Julian Curry: l’attore che si mise a scrivere

Scritto da  Ilaria Guidantoni Venerdì, 27 Aprile 2012 
Julian Curry

Per un attore inglese, primo viene Shakeaspeare e poi il palcoscenico, e ancora Shakespeare: così, se un ampio repertorio della sua carriera è stato affidato alle opere del drammaturgo inglese, oggi ha scelto di farlo rivivere dalla parte degli attori che lo hanno interpretato in un libro.

 

 

Attore inglese, nativo del Devon, nel 1937, risiede da tempo in Italia, nelle Marche dove sta cercando di rivitalizzare il teatro locale con l’attuale moglie, l’attrice e scrittrice Mary Chater. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente, con l’impressione di un garbato signore inglese che si definisce in là con gli anni, e che ricorda per certi aspetti alcuni personaggi interpretati da Hopkins al cinema.

So che sta scrivendo un libro, di cosa si tratta?

Una serie di interviste con attori famosi che hanno interpretato Shakeaspeare. In effetti sto lavorando al seguito. Un primo volume, non tradotto in italiano, comprende 13 capitoli corrispondenti ad altrettante opere. In tutto sono 37 i testi del grande drammaturgo inglese e credo che tra 8-10 mesi il sequel sarà ultimato. 

Com’è nata l’idea?

Difficile rispondere così su due piedi. Forse l’ispirazione mi è arrivata una mattina facendomi la barba, quando ancora la testa è libera di vagare e riposata. Su Shakespeare è stato scritto moltissimo ma nulla di questo genere. La mia idea è, attraverso le interviste a chi lo ha vissuto sul palcoscenico, di stringere l’obiettivo sull’interpretazione. Di far rivivere l’autore più che di raccontarlo.

Qual è il suo rapporto con Shakeaspeare?

Ho fatto l’attore tutta la vita e io stesso ho recitato in oltre 20 pièce dell’autore. Questo testo è un omaggio alla recitazione, al gusto di calcare le scene.

Si sente soprattutto attore di teatro?

In effetti ho lavorato molto anche al cinema e in tv. In particolare noi attori inglesi abbiamo una formazione a 360 gradi, indipendentemente da quella che è la vocazione personale. Purtroppo la cinematografia inglese non è molto diffusa.

Come ha iniziato a recitare?

Sono entrato in una compagnia che ora non esiste più e che era il gruppo principale per l’opera shakespeariana a Londra, prima della nascita della compagnia nazionale. Evidentemente questo autore è stato il fil rouge della mia vita teatrale.

Ma la passione per il teatro quando è sbocciata?

All’Università a Cambridge, dove io studiavo Lingue e letterature moderne (francese e spagnolo, non l’italiano), il teatro era una componente importante e a poco a poco mi sono avvicinato al mondo della recitazione.

Che programmi ha nell’immediato?

Stiamo lavorando con mia moglie per mettere in scena “Romeo e Giulietta” in inglese rivitalizzando così uno dei teatri locali. Ce ne sono molti in zona, anche antichi con una ricca tradizione, che però sono chiusi o poco utilizzati.

 

Chi è Julian Curry? Attore inglese, con la vocazione per il musical, baritono. Si è formato al Royal Shakespeare Theatre. E’ stato interprete nei film “Sky Captain and the world of tomorrow” con la regia di Kerry (2005); in “Seven days to live” di Sebastian Niemann (2000) e in “Escape to Victory” di John Houston (1982). Per la televisione ha interpretato nel 2005 “The Queen’s sister” con la regia di Simon Cellan Jones, “The brief” di Ian Knox e “Midsomer Murders” di Peter Smith. A teatro ha lavorato nel 2006 in “The Alchimist” con la regia di Nicholas Hynter, in “Women beware women” di Laurence Boswell e, nel 2001, in “Back to Methuselah” per la regia di David Fielding.

 

Intervista di: Ilaria Guidantoni

Grazie a: Julian Curry, Federica Federico

 

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