Giovanna Rossi: il teatro, un diavolo che ti prende e non ti molla più

Scritto da  Francesco Mattana Sabato, 14 Luglio 2012 
Giovanna Rossi

Il teatro Litta di Milano ha da sempre un obiettivo precipuo: scuotere lo spettatore, farlo uscire dalla sala con un filo di turbamento che attraversi la sua mente e il suo corpo. Lo spettacolo teatrale un corpo a corpo tra il pubblico e gli attori, e non si esclude che uno dei due a fine recita finisca a tappeto. Per poi rialzarsi subito però, perchè il testo è sì un pugno sullo stomaco, ma è un pugno salutare, rigenerante. Il Censore di Anthony Neilson, andato in scena dal 18 giugno al 7 luglio (per la regia di Antonio Sixty), rientra perfettamente in questa filosofia di fondo del Litta. Abbiamo incontrato la protagonista femminile Giovanna Rossi, che ci ha raccontato le sue emozioni di fronte a un testo che sconvolge.

 

 

Una trama che attira l'attenzione: la regista di film hard Shirley Fontaine cerca di convincere un Censore addetto alla valutazione artistica che il suo non è un film scandaloso, ma solo un'analisi del sesso come linguaggio dei corpi. Un dialogo serrato, in cui alla naturalezza della donna si contrappone la rigidità dell'uomo: pian pianino il Censore, messo sempre più alle strette dalla spiazzante sincerità della regista, abbassa le sue difese e abbandona le sue certezze precotte da moralista. Con Giovanna Rossi hanno diviso la scena Gaetano Callegaro (il censore) e Marianna De Pinto (la moglie del censore).

Quando hai scoperto per la prima volta Il censore?

L'ho scoperto a New York un anno fa. Mi chiamò Antonio Sixty, con cui già eravamo amici. Cercavamo un testo a due e ne avevamo presi in considerazione parecchi: alcuni glieli avevo proposti io, altri lui. Alla fine, ci siamo imbattuti in questo testo così provocatorio, particolare, unico nel suo genere.

Il feeling col testo è scattato subito?

All'inizio, devo dire la verità, mi ha un po' spaventato. Però sai, è difficile da spiegare a parole, a un certo momento senti che quel testo ti appartiene a livello attorale; senti nelle tue corde il botta e risposta tra i due protagonisti. Quando si ha un po' di esperienza alle spalle come attori, si avverte subito se il testo funziona, se puoi renderlo tuo. Non parlerei di feeling, nel senso che il feeling è arrivato solo dopo alcune repliche. Poi sai, la messa in scena è così elegante che riesce ad evitare il pericolo della volgarità. Il rischio effettivamente poteva essere di uno spettacolo sconvolgente, forte, ma quel rischio lo abbiamo scongiurato.

Però è uno spettacolo vietato ai minori di 18 anni. Condividi questa scelta?

Indubbiamente non è uno spettacolo per ragazzini, ma per il semplice motivo che un quindicenne non possiede ancora gli strumenti intellettuali per comprendere, ed apprezzare, certe sfumature psicologiche. Devo dire però che Anthony Neilson, l'autore del testo, ci ha rassicurato sottolineando che in Italia abbiamo già avuto Bertolucci, Pasolini, perciò è difficile che gli spettatori si lascino scandalizzare per così poco. Mi è capitato poi, uno dei primi giorni che eravamo in scena, di incontrare all'uscita un gruppo di giovani che avevano seguito lo spettacolo. Ebbene, erano molto soddisfatti, e garantisco che non erano affatto scandalizzati.

Ti è già capitato, nella tua esperienza come attrice, di affrontare sfide così impegnative?

Avendo un po' di anni alle spalle come attrice, non è la prima sfida impegnativa che affronto. Però spettacoli con scene di sesso così esplicite, no. E' la prima volta, e difatti non nascondo che all'inizio ho avuto un po' di titubanza. Già nella Trilogia di Belgrado di Bijana Srbljanovic mi ero prestata a una scena di sesso, ma era più celata, meno dichiarata. Sai, c'è sempre un po' di pudore. Anche se poi col partner di scena ci si scherza sopra, un po' di pudore rimane.

Quanto c'è di tuo in Miss Fontaine?

Il regista Antonio Sixty ha deciso che il mio personaggio doveva essere poco seduttivo. All'inizio non riuscivo a entrare in sintonia con questa scelta, anche perché per caratteristiche mie, fisiche e vocali, sono spontaneamente seduttiva. Però è stata un'idea molto valida, perché effettivamente conferendo al personaggio una carica erotica troppo forte c'era il rischio che il pubblico la trovasse antipatica. Il pubblico poteva cadere nell'equivoco di pensare che Fontaine fosse una ninfomane assetata di sesso. E invece per lei è tutto naturale, non c'è niente di perverso o voluttuoso nel rapporto che ha col sesso. Quindi recitativamente l'ho asciugata, e devo dire che il pubblico sta apprezzando questa lettura del personaggio.

Il teatro, in questa fase della tua carriera, lo vivi più come un gioco o come una sfida?

Prima di tutto è il mio lavoro. Naturalmente è sempre un gioco, dev'esserci un divertimento attorale. In questo caso particolare è anche una sfida. Ed è una sfida che abbiamo vinto.

Un testo come Il censore può prestarsi a una sorta di 'Educazione sentimentale' per lo spettatore?

Sicuramente è un testo che fa pensare. Molte persone a fine spettacolo mi hanno detto 'fa riflettere'. E posso garantire che quando lo spettatore esce dalla sala arricchito di nuove idee, di nuovi spunti su cui meditare, è una soddisfazione enorme anche per l'attore.

Il pubblico del Litta come ha reagito?

Sicuramente è un testo che divide. C'è chi dice "lo spettacolo mi è piaciuto, ma è un argomento che non mi interessa". C'è però un dato obiettivo, su cui c'è ben poco da discutere, ed è la risposta ottima a livello di presenze. Infatti, lo riprenderemo anche l'anno venturo.

Hai progetti a breve termine?

Nell'ambito della rassegna Voci dei luoghi. Guerra e resistenza 1940-1945, debutterò con Io sono partigiana: spettacolo che, attraverso vari autori, propone il punto di vista di una donna nella Resistenza.  Sempre al Litta, l'anno prossimo sfodererò il mio lato brillante con la piece Sinceramente bugiarda.

Quando hai scelto di diventare attrice?

La mia laurea da biologa è rimasta nel cassetto. Pensa che la prima tournee l'ho fatta col libro di biologia in camerino. Ad ogni modo, nonostante la scelta del teatro sia, ormai da un pezzo, certa e definitiva, penso che nella vita non si debba buttare via niente. E' un percorso, quello universitario, che sicuramente ha contribuito a formarmi come persona.

E' una febbre, un'attrazione fatale quella che senti per il teatro?

Il teatro è un diavolo che ti assorbe. Sicuramente c'è una parte esibizionistica in ogni attore, ma credo che l'elemento trascinante sia soprattutto questa continua scoperta di sé attraverso l'immedesimazione in nuovi personaggi. E alla base di tutto, un sacro terrore della monotonia.

Ti innamoreresti mai del censore?

Proverei la stessa curiosità di Miss Fontaine, ma innamoramento mi sembra una parola grossa. Per il censore, più che una donna, forse ci vorrebbe una missionaria...

 

Intervista di: Francesco Mattana

Grazie a: Giovanna Rossi

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