzo, l’ultimo anno è stato davvero denso di esperienze e opportunità per il tuo percorso attoriale. Inizierei però proprio da “Reparto Amleto”: quali sono le caratteristiche del tuo personaggio e come hai lavorato per svilupparlo?
Ben ritrovato Andrea. Innanzitutto un caro saluto a te e a tutto lo staff di Saltinaria.it. In effetti questo 2017 è stato, molto fortunatamente, un anno ricco di appuntamenti. E’ importantissimo riuscire a dare una continuità al lavoro. Per quanto riguarda “Reparto Amleto”, in questo spettacolo vesto i panni di un dottore che cerca in tutti i modi di far tornare il senno al povero Amleto, che arriva improvvisamente al pronto soccorso del suo ospedale. Un medico giovane, ma che già riesce a tenere salde le redini del suo reparto.

Quali dinamiche si sono instaurate nell’ambito della compagnia “L’Uomo di Fumo” durante la costruzione di questo lavoro? Cosa rende la vostra sinergia così speciale?
L’Uomo di Fumo è una compagnia formatasi grazie all’incontro di giovani artisti durante gli anni d’Accademia (Silvio d’Amico), e costituitasi formalmente la scorsa stagione. Poter contare su un gruppo saldissimo, riuscire a sperimentare effettivamente qualcosa di nuovo, di chiaro, di comprensibile, che non ha mai escluso nessuno. Aver ricevuto diversi riscontri che confermavano queste premesse è stato il nostro traguardo più grande, al tempo stesso un punto di partenza importante. Tutto ciò ha portato all’incontro con grandi professionisti, che hanno avuto e hanno la voglia, e la pazienza, di cominciare un dialogo con noi.

In questi giorni sei in scena al Teatro Argentina con “Ragazzi di vita”, di Pier Paolo Pasolini, diretto da Massimo Popolizio, uno degli spettacoli di maggior successo della scorsa stagione teatrale (Premio Maschere del Teatro Italiano 2017 al Miglior spettacolo e alla Miglior regia, Premio Ubu alla Miglior regia 2017), ritornato a grande richiesta del pubblico durante queste festività natalizie. Immagino sia una grande emozione tornare a calcare quel palcoscenico, con uno spettacolo di tale rilevanza e un cast così ricco e prestigioso…raccontaci le tue sensazioni lungo questo cammino di un anno.
E’ stato bellissimo poter riprendere uno spettacolo come questo. E’ stato molto costruttivo poter vivere la ripresa di un spettacolo del genere, soprattutto a distanza un anno. Diciannove forsennati, tantissima energia e una voce esperta come quella di Massimo. I premi che sono arrivati sono, secondo me, il frutto di un rischio: scommettere su giovani attori, aver scelto di lavorare su un testo mai portato in scena e grazie a tutto questo aver centrato un grande obiettivo.

Domenica 21 gennaio tornerà in scena allo Spazio Diamante di Roma, lo spettacolo “Vox Family”, scritto e diretto da Francesco Petruzzelli, che ti vede tra i protagonisti e che nello scorso ottobre si è aggiudicato il premio come Miglior Spettacolo alla prima edizione del Festival InDivenire. Quali sono le cifre caratteristiche di questo interessante progetto?
Si tratta di un testo scritto diversi anni fa da Francesco Petruzzelli, amico prima che collega, che ha preso forma proprio grazie al Festival InDivenire, nella persona di Giampiero Cicciò. Si tratta di una drammaturgia brillante, leggera ma molto sagace, che tratta temi come la genitorialità, il genio e lo scontro fra di essi. Il ritmo della scrittura di Francesco alza moltissimo la difficoltà d’interpretazione, tolto ciò mi diverto sempre come un matto. Torneremo in scena proprio fra due settimane, sempre allo Spazio Diamante, proprio per aver vinto il premio come Miglior spettacolo. Lasciatemi fare un piccolo plauso a Francesco per essersi portato a casa nella stessa occasione il premio come Miglior Testo, e un altro alla mia compagna di scena Carlotta (Mangione) per il premio come Miglior Attrice.

Reparto AmletoQuest’anno sei anche entrato a far parte della Scuola di Teatro e Perfezionamento Professionale del Teatro di Roma: come si è articolato questo percorso formativo e sotto quali aspetti ritieni che stia impreziosendo il tuo bagaglio attoriale?
E’ stata una grande occasione di confronto, in cui poter vivere importantissime testimonianze: a partire dagli allievi, quaranta per l’esattezza, fino ai maestri (cito tra gli altri Claudia Castellucci, Muta Imago, Marco Lucchesi). La fase laboratoriale, dello studio profondo e non finalizzato per forza a una restituzione, rimangono per me momenti fondamentali per la mia carriera di attore.

All'interno del Festival Quartieri dell'Arte 2017 hai lavorato con Marco Lucchesi alla messa in scena della "Maria Stuarda"di Friedrich Schiller, insieme a Daniela Giordano, Viola Graziosi ed alcuni attori della Scuola di Perfezionamento Professionale del Teatro di Roma. Che ricordo custodisci di questa esperienza?
Marco Lucchesi è un maestro, un grandissimo pedagogo, oltre che una persona squisita. Con lui “abbiamo voluto vivere” la Maria Stuarda di Schiller da un punto di vista narrativo, attraverso una residenza prima e poi un confronto diretto e quotidiano con gli abitanti del paese di Vitorchiano. E’ stato bellissimo vedere come grandi e piccoli abbiano contribuito alla messa in scena di questo spettacolo: per esempio posizionando un’enorme testa di cartapesta davanti alla porta d’ingresso del paese realizzata da una vigilessa di Vitorchiano. L’arte è di tutti, e se n’è avuta la riprova.

Hai anche partecipato alla messa in scena di un primo studio di "Settimo Cielo", di Caryl Churchill, con la regia di Giorgina Pi, lavoro che tornerà in scena a febbraio al Teatro India. Svelaci qualche dettaglio anche su questo progetto.
“Settimo Cielo” è un testo di Caryl Churchill scritto fra il 1978 e il 1979, mai rappresentato in Italia. Lo scorso Giugno ho cominciato a collaborare con il Teatro Angelo Mai, in particolare con la regista Giorgina Pi, grande studiosa dell’autrice britannica. Abbiamo debuttato a Milano lo scorso Giugno all’interno del Festival organizzato da Olinda, riscuotendo una buonissima risposta. Non voglio svelare nulla, ma mi piace definirlo un lavoro folle, geniale e, soprattutto, non convenzionale. E’ il risultato di una ricerca che potrebbe continuare all’infinito, il risultato di uno studio sull’uomo, e i suoi segreti. Andremo in scena al Teatro India dal 14 al 25 Febbraio.

Insomma quello appena trascorso è stato un anno a dir poco vulcanico e denso di impegni teatrali. Nuove avventure, e magari anche un sogno speciale nel cassetto, su cui vorresti lavorare nel 2018?
Se si parla di sogni mi piace (come mi ha sempre detto mia madre “sognare non costa nulla”). Per questo 2018 sogno una cosa molto semplice (ma non facile, mi rendo conto): cominciare a lasciare un piccolo segno, grazie a ciò che faccio. E se succederà sarà grazie a tutte le persone che mi sono al fianco.

 

REPARTO AMLETO
scritto e diretto da Lorenzo Collalti
con Luca Carbone, Flavio Francucci, Cosimo Frascella, Lorenzo Parrotto
produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale
in collaborazione con L’Uomo di Fumo - Compagnia Teatrale
Spettacolo vincitore di Dominio Pubblico edizione 2017


Teatro India - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) 1, 00146 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.684.000.311/314, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: ore 21.30, 14 gennaio ore 19.00
Durata spettacolo: 60 minuti

Intervista di: Andrea Cova
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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