La moglie del soldato: il teatro di Pasquale Marrazzo e le infinite sfumature dell'animo umano

Scritto da  Francesco Mattana Giovedì, 07 Marzo 2013 

Dal 19 febbraio al 10 marzo. The crying game è il titolo originale del film La moglie del soldato, a cui si ispira lo spettacolo in questi giorni al Litta. Vero, il 'gioco' messo in piedi da Pasquale Marrazzo fa piangere. Ma sono lacrime di commozione, per l'intensità emotiva che gli attori riescono a far uscire dal corpo e trasmettere al pubblico. Emiliano Brioschi, Giulio Baraldi, Riccardo Buffonini e Valeria Perdonò: quattro giovani protagonisti, appena all'inizio di una straordinaria avventura che li porterà a calcare le ribalte migliori. Forte l'affiatamento tra di loro, e si sente.

 

 

 

 

 

 

 

 

Litta_produzioni presenta in prima nazionale
LA MOGLIE DEL SOLDATO
liberamente ispirato all’omonimo film
uno spettacolo di Pasquale Marrazzo
con Emiliano Brioschi, Giulio Baraldi, Riccardo Buffonini e Valeria Perdonò
assistente alla regia Marilisa Cometti e Davide Silvestri
scene Daniele Mariconti
costumi Lucia Lapolla
lighting designer Marilisa Cometti
sound designer Roberto Mozzarelli
foto Valentina Bianchi

 

 

Valeria lo conferma: «Ho già lavorato con Pasquale in Non si sa come di Pirandello. Mi son talmente trovata bene che mi sono fidata ciecamente. Ho accettato un po’ a scatola chiusa, mi sentivo abbastanza protetta. Lavorare con una persona di cui ti fidi è fondamentale». Riccardo è l'ultimo 'acquisto' del Capitano Pasquale. Un bomber di razza, che la recitazione ce l'ha nel sangue: «Lo considero un attore intelligente e l’intelligenza è la qualità più importante. Spesso capita di avere a che fare con attori intuitivi ma poco intelligenti. Fanno danni».
L'idea di lavorare su questo testo viene da lontano: l’ha partorita negli anni dell'università, quando al momento della tesi studiava gli angeli di Wim Wenders: «Facendo la tesi pensavo a Dil, che mi ricordava gli angeli wendersiani: un personaggio sospeso, non è mai riconosciuto come un essere compiuto. Io sono sempre affascinato dalle persone non ben definite. Riccardo è stato l’ultimo attore che ho provinato. Con un attore così in gamba puoi veramente andare oltre, puoi sperimentare». Riccardo si è fatto un’opinione molto precisa sul personaggio Dil «Una figura molto complessa, mai scontata, che non cade in nessun cliché ma incarna l’universalità del dolore e della ricerca di amore. Come attore il mio compito è entrare nelle viscere e tirare fuori. Dil ha dei cambi molto forti: è un mondo, ha dei sentimenti universali dentro di sé. Si rialza sempre in piedi e ne ha prese tante».
Il pubblico del Litta approva. Ma sarebbe un errore grossolano, secondo Pasquale, dividere il pubblico in compartimenti stagni: «Bisogna parlare alle persone col cuore aperto. Quando vedono un film la prima cosa che capiscono è l’intenzione del regista, il perché ha deciso di fare il film. Stimo molto il pubblico, lo rispetto, parto dal presupposto che siano più intelligenti di me». Anche la ‘casalinga di Voghera’, stereotipo dell’italiano medio, apprezza? «Certo che sì» risponde Riccardo. «Ne sono venute tante casalinghe di Voghera, ci hanno abbracciato. Sono parole e sentimenti ai quali ci si affeziona, coinvolgono qualunque identità sessuale e fascia anagrafica». La qualità di un attore, di questo Valeria ne è sicura, si misura anche nella capacità di raccogliere nuove sfide: «Fare cose a prima vista lontane da te, dalla tua natura. Goldoni torna spesso nella mia formazione d'attrice, ma è bello anche quando un regista ti spiazza proponendo una lettura del personaggio differente da quella che avevi immaginato (mi è successo ad esempio nel Mercante di Venezia). Fluidità è la parola d'ordine. E i ruoli che faccio con Pasquale, questi testi così perturbanti, permettono di approfondire le infinite sfumature dell'animo umano. Il mestiere di attrice mi ha permesso poi di 'sporcare' quel perfezionismo che mi veniva dalla formazione nella danza». La bellezza di uno spettacolo è un'alchimia di elementi. Nel caso de La moglie del soldato, forse la forza di questo allestimento sta nell'interposizione del linguaggio cinematografico (Pasquale viene dal cinema di qualità, e si vede).
Le rivendicazioni dell'IRA, le controversie con l'Inghilterra sono una drammatica parentesi storica che a noi italiani richiama un'altra stagione: i terribili Anni di Piombo, ferita ancora aperta. E la carceriera June, pur nelle differenze caratteriali (June è molto più dura e spietata), ricorda la Chiara di Buongiorno notte. «Pasquale mi ha invitato a guardare dei video, delle foto che ricordassero la nostra stagione del terrorismo. Ho una fisicità mediterranea, era necessario trovare un appiglio con la Storia vissuta sulla nostra pelle di italiani».
Tempi bui per il teatro in generale, si sa. Ma Pasquale sfodera un indistruttibile ottimismo della volontà: «Forse perché sono un napoletano ‘capa tosta’. La difficoltà per me non è un problema, semmai mi stimola, mi spinge a cercare». Ottimismo condiviso da Valeria: «Oggi avevo un mal di testa furioso, però vai lì sul palco e ti passa ogni male. Siamo fortunati, facciamo il mestiere più bello del mondo. Quest’anno poi ogni mese mi ritrovo in un teatro milanese diverso con ruoli completamente diversi. Bisogna lavorare sulla versatilità, è un periodo di crisi in cui c’è poco da fare gli schizzinosi». Sogni nel cassetto di una trentenne? «Un'infinità. Te ne dico uno? Lavorare con Ronconi, mi piacerebbe fare un altro seminario con lui dopo quello seguito alla Silvio D'Amico. Dal punto di vista pedagogico fa un lavoro molto profondo sul testo, spingendo l'attore a recitare il pensiero che sta sotto. Quando noi parliamo in realtà stiamo pensando a un’altra cosa, un po’ come succede nella vita. Tu non reciti semplicemente quello che dici ma reciti quello che pensi. Secondo me è un metodo fondamentale».

 

 

Sala Teatro Litta – corso Magenta 24, 20123 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/86454545, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.30, domenica ore 16.30, lunedì riposo
Biglietti: intero €19, ridotto €9
Durata: 90 minuti

 

 

Intervista di: Francesco Mattana
Grazie a: Matteo Torterolo, Ufficio stampa Teatro Litta
Sul web: www.teatrolitta.it

 

 

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