Giulio Forges Davanzati: “Incognito” e il coraggio di affrontare con passione un’ardua sfida teatrale

Scritto da  Venerdì, 30 Marzo 2018 

Non vi è dubbio sul fatto che Giulio Forges Davanzati sia uno degli interpreti più interessanti e talentuosi della nuova generazione attoriale italiana. Carisma ricercato, solida esperienza a dispetto della giovane età, versatilità sorprendente che gli consente di percorrere, con intensità e maestria, generi teatrali profondamente eterogenei, concedendosi anche frequenti incursioni sugli schermi cinematografici e televisivi. Dal 4 al 22 aprile sarà in scena al Teatro della Cometa con “Incognito”, la nuova opera teatrale del giovane drammaturgo inglese Nick Payne, con la regia di Andrea Trovato: tre storie intrecciate che esplorano la natura dell'identità e come siamo definiti da ciò che ricordiamo, un'esplorazione esilarante di ciò che significa essere umani. Scopriamo assieme a Giulio, in questa intervista a tutto tondo, la genesi e tutte le peculiarità di questo progetto decisamente originale.

 

Ciao Giulio, benvenuto sulle pagine di SaltinAria! E’ imminente il debutto del tuo nuovo lavoro teatrale, “Incognito” di Nick Payne, diretto da Andrea Trovato, che ti vede tra i protagonisti in scena assieme a Graziano Piazza, Anna Cianca e Désirée Giorgetti. Dopo il caloroso successo riscosso dallo spettacolo a Londra e New York, il vostro inedito adattamento italiano arriva in prima assoluta al Teatro della Cometa di Roma, dal 4 al 22 aprile. Puoi raccontarci la genesi di questo progetto?
Ciao! Tutto nasce da un viaggio del nostro regista Andrea a New York, durante il quale si è imbattuto in questo meraviglioso testo portato in scena al Manhattan Theatre Club da quattro magnifici attori che interpretavano ben ventuno personaggi, alternati vorticosamente nel tempo e nello spazio. Un puro e semplice gioco teatrale che richiede ad attori e pubblico un’attenzione reciproca costante, perché tutto è basato sull’immaginazione e la capacità del cervello di compensare i vuoti e lasciarsi andare… e allora perché non divertirci a condividere col pubblico italiano questa nuova drammaturgia di respiro internazionale? Appena tornato a Roma Andrea ha condiviso con me questa sua esperienza e siamo immediatamente partiti per rendere concreto il nostro entusiasmo e soprattutto le sue idee. Quello che vedrete in scena dal 4 aprile è il risultato di due anni di lavoro in cui ci siamo sfidati a dare prima di tutto dignità e fiducia a tutti quelli che stanno condividendo con noi questa avventura, quindi attivandoci a livello artistico, produttivo e organizzativo. E posso dirti che la lotta più dura è stata ed è sempre con noi stessi, con la nostra mente che dice “non ce la farete mai, ma chi te lo fa fare, lascia perdere”.

IncognitoNick Payne è tra i drammaturghi più interessanti ed originali della scena britannica contemporanea e alcuni dei suoi testi - un esempio su tutti, l’emozionante “Costellazioni” del 2012 -, sono approdati anche nel nostro Paese conquistando senza riserve il pubblico. Quali sono secondo te le peculiarità del suo teatro che lo rendono così unico e che possiamo ritrovare anche in “Incognito”?
Credo che il grande genio di Nick Payne stia nel saper raccontare storie con pochissimi elementi. In quattro/cinque battute è capace di creare veri e propri mondi che arrivano allo spettatore con semplicità e immediatezza. Allo stesso tempo, dietro questa semplicità riesci a cogliere tutto lo studio e l’approfondimento che ha compiuto. Basti pensare che come incipit ad ogni suo testo ci sono circa due pagine di riferimenti che “consiglia di leggere” per approcciare alla specifica drammaturgia; riferimenti che spaziano da testi di neuroscienza a biografie di musicisti, scienziati o testi di entomologia. Insomma ti rendi conto ben presto che dietro un “Buon giorno, come stai?” ci sono 3000 possibilità e allo stesso tempo mondi, citazioni e riferimenti molto specifici che, a mio avviso, rendono la sua scrittura unica nel suo genere.

Assieme al regista Andrea Trovato, hai curato in prima persona anche la traduzione e l’adattamento del testo originale. Quali sono le caratteristiche di questo adattamento e come la regia di Trovato ha plasmato l’opera di Payne?
Con Andrea abbiamo lavorato rispettando al 100% l’impianto originale. In “Incognito” si parla di eventi, persone e luoghi ben precisi che non avrebbe avuto senso adattare in Italia. Contemporaneamente sono presenti elementi molto complessi da rendere: dialetti del Kansas degli anni ‘50, slang londinesi contemporanei , accenti europei… mondi che si sovrappongono in pochi secondi. La sfida registica sta proprio nel camminare insieme al pubblico attraverso universi diametralmente opposti alla velocità di un battito di ciglia! Posso anticiparti che Nick Payne non ha concepito questo testo diviso per scene, bensì in un unico respiro che attraversa 60 anni di storie. La sfida registica starà proprio nel compiere insieme questo viaggio con pochissimi elementi a disposizione, rendendo sia noi che il pubblico parte attiva della storia.

Puoi presentarci brevemente i personaggi incarnati da te e dagli altri tre interpreti di “Incognito”?
Questa è la domanda più complessa! Ognuno di noi interpreterà tra i 5 e i 7 personaggi, ognuno dei quali è un motore indispensabile alla vicenda. Posso provare a riassumerti i tre fili principali. Il primo racconta la vera storia del Dottor Thomas Stoltz Harvey, interpretato da Graziano Piazza, che nel 1955 fece l’autopsia ad Albert Einstein decidendo di “conservarne” il cervello per scoprire la mappa della genialità.
Il secondo è quello di Henry, il paziente più studiato dalle neuroscienze che fu sottoposto negli anni ‘50 ad un pionieristico intervento chirurgico al cervello per alleviare la sua epilessia, ritrovandosi in seguito con la memoria a breve termine irrimediabilmente compromessa. L’unico ricordo in grado di trattenerlo nel presente è quello del suo grande amore Margaret, interpretata da Dèsireè Giorgetti.
Infine c’è la storia di Martha, interpretata da Anna Cianca, neuropsicologa clinica che vorrebbe, al pari dei suoi pazienti amnesici, poter dimenticare il suo passato e vivere una vita radicalmente diversa, libera dai condizionamenti delle esperienze vissute e dagli schemi della mente.
Incognito” parla della ricerca dell’identità, di quanto la nostra mente e le singole esperienze vissute possano radicalmente influenzare le nostre parole, le azioni e il nostro modo di vedere il mondo… di quanto a volte ci sentiamo smarriti e senza senso “come un puntino all’interno di un abisso” di fronte alle sfide della vita e di come forse l’unica cosa che ci sostenga in definitiva sia una invisibile armonia fatta di legami vita a vita che trascendono il tempo e lo spazio. Per raccontare tutto questo ovviamente avevamo bisogno di un cast composto da persone davvero speciali, e grazie all’apporto artistico di Graziano, Anna e Désirée stiamo portando avanti un’ esperienza umana di cui mi sento orgoglioso e non vediamo l’ora di condividere questo percorso col pubblico.

Giulio Forges DavanzatiLo spettacolo nasce sotto l’egida dell’Associazione Culturale Carmentalia, sorta ormai più di dieci anni fa dalla passione per il teatro di tre giovani neo-diplomati all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”: te, Andrea Trovato e Stefano Vona Bianchini. Come si è evoluta ed è cresciuta l’associazione nel corso di questo decennio e quali sono i progetti per il prossimo futuro?
In dieci anni siamo cresciuti tanto come colleghi e come amici, merito anche dell’arrivo in compagnia dell’attrice Alessia Sorbello e della danzatrice Jaqueline Bulnes (attualmente al lavoro a New York). Proprio la “parte femminile” ha dato ulteriore slancio e concretezza alla nostra Carmentalia, lo slancio che ha permesso all’Associazione di occuparsi della direzione artistica del festival di teatro di Castel Nuovo di Porto (“Castel nuovo ti porta a Teatro”) e di attività pedagogiche che stiamo strutturando per il futuro. Siamo convinti che in un periodo del genere in cui bisogna lottare giorno per giorno per credere fermamente in quello che si fa, la forza di un gruppo solido sia il più grande tesoro.

Per portare in scena “Incognito”, l’associazione ha anche attivato un crowdfunding per raccogliere le necessarie risorse e cogliere l’opportunità offerta dal Teatro della Cometa, che ha deciso di investire con coraggio su una giovane compagnia inserendola in cartellone. Ora che il debutto è vicinissimo potete tracciare un bilancio su questa inedita esperienza produttiva?
Posso dirti che si tratta di un’esperienza incredibile. Se mi fossi basato sulle mie capacità mi sarei fermato al primo passo, che è il più difficile! Invece con Andrea abbiamo deciso di ascoltare tutte le nostre paure e di utilizzarle per fare prima di tutto un’esperienza come esseri umani. In fin dei conti prendersi la responsabilità delle cose è molto bello se si guarda da una prospettiva più ampia. E così abbiamo cominciato una campagna di crowdfunding e contemporaneamente abbiamo bussato alle porte di tantissimi produttori con lo spirito insegnato dal buddismo di alzarci noi per primi per rendere reale il nostro progetto. E così le risposte sono arrivate: la compagnia teatrale Ipocriti di Melina Balsamo ha deciso di sostenere il nostro lavoro credendo nel nostro potenziale e avviando una coproduzione e il Teatro della Cometa ha deciso di inserirci in cartellone con grandissimo coraggio, nonostante non avessimo ancora una produzione alle spalle. Tutto si è mosso in risposta alla nostra decisione di creare un progetto valido.
In questi giorni la campagna di raccolta fondi sta andando avanti ed è commovente vedere quanta gente continui a sostenere “Incognito”. Personalmente vedere così tante persone che decidono di credere in noi mi rende orgoglioso di far parte di questa avventura perché mi permette di andare oltre la mia piccola/grande paura personale di fallire, di non essere accettato o ben voluto. Capisci quanto si può crescere umanamente con un semplice spettacolo?

Ho avuto l’occasione di intercettare per la prima volta il tuo percorso di attore cinque anni fa proprio al Teatro della Cometa, in occasione della messa in scena di “Weekend” di Annibale Ruccello, con la regia di Luca De Bei e al tuo fianco una magnetica Margherita Di Rauso. Che ricordo custodisci di questo lavoro teatrale?
Si tratta di uno dei miei ricordi artistici più belli. Sia Margherita che Luca erano determinati a fare uno spettacolo di grande qualità, nonostante avessimo tutti diversi impegni. E proprio Luca De Bei mi ha mostrato come sia possibile lavorare senza stress e con fede assoluta nel percorso che si decide di fare. Puoi ben immaginarti la quantità di preoccupazioni a cui deve far fronte un regista in fase di allestimento. Luca invece, tramite il suo modo gentile e professionale, è stato capace di infondere in me, Margherita e Brenno la tranquillità necessaria per andare in scena con uno spettacolo che oggi continua a girare per l’Italia dopo 5 anni! E’ stata davvero l’occasione per sdoganare l’idea che per fare un bel lavoro si debbano soffrire le pene dell’inferno. Dare il 100% con leggerezza non è sempre facile, soprattutto per me, ma questo atteggiamento ci ha permesso di ricevere ben due inaspettate nomination alle “Maschere del teatro italiano” proprio per “Weekend”. Quindi sì, l’atteggiamento che si decide di mettere in campo è estremamente importante!

Altro capitolo particolarmente memorabile ed intenso è stato “On the revolutionary road”, tratto dal romanzo di Richard Yates, con testo e regia di Samuele Chiovoloni e unici protagonisti in scena te ed Elisa Menchicchi. Che tipo di lavoro avevate condotto sull’opera narrativa e quali ritieni fossero i punti di forza di questo spettacolo?
On the revolutionary road” è nato dal nostro grande amore per la scrittura di Richard Yates. Io, Elisa e Samuele eravamo affascinati dalla sua capacità di pescare pensieri e considerazioni che tutti noi abbiamo fatto almeno una volta nella vita ma che spesso non abbiamo il coraggio di ammettere nemmeno a noi stessi. E quindi ci siamo sfidati a trovare il coraggio di mettere in scena quello spaccato di vita di uomini e donne con grandissimi sogni e un altrettanto grande paura di realizzarli. Eravamo davvero tre piccoli nerd che si raccontavano a memoria frammenti di un grande romanzo e da questi incontri è venuta fuori una riduzione teatrale che grazie al sensibile lavoro di Samuele è libera espressione di una nostra forte personale necessità. Di conseguenza credo che lo spettacolo venuto fuori parli un linguaggio che racconta tanto di Elisa, Giulio e Samuele e dei loro percorsi. Il nostro è stato un incontro veramente mistico (nel senso di difficile da spiegare a parole) che ci ha permesso di andare avanti nonostante gli ostacoli che naturalmente si parano davanti quando vuoi realizzare qualcosa di importante. Siamo in attesa di alcune conferme ma credo che il prossimo anno lo riporteremo in scena.

Giulio Forges DavanzatiPiù di recente hai regalato una straripante prova interpretativa in “Men in the cities” di Chris Goode, presentato nell’ambito della rassegna “Trend - Nuove frontiere della scena britannica”, con la regia di Silvio Peroni. Un monologo complesso ed estremamente impegnativo con cui l’autore si interroga su cosa significhi essere un uomo in Gran Bretagna oggi. Come hai affrontato questa ardua prova attoriale? Avete in programma di portare nuovamente in scena lo spettacolo?
Grazie per lo “straripante”! Sì, l’incontro con Silvio è stata una delle scelte più pazze che abbia fatto in ambito lavorativo. Mentre mi parlava del progetto e mi esponeva il tipo di studio che intendeva fare (circa due mesi e mezzo di lavoro tra memoria e analisi di una decina di personaggi) lo guardavo annuendo e in testa dicevo “Giulio non lo fare! Non lo fare, non ti azzardare a dire che lo farai!” Alla fine ho risposto di sì ed è stata la scelta giusta. Non è esagerato dire che divido questo spettacolo con Silvio al 50% perché è stato la mia guida in tanti momenti in cui ero a un passo dal lasciar perdere. Chris Goode è maestro nello storytelling ed è in grado di passare da un pensiero all’altro con apparente casualità costruendo in realtà una causalità di solitudini, di persone colte in un momento della loro vita in cui sbattono contro il loro destino, il loro karma e decidono di dare una svolta. Era fondamentale aver piena fiducia e affidarsi alla forza del racconto. Ma a volte il pensiero di stare in scena 1 ora e 45 minuti completamente da solo in teatri come il Piccolo di Milano e il Belli di Roma era davvero spaventoso… In quei casi Silvio mi guardava, sorrideva (a volte) e mi diceva “tu devi aver Fede”: che grande protezione lavorare con un regista che si mette al tuo stesso livello e con cui puoi impegnarti tante ore al giorno sviluppando Fede e pazienza.

Lo scorso anno è approdato nelle sale cinematografiche il film “Veleni” di Nadia Baldi che ti vedeva recitare accanto a Lello Arena, Tosca D’Aquino e Roberto Herlitzka, un noir concentrato sul mistero più insondabile in natura: la mente umana. Condivideresti con noi un ricordo lasciatoti da questa esperienza?
Con “Veleni” fu un’esperienza di lavoro di squadra. Per girare un film in costume in poche settimane hai bisogno di una squadra che giri come un orologio. Con Nadia inizialmente ci siamo studiati da lontano. Avevamo bisogno di conoscerci entrambi, anche perché si trattava di un ruolo importante nel suo primo film da regista. Sin dalla prima lettura sentivo che l’immaginario di Nadia mi poteva far scoprire tanti aspetti che attorialmente non avevo approfondito. E così è stato, l’orologio ha girato alla perfezione e sono stato accolto in una famiglia ricca di artisti generosi che si sono resi disponibili a provare e riprovare scene caratterizzate da un linguaggio bello e complesso come quello di Ruggero Cappuccio. Sono davvero grato a Lello, Roberto, Tosca e Gea per la loro cura e apertura.

Negli ultimi anni la tua attività si è divisa tra teatro, cinema e fiction televisiva. Quali sono le caratteristiche di questi mezzi espressivi che apprezzi maggiormente? Nel futuro ti piacerebbe concentrarti in particolare su uno di questi sentieri?
Credo che qualsiasi mezzo espressivo sia un veicolo per poter raccontare storie e diversi punti di vista a cui magari non avevi posto attenzione. E se riesci a ricordarti di mantenere sempre una buona dose di gioco hai vinto. Non importa che mezzo di espressione si stia utilizzando. La prima cosa che noto in un progetto è lo stato vitale con cui parte, qual è atteggiamento dei partecipanti. Se c’è la voglia di sfidarsi, di superare i propri limiti mentali e di divertirsi insieme facendo tutto questo, allora siamo a cavallo! Ricordo uno dei primi appuntamenti con un produttore per “Incognito” in cui rimasi molto colpito dalla sua voce. Era una voce sfiduciata che rifletteva esattamente tutte le mie paure di quel momento. Insomma lui non credeva che fosse interessante o possibile tirare su questa operazione: ed era l’esatto specchio del mio pensiero più intimo! Mentre parlava, mi accorsi di una grande foto nel suo studio che ritraeva lui qualche anno fa con una chitarra in braccio, capelli lunghi e un gran sorriso. Mi venne da dirgli “ma quindi sei un musicista!”. Non so perché, ma l’atmosfera nella stanza cambiò improvvisamente, iniziammo tutti a sorridere e raccontarci delle nostre aspirazioni, dei sogni del passato e delle sfide personali di tutti i giorni. Finì che ci incoraggiammo a vicenda e ci lasciammo con un sorriso. Quell’incoraggiamento reciproco sulle nostre passioni, cambiò tutto. Quindi, per risponderti, mi piacerebbe concentrarmi su progetti che siano portatori di speranza ed entusiasmo, che abbiano l’obiettivo di incoraggiare me e un sacco di gente ad alzarsi ogni volta con una nuova decisione.

Prima di salutarci vuoi svelarci qualche lavoro in cantiere per il futuro o rivolgere un saluto ai lettori di SaltinAria?
Adesso l’obiettivo principale è far si che tantissime persone vedano “Incognito” in tutta Italia, e non solo. Vogliamo dare a questa esperienza la vita che merita, soprattutto per tutte le persone che si sono mosse per renderlo reale. Sento che questa storia potrebbe incoraggiare tante persone che hanno in cantiere progetti meravigliosi. Trovo che, nel 2018, lottare per rendere le proprie convinzioni una realtà e aiutare gli altri a fare lo stesso sia l’azione più rivoluzionaria che ci sia. E ringrazio te e la tua redazione perché date coraggiosamente voce e spazio per raccontare questi sogni.

 

INCOGNITO
di Nick Payne
regia Andrea Trovato
con Graziano Piazza, Anna Cianca, Giulio Forges Davanzati, Désirée Giorgetti
scene Luigi Ferrigno
costumi Tiziana Massaro
luci Pietro Sperduti
musiche originali Fabio Antonelli
assistente alla regia Marcello Paesano
produzione Carmentalia e Gli Ipocriti
partnership Human Valor e Progetto Itaca (Roma)
collaborazioni Chiara Anaclio e Daniele Barraco

 

Teatro della Cometa - Via del Teatro Marcello 4, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: dal martedì al sabato, ore 10 -19 (lunedì riposo), domenica 14:30 - 17, telefono 06/6784380
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21, sabato doppia replica ore 17 e 21, domenica ore 17
Biglietti: platea € 25, prima galleria € 20, seconda galleria € 18; ridotto platea € 20, prima galleria € 18, seconda galleria € 16
Riduzioni per i lettori di SaltinAria!

Intervista di: Andrea Cova
Sul web: http://carmentalia.com - www.teatrodellacometa.it

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