Katiuscia Magliarisi: un’artista oltre le arti

Scritto da  Ilaria Guidantoni Domenica, 18 Marzo 2012 
Katiuscia Magliarisi

Una donna di comunicazione, giornalista, artista “trasversale” e “integrata”, convinta nel superamento delle etichette e dei confini, nella vita come sul palcoscenico. Da sempre residente in metropoli, Milano, Londra, Roma, sta pensando ad una fuga ‘rurale’ magari temperata da incursioni urbane. La scrittura è per lei strumento, forma e arte di servizio all’arte per la capacità di attivare connessioni e decodificare la realtà.

 

 

 

 

Ho incontrato Katiuscia in occasione dell’inaugurazione della mostra 365D e della presentazione del catalogo 365D, Trecentosessantacinque giorni da donna, alla Centrale Montemartini di Roma, alla vigilia dell’8 marzo, essendo anche questa artista un volto del libro e un autrice di un racconto. Lasciando a chi lo desidera il piacere di scoprirla, la sua pagina è già un biglietto da visita in qualche modo negato. Non ama fare dichiarazioni raccontandosi in termini programmatici, piuttosto predilige farsi scoprire attraverso la molteplicità della sua espressione artistica.

Qual è l’ultimo spettacolo nel quale hai lavorato?

Tra gli ultimi lavori citerei anzitutto “I visitatori” del quale sono stata autrice, regista e interprete insieme a Giulia Telli e Walter Romeo (che ha curato la realizzazione dei video, veri e propri cortometraggi)f, realizzato per il Magnifico Festival di Coccore: la storia di due donne nella cui vicenda intervengono altri personaggi e nella quale la fantascienza incontra la cronaca becera locale. Un esperimento ben riuscito di video teatro e teatro di parole, nel quale domina la mia ricerca di sintesi tra le arti. Con piacere ricordo anche lo spettacolo per il quale ho curato scene e costumi, “Lucido” dell'argentino Rafael Spregelburd, portato in scena dalla compagnia Costanzo/Rustioni: premio UBU 2011 come miglior novità straniera.

Il prossimo progetto o spettacolo in programma?

Al momento ho un sogno nel cassetto sul quale sto lavorando, “L’Ecclesiaste” con l’idea di realizzare uno spettacolo trasversale. Sento che sarà l’opera a guidarmi e a scegliere il genere nel quale si configurerà. Al momento non sono in grado di immaginarne l’esito.

Torniamo alle origini: come hai iniziato a dedicarti allo spettacolo? Confesso che con te ho qualche difficoltà quando devo definirti o circoscrivere l’ambito della tua attività. Non so se chiamarti artista, attrice; se parlare di teatro, scena, spettacolo…

Semplicemente una mia cara amica si occupava di recensioni teatrali; così io l’accompagnavo e in poco tempo ho acquisito un bagaglio straordinario a livello teatrale: me ne sono innamorata e appropriata per certi aspetti. Sono stata tra l’altro scenografa nel suo primo spettacolo.

Che tipo di percorso hai fatto?

Intrecciato tra scelte di vita personali e di attività professionale. Fin dall’università mi sono occupata di comunicazione, quando ho partecipato ad un progetto pilota di comunicazione didattica on line, allora molto innovativo. Ad un certo punto ho lasciato Milano e sono partita per Londra, una città e una dimensione che sono state essenziali per la mia crescita. Ho imparato la responsabilità della scelta, adattandomi a fare lavoretti qualunque dei quali non avevo mai avuto bisogno prima. Così sono passata da una grande realtà urbana ad un’altra, solo con una prospettiva diversa, da figlia di famiglia a ‘sperimentatrice’. Sono stati anni avidi di conoscenza e ho avuto l’opportunità di dedicarmi allo studio, a seguire molti corsi contemporaneamente. Poi questa proiezione all’iperproduzione ho sentito che non mi apparteneva più e sono rientrata. Oggi con un’esperienza romana, milanese, di nuovo romana di vita e uno spazio di ‘fuga’ o meglio di ritiro a Coccore nelle Marche.

Ho l’impressione, parlando con te, che all’estroflessione della tua sperimentazione finora, ci sia la necessità di diluire, metabolizzare, assaporare, forse rallentare per approfondire?

Credo che sia giunto il momento di ripensarsi per ritrovare un contatto più forte con la natura, ripensarsi come individui in un progetto familiare che non sia per forza il modello tradizionale, ma possa essere improntato ad una famiglia allargata vissuta come comunità. In qualche nodo questo sentire sotterraneo e diffuso si fa sentire nell’arte e amplifica questo mio bisogno di non separare una tipologia di attività artistica dall’altra per lasciar fluire le emozioni.

 

Chi è Katiuscia Magliarisi?

Giornalista e artista, difficile da etichettare perché la sua idea di arte è convergenza e integrazione tra varie arti e manifestazioni artistiche. Oltre il dialogo e l’intreccio. Nasce a Milano. Studia cinema a Londra dove fa la storyboard artist. Ora vive e lavora tra Roma, Coccore (nelle Marche) e il quartiere Isola a Milano. Ha due anime, rispettivamente quella della giornalista e del professionista della comunicazione e della performer, operando trasversalmente tra scrittura, video e teatro. Fin dai tempi dell’università si esercita nell’innovazione dell’arte del comunicare partecipando ad un progetto pilota di comunicazione didattica on line. Appassionata, tra l’altro di fantascienza, che definisce “la decodificazione della deriva sociale, basti pensare all’idea dell’uomo in provetta”, in fondo un modo molto più realistico di raccontare la vita.

 

Intervista di: Ilaria Guidantoni

Grazie a: Katiuscia Magliarisi

 

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