Giorgia Trasselli: con Lello Arena e i “Parenti Serpenti” di Luciano Melchionna alla ricerca di un teatro vivo, autentico

Scritto da  Sabato, 27 Agosto 2016 

Ha debuttato al Festival Teatrale di Borgio Verezzi il nuovo appassionato lavoro di Luciano Melchionna: Lello Arena e Giorgia Trasselli sono protagonisti di “Parenti Serpenti”, drammaturgia di Carmine Amoroso da cui Mario Monicelli ha tratto nel 1992 la pellicola ormai divenuta un vero e proprio cult del cinema italiano. Abbiamo incontrato la vulcanica, caparbia, intensa e brillante interprete romana, scoprendola realmente entusiasta di questa nuova sfida attoriale.

 

Ciao Giorgia, è davvero un piacere rincontrarti dopo un importante debutto, quello avvenuto a fine luglio, in prima nazionale, al Festival Teatrale di Borgio Verezzi, di “Parenti Serpenti”, rilettura della pellicola di Mario Monicelli, su soggetto di Carmine Amoroso, per la regia di Luciano Melchionna. Come è nato questo progetto e come lo avete sviluppato?
Grazie, è un piacere per me incontrarti di nuovo. Il progetto, creato da Luciano Melchionna con Carmine Amoroso, ha visto la compagnia, partendo, naturalmente, dal fantastico Lello Arena, partecipe, attenta, molto collaborativa. Melchionna ha fatto un intenso e, passami il termine, "particellare" lavoro a tavolino, poi le prove in piedi con la scenografia bella, articolata, di Roberto Crea in un teatro a Napoli. Abbiamo avuto la fortuna di avere la scenografia molti giorni prima e questo ci ha permesso di sentirci ancora più "dentro".

Giorgia TrasselliInterpreti il ruolo di Trieste che, ogni anno, assieme all’amato Saverio, accoglie nella propria casa un tornado di figli e parenti per dare vita ad un Natale all’insegna della tradizione e del calore familiare. Di quali colori hai vestito questo personaggio? Ne accentui la cifra grottesca ed umoristica, oppure quella dolente e malinconica?
Tutti i personaggi sono stati curati, definiti e resi vivi, autentici, senza nulla cedere agli eccessi. E Trieste non fa eccezione. Ho seguito le indicazioni del regista, cercando poi di vestirmele addosso nel miglior modo possibile. La regia è stata davvero molto attenta in questo. Trieste è un po' mater matrona e, come spesso accade in tante situazioni familiari, dirige i lavori, apparentemente silenziosamente, nel bene e nel male, all'interno della propria famiglia. Trieste è una donna forte seppur apparentemente "dolce". Il rapporto con il marito Saverio, che soffre di perdita di memoria, è fatto di battibecchi, contrasti, ma anche di quell’amore "antico" frutto di tanti anni di vita insieme. Il fatto che il marito non sia più tanto presente a se stesso la irrita, la inquieta e, al tempo stesso, lei ne soffre e vorrebbe che, almeno in questi giorni di festa, in questo Natale con la famiglia riunita, tutto filasse liscio, fosse bellissimo. Ho cercato di fare in modo che niente si trasformasse in parodia, ma che il personaggio risultasse vero, credibile. Lavorando piano piano, ogni giorno, soprattutto nei dettagli, nelle sfumature. Come sappiamo è una commedia dura, dal finale terribile, ma anche questo fa parte della realtà; la commozione, direi il dolore che esprimiamo alla fine sono profondi, per noi attori e per il pubblico che in tutto ciò viene coinvolto. Stare accanto a Lello Arena è una gioia, tutto accanto a lui si compie, fluidamente, veramente dal divertimento, dalla risata al pianto.

Hai già lavorato numerose volte in passato con l’istrionico regista Luciano Melchionna, ad esempio nello spettacolo cult “Dignità Autonome di Prostituzione”. Quali sono le caratteristiche dei suoi lavori che trovi più vicine alla tua sensibilità di interprete?
La gioia di lavorare con Luciano Melchionna è davvero grande. Ogni volta mille stimoli, idee, e la sfida nel superamento, spero, delle difficoltà che il suo esigere presenta e che puntualmente si scopre necessario… “Dignità Autonome di Prostituzione”, sappiamo che meraviglia di creazione sia. Parteciparvi, per me, oltre a un'esperienza professionale importante è stata una palestra, un'esercitazione continua, quell'allenamento che dovremmo fare noi attori più spesso per continuare a sorprendere noi stessi, gli altri e scavare ancora per trovare qualcosa che ancora era seminascosto. Di Melchionna apprezzo la profondità con la quale affronta qualsiasi tematica, l’attenzione e la cura nel dirigere gli attori senza lasciare niente al caso, sospeso. E questo dà sicurezza a noi attori e ci permette di approfondire le nostre caratteristiche senza essere soccorsi da eccessi e orpelli.

Un progetto certamente insidioso quello di condurre sul palcoscenico una storia così saldamente entrata nell’immaginario collettivo. Quanta aderenza al testo originario e quanta libera reinterpretazione ed attualizzazione potremo scoprire a Borgio Verezzi?
In verità “Parenti serpenti” nasce come testo teatrale. Monicelli ne fece poi il film! Commedia terribilmente amara con finale doloroso. E la bellezza della commedia italiana è laddove si ride e si piange e il pubblico vi aderisce completamente. Rispetto al film ci sono dei monologhi, affidati a Saverio (Lello Arena), attraverso i quali nascono riflessioni suggerite da alcuni temi del film stesso. E Lello li porta avanti con grande sensibilità.

Accanto a te sul palcoscenico un protagonista d’eccezione come Lello Arena e una nutrita compagine di attori di talento: Andrea de Goyzueta, Marco Mario de Notaris, Carla Ferraro, Autilia Ranieri, Annarita Vitolo, Fabrizio Vona. Descrivici le peculiarità di questo gruppo di lavoro e la sinergia che si è creata tra voi.
Sono onorata di essere in scena accanto a Lello Arena, di essere Trieste, sua moglie. Lui un Saverio meraviglioso, brillante, divertente, malinconico, folle e contemporaneamente lucidissimo nell'osservare quello che accade intorno a lui, nella sua famiglia: emozionante. La compagnia è forte, seria. Siamo molto uniti e questo può solo fare bene, a noi stessi e soprattutto allo spettacolo. Cito i colleghi: Andrea de Goyzueta, Marco Mario de Notaris, Carla Ferraro,
Autilia Ranieri, Annarita Vitolo, Fabrizio Vona. La produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro, le musiche degli Stag, i costumi di Milla, l'aiuto regia Sara Esposito. Desidero aggiungere l'organizzazione di Marica Castiello, che amiamo tutti infinitamente perché grande.

A novembre tornerai in scena con uno dei tuoi cavalli di battaglia, “Finchè vita non ci separi”, commedia di Gianni Clementi con la regia di Vanessa Gasbarri, da anni luminoso successo di pubblico e critica. Quali sono secondo te i segreti di questo grande successo?
Sì, a ottobre sarò a Firenze con “Finché vita non ci separi”, che poi riprenderò a Roma a novembre al Teatro della Cometa. Fortunatissimo spettacolo: testo di Gianni Clementi con la regia di Vanessa Gasbarri.

All’attività di interprete affianchi quella di docente di recitazione e dizione, presso la scuola Fondamenta. Quali ritieni siano gli insegnamenti principali da veicolare a un giovane artista che desideri intraprendere questa professione?
Riprenderò le mie lezioni a Fondamenta, la scuola che ho aperto nel 2007, alla quale ho dato questo nome proprio perché penso che da solide oneste basi si debba partire. Mi sono circondata di preziosi insegnanti e organizzatori. Attualmente è diretta da Giancarlo Sammartano. L’insegnamento principale che ho sempre voluto tramettere è che oltre al talento è necessario tanto studio. Il talento va coltivato e accresciuto. Il talento senza studio resta un fatto isolato. Bisogna quindi nutrirlo e confermarlo nel tempo attraverso la ricerca.

Hai già altri progetti in cantiere per la prossima stagione?
La ripresa a gennaio di “Parenti serpenti” in tournée e a Napoli al Teatro Cilea.

 

Intervista di: Andrea Cova
Foto di: Luca Brunetti
Grazie a: Ufficio stampa Antonino Pirillo
Sul web: www.enteteatrocronaca.it - www.scuola-recitazione-roma.com

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