Giuseppe Isgrò e Woody Neri: "Kamikaze Number Five", una riflessione sulla cultura del dissenso e sulle sue derive

Scritto da  Giovedì, 17 Dicembre 2015 

"Kamikaze Number Five" è il racconto del dies irae, il giorno dell’ira e del giudizio finale, divenuto terreno, carnale, umano. Il testo racconta le ultime ore di un kamikaze. Mentre si prepara per la fine, egli richiama i fantasmi della sua famiglia distrutta: il padre, il fratello, la madre e la sua unica figlia. Le presenze si uniscono in una Totentanz, una danza macabra, una riflessione sulla morte che attraversa e trafigge la vita. Abbiamo incontrato Giuseppe Isgrò e Woody Neri, rispettivamente regista e interprete di "Kamikaze Number Five", in scena al Teatro dell'Orologio fino a domenica 20 dicembre.

 

KAMIKAZE NUMBER FIVE
di Giuseppe Massa
con Woody Neri
regia Giuseppe Isgrò
dramaturg Francesca Marianna Consonni
suono Giovanni Isgrò
sarta Camilla Magnani
produzione Phoebe Zeitgeist e VANACLU'
in coproduzione con Progetto Goldstein
in collaborazione con Teatro dell'Orologio, Associazione Teatrale Pistoiese, La Corte Ospitale Rubiera, Spazio OFF Trento

 

Kamikaze Number FiveCiao Giuseppe, ciao Woody, benvenuti sulle pagine di SaltinAria. E' un piacere incontrarvi in occasione del debutto a Roma di "Kamikaze Number Five", in scena al Teatro dell'Orologio dall' 8 al 20 dicembre. Partirei proprio da questo spettacolo, in cui vengono raccontate le ultime ore di un kamikaze, mentre si prepara per la fine, richiamando i fantasmi della sua famiglia distrutta. Come nasce l'opera e quali sono state le tappe più significative che l'hanno condotta alla sua forma compiuta?
W/G: L’opera nasce dalla volontà di lavorare insieme ad un progetto che fosse urgente e radicale. Abbiamo individuato nel testo di Giuseppe Massa il giusto materiale da cui partire e abbiamo avviato una lunga serie di residenze tra Pistoia/Rubiera/Milano oltre che la bella collaborazione con il Teatro dell’Orologio di Roma.

Come si è documentato l'autore Giuseppe Massa per scrivere di un kamikaze e cercare di entrare dentro la sua testa? Questo ritratto nasce da uno studio documentaristico su testimonianze dirette, oppure dalla lettura di romanzi o visione di altri spettacoli o pellicole cinematografiche su questa tematica?
W/G: Anche Giuseppe Massa ha scritto partendo da questo tema nell’intenzione di superarlo e universalizzarlo, trattando un archetipo che si eleva liricamente e offre a chi lo mette in scena la possibilità di trascendere l’attualità per giungere in un territorio più vicino alla totale spesa oscena di sé e del proprio fare teatro.

Come la regia ha declinato il testo per restituirne intatta ed amplificata la potenza dirompente? Quale linguaggio performativo avete adottato?
G: Come dicevamo, quello della trascendenza. Nel desiderio di creare un confronto/scontro con il pubblico e con le convenzioni teatrali stesse. Abbiamo cercato di creare un impervio e “pericoloso” livello performativo, che invece di raccontare una storia, la declinasse attraverso l’uso estremo di corpo/suono/parola, mettendola alla prova - rischiando.

Kamikaze Number FiveL'interpretazione di Woody Neri, in una scena completamente spoglia metafora di un assordante vuoto dell'anima, diviene lo strumento unico e viscerale per veicolare il messaggio crudo e privo di compromessi trasmesso dal testo. Quale è stato il lavoro condotto sul piano recitativo per assorbire le dinamiche di questo personaggio estremo?
W: Il tentativo è quello di lavorare sullo “stare” scenico che vada oltre e trascenda la “recitazione” e l’interpretazione intesa come immedesimazione focalizzandosi su un uscire fuori dai modi e dai personaggi. Il corpo e la voce sono i miei, così come mia è la motivazione scatenante del “deflagrare” in scena. Il Kamikaze in tal modo diviene proprio metafora dell’attore.

Quali sono le pieghe emozionali che affiorano più distintamente in questo viaggio carnale, doloroso ed ineffabilmente umano? E quale il trait d'union tra questi stati d'animo, quest'insofferenza irrefrenabile e la realtà sociale che circonda il protagonista, così come tutti noi?
W/G: Chiaramente i drammatici eventi dell’attualità che ci assedia, legati al terrorismo di matrice islamica, informano di volta in volta il nostro andare in scena ma non sono alla base del progetto che vuole svincolarsi da qualsivoglia riferimento immediato. Il lavoro non appartiene a quel genere di teatro che normalmente viene collocato tra il civile e la narrazione. Ci teniamo particolarmente a far “accadere” qualcosa di imprevedibile ogni sera.

Portare in scena questo spettacolo a un mese esatto dalla strage parigina del Bataclan rappresenta una circostanza certamente complessa, sia per l'artista che si fa tramite per offrire una possibile interpretazione della lacerante realtà che i tg scaraventano quotidianamente dinanzi ai nostri occhi, sia per lo spettatore che si approcci alla fruizione dell'opera. Come state affrontando questa contingenza e quali sono le principali reazioni che ritrovate nel pubblico?
W/G: Le reazioni sono le più svariate e talvolta anche di aperto dissenso. Sappiamo di avere una grande responsabilità a portare in scena un lavoro apertamente violento e politicamente scorretto, e ce ne facciamo carico; appunto rischiando e mettendoci a confronto.

Lo spettacolo rispetto alla sua genesi ha subito modifiche, integrazioni o adattamenti a seconda di dove viene proposto e degli eventi esterni di cronaca?
W/G: No. A parte quelle che sono le consuete modifiche che fare uno spettacolo dal vivo comporta.

Oltre che un intento artistico ed emozionale, vi prefiggete con quest'opera anche un obiettivo più specificamente di informazione e sensibilizzazione?
W/G: Non prettamente. Se non nella misura in cui crediamo che il teatro debba essere un rituale sociale dove ciò che viene mostrato in scena debba scatenare confronto, conflitto, critica, riflessioni e inquietudine.

"Kamikaze Number Five" nasce dall'incontro tra due realtà produttive tra le più luminose del teatro contemporaneo italiano, Phoebe Zeitgeist e Vanaclu'. Quali istanze comuni avete individuato nei vostri percorsi artistici inducendovi ad intraprendere questa collaborazione?
W/G: Il desiderio di condurre dei percorsi teatrali vivi, critici e perturbanti. Nella ricerca di un teatro che non sia “borghese” e culinario.

Kamikaze Number FiveRecentemente Giuseppe hai portato in scena all'Elfo Puccini di Milano "Adulto", il tuo lavoro ispirato ai testi di Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante e Dario Bellezza. Come hai condotto, a partire da queste fonti d'ispirazione, la tua ricerca in merito a quella che hai definito la "parte maledetta della crescita, quella che non matura, che non si dichiara, che non si esprime e che non si arresta"?
G: Non molto diversamente da come è stato condotto il percorso di Kamikaze anche se più internamente alla compagnia Phoebe Zeitgeist e con una destrutturazione dello spazio e delle necessità tecniche del teatro ancora più totale (senza suono, senza tecnica, senza luci che fossero comandate dall’esterno dello spazio scenico), e partendo da una drammaturgia mia che compone testi più filosofici e letterari rispetto alla qualità più diretta e immediata del testo di Massa.

Ad ottobre Woody hai aperto la stagione del Teatro della Pergola di Firenze recitando, assieme ad una nutrita compagnia, nel nuovo lavoro diretto da Gabriele Lavia "Vita di Galileo", di Bertolt Brecht. Che ricordo custodisci di questa esperienza?
W: Non è un ricordo ma direi un bagaglio esperienziale che mi porto dietro come attore. Lavorare col Maestro è sempre un’esperienza impegnativa e totalizzante ma che sposta verso l’alto l’asticella del livello tecnico e della richiesta di rigore e disciplina personale per quanto in un ambito più “classico”.

Un altro progetto a nostro avviso particolarmente riuscito ed originale era stato il tuo "The happy bear show", andato in scena lo scorso anno presso Carrozzerie | n.o.t. con protagonisti Marco Brinzi e Gioia Salvatori. Come nacque quel progetto? Hai intenzione di portarlo nuovamente in scena?
W: Quel testo e quel lavoro nascono da un incubo notturno. Dal senso di fine e dal bisogno di Apocalisse che pervadevano il mio immaginario nel 2012, anno in cui è stato scritto. Metterlo in scena è stato catartico. Mi piacerebbe riprenderlo a breve.

Quali altri progetti avete in cantiere per il prossimo futuro?
W/G: Questo lavoro insieme ha cementato la nostra volontà di collaborare ancora, stiamo in questo momento vagliando diverse possibilità (da un testo americano a un lavoro più “su commissione” di drammaturgia italiana). Intanto ci stiamo massacrando con il nostro Kamikaze.


Teatro dell'Orologio (Sala Gassman) - via dei Filippini 17/a, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6875550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario biglietteria: dal lunedì al venerdì ore 11/19
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20, domenica ore 17
Biglietti: intero 15 euro, ridotto 12 euro (under25, over65, studenti universitari, tesserati bibliocard, arci, metrebus card), gruppi superiori a 5 persone 10 euro (prenotazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ), Under 25 Days (martedì e mercoledì) 8 euro, Scuole di teatro convenzionate 8 euro (prenotazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ) - Tessera associativa stagionale 3 euro

Intervista di: Andrea Cova e Ilaria Guidantoni
Foto di: Manuela Giusto
Grazie a: Stefania D'Orazio, Ufficio stampa Teatro dell'Orologio
Sul web: www.teatroorologio.com - www.pzteatro.org

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